1923, LA PRIMA FINALE DI FA CUP NEL TEMPIO DI WEMBLEY

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Una fase della finale di FA Cup del 1923 – da gettyimages.co.uk

articolo di Nicola Pucci

Corre l’anno 1923, ed un tempio del calcio, lo stadio di Wembley che all’epoca si chiama Empire Stadium, costruito in poco meno di 300 giorni, apre i battenti per ospitare la prima finale di FA Cup della storia. Ed è una meravigliosa storia che sta per cominciare.

In previsione dell’Esposizione dell’Impero Britannico, programmata per il 1924, l’impianto vede la luce nella zona del Wembley Park Golf Club e per l’inaugurazione, il 28 aprile 1923 alla presenza del re Giorgio V, accoglie l’evento calcistico più prestigioso, l’atto decisivo della Coppa d’Inghilterra. Il trofeo è la competizione più antica del mondo, disputata la prima volta in un ormai remoto 1872 e nel corso degli anni si è trasferita dal Kennington Oval al Crystal Palace per poi trovare la sua sede, dopo la ripresa alla fine della Prima Guerra Mondiale, a Stamford Bridge, la casa del Chelsea. Ma Wembley è pronto e sarà qui che la finale verrà giocata per i successivi 77 anni, ovvero fino all’alba del nuovo millennio.

All’atto decisivo giungono il Bolton e il West Ham, a chiusura di un percorso che ha visto le due formazioni superare cinque turni di qualificazione. Ma non erano certo loro le favorite del torneo, se è vero che questa veste spettava al Liverpool campione d’Inghilterra, eliminato agli ottavi dallo Sheffield United 2-1, al Sunderland che sta contendendo ai “Reds” il titolo nella stagione in corso, battuto a sua volta dal West Bromwich 2-1, e all’Huddersfield Town, detentore del trofeo, che incappa proprio nel Bolton agli ottavi di finale.

Il Bolton, già finalista a due riprese in FA Cup, nel 1894 quando perse 4-1 con il Notts County, e nel 1904 sconfitto di misura dal Manchester City, 1-0 con rete risolutiva di William “Billy” Meredith, milita nella prima divisione inglese, stazionando a metà classifica, ed ha i favori del pronostico dalla sua parte per il semplice fatto che il West Ham è neofita a questi livelli, prima finale di FA Cup dopo che solo quattro anni prima, nel 1919, ha guadagnato l’accesso alla seconda divisione dove sta viaggiando a gonfie vele e che a fine anno lo vedrà promosso per la prima volta della sua storia alla First Division. Charles Foweraker, allenatore del Bolton, ha impostato un gioco difensivista che ha dato buoni frutti, garantendo una facile vittoria al debutto con il Norwich, squadra militante in terza serie, 2-0, per poi imporsi 3-1 al Leeds al secondo turno. Agli ottavi i “Wanderars” (“vagabondi“) incrociano appunto i campioni in carica dell’Huddersfield Town, e dopo il pareggio 1-1 al Leeds Road, una rete di David Jack risolve la sfida di replay al Burnden Park. Proprio Jack, bomber di acclamata fama, è il protagonista anche dei due successi ai quarti di finale ed in semifinale con Charlton e Sheffield United, match quest’ultimo che va in scena all’Old Trafford di Manchester e che con 72.000 spettatori fa registrare il record d’affluenza per una semifinale, segnando in entrambi i casi la rete del vantaggio poi strenuamente protetta dal reparto difensivo, punto di forza della squadra.

