HELEN WILLS, LA “FACCIA DA POKER” CHE DOMINO’ IL TENNIS

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Helen Wills – da tennis.co.uk

articolo di Nicola Pucci

Pare che fosse tanto imperturbabile e refrattaria alle emozioni da venir chiamata, neppure troppo affetuosamente ad onor del vero, “little miss poker face“, ovvero “signorina faccia da poker“. Sarà, ma con quel suo fare composto e mai fuori dalle righe, elegante seppur alternativo al punto da adottare, lei per prima, una tenuta da tennis con gonna alle ginocchia e cappellino con visiera, ha dominato la scena come solo la “divina” Lenglen, prima e durante, ha saputo fare.

Di chi stiamo parlando? Lo avrete senz’altro capito, Helen Wills, californiana di Centerville, dove ha i natali il 6 ottobre 1905. L’avvicinamento al tennis della piccola Helen è quasi inevitabile; il padre le insegna l’esercizio con la racchetta e visto che l’adolescente pare saperci fare, a 14 anni si affilia al Berkeley Tennis Club, dove alla tecnica, naturale, può davvero associare la determinazione necessaria per diventare una campionessa. In effetti, è solo l’inizio di una favolosa avventura agonistica, che per quasi tutti gli anni Venti e la prima metà degli anni Trenta, non avrà eguali.

Dopo aver vinto due titoli juniores nel 1921 e nel 1922, l’anno dopo, poco più che 17enne, la Wills è già campionessa nazionale americana ed è pronta a conquistare il primo titolo agli US Open in settembre, dove perde un set ai quarti di finale con la britannica Kitty McKane per poi imporsi a Molla Mallory in finale, prendendosi la rivincita della sconfitta del 1922 quando la più esperta connazionale, altra vedette dell’epoca, ebbe la meglio 6-3 6-1 trionfando per la settima volta in otto partecipazioni. Il dado è tratto ed Helen diventa la regina del tennis.

Forte di un gioco potente ed efficace, così come di uno stile raffinato e senza eccessi, la Wills si trova a succedere alla stessa Mallory e a dividersi la scena con la Lenglen, che se la Wills vince in America, fa altrettanto prendendosi la scena a Parigi e a Wimbledon. Proprio sui prati londinesi la Wills conosce l’onta della sconfitta, una delle rarissime di una carriera disseminata di successi, quando nel 1924 si arrende all’atto conclusivo proprio alla McKane, già beneficiata del clamoroso ritiro della Lenglen, afflitta dall’asma. Vince il primo set, la Wills, ma non riesce a portare l’opera a compimento e con il punteggio di 4-6 6-4 6-4 la coppa è della beniamina di casa.

Saprà ovviamente rifarsi, Helen, tanto da mettersi in bacheca addirittura otto edizioni del torneo, fermando avversarie del calibro di Lili de Alvarez e dell’altra statunitense di grido, Helen Jacobs bocciata in finale ben quattro volte dalla Wills, realizzando così un’exploit destinato a venir superato solo da Martina Navratilova con il nono successo del 1990. Fa sensazione, tra i tanti record da ascriversi al talento della Wills, i soli quattro set concessi alle avversarie tra i Doherty Gates, a Gwen Sterry al primo turno del 1927, a Dorothy Round in finale nel 1933, quando nel frattempo è diventata la signora Moody, e alla cercoslovacca Cepkova e alla Jacobs nell’edizione vittoriosa del 1935.

E se il Roland-Garros l’accoglie vincitrice a quattro riprese, 1928, 1929, 1930, 1932, dopo il forfait del 1926 per un improvviso attacco di appendicite che costa ad Helen anche Wimbledon e gli Us Open, proprio l’evento newyorchese è l’altro torneo che vede la Wills protagonista in sette occasioni, per un totale di ben 19 titoli del Grande Slam, cedendo solo alla solita Jacobs in finale nel 1933 quando è costretta al ritiro sul 3-0 del terzo set. Insomma, ce n’è a sufficienza per leggitimare un’era da dominatrice, a cui, caso mai ce ne fosse bisogno, si può pure aggiungere la doppia medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi del 1924, quando la campionessa americana, una volta ritirata la Lenglen a tabellone compilato, stupisce l’Europa con l’esibizione a cinque cerchi che lascia alle avversarie soli 15 giochi, tra queste la transalpina Julie Vlasto sconfitta in finale 6-2 6-2, bissando poi in coppia con la connazionale Wightman, che ha vent’anni più di lei, contro le britanniche McKane/Covell, battute in doppio col punteggio di 7-5 8-6, al termine di una sfida altresì avvincente.

Già, Suzanne Lenglen e la Francia, contro la quale e nel paese in cui, il 16 febbario 1926, al Carlton Club di Cannes, va in scena la sfida del secolo, l’unica di una rivalità solo sfiorata ma che coinvolge due prodigiose tenniste. La “divina“, così altezzosa e controversa, contro “signorina faccia da poker“, elegante ed impassibile; la campionessa affermata e la rampante che vuol rubarle la ribalta. Suzanne che ha passato una notte insonne ed ha un alterco con il direttore dell’albergo prima di scendere sul rettangolo di gioco, ed Helen che per una volta denuncia insolito nervosismo prima del via. Vince la francese, 6-3 8-6, con l’americana che recrimina per una dubbia chiamata sul set-point a favore sul 5-4, ed è quel che rimane di una vittoria, mai afferrata, che rimarrà l’unica macchia di una carriera senza colpe.

 

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