MILANO-SANREMO 1946: COPPI IN SOLITUDINE E “IN ATTESA DEL SECONDO TRASMETTIAMO MUSICA DA BALLO”

COPPI 1946.jpg
Fausto Coppi alla Milano-Sanremo del 1946 – da beniculturali.it

articolo tratto da GPM ciclismo

La storia del ciclismo è fatta dagli uomini che in sella alla propria bici hanno compiuto imprese mirabolanti ma, spesso la fatica di questi campioni e la grandezza delle loro imprese sono state sottolineate e magnificate da coloro che le hanno raccontate e che in questa maniera hanno lasciato indelebile il ricordo di alcune giornate. Così fu per la Cuneo-Pinerolo al Giro d’Italia del 1949, con le parole rimaste sospese tra storia e leggenda di Mario Ferretti, ma anche alla Milano-Sanremo del 1946 ci fu un’impresa di Fausto Coppi che è rimasta nella memoria dei tifosi, anche grazie alle parole del telecronista di quella giornata, Nicolò Carosio.

Era una Sanremo particolare quella del 1946, la prima dopo la guerra. L’Italia era ancora ferita dalle bombe e le strade poco praticabili e malmesse riflettevano fedelmente lo stato delle cose. Lo sport, però, come spesso accade, è l’occasione per ricominciare a vivere la normalità delle cose.

La prima gara importante nella stagione del dopoguerra ricomincia esattamente da dove ci si era lasciati con l’ultima gara prima del conflitto, il Giro del 1940. Si ricomincia dalla rivalità tra Coppi e Bartali, che se possibile ora è diventata ancora più accesa, perché se prima Fausto Coppi era solo una sorpresa adesso è nel pieno della sua maturità sportiva e Bartali, sebbene la guerra lo abbia privato della parte migliore di carriera, non ha mai smesso di allenarsi ed è pronto a battersi come un leone per mostrare a tutti di essere ancora il più forte. Sono loro i favoriti alla partenza e la gara si annuncia entusiasmante.

La corsa parte da Milano di buon’ora, ma la voglia di tornare a correre e a dare spettacolo dopo tanti anni bui è talmente tanta che dopo una manciata di chilometri subito qualcuno va in fuga: si tratta del francese Lucienne Teisseire, che porta via un gruppetto di uomini tra i quali si trova anche Fausto Coppi. La fuga in realtà sembra avere poco futuro perché, ad eccezione dei due citati, è composta principalmente da uomini desiderosi solo di una forte visibilità e di conquistare qualche premio ai traguardi volanti; inoltre, tra i fuggitivi non c’è grande accordo, infatti gli uomini del gruppo, su tutti Gino Bartali, lasciano fare sicuri di poter rientrare facilmente. Ma, qualche chilometro prima dell’inizio della salita verso il Passo del Turchino, i più forti in fuga decidono di cominciare a fare sul serio. Teisseire e Coppi infatti allungano sui compagni e se ne vanno. Sul Turchino, poi, il ritmo di Coppi è forsennato e neanche il francese riesce a stare più alla sua ruota, cosicché all’entrata in Liguria il campione di Castellania si ritrova da solo a più di 100km dal traguardo. Tuttavia, più passano i chilometri e più aumenta il distacco da Teisseire e dal gruppo. Coloro che pensavano di rientrare facilmente sulla testa della corsa ormai si trovano disorientati e scoraggiati, mentre Coppi vola e sembra non percepire la fatica.

La storia racconta addirittura che giunto ad Imperia Coppi, informato del distacco che aveva sul gruppo, si fermò e scese dalla bicicletta per concedersi un caffè presso il famoso Bar Piccardo per poi ripartire e ricominciare ad accumulare vantaggio. A Sanremo, dopo 293 km di corsa, il tempo di corsa sfora le 8 ore, ma ormai la classicissima di primavera è di Fausto Coppi, che passa trionfante sotto lo striscione d’arrivo. Ai microfoni della radio Nicolò Carosio, informato del ritardo enorme degli altri concorrenti, pronuncerà la celebre frase: “Primo Fausto Coppi, in attesa di altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo“. Al secondo posto si piazzerà un coriaceo e caparbio Teisseire, che arriverà quattordici minuti dopo il vincitore ma avrà il merito di essere stato l’unico ad aver provato ad impensierire il Campionissimo. I primi uomini del gruppo arriveranno più di venti minuti dopo Coppi, quando oramai il vincitore sarebbe potuto già essere in albergo.

Quel giorno Coppi diede un fortissimo segnale a tutti e dimostrò di saper pedalare anche contro tutto il gruppo. Dimostrò che gli altri avrebbero dovuto fare qualcosa di speciale o avrebbero dovuto essere persone con doti sovrumane per poterlo battere. Ma la storia, forse, non ci sarebbe arrivata chiara e nitida in tutto il suo splendore e la sua magnificenza se non ce l’avessero raccontata così, con una frase che racchiude tutta la capacità di dominare la corsa dimostrata quel giorno da colui che è stato uno dei campioni più forti ed iconici della storia dello sport. Con semplicità, forse senza accorgersene, Nicolò Carosio ha realizzato una delle più belle descrizioni di Fausto Coppi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...