STANLEY KETCHEL, L'”ASSASSINO DEL MICHIGAN” CHE MORI’ UCCISO

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Stanley Ketchel mette a terra Billy Papke nel loro terzo match – da en.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Fu soprannominato “the Michigan assassin“, ed in buona parte l’etichetta corrispondeva al vero. Perchè Stanley Ketchel, quando saliva sul ring, non aveva altro obiettivo che mettere a terra l’avversario con cui faceva a pugni, e se ciò equivaleva a far male, molto male, meglio ancora. Anche combattendo, lui peso medio tra i più grandi di sempre ed incurante della differenza di peso, contro i massimi.

Figlio di due immigrati polacchi, Thomas e Julia, Stanley, che all’anagrafe compare come Stanislaw Kiecal, nasce a Grand Rapids, appunto nel Michigan, il 14 settembre 1886 per poi spostarsi a Butte, nel Montana. E dopo aver saltato a piè pari la scuola, ed aver lavorato come fattorino d’albergo e buttafuori facendosi al tempo stesso una discreta nomea con i guantoni, esordisce nel 1903 battendo Kid Tracy per k.o. alla prima ripresa. Si dice che sia legatissimo alla madre e leggenda, neppure troppo leggenda ad onor del vero, racconta che prima di ogni incontro immagini che l’avversario la insulti scatenando così in lui la ferocia sul ring. Perchè poi, in effetti, quando combatte Ketchel non scherza proprio, avventandosi come una furia su chiunque gli capiti di affrontare.

Perde il secondo match con Maurice Thompson, ai punti, che lo costringe alla resa anche nella sfida di rivincita, sempre ai punti, per poi pareggiare il terzo incontro, nondimeno Ketchel assomma 39 incontri tutti disputati in Montana, con 34 vittorie, 3 pareggi e appunto le due sconfitte con Thompson. La sua boxe è di una violenza senza pari, seppur non supportata da un fisico eccelso, 70 chili di peso distribuiti su 175 centimetri di altezza. Il suo spirito inquieto, forgiato dalla strada e dai combattimenti nei retrobottega da adolescente, si esprime come meglio non potrebbe tra le corde e chi di boxe ne capisce vede in lui i tratti del campione. Ahimè, la poca voglia di allenarsi, l’ancor meno attitudine ad una vita morigerata, lui che spesso eccede con qualche bicchiere di troppo e si appassiona alle avventure col gentil sesso, ne limitano il potenziale, che dal 1907 esce comunque dai confini del Montana per trasferirsi in California dove ad attenderlo c’è la gloria pugilistica.

Tocca a Joe Thomas, universalmente riconosciuto come il miglior peso medio dell’epoca, battezzare il talento grezzo ma efficace di Ketchel, che lo batte a tre riprese, due volte ai punti ed una mettendolo al tappeto al 32 round (!!!) in una disfida andata in scena alla Mission Street Arena di Colma. A fine anno 1907 Stan si merita il titolo di campione del mondo della categoria, e dopo aver battuto i “gemelli” Sullivan, Mike buttato giù al primo round e Jack atterrato alla ventesima ripresa, difende ancora il titolo di campione del mondo dei medi in tre sfide leggendarie contro il “tedesco” Billy Papke. Se nel primo match Ketchel si impone ai punti, la seconda puntata, il 7 settembre 1908, è segnata dalla scorrettezza di Papke che colpisce Stan alla gola al momento in cui i due rivali si erano avvicinati per il consueto tocco dei guantoni che precede l’inizio di ogni combattimento. Papke gioca d’esperienza e al suono del gong si sposta lateralmente per sferrare un destro che manda al tappeto Ketchel. “L’assassino del Michigan” vede le streghe, in quella prima, infernale ripresa, andando per le terre altre due volte e dall’angolo il suo manager, Pete Stone, ha sentore che andrà a finir male. In effetti l’impari lotta viene interrotta al dodicesimo round quando l’imbattuto ex campione dei pesi massimi James J.Jeffrey, ottimo arbitro nel frattempo, assegna vittoria e titolo a Papke.

Ferito nello smisurato orgoglio, Ketchel assorbe la sconfitta non avendo altro pensiero che prendersi la rivincita. Cosa che puntualmente avviene il 26 novembre dello stesso anno, quando Papke paga con gli interessi il reato commesso nella sfida precedente. Stan lo assale come un selvaggio, lo sottopone ad una sequenza impressionante di colpi e alla dodicesima ripresa, esattamente come era capitato a lui, aggredisce il rivale subito al gong mandandolo al tappetto. Leggenda per leggenda… sarà talmente malconcio, il “tedesco“, che la moglie farà fatica a riconoscerlo.

Dopo due sifde con “Filadelfia” Jack O’Brien, campione dei mediomassimi che pur sovrastandolo in altezza e peso paga dazio all’ardore agonistico di Ketchel che lo atterra quattro volte per un responso di “no decision” al primo combattimento e una vittoria per k.o.t. al terzo round nel secondo, ed aver ancora avuto la meglio di Papke chiudendo così sul 3-1 gli scontri diretti, Stan addiviene alla sfida con il leggendario peso massimo Jack Johnson, che proprio con Jeffries avrebbe dato vita l’anno dopo al match del secolo. L’incontro è programmato il 16 ottobre 1909 a Colma, solito palcoscenico della Mission Street Arena, ed è di una violenza inaudita. I due pugili, buoni amici e frequentatori, si dice, di bordelli e sale d’azzardo, se le danno di santa ragione e al dodicesimo round, dopo che Ketchel ha mandato giù Johnson, il peso massimo a sua volta di nuovo in piedi sferra un micidiale uppercut che costringe Stan alla resa per k.o. Con l’aggravio della perdita dei sensi e di alcuni denti rimasti nel guanto di Johnson!

C’è ancora tempo per una sfida pareggiata con Frank Klaus e una sconfitta ai punti con il canadese Sam Langford, altro peso massimo di acclamata fama, ed è già tempo del commiato. Non solo dai ring degli Stati Uniti, ma anche dalla vita. Il 15 ottobre 1910, in una torbida faccenda mai veramente chiarita, Stanley Ketchel si trova coinvolto, presumibilmente non suo malgrado, in una vinceda a tre in un ranch di un amico, R.P.Dickerson, a Conway, nel Missouri. Una cuoca, Goldie Smith, e il presunto di lei marito, tale Walter Dipley, sono gli oscuri protagonisti di un tentativo di rapina, o regolamento di conti, fatto è che Dipley spara un colpo di arma da fuoco a Ketchel ferendolo alla spalla ed al polmone. Nel disperato tentativo di salvare la vita all’amico agonizzante, Dickerson trasporta in treno Stan al vicino ospedale di Springfield. Ma ogni sforzo è vano.

Stanley Ketchel, noto come “l’assassino del Michigan“, muore a sua volta assassinato. Ma non è un gioco di pugili, questa è tragedia vera. Aveva solo 24 anni e fu uno dei pesi medi più grandi.

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