GRAN PREMIO DEL BELGIO 1992, IL PRIMO HURRA’ DI SCHUMACHER

Schumacher-Benetton-B192-Spa-1992.jpg
Schumacher alla guida della Benetton – da formulapassion.it

articolo tratto da Cavalieri del rischio

Bertrand Gachot è nato in Lussemburgo da madre tedesca e padre francese, ma correva con licenza belga e la bandiera dell’Europa sul casco. Stava dimostrando di avere ottime doti grazie alla vittoria alla 24 ore di Le Mans e i risultati ottenuti in Formula 1 nel 1991 con la sorprendente Jordan, tanto che nelle ultime gare aveva ottenuto due piazzamenti a punti consecutivi a Silverstone e Hockenheim, oltre al giro più veloce all’Hungaroring. In vista del Gran Premio di casa le premesse erano ottime, ma in Inghilterra il pilota ebbe una violenta lite con un tassista e si difese utilizzando uno spray urticante vietato per legge, il che porto inevitabilmente all’arresto, con grande stupore di tutto l’ambiente che si mobilitò per sostenere petizioni, interrogazioni e battaglie legali al fine di interrompere una detenzione destinata purtroppo a prolungarsi per mesi. Gachot tornò al volante con la Larrousse, poi successivamente con la Pacific, ma i risultati non furono più gli stessi.

Eddie Jordan doveva trovare rapidamente un pilota e gli venne segnalato un giovane tedesco di casa Mercedes, un certo Michael Schumacher, che si era messo in luce in formule minori e sport prototipi, distinguendosi per il talento e la guida aggressiva. Per convincere il team, il suo manager disse a Jordan che il pilota conosceva perfettamente il circuito di Spa, si scoprì poi che non vi aveva mai girato, ma in quel week end belga sembrava davvero che ricordasse alla perfezione ogni curva: già al venerdì risultò più veloce del compagno di squadra Andrea De Cesaris a cui il sabato rifilò ben sette decimi; il romano era un pilota esperto e da anni protagonista di ottime prestazioni alla guida di auto poco competitive, quindi il debuttante non passò inosservato. Il tempo impressionò De Cesaris, che in gara fu tra i protagonisti portandosi fino al secondo posto prima che la sfortuna ammutolisse il motore della sua Jordan a un passo dal traguardo, e chissà dove sarebbe potuto arrivare il giovane tedesco, tradito dalla frizione poche centinaia di metri dopo il via.

Il tempo vola e un anno più tardi il circo della Formula 1 tornò a Spa, nel frattempo Flavio Briatore aveva strappato alla Jordan Michael Schumacher, mettendolo al volante della Benetton per il finale di stagione, fiducia cui il pilota rispose con prestazioni di grande sostanza tali da portare il team a rinunciare al tre volte campione del mondo Nelson Piquet. All’Hungaroring Nigel Mansell si era laureato campione del mondo con cinque gare d’anticipo, a coronamento di una stagione stupefacente con la potentissima Williams Fw14B e riconoscimento per una carriera di altissimo livello. Alle sue spalle l’attenzione del pubblico era rivolta al duello per il secondo posto che riguardava il compagno di squadra di Mansell, Riccardo Patrese, il campione del mondo in carica Ayrton Senna e Schumacher, che alla prima stagione completa in Formula 1 aveva già ottenuto cinque podi e altri piazzamenti, vincendo nettamente il confronto interno con il più esperto compagno di squadra Brundle.

