AGNES KELETI, DA SOPRAVVISSUTA ALL’OLOCAUSTO A GLORIA OLIMPICA

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Agnes Keleti – da thejewniverse.com

articolo di Giovanni Manenti

Tra le tante belle favole che lo sport regala, una delle più appassionanti, dal punto di vista sportivo, nonché struggente, sotto il profilo umano, è quella che riguarda la ginnasta ungherese Agnes Keleti, il cui nome ai più probabilmente dice ben poco, quando invece essa merita di essere accostata alle grandi della disciplina, quali la sovietica di origini ucraine Larisa Latynina o la cecoslovacca Vera Caslavska.

Nata a Budapest il 9 gennaio 1921, il sogno di Agnes da fanciulla è quello di divenire una musicista, attratta in particolare da strumenti quali violino e violoncello, ma tocca al padre – del quale avrà poi modo di ricordare come “fosse un atleta fantastico, devo a lui il fatto di essere stata avviata allo sport” – indirizzarla verso altri tipi di attrezzi, all’interno di una palestra dove inizia a praticare ginnastica dall’età di appena quattro anni.

A 16 anni Agnes è già campionessa nazionale ungherese, e la Federazione punta su di lei in vista delle Olimpiadi in programma a Tokyo nel 1940, le quali però – e come poi avverrà per la successiva edizione del 1944 – vengono cancellate a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Ma l’evento bellico, già di per sé disastroso, non è il più grave dei problemi per la famiglia Keleti in quanto la stessa, di religione ebraica, deve cercare di sfuggire alle persecuzioni naziste, circostanza che riesce alla madre ed alla sorella di Agnes, salvate dall’Olocausto da Raoul Wallenberg, un diplomatico svedese che si prodiga negli anni a proteggere e nascondere intere famiglie ebree, mentre Agnes riesce a procurarsi documenti che ne attestano la religione cristiana, fuggendo in un piccolo villaggio ungherese dove trova lavoro come cameriera ed altresì contrae nel 1944 matrimonio con il ginnasta magiaro Istvan Sarkany, più per rafforzare la sua posizione rispetto al suo status ebraico che non per vero amore.

A guerra finita, Agnes ha la gioia di scoprire che madre e sorella sono scampate ai campi di sterminio, ed il dolore di apprendere che ciò non è stato possibile per il padre, che ha perso la vita ad Auschwitz assieme ad altri componenti la famiglia Keleti, e, anche per onorarne la memoria, riprende, a dispetto della non più giovane età, l’attività agonistica, venendo selezionata per la ripresa dei Giochi a Londra 1948, manifestazione alla quale è purtroppo costretta a rinunciare per infortunio.

Sembra ormai che la speranza di partecipare ad una rassegna a cinque cerchi si sia affievolita, ma Agnes non è certo il tipo da abbattersi a questa sorta di avversità, visto come ha dovuto lottare per la sopravvivenza negli anni bui della guerra, e la ginnastica è anche un modo per dimenticare e scaricare le tensioni, dopo aver divorziato dal marito nel 1950, spostando il proprio obiettivo sulle Olimpiadi di Helsinki 1952.

E’ forse l’atteggiamento con cui si presenta, già oltre i 31 anni (un’età in cui la quasi totalità delle ginnaste si è ritirata), all’appuntamento finlandese – “non pensavo sinceramente di vincere qualcosa, la mia unica aspirazione era quella di partecipare per vedere altre parti del mondo“, confessa successivamente Agnes – a consentirle, viceversa, di emergere, unitamente alla connazionale Margit Korondi, di 11 anni più giovane, portando l’Ungheria al secondo posto nel concorso generale a squadre dietro all’inarrivabile Unione Sovietica, e conquistando l’oro al corpo libero, nonché il bronzo alla sbarra, dove il gradino più alto del podio se lo aggiudica la Korondi, con la sovietica Maria Gorokhovskaya – oro nel concorso generale individuale e a squadre – a far collezione di argenti in tutte e quattro le singole specialità individuali.

