REAL MADRID-BARCELLONA 0-5, QUANDO NEL 1974 “EL CLASICO” SI TINSE DEI COLORI CATALANI

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Il tabellone del match – da pinterest.com

articolo di Giovanni Manenti

Dopo che per tre anni – durante la guerra civile – è stato logicamente sospeso, il campionato spagnolo di “Primera Division” riapre i battenti il 3 dicembre 1939 con sole 12 squadre partecipanti, in un paese ha cambiato volto a seguito della vittoria dei “Falangisti” del “CaudilloFrancisco Franco che si è impadronito del potere dando inizio ad una dittatura che avrà termine solo con la sua morte, avvenuta nel novembre 1975.

Chiaramente “in altre faccende affaccendato“, “El Generalisimo” dedica inizialmente poco del suo tempo alle questioni sportive, men che meno al calcio, disciplina che, viceversa, interessa (e non poco) al popolo, specie se a dettar legge è la formazione del Barcellona che per molti rappresenta ancora l’immagine della detronizzata “Seconda Repubblica” ed i cui “aficionados” non nascondono di coltivare sempre il sogno di una “Independencia de la Catalunya” rispetto al potere centrale.

Tanto più che la squadra che più rappresenta la Castiglia, vale a dire il Real Madrid, conta dalla prima edizione del campionato, risalente alla stagione 1928/29, appena due titoli – vinti consecutivamente nel 1932 e nel 1933 – la metà dei campionati conquistati dalla rivale cittadina dell’Atletico Madrid (quattro) ed un terzo dei sei di cui si fregia a fine 1953 l’odiata rivale “azulgrana“, una dinastia a cui occorre cercare di porre rimedio, anche perché…

IL CASO DI STEFANO – Già, anche perché nel capoluogo catalano si nutrono preoccupazioni sullo stato fisico del fuoriclasse ungherese Ladislao Kubala, indiscusso protagonista dell’accoppiata Liga/Copa del Generalisimo nella stagione 1952 in cui mette a segno 38 reti in 26 gare tra campionato e coppa, e si guarda con interesse alla posizione contrattuale di un fenomeno assoluto del calcio mondiale, vale a dire la “Saeta Rubia” argentina Alfredo Di Stefano, il quale, dopo essersi affermato in patria nelle file del River Plate, da quattro anni milita illegalmente in Colombia nei “Millionarios” di Bogotà, club non riconosciuto dalla FIFA al pari della federazione nazionale colombiana.

Avviene che, con la sottoscrizione del “Patto di Lima” durante il congresso sudamericano tenutosi in Perù nel 1951, vengano definite le norme per il ritorno agli originari club degli altri otto paesi sudamericani di provenienza, da parte dei giocatori che per quattro anni – dal 1949 al 1952 – hanno giocato in Colombia senza il benestare delle società di appartenenza, accordo ratificato dalla FIFA e che consente ai “Millionarios” di partecipare a tournée europee, tra cui una cui partecipa anche il Real Madrid che, chiaramente, pone gli occhi sul giocatore, il quale, dal canto suo, al ritorno in Sudamerica, si reca in Argentina per una breve vacanza, senza tornare a giocare in Colombia, forte di un accordo sottoscritto con la dirigenza madridista.

Il tutto mentre, al contrario, il presidente del Barcellona, Enrique Marti Carreto, stringe trattative con i “Millionarios” ed il River Plate per assicurarsi le prestazioni del fuoriclasse argentino, una situazione che, come potete immaginare, non può che sfociare in un contenzioso tra i due club spagnoli che il “Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale“, riunitosi a Madrid il 15 settembre 1953, risolve con una tanto salomonica quanto grottesca risoluzione di far disputare a Di Stefano le prossime quattro stagioni di contratto ad anni alterni con la maglia delle due squadre, e pertanto, nel 1954 e 1956 con i “Blancos” di Madrid e nel 1955 e 1957 con gli “Azulgrana” catalani.