Il West Ham, da parte sua, opera un calcio offensivo, brillante, che suscita ammirazione, e grazie ad un tabellone che lo vede fronteggiare compagini di seconda divisione, come l’Hull City all’esordio, battuto 3-2, o di serie inferiori, come il Brighton eliminato nella sfida di ripetizione 1-0 dopo l’1-1 del primo match, e il Plymouth, a sua volta superato per 2-0, avanza spedito. Le cose si complicano ai quarti di finale con il Southampton, quando è necessario ricorrere addirittura ad una terza sfida che gli “Hammers” (“martelli“), dopo l’1-1 al Boleyn Ground e al The Dell, risolvono al Villa Park di Birmingham grazie alla rete risolutiva di Billy Brown che al 70′ infila un calcio di punizione alle spalle di Herbert Lock, portiere dei “Saints“. Ben più agevole, invece, la semifinale con il Derby County, giocata a Stamford Bridge, un 5-2 con doppiette dello stesso Brown e di Billy Moore che assicurano al West Ham un posto in finale.

Il caos, che non ti attendi, si scatena prima dell’incontro. Il nuovo stadio può ospitare 125.000 spettatori, di cui almeno 45.000 troveranno posto a sedere, ma si calcola che all’apertura dei cancelli oltre 200.000 appassionati si riversino all’interno dell’impianto, occupando le tribune e gli spazi attorno al campo di gioco. A fatica gli uomini della sicurezza a cavallo, di cui è famosa la foto di un gigantesco destriero bianco (grigio per la verità, ma che con i fotogrammi dell’epoca appare bianco), Billy, cavalcato dal poliziotto George Scorey diventato suo malgrado famoso, riescono a liberare il campo e con 45 minuti di ritardo sull’orario di inizio la gara, che per questo episodio verrà ricordata come “the white horse final“, può andare in scena.

Le due squadre si schierano con il 2-3-5, in voga all’epoca, e dopo soli 2′ di gioco, mentre Jack Tresadern è impossibilitato a tornare in campo dopo una rimessa laterale perchè rimasto intruppato nella folla a bordocampo, proprio David Jack sblocca il risultato battendo Ted Hufton e confermandosi implacabile uomo-gol, con il pallone che colpisce uno spettatore asserragliato proprio a ridosso della porta! Qualche minuto dopo Vic Watson ha l’occasione del pareggio ma la sua conclusione termina alta, poi una nuova invasione di campo obbliga ad una nuova interruzione del gioco. Alla ripresa una prodezza di Dick Pym nega il gol dell’1-1 a Dick Richards ma il Bolton, ad eccezione di queste due pericolose incursioni, è padrone della situazione, serrando le fila in difesa e producendosi in buone manovre offensive, vanificate da Billy Henderson, efficace difensore del West Ham.

La calca è tale che di intervallo negli spogliatoi neanche a parlarne, cinque minuti di sosta in campo e si gioca di nuovo. Nel secondo tempo gli “Hammers” provano a farsi vedere in avanti ma Watson  fallisce subito una buona opportunità e al 53′, puntuale, giunge il raddoppio di Jack Smith. La rete è dubbia, perchè il pallone non parrebbe aver oltrepassato la linea bianca bensì esser stata respinta dal palo, almeno seconda la versione dei giocatori del West Ham, ma il direttore di gara, il signor David Asson, convalida la segnatura ritenendo che il cuoio sia stato ricacciato in gioco dal calcio del solito spettatore assiepato dietro la porta. 2-0 Bolton e per i “Wanderers la strada verso la prima vittoria in FA Cup è in discesa. Nel finale il capitano del West Ham, George Kay, cerca di convincere Asson ad interrompere la gara ma Joe Smith, capitano a sua volta del Bolton, replica ad entrambi di portare a termine la partita. E così sia, il Bolton fa sua la FA Cup e mentre il pubblico sciama fuori dall’impianto è proprio re Giorgio V a consegnare la coppa allo stesso Joe Smith.

C’è solo il tempo ancora per gli applausi al sovrano e le dichiarazioni di Charlie Paynter, allenatore in seconda degli sconfitti, secondo il quale “quel cavallo bianco, con i suoi zoccoli, ha riempito il campo di buche e le nostre ali, incapaci di rimanere in piedi, non sono state in grado di rendere al meglio“. Beh, come inizio, caro, vecchio Wembley, non si poteva pretendere certo di meglio!

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