MAURIZIO FONDRIEST, CORRIDORE DA CAMPIONATO DEL MONDO E GRANDI CLASSICHE

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Maurizio Fondriest al Mondiale 1988 di Renaix – da photos.grahamwatson.com

Maurizio Fondriest, nato a Cles in provincia di Trento il 15 gennaio 1965, merita un capitolo a parte, nella nostra teca dei grandi corridori. Perché lungo tutto l’arco degli anni Novanta, dopo l’abbrivio della carriera a fine anni Ottanta, ha segnato pagine importanti di ciclismo nostrano.

Uno degli italiani più forti,  Maurizio Fondriest, cacciatore di classiche che ha caratterizzato il decennio d’oro del nostro ciclismo insieme a Gianni Bugno, Moreno Argentin, Claudio Chiappucci, Franco Ballerini, Andrea Tafi. Pure iridato, nella gestione del mitico commissario tecnico Alfredo Martini, proprio così come i due amici-rivali Bugno e Argentin. Probabilmente, a livello mediatico, Maurizio Fondriest aveva meno appeal degli illustri colleghi, ma i risultati parlano a suo favore, in quanto a prestigio, qualità e quantità.

Da dilettante, Fondriest fu grande protagonista al Giro delle Regioni 1986, quando vinse una tappa, concluse al secondo posto nella classifica generale e primeggiò sia nella classifica a punti che nella graduatoria del Gran Premio della Montagna. Molti addetti ai lavori e direttori sportivi vedevano già in lui un corridore che avrebbe potuto far benissimo tra i professionisti, soprattutto nelle gare di un giorno. E videro giusto.

Il trentino passa tra i pro nel 1987, nelle file dell’Ecoflam di Primo Franchini e Giuseppe Martinelli. Che nel 1988 assume il marchio Alfa Lum, e sono gli anni in cui sale alla ribalta un certo Gianni Bugno, considerato già un leader della nazionale di Alfredo Martini e capace, in un prossimo futuro, di lasciare un segno ad altissimo livello, in virtù di una completezza ed uno stile in bicicletta invidiabili. Ma Maurizio Fondriest non si sente certo da meno, ed è convinto di poter a sua volta ottenere grandi risultati, almeno nelle grandi classiche, in un ciclismo tricolore che dopo Moser e Saronni è alla ricerca di veri fuoriclasse. Anche se Moreno Argentin è già affermato sulla ribalta internazionale con la tripletta alla Liegi-Bastogne-Liegi e il titolo mondiale a Colorado Springs nel 1986.

E il 1988 è un anno che Fondriest non dimenticherà mai, la stagione agonistica della consacrazione, anzi… del risultato imprevisto e probabilmente neanche immaginato. Bugno-Fondriest è già una rivalità annunciata, ma mai cattiva, anzi più che corretta e rispettosa, considerando il carattere senza eccessi dei due campioni che devono altresì confrontarsi, ad esempio, con le “irruenze dialettiche” di personaggi come lo stesso Moreno Argentin e dopo di poi di Claudio Chiappucci. Appena ventitreenne, Fondriest è reduce da un’annata in cui ha vinto una tappa alla Tirreno-Adriatico, una al Giro di Svizzera e due corse del panorama italiano come il Gran Premio Industria e Commercio a Prato e il Gran Premio Cepagatti nel pescarese. Ma è il secondo posto alla Milano-Sanremo, alle spalle di Laurent Fignon, ad aver rivelato al mondo il talento di Maurizio. Qualche mese dopo, il 28 agosto 1988, la gara mondiale si disputa in Belgio, a Renaix, su un circuito che, per Alfredo Martini e i tecnici azzurri, è particolarmente adatto alle caratteristiche di Gianni Bugno. Ma Martini confida anche nelle possibilità del giovane Fondriest, da inserire in uno scacchiere tattico che assegna il ruolo di prime punte ad Argentin, Bugno e Guido Bontempi.