Una decisione oggettivamente assurda alla quale, un po’ per orgoglio catalano ed in larga parte per il completo recupero fisico di Kubala – e con il timore, da parte del tecnico Fernando Duacik, di creare una pericolosa rivalità all’interno dello spogliatoio – il Barcellona si rifiuta di aderire, rinunciando ai propri diritti sul giocatore contro indennizzo, da parte del Real Madrid, della somma di quasi 4 milioni e mezzo di pesetas.

Resta indubbio il fatto che comunque il Barcellona, il quale era campione in carica e si era altresì aggiudicato quattro delle ultime sei “Temporadas“, deve per le successive cinque stagioni far da spettatore ai successi delle “Merengues“, che si aggiudicano quattro titoli e, oltretutto, spadroneggiano in Europa con la conquista delle prime cinque edizioni consecutive della neonata Coppa dei Campioni, nelle cui finali, ironia della sorte, Di Stefano va sempre regolarmente a segno.

IL RISVEGLIO CATALANO E LA CHIUSURA AGLI STRANIERI – Sul finire degli anni ’60, affidata la panchina al tecnico giramondo Helenio Herrera, il Barcellona torna ad essere vincente, con il tesseramento dei transfughi ungheresi della grande Honved Sandor Kocsis e Zoltan Csibor – mentre Ferenc Puskas si accasa al Real Madrid – facendo suoi i titoli del 1959 e 1960, unendo nella prima circostanza anche la vittoria nella “Copa del Generalisimo“, superando 4-1 in finale (doppietta di Kocsis) il Granada.

Ma la partenza del mago Herrera alla volta di Milano, sponda Inter, ed il trasferimento in nerazzurro di Luis Suarez, uno dei più grandi fuoriclasse in assoluto e faro del centrocampo azulgrana dell’epoca, unitamente al blocco degli stranieri imposto dalla Federcalcio spagnola, fanno sì che per il Barcellona si apra oltre un decennio di vacche magre, con la conquista di appena tre Coppe nazionali – nel 1963, 1968 e 1971 – mentre nella capitale i madridisti festeggiano la vittoria di ben 9 titoli nell’arco di 13 stagioni, di cui cinque consecutivi tra il 1961 ed il 1965, periodo nel quale si aggiudicano anche 9 dei 10 “Clasicos” in calendario nella Liga, con tanto di successi per 5-3 e 5-1 al Camp Nou e per 4-0 e 4-1 al Santiago Bernabeu.

LA RIAPERTURA DELLE FRONTIERE E L’ARRIVO DI CRUIJFFUna situazione insostenibile per la società catalana che, dall’arrivo di Di Stefano con le “Merengues“, è passata dai 6 titoli di campione spagnolo a 2 nei confronti del Real, a ritrovarsi all’inizio della stagione 1973/74 con i rivali a quota 15 contro i propri otto.

Peraltro, anche nella capitale non è che siano tutte rose e fiori, dato che degli ultimi quattro campionati ne hanno vinti solo uno nel 1972, ma è indubbio che 13 anni di astinenza al vertice sono qualcosa di intollerabile per gli azulgrana che non sanno più a che santo votarsi per invertire la tendenza, avendo anche affidato la guida tecnica a partire dall’estate 1971 a Rinus Michels, l’uomo che ha inventato il grande Ajax portandolo a quattro titoli nazionali consecutivi ed alle finali di Coppa Campioni nel 1969 (persa 1-4 contro il Milan) e nel 1971, stavolta trionfando a spese dei greci del Panathinaikos.

Ma anche Michels non può fare miracoli senza il leader dei suoi “Lancieri“, vale a dire la superstar del calcio europeo dell’epoca, Johan Cruijff, e a dargli una mano interviene la Federcalcio spagnola che revoca il provvedimento di chiusura delle frontiere, con conseguente arrivo dell’astro olandese in maglia blaugrana, nonostante, manco a dirlo, il tentativo da parte del Real Madrid di inserirsi nella trattativa, ma la presenza del suo mentore Michels sulla panchina catalana e la poca simpatia di Cruijff per il regime franchista fanno sì che stavolta, rispetto a 20 anni prima, l’affare si possa concludere con minor tensione tra i due club, con il Real Madrid che ripiega su di un comunque valido campione come il tedesco Gunther Netzer, prelevato dal Borussia Monchengladbach e campione d’Europa 1972 con la Germania Ovest.

