TEOFILO CUBILLAS, IL PELE’ PERUVIANO

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Cubillas ai Mondiali del 1978 – da paragonauctionsite.com

articolo di Giovanni Manenti

Ci sono fior di campioni nel mondo del calcio che, per un verso o per l’altro, non hanno avuto l’occasione di emergere nelle grandi manifestazioni per squadre nazionali, un nome per tutti quello di Alfredo Di Stefano, la “Saeta Rubia“, il quale non ha addirittura mai partecipato ad un campionato del mondo, mentre altri, proprio in detta competizione, hanno messo il sigillo ad una grandiosa carriera, basti pensare ad un Pelé o ad un Beckenbauer per finire a Maradona e Ronaldo (il brasiliano).

Vi è, infine, una terza categoria che, al contrario, proprio grazie alla ribalta mondiale ha potuto farsi conoscere ed apprezzare, ricevendo i dovuti e meritati riconoscimenti per le proprie qualità ed abilità pedatorie, specie se fai parte di una nazionale non di prima fascia, come al giorno d’oggi si è solito dire, e ciò avviene in un periodo in cui la maggiore rassegna mondiale era limitata a sole 16 e poi 24 squadre.

Ed uno, se non forse il più rappresentativo di detta schiera, è il peruviano Teofilo Cubillas, il quale, a dispetto di una buona carriera a livello di club dove, peraltro, i titoli sono stati alquanto limitati, ha brillato di luce splendente sin dalla sua prima apparizione sul palcoscenico internazionale, e cioè ai Mondiali di Messico 1970, dove la Coppa Rimet venne definitivamente assegnata al Brasile.

Nato a marzo 1949 nella capitale Lima, Cubillas, mezz’alta offensiva di eccellenti qualità tecniche, operante sia come rifinitore che come seconda punta, dal piede sopraffino e micidiale soprattutto nei calci da fermo – siano essi punizioni o rigori – esordisce giovanissimo, appena 17enne, nella Allianza di Lima, uno dei club più titolati del paese, potendo ad oggi contare ben 22 titoli nazionali, incappando però, nei suoi sette anni di permanenza in prima squadra (dal 1966 al 1972), nel periodo in cui ad affermarsi nel “Campeonato Descentralizado” (come viene chiamata la prima divisione peruviana) ad affermarsi sono le rivali storiche dell’Universitario (1966, 1967, 1969 e 1971) e dello Sporting Cristal (1968, 1970 e 1972).

E ciò nonostante che Cubillas fornisca un elevato apporto al club, sotto forma di 110 reti realizzate in 193 gare disputate, circostanza che gli vale per due volte il titolo di capocannoniere – nel 1966, all’esordio, con 19 reti e nel 1970 con 22 centri – nonché il riconoscimento di “miglior giocatore peruviano dell’anno” nel 1970, 1971 e 1972, e miglior fortuna non ha nell’unica partecipazione alla Copa Libertadores del 1972, in cui, pur mettendo a segno 6 reti in altrettanti incontri, la sua Allianza viene eliminata in un girone che, per ironia della sorte, viene vinto proprio dai rivali dell’Universitario.

Già affermatosi sul palcoscenico internazionale, Cubillas tenta la carta europea, accettando nel 1973 le offerte del Basilea, ma il clima troppo rigido e le difficoltà di lingua lo consigliano a trasferirsi dopo pochi mesi in Portogallo nelle fila del Porto, ma, anche stavolta, nel periodo sbagliato, in quanto sono gli anni in cui vige l’egemonia del Benfica e l’asso peruviano non ha neanche la soddisfazione di fregiarsi del titolo di capocannoniere, dato che nella sua miglior stagione ai “Dragoes“, il 1976, conclusa con ben 28 reti all’attivo, viene superato da Jordao del Benfica, il quale raggiunge quota 30.

Deluso dall’esperienza europea, ad inizio 1977 Cubillas torna all’antico amore degli “Aliancistas“, avendo stavolta miglior fortuna, in quanto i “Bianquiazulesconquistano due titoli consecutivi, nel 1977 e 1978, ai quali il campione contribuisce con 23 e 12 reti, ed ottenendo altri due riconoscimenti quale “miglior giocatore della stagione“, mentre l’Allianza compie un miglior cammino nella Copa Libertadores 1978 giungendo sino alle semifinali, con Cubillas che mette a segno 7 reti in 9 incontri.

Resteranno questi gli unici allori a livello di club conquistati in carriera da Cubillas, il quale, alla soglia dei trent’anni, si fa anch’esso attrarre dalle sirene dei dollari americani della NASL, accasandosi ai Fort Lauderdale Strikers dove, per le prime tre stagioni mantiene intatte le sue medie realizzative, andando a segno per 16, 14 e 17 volte e raggiungendo nel 1980 la finale – il “Soccer Bowl” come viene definito negli Usa – dopo aver vinto la “American Conference“, solo per venire pesantemente sconfitto per 3-0 dai New York Cosmos di Beckenbauer e Chinaglia, con quest’ultimo autore di due reti.