Tornare nella pista del debutto aveva un sapore particolare per il tedesco, ma le prove furono ancora una volta nel segno della Williams di Mansell, che con un giro stratosferico al venerdì rifilò oltre due secondi al secondo classificato Ayrton Senna, che si distinse tra l’altro fermandosi in pista e lanciandosi in soccorso del collega Comas, vittima di un grave incidente fortunatamente senza conseguenze particolari per il pilota. Il primo turno di prove si rivelò determinante in quanto al sabato la pioggia avrebbe vanificato ogni tentativo di migliorare i tempi, pure alla domenica il tempo non prometteva nulla di buono ma, nonostante il cielo minaccioso, la gara, il 30 agosto 1992, prese il via su pista asciutta, con caos immediato generato dalla vettura di Berger rimasta ferma per un problema alla frizione, situazione fortunatamente risolta nell’immediato. Senna prese il comando ma venne presto passato da Mansell e Patrese in previsione di un possibile ennesimo monologo di casa Williams. Il brasiliano venne poi messo fuori gara da un errore strategico quando sul circuito belga iniziò a piovere e mentre tutti i piloti affollarono i box per cambiare le gomme, la McLaren lo lasciò in pista sperando in un rapido miglioramento che non avvenne, scelta che costò tanto tempo rispetto ai rivali: quando finalmente Senna montò le rain rientrò in pista in dodicesima posizione.

Per circa dieci giri la situazione proseguì con le Williams al comando davanti alle due Benetton e alle due Lotus, con le Ferrari di Alesi e Capelli già costrette al ritiro nell’ennesimo fine settimana fallimentare di una stagione tra le più nere nella storia di Maranello. La pista iniziò ad asciugarsi, sono momenti in cui team e piloti devono scommettere al buio nella speranza di indovinare la scelta, quel giorno fu la Benetton a vincere la scommessa: Schumacher fu tra i primi a rientrare per montare gomme da asciutto mentre Mansell e Patrese attesero troppo, consentendo al rivale di prendere il largo.

Mancavano dieci giri al termine e la situazione vedeva Schumacher al comando davanti a Mansell, Patrese, Brundle, Hakkinen e Senna, che come di consueto aveva guidato da maestro sul bagnato per rimontare dopo l’errore strategico che lo aveva portato in mezzo al gruppo. Mansell non è mai stato il tipo da arrendersi e la sua fame non era certo mitigata dal titolo mondiale appena conquistato, il “leone” iniziò infatti a tirare recuperando terreno sul leader della gara, fino a quando un problema allo scarico lo costrinse a rallentare, Schumacher dimostrò una notevole maturità guidando con grande concentrazione fino al traguardo nonostante un nuovo incremento della pioggia aggiudicandosi il primo successo in carriera.

Il circuito di Spa-Francorchamps è considerato da sempre uno dei più affascinanti da addetti ai lavori e appassionati di motori grazie alla lunghezza, alla complessità del tracciato con saliscendi e passaggi tecnici e allo splendido paesaggio, una sorta di simbolo per la Formula 1, come Michael Schumacher, e forse non è un caso che proprio quella pista sia così ricorrente nella carriera del tedesco: il debutto, il primo successo, la celebrazione del settimo e ultimo titolo mondiale e ben sei vittorie (nessuno come lui), alcune di esse indimenticabili, come quella del 1995, quando sotto una pioggia battente riuscì a duellare con la Williams di Damon Hill pur con gomme da asciutto.

Schumacher ha vinto sette titoli mondiali e novantuno gran premi, ha conquistato una serie di record imbattibili come nessun altro in Formula 1, distinguendosi tra l’altro per una guida aggressiva e spettacolare che più di una volta scatenò polemiche, per la ricerca meticolosa della vittoria, l’approccio professionale, lo stile riservato e i modi garbati, oltre alle doti umane. Oggi è impegnato nella gara più difficile per tentare di tornare ad una vita normale dopo un grave incidente avvenuto su una pista di sci, la famiglia mantiene giustamente la riservatezza assoluta sulle sue condizioni e nella speranza di buone notizie, rimane impressa nella memoria di tutti noi appassionati e tifosi la bellissima immagine di un giovane pilota sul gradino più alto del podio, ancora ignaro del fatto che su quel gradino sarebbe salito altre novanta volte, sorridente e sereno mentre faceva ciò che amava e ciò per cui è amato dal suo pubblico: correre e vincere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...