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Il Barcellona – da dindingfbarcelona.blogspot.it

L’ANNO DELLA RISCOSSA E LA “MANITA” AL BERNABEU – L’arrivo di Cruijff in Catalogna viene accolto come quello di un messia, tanto più che l’avvio di stagione è a dir poco disastroso, con tanto di tre sconfitte nelle prime tre gare esterne, una vittoria e due pareggi tra le mura amiche, tra cui quello per 0-0 alla sesta giornata nel “Clasico” contro un Real che, da par suo, non se la sta passando altrettanto bene, con appena 6 punti in altrettanti turni di campionato.

Ma quando, dopo un facile successo in trasferta per 2-0 contro il Castellon, il 28 ottobre 1973 Cruijff fa il suo esordio al Camp Nou nella gara contro il Granada, gli “aficionados” azulgrana intuiscono subito che per la loro squadra è giunta l’ora della svolta, con gli avversari travolti 4-0 e con Cruijff che bagna il debutto con una doppietta, dando il via ad una striscia di imbattibilità che durerà addirittura per 26 gare, tra cui 9 vittorie consecutive, che ribaltano la storia della Liga 1973/74.

Cosa che, al contrario, non avviene a Madrid, la cui rosa comincia a risentire dell’usura dei suoi vecchi campioni dopo il ritiro di Francisco Gento, con Amancio e Zoco ad aver abbondantemente superato la trentina, traguardo al quale si stanno avvicinando pure Pirri e Velazquez, circostanze alle quali va aggiunta la difficoltà di inserimento di Netzer per una classifica finale nella “Temporada” in un anonimo ottavo posto.

Si giunge così all’appuntamento clou della stagione, vale a dire “El Clasico” del girone di ritorno che va in scena il 17 febbraio 1974 al Santiago Bernabeu, una data storica per ogni tifoso catalano che si rispetti, gara alla quale il Barcellona giunge da primo in classifica dall’alto dei suoi 31 punti raccolti nelle 21 giornate sino ad allora disputate, con un rassicurante vantaggio su Real Zaragoza ed Atletico Madrid, staccati di 6 e 7 punti rispettivamente, mentre il Real Madrid arranca nelle posizioni di rincalzo a quota 22.

Un’altra circostanza contribuisce a rendere indelebile quella “Temporada” per ogni abitante della fiera Catalunya, e cioè l’abbandono nel giugno 1973, per motivi di età e di salute, della carica di primo ministro da parte del “Caudillo” Francisco Franco – che poi sarebbe scomparso da lì a meno di 18 mesi, il 22 novembre 1975 – altro segnale di una inversione di tendenza non solo a livello calcistico e sportivo.

Sta di fatto che quando le due squadre scendono in campo, agli ordini del direttore di gara Orrantia, si respira nell’aria quella strana sensazione di quando sta per verificarsi un evento eccezionale, anche se il Real Madrid tiene botta nelle fasi iniziali dell’incontro e, dopo una conclusione da fuori, ma centrale, di Pirri, ha la prima grande occasione per sbloccare il risultato quando Velazquez raccoglie dal limite dell’area di porta un centro basso dalla sinistra di Macanas solo per mandare la sfera a superare la traversa della porta difesa da Mora, alla sua prima presenza stagionale nella Liga in luogo del titolare Sadurni.

Si è da poco superato il quarto d’ora di gioco e lo scampato pericolo scuote il Barcellona, sapientemente orchestrato da Cruijff il quale – pur avendo rinunciato al numero 14 di olandese memoria in favore del classico numero 9 – come suo solito arretra il proprio raggio di manovra impostando l’azione da centrocampo Dopo che Garcia Remon si è opposto ad una conclusione velenosa di Marcial, concretizza la propria superiorità alla mezz’ora con una perfatta combinazione tra Rexach e Marcial che vede quest’ultimo eludere un tentativo di entrata in scivolata di Netzer e quindi rimettere la palla dal fondo per il tocco sul primo palo di Asensi che manda la palla ad infilarsi sotto le gambe del portiere avversario: 0-1 al 30′.

