JOHN KELLY, IL PAPA’ DI GRACE CHE FU CAMPIONE OLIMPICO

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John Brendan Kelly – da therake.com

articolo di Nicola Pucci

In famiglia c’è chi è bella e recita bene, Grace, e c’è chi è possente e voga di forza, John Brendan. Se poi si ha pure la fortuna di chiamarsi Kelly, ecco che se l’una diventerà principessa, l’altro assurge al rango di gloria olimpica.

Bella storia quella di John Brendan Kelly, appunto, che di Grace altri non è che il padre. Nasce il 4 ottobre a Filadelfia, figlio di due immigrati irlandesi venuti negli Stati Uniti a cercar fortuna, John e Mary Ann Costello, che di rampolli ne hanno ben dieci. Il giovane John Brendan, che acquisice ben presto centimetri, 187, chili, 90, e forza nelle braccia, racimola qualche denaro come muratore, perchè la sussistenza è necessaria, e nel contempo comincia a far di canottaggio nelle acque del Schuylkill, il fiume che taglia la Pennsylvania. E’ bravo, indubbiamente, tanto che nel 1916 è campione americano, universalmente riconosciuto come il miglior rematore della nazione. Ci sarebbe da gareggiare al di fuori dei patri confini, ed in effetti John all’estero ci va, ahimé come privato dell’Esercito americano impegnato nella Prima Guerra Mondiale.

Non c’è tempo per vogare, bensì allenare braccia e fisico con la boxe, noble-art in cui John è così abile da conquistare ben dodici vittorie in dodici incontri da peso massimo con i commilitoni, tra i quali un certo Gene Tunney, che sarà campione del mondo della categoria una volta accolto tra i professionisti, che vince il torneo grazie al ritiro di John che si rompe una caviglia. La guerra, ora sì, finalmente, giunge a termine e John, congedato con i gradi di tenente, torna al canottaggio con il Vesper Club di Filadelfia, collezionando un successo dietro l’altro, addirittura 126 consecutivamente. Ma se lo sport gli è amico, altrettanto lo è l’attività di muratore, che funziona bene al punto che Kelly diventa un marchio edile e il conto in banca, nell’America che cresce e crea milionari ben prima della grande crisi del 1929, lievita.

Risolta la questione economica, seppur avendo ideato un meccanismo di pagamento controverso, per non dire ingannevole, John, che gareggia nella specialità del singolo ed è pure ottimo giocatore di football americano, ambisce a prender parte alla Henley Royal Regatta, la competizione di maggior prestigio al mondo che si disputa sulle acque del Tamigi ed assegna il Diamond Sculls. John avrebbe i requisiti sportivi sufficienti a partecipare, ovvero sei titoli nazionali e l’imbattibilità accertata dalle vittorie in successione, ma gli inglesi, integrali e gelosi di una tradizione che nel caso della Royal Regatta risale addirittura al 1844, anno in cui Thomas Brooks Bumpsted vinse la prima edizione della gara, sono fedeli allo statuto che vieta la partecipazione a “operai, artigiani o lavoratori di braccio“. Curiosamente, proprio lo status di John Brendan Kelly, forse anche escluso perchè il Vesper Club è tacciato di professionismo, e la cosa è assolutamente contraria al mai troppo poco ostentato principio del dilettantismo dello sport d’alto livello. Corre voce, altresì, che gli inglesi temessero la vittoria di un americano e la cosa, proprio, non poteva andar loro a genio.

Fatto sta che John ingoia il boccone amaro, e si ripromette di prendersi la rivincita in altra sede, che proprio nel 1920 è Anversa, edizione numero VII delle Olimpiadi moderne. Inizialmente, ad onor del vero, John non avrebbe in programma l’impegno ai Giochi, ma c’è lo smacco di Henley da riscattare ed allora, in quel Belgio che stenta a risollevarsi dagli orrori della guerra, il canottiere di Filadelfia ci va. E sarà un gran successo.

Sorte vuole che alla gara di singolo della prova olimpica sia iscritto proprio quel Jack Beresford che si è imposto alla Royal Regatta, dunque quale miglior occasione per Kelly di certificare agli occhi del mondo la sua inequivocabile superiorità? Il britannico, che sarà capace di andare a medaglia per ben cinque edizioni consecutive dei Giochi collezionando tre ori e due argenti, è a sua volta fior di rematore e la sfida tra i due campioni, nondimeno amici a dispetto della rivalità agonistica, come si suol dire, merita il prezzo del biglietto. Nelle acque del  Canale Willebroek, il 29 agosto, dopo che i due avversari hanno dominato batterie e semifinali con Kelly a far registrare il miglior tempo in 7’44″2 seppur impegnato dal neozelandese Clarence Hadfield D’Arcy, l’incedere dei contendenti è avvincente, spalla a spalla uno affiancato all’altro, con Beresford leggermente avanti e Kelly che solo nel finale riesce a mettere la sua prua davanti a quella dell’avversario per cogliere la medaglia d’oro in 7’35″0 contro i 7’36″0 di Beresford. L’onta di Henley è levigata e la gloria olimpica, ora e per sempre, appartiene a John Brendan Kelly. Che non manca di far recapitare a Re Giorgio V il suo berretto da gara, con la firma “saluti da un muratore“. Già, la vendetta è un piatto che va gustato freddo.

Ma non è tutto. Poco meno di un’ora dopo John, assieme al cugino Paul Costello, torna in acqua per la gara del due di coppia, già qualificato con il successo in batteria in 7’16″8, e la doppietta d’oro è assicurata dalla vittoria contro la coppia azzurra composta da Erminio Dones e Pietro Annoni, che paga dazio alla superiorità degli americani. Mai nessun canottiere, prima e dopo, nella storia dei Giochi sarà capace di fare altrettanto.

John Brendan Kelly, muratore di Filadelfia che diventò ricco e guadagnò fama olimpica, è ora un uomo vincente. Trionfa ancora, alle Olimpiadi di Parigi del 1924 dove, sempre con l’inseparabile Costello, fa il bis nel due di coppia, stavolta al cospetto dei francesi Marc Detton e Jean-Pierre Stock, ma è fuori dall’acqua che ottiene i risultati più appaganti. Dall’unione con Margaret Katherine Majer nascono quattro figli: Margaret Katherine, John Brendan jr., Grace Patricia e Elizabeth Anne. Sapete come è andata a finire? Grace è diventata principessa di Monaco, John Brendan jr., guarda che piacevole coincidenza, ha vinto la Diamond Sculls nel 1947 e nel 1949.

Già, perché nel frattempo operai, artigiani e lavoratori di braccio sono stati infine ammessi a gareggiare dalle parti di Henley. Bella storia, no? Ora sì che John può dirsi soddisfatto e rimborsato. Con tanto di interessi.

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