Ma non sempre, il ciclismo insegna, le previsioni e modalità tattiche corrispondono poi allo sviluppo della corsa. Quei momenti concitati del Mondiale non saranno mai dimenticati da Maurizio Fondriest, così come anche dagli appassionati di ciclismo italiani. All’inizio dell’ultimo giro, infatti, scatta Claude Criquielion, beniamino di casa grande favorito della prova, nonché già iridato nel 1984 a Barcellona davanti a Claudio Corti, e Fondriest è svelto nel saltargli a ruota. Davide Cassani, sì proprio lui… il commissario tecnico di oggi, da perfetto uomo-squadra, impedisce che scattino dal gruppo corridori pericolosi come i francesi Pensec e Fignon, annullando ogni tentativo di ricucire sulla fuga del compagno. Fondriest è più veloce del belga, ed ha buone probabilità di batterlo in volata, ma non mancano le difficoltà e gli imprevisti. Infatti, nonostante il grande lavoro della squadra italiana, a 500 metri dal traguardo il canadese Steve Bauer piomba sui due fuggitivi. La volata a tre per Maurizio è un’occasione d’oro. Bauer è davanti, Criquiellon prova a passarlo, ma viene praticamente stretto verso le transenne dal canadese, cadendo per terra. Così Maurizio Fondriest può passare e tagliare il traguardo a braccia al cielo, è campione del mondo e quasi stenta a crederci, mentre Steve Bauer viene squalificato, con Criquelion che mestamente guadagna l’arrivo a piedi imprecando per lo sventurato epilogo. Quella vittoria, più bella proprio perché inaspettata, rappresenta per Fondriest il punto iniziale, ma anche il più prestigioso, di una nuova carriera.

Alcune grandi classiche fanno bella mostra nella bacheca del trentino. Ad esempio la Milano-Sanremo 1993, il suo anno di grazia con 25 successi, vinta nel giorno della nascita della figlia, dopo appunto il secondo posto del 1988, piazzamento poi bissato nel 1995 battuto da Jalabert. In quel magico 1993 Fondriest conquista anche la Freccia Vallone, il Campionato di Zurigo, una tappa al Giro d’Italia e le classifiche finali del Giro del Trentino e della Tirreno-Adriatico. Tra gli altri piazzamenti di prestigio, un secondo posto alla Gand-Wevelgem (1995), all’Amstel Gold Race (1991), un terzo alla Liegi-Bastogne Liegi (1993) e diversi piazzamenti anche alla Parigi-Tours. A certificare costanza di rendimento, certo, ma anche forse della mancanza del necessario istinct-killer al momento di concludere vittoriosamente un’impresa.

Ma Fondriest non si è meritato solo il titolo di campione del mondo, si è messo in saccoccia pure due Coppe del Mondo, kermesse poi abolita, nel 1991 (senza praticamente vincere una gara in programma) e nel 1993. Insomma, Maurizio è un grande interprete delle classiche, veloce all’arrivo e sveglio sulle rampe, combattente nato e fantasioso, capace per queste sue attitudini di brillare sia sul pavè del Giro delle Fiandre, sia sulle cotes delle Ardenne. Chissà, avrebbe potuto andar forte anche nelle grandi gare a tappe, ma la sua preparazione era particolarmente mirata alle grandi corse di un giorno (da segnalare anche due centri ai Giri del Lazio, 1990 e 1994) e quale miglior risultato in una gara a tappe di tre settimane può vantare solo un ottavo posto al Giro d’Italia del 1993, davvero l’annata d’oro della sua carriera.

Maurizio Fondriest chiude nel 1998, stesso anno in cui, tra l’altro, si ritira anche Gianni Bugno, l’altro grande predestinato del ciclismo italiano. Una coincidenza più che giusta, direi naturale, che accomuna due personaggi di quel ciclismo, ma soprattutto di un certo modo di intendere la professione del pedale, che forse non appartiene più al mondo delle due ruote di oggi.

Oggi Fondriest è un uomo soddisfatto, senza rimpianti, che segue il ciclismo come commentatore-opinionista per conto di alcune emittenti televisive. La sua attività principale è quella di produttore di biciclette, con un proprio marchio Fondriest. Stimato anche dai dirigenti federali, in passato il suo nome è stato accostato ad una possibile guida della nazionale italiana. Già, proprio quella maglia azzurra che gli ha regalato gloria perpetua vestendolo dei colori dell’arcobaleno in un grigio pomeriggio di fine agosto 1988… forse un giorno bisserà come commissario tecnico? Mai dire mai…

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