La rete subito ha l’effetto di un “knock down” sulle gambe ed il morale dei giocatori di casa che per il resto del primo tempo sono in completa balia degli avversari, con Garcia Remon a distendersi in tutta la sua lunghezza per arrivare a deviare una conclusione dalla distanza di Rexach indirizzata all’angolino basso alla sua destra, nulla potendo però su di una magia di Cruijff che, ricevuta palla al limite dell’area, si districa in dribbling fra tre avversari per poi anticipare con un tocco di sinistro il portiere avversario per il punto del raddoppio: 0-2 al 39′.

E buon per le “Merengues” che la terna arbitrale ravvisi, poco prima dell’intervallo, una dubbia posizione di fuorigioco di Marcial che aveva depositato in tuffo di testa in rete un cross dalla destra dell’indemoniato Cruijff per quello che poteva essere il colpo del definitivo “knock out“, con le due squadre che vanno dunque al riposo sul punteggio di Real Madrid 0 – Barcelona 2.

Al rientro in campo, il tecnico madridista Luis Molowny – che ha rimpiazzato Luis Munoz alla 19esima giornata dopo la sconfitta interna per 0-1 di fronte al Granada – gioca la carta del giovane attaccante Carlos Alonso Santillana al posto di un deludente Aguilar, ma tocca ancora ad Asensi spegnere le velleità di rimonta dei “Blancos” approfittando della staticità della difesa madrilena per incunearsi in area sulla sinistra e lasciar partire un diagonale che non lascia scampo a Garcia Remon: 0-3 al 54′.

Con la gara saldamente in mano agli azulgrana, il Madrid ha un sussulto d’orgoglio che determina una rete di Macanas al 59′ annullata per precedente posizione di fuorigioco di Velazquez apparsa quanto meno dubbia, cosa che comunque determina un coraggioso forcing degli uomini di Molowny che, così facendo, si espongono al contropiede avversario, ed appena 6′ dopo una superba apertura di Cruijff in favore del mediano Juan Carlos consente a quest’ultimo, con il Real tutto sbilanciato in avanti, di percorrere indisturbato oltre metà campo avversaria e, giunto al limite, beffare con un sapiente pallonetto Garcia Remon uscitogli incontro: 0-4 al 65′.

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Il 5-0 di Sotil – da youtube.com

L’ultima mezz’ora è pura accademia, non prima però che un calcio di punizione calciato da Cruijff appena fuori dalla destra dell’area di rigore permetta al peruviano Hugo Sotil di saltare indisturbato in mezzo ad un’area di rigore in cui i difensori del Madrid recitano la parte delle belle statuine per incornare la quinta rete dell’incontro: 0-5 al 69′.

E, quando il direttore di gara Orrantia dichiara la fine delle ostilità al 90′ esatto, onde evitare maggiori umiliazioni ai padroni di casa, mentre il consueto inno “Hala Madrid” viene sparato a palla dagli altoparlanti per coprire le bordate di fischi che dagli spalti accompagnano i giocatori di casa negli spogliatoi ed il tabellone, impietoso, recita Real Madrid 0 – Barcellona 5, nel settore dei tifosi ospiti spunta, come per miracolo, la bandiera giallorossa a strisce orizzontali, simbolo della Catalogna.

Madrid, Stadio Santiago Bernabeu, 17 febbraio 1974

Real Madrid 0 – Barcelona 5 (Asensi 30′ e 54′, Cruijff 39′, Juan Carlos 65′, Sotil 69′)

Real Madrid: Garcia Remon; Morgado, Rubinan; Pirri, Benito, Zoco; Aguilar (46′ Santillana), Velazquez, Amancio, Netzer, Macanas. Allenatore: Luis Molownyi.

Barcelona: Mora; Rifé, Torres; Costas, De La Cruz, Juan Carlos; Rexach, Asensi, Cruijff, Sotil, Marcial (71′ Tomé). Allenatore: Rinus Michels.

Arbitro: C. Orrantia

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