GIULIO GAUDINI, IL GIGANTE BUONO CHE FECE IL PORTABANDIERA

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Giulio Gaudini – da it.wikipedia.org

articolo di Gabriele Fredianelli

Nelle foto di squadra, lui è sempre il gigante che stacca in altezza i compagni almeno di una testa. Un Primo Carnera della scherma, con cui divise la celebrità nel mondo sportivo degli anni Trenta. Giulio Gaudini però ai guantoni preferì sempre fioretto e sciabola.

Orgogliosamente romano “de Roma“, il futuro campione olimpico – e inevitabilmente granatiere di Sardegna sotto le armi, dati i due metri abbondanti – nasce nel 1904 dal vicedirettore dei giardini di Villa Borghese e comincia a tirare di scherma alla storica società Club Sportivo Audace di via Frangipane, due passi dal Colosseo, sotto la guida di Salvatore Angelillo. Sono gli inizi degli anni ’20 e già nel 1924 Giulio si guadagna, appena ventenne, la convocazione per le Olimpiadi di Parigi. La squadra italiana di fioretto chiuderà la sua avventura amaramente nel girone finale vinto dai padroni di casa: le proteste nei confronti della giuria costeranno prima la squalifica e poi il ritiro, così come la decisione di non partecipare all’individuale. Ma la carriera del romano è solo all’inizio: parteciperà a quattro Olimpiadi, alla faccia di chi, per via di quel fisico dinoccolato, non lo vede portato con una lama in mano. Lui ha invece intelligenza schermistica, senso di tempo e misura, capacità di scegliere l’attimo giusto. Bi-arma come i più forti della sua generazione, buono di carattere, a tratti indolente, ma elegante nei colpi e un combattente soprattutto nelle gare a squadre. E, nei momenti di tensione, non risparmia la sua romanità. Nel 1931 agli Europei di Vienna urla alla giuria: “Annate tutti a morì ammazzati“, per fortuna senza che nessuno riesca a tradurre esattamente la frase.

Nel 1926 vince intanto l’allora prestigioso Torneo Littorio a Cremona e da qui non si ferma più. Nel 1927 a Vichy, un campionato europeo che allora vale un mondiale, arriva al settimo posto. Ma è alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928 che Gaudini esplode definitivamente. Oro nel fioretto a squadre, in una formazione che vede altri straordinari atleti come il fiorentino Ugo Pignotti, i livornesi Giorgio Chiavacci e Oreste Puliti, il milanese Giocacchino Guaragna e l’altro romano Giorgio Pessina. La vittoria arriva davanti a un altro squadrone: la Francia di Cattiau e Gaudin che cade proprio sotto i colpi del quasi omonimo Gaudini (con un personale pazzesco: 30-2 complessivo). Nell’individuale arriva invece un prestigioso bronzo, anche se non senza qualche disappunto, visto che nel girone finale solo la differenza stoccate tiene il romano dietro il solito francese Gaudin e il tedesco Casmir.

Nel 1930 agli Europei di Liegi è doppio oro, individuale (su un podio tutto italiano con Guaragna e Marzi) e a squadre (davanti alla Francia). A questo aggiunge l’argento nella sciabola a squadre, dietro l’Ungheria. È il suo momento. Nella stagione successiva, a Vienna, è oro nel fioretto a squadre (davanti all’Ungheria stavolta) e argento nella sciabola a squadre (dietro i magiari, guidati da Gerevich).

1932, Los Angeles, ancora Olimpiadi. Quattro medaglie complessive, ma l’oro individuale gli sfugge ancora. È terzo nel fioretto individuale vinto dal connazionale Gustavo Marzi e argento a squadre, dietro la Francia per una manciata di stoccate nello scontro diretto (finito 8-8). Nella sciabola è sfortunato: arriva secondo dietro l’unghrese Piller, pure battuto nello scontro diretto nel girone finale, e argento anche a squadre, ancora dietro l’Ungheria.

Nel 1933 a Budapest è ancora una pioggia di medaglie: argento nel fioretto individuale (dietro Guaragna), bronzo nella sciabola individuale (dietro Gabos e Marzi) e argento in quella a squadre (dietro la solita Ungheria. A Varsavia, nel 1934, ottiene di nuovo il titolo europeo con la squadra di fioretto (sulla Francia) e il secondo posto nella sciabola sia individuale sia a squadre (sempre dietro gli ungheresi in entrambi i casi). L’anno seguente, a Losanna, è primo nel fioretto a squadre (davanti ai soliti francesi), secondo nella sciabola a squadre (Ungheria, sempre avanti) e quarto in quella individuale.

Intanto, anziano e malato il suo maestro Angelillo, è l’amico Giorgio Pessina a seguirlo in sala, dove tira con gli altri romani come i fratelli Nostini, Perno e Faldini. Ormai carico di medaglie, a Berlino troverà la consacrazione definitiva. Protagonista come portabandiera azzurro nella cerimonia di apertura, sarà oro nel fioretto individuale e a squadre. Nell’individuale arriva davanti al francese Gardère e al fiorentino Bocchino. Nella competizione a squadre viene superata la stessa Francia e ridicolizzata la Germania di casa, terza classificata battuta 16-0 nello scontro diretto, anche se Gaudini non appare molto in forma.

Nel 1938, ai primi Mondiali della storia, è di nuovo oro due volte, con le squadre di fioretto (ancora seconda la Francia) e sciabola (sempre sui transalpini).

Dopo Mangiarotti, è lo schermidore italiano ad aver vinto il maggior numero di medaglie olimpiche: tra il 1928 e il 1936 ne ha conquistate nove (come Valentina Vezzali): tre d’oro, quattro d’argento e due di bronzo. Nella classifica generale è al terzo posto dopo Mangiarotti appunto e il magiaro Gerevich.

Quando ormai vuole dedicarsi alla carriera magistrale e aprire una sala tutta sua, un tumore ai polmoni lo porta via a nemmeno 44 anni, nel gennaio del 1948. Una strada nel quartiere Flaminio della sua Roma oggi ne ricorda il nome.

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