Potrebbe ritenersi soddisfatta, Agnes, per aver coronato il suo sogno olimpico, ma gli ottimi risultati ottenuti ad Helsinki la inducono a proseguire, può darsi anche per il fatto che, “dato che voleva girare il mondo, i prossimi campionati Mondiali del 1954 si svolgono nella città eterna di Roma, qual migliore occasione per “unire l’utile al dilettevole“?

Rassegna dalla quale, comunque, tour turistico a parte, Keleti se ne torna con un trittico di medaglie costituito dall’argento nel concorso generale a squadre, il bronzo alla trave e l’oro alla sbarra, fallendo per soli 0,020 millesimi il gradino più basso del podio al corpo libero.

A pensare anche solo lontanamente di salire sul podio ai Giochi di Melbourne 1956 si può essere prese per pazze o visionarie, ma Agnes ha dalla sua un’arma in più rispetto alle sue avversarie, come la stessa avrà poi modo di sottolineare… “per me, lo sport rappresentava veramente solo un’occasione per conoscere il mondo, altri luoghi, altre culture, forse perché non ho mai avvertito la tensione delle gare. Alcune avversarie mi riferivano di essere terrorizzate prima di una grande manifestazione, cosa che a me non è mai successa, la ginnastica non era altro che una parte della mia vita“.

Fatto sta che sulla pedana australiana – dove si accende per la prima volta la stella della 22enne ucraina Larisa Latynina, una delle più grandi interpreti nella storia della ginnastica, capace di conquistare qualcosa come 18 medaglie olimpiche e 14 mondiali (!!!) – la 35enne magiara, che rispetto a molte delle sue avversarie potrebbe tranquillamente esserne la madre, divide equamente la scena con l’astro nascente sovietico, con Latynina che si impone sia nel concorso generale individuale (con 74,933 punti rispetto ai 74,633 della Keleti, alla quale risulta fatale la prova al volteggio) che in quello, scontato, a squadre, con l’Ungheria comunque buona seconda.

Ma è nelle quattro singole specialità individuali che la Keleti sorprende il mondo della ginnastica, trionfando alla trave ed alla sbarra – in cui supera di misura (18,966 a 18,833) Latynina – spartendo poi con la divina ucraina il gradino più alto del podio al corpo libero, con entrambe accreditate del medesimo punteggio di 18,733, mentre la Latynina si prende l’oro al volteggio, unica specialità in cui Keleti non si qualifica per la finale.

Con 4 medaglie d’oro (compresa la prova attrezzi a squadre femminile, poi abbandonata da Roma 1960) e due d’argento al collo e la veste di atleta più medagliata dei Giochi – la Latynina chiude con 4 ori, un argento ed un bronzo – per la Keleti non ci sarebbe modo migliore per concludere in gloria una straordinaria carriera che non ha eguali in termini di longevità, ma ancora una volta nubi oscure si addensano sul suo futuro, sotto forma stavolta della brutale repressione da parte dell’Unione Sovietica del tentativo del premier ungherese Imre Nagy di istituire un socialismo democratico, circostanza che induce Agnes, assieme ad altri 44 componenti della spedizione olimpica ungherese a chiedere, ed ottenere, asilo politico dal governo australiano.

Emigrata in Israele l’anno successivo, Agnes ha la fortuna di riuscire a far espatriare anche madre e sorella, ricongiungendo la famiglia e poter così continuare a dedicarsi alla passione della sua vita, divenendo istruttrice di educazione fisica all’Università di Tel Aviv, nonché al “Wingate Institute for Sport” a Netanya, oltre ad essere la logica allenatrice della squadra di ginnastica israeliana sino agli anni ’90 quando ha già superato i 70 anni.

Inserita nella “Hall of Fame” dello sport ungherese nel 1991 e nella “International Gymnastic Hall of Fame” nel 2002, la Keleti vive tuttora in Israele, nella città costiera di Herzliya a nord di Tel Aviv, alla veneranda età di 96 anni e, nonostante sia l’atleta ebrea con il maggior numero di medaglie olimpiche (ben 10) conquistate, superata solo in campo maschile dal nuotatore americano Mark Spitz con 11, continua candidamente ad affermare come “sopravvivere è molto più importante che vincere allori, le medaglie non hanno alcun significato!“.

E, dopo tutte le ardue prove a cui la vita l’ha sottoposta, come fare a darle torto?

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