Dopo aver raggiunto la semifinale anche l’anno successivo – nuovamente sconfitti dai New York Cosmos, che poi perdono la finale contro i Chicago Stings – la carriera di Cubillas volge lentamente al declino, non prima però di aver disputato il suo terzo ed ultimo Mondiale con la nazionale peruviana nel 1982 n Spagna.

Quella nazionale in cui – riavvolgendo il nastro dei ricordi – aveva esordito non ancora ventenne il 17 luglio 1968, nella sconfitta in amichevole per 0-4 a Lima contro il Brasile che si sta riorganizzando dopo la cocente delusione dei Mondiali 1966 in Inghilterra ed in cui vanno a segno Rivelino, Gerson, Tostao e Jairzinho, tanto per capirsi.

Ma il primo grande scoglio per Cubillas e la sua nazionale – che mai, eccezion fatta per l’edizione inaugurale del 1930, ha raggiunto le fasi finali di un Mondiale – è costituito dal girone di qualificazione per Messico 1970, a cui partecipa assieme ad Argentina e Bolivia, con i relativi incontri che hanno luogo nell’arco di un mese, ad agosto 1969 e che, per i peruviani, si mette subito bene con la vittoria interna del 3 agosto per 1-0 sull’Argentina, con rete decisiva di Pedro Pablo Leon al 52′.

E, dopo aver ribaltato con un 3-0 a domicilio la sconfitta per 1-2 subita a La Paz contro la Bolivia, il Perù si reca il 31 agosto a Buenos Ayres per affrontare a “La Bombonera” l’Albiceleste, a cui servirebbe una vittoria addirittura per 3-0 per staccare il biglietto per il Messico, incontro che, viceversa, si conclude sul 2-2 e Cubillas può, a soli 21 anni, prendere parte al suo primo Mondiale.

E’ una selezione autarchica quella che si presenta in Messico, con ben 19 dei 22 della rosa provenienti dalle tre squadre (Allianza, Universitario e Sporting Cristal) che dettano legge in patria e le stelle sono costituite dall’esperto capitano e difensore centrale Hector Chumpitaz, dal centrocampista Roberto Challe e dall’attaccante con trascorsi italiani (ex Milan e Cagliari) Alberto Gallardo, oltre ovviamente alla grande curiosità che vige intorno ai giovani talenti Cubillas ed Hugo Sotil.

Il Perù è inserito nel gruppo D, unitamente a Germania Ovest, Bulgaria e Marocco e, dando per scontata la superiorità dei tedeschi vice campioni del mondo ed il ruolo di cenerentola dell’esordiente Marocco, appare evidente come l’incontro chiave per il passaggio del turno – si qualificano ai quarti le prime due di ogni girone – sia quello con la Bulgaria che i sudamericani devono affrontare nel match di apertura, il 2 giugno a Leon.

E le cose non si mettono affatto bene per i peruviani, sotto di una rete all’intervallo realizzata da Demendjiev prima del quarto d’ora di gioco e raddoppiata ad inizio ripresa da Bonev che sfrutta su calcio di punizione una imperdonabile incertezza del portiere Rubinos per il punto del 2-0 che sembra chiudere i giochi, se non fosse che appena un minuto dopo Gallardo accorcia le distanze con una gran conclusione sotto la traversa, replicata da Chumpitaz che, trasformando una punizione dal limite, fissa il punteggio sul 2-2 prima ancora dello scoccare dell’ora di gioco.

Con i bulgari colpiti dall’uno-due sudamericano, manca solo il colpo del ko e ad assestarlo ci pensa proprio il giovane talento – cui è stata consegnata la pesante maglia numero 10 – il quale, ricevuta la palla poco oltre la linea che delimita l’area di rigore, si libera con una finta di due avversari per poi scaraventare un tiro potente e preciso che si insacca rasoterra alla sinistra dell’incolpevole Simeonov per il punto del definitivo 3-2 e la gioia irrefrenabile di Cubillas, sommerso dagli abbracci dei compagni.

Con questo biglietto da visita, Cubillas è atteso alla riprova quattro giorni dopo nella gara contro il Marocco, andando a sbattere sino al 20′ della ripresa sul portiere africano Kassou, che poi capitola su conclusione di Sotil respinta e ribattuta in rete da Cubillas, il quale, tre minuti dopo, serve di tacco a Challe la palla per il 2-0 ed infine pone il sigillo all’incontro ed alla sua personale prestazione con un rasoterra dal limite per il 3-0 finale.

Ed anche se, null’ultima partita del girone, i peruviani devono subire la dura legge di Gerd Mueller, autore di una tripletta, con Cubillas che mette a segno il goal della consolazione con una punizione deviata dalla barriera, l’attesa è tutta rivolta al quarto di finale che vede la giovane stella al cospetto del Brasile di “Sua Maestà O’Rey” Pelè.

Contro forse la più forte formazione “verdeoro” di ogni epoca, il Perù nulla può, venendo sconfitto per 4-2 ma restando comunque in partita sino ad un quarto d’ora dal termine, grazie alle reti di Gallardo ed ancora di Cubillas che, al 69′, scaglia alle spalle di Felix un potente rasoterra dal limite, prima che Jairzinho metta termine alla contesa con il goal del definitivo 4-2.

Il Perù conclude pertanto più che onorevolmente la sua prima esperienza ad un Mondiale e Cubillas inizia ad essere etichettato come il “Pelé peruviano“, accostamento indubbiamente irriverente, ma che può rendere l’idea rispetto alla qualità media dei calciatori di detto paese, ed anche se fallisce la successiva qualificazione ai Mondiali di Germania 1974, un’altra ghiotta vetrina viene concessa dalla 30.ma edizione della Copa America del 1975.

Con una formula del tutto particolare, nove delle dieci squadre sudamericane vengono suddivise in tre gironi da tre, con le prime a qualificarsi per le semifinali unitamente all’Uruguay, campione in carica, ed il Perù, inserito nel gruppo B insieme a Cile e Bolivia, ha l’occasione di riscattare l’eliminazione delle qualificazioni mondiali ad opera proprio dei cileni, conquistando l’accesso alla fase successiva grazie al pari per 1-1 a Santiago ed al 3-1 al ritorno a Lima, con la rete del provvisorio 3-0 messa a segno proprio da Cubillas.

E, visto che siamo in tema di rivincite, cosa c’è di meglio per Cubillas che vendicare il pesante 0-4 subito all’esordio in nazionale contro il Brasile, andando a vincere per 3-1 allo Stadio Minerao di Belo Horizonte con proprio “El dies” peruviano a sbloccare la parità ad 8′ dal termine prima del definitivo sigillo di Cassaretto all’89’ per la sua personale doppietta?

Rete, quest’ultima, che si rivela decisiva, poiché al ritorno a Lima i brasiliani si impongono per 2-0 ed il Perù si qualifica solo per il maggior numero di goal realizzati in trasferta, potendo così affrontare e sconfiggere in finale la Colombia, superata 2-0 al ritorno dopo lo 0-1 patito all’andata ed ancora per 1-0 nello spareggio in campo neutro disputato allo Stadio Olimpico di Caracas, in Venezuela, per quello che è, a tutt’oggi, l’unico successo peruviano nella manifestazione, mentre, manco a dirlo, Cubillas viene premiato come “miglior giocatore del torneo“.

Oramai, la sua popolarità, non solo in patria, dove è praticamente un eroe, ma anche nel resto del Sudamerica, tocca vertici inimmaginabili, che trovano ulteriore conferma con la qualificazione ai Mondiali di Argentina 1978 dopo aver eliminato Cile, Ecuador e Bolivia e dove Cubillas è atteso come una delle stelle della manifestazione, pur non rivestendo la fascia di capitano, ancora ben salda al braccio del “vecchio” Hector Chumpitaz.

Ancora una volta, il Perù è inserito nel gruppo D, come a Messico 1970, e nuovamente deve affrontare i vice campioni del mondo, stavolta l’Olanda, unitamente a Scozia ed Iran, e, analogamente a quanto successo in terra messicana, è il match d’apertura contro gli scozzesi quello che presumibilmente deciderà l’eventuale qualificazione alla fase successiva.

Scesi in campo il 3 giugno a Cordoba, la gara sembra ricalcare l’andamento del match d’esordio di otto anni prima, con gli scozzesi che si portano in vantaggio prima del quarto d’ora di gioco grazie ad un “tap-in” vincente di Jordan su corta respinta di Quiroga, ma stavolta i sudamericani riequilibrano le sorti dell’incontro prima dell’intervallo in virtù di uno spunto vincente di Cueto che non lascia scampo a Rough, per poi far loro l’incontro – dopo che al 64′ Quiroga respinge un penalty calciato da Masson – per una doppia prodezza del loro fenomeno che dapprima fulmina Rough al 72′ con una conclusione da fuori area tanto potente quanto precisa e poi, appena 5′ dopo, concede il bis trasformando da par suo un calcio di punizione dal limite con un tiro ad effetto di esterno destro di rara maestria.

Superato indolore con un pari a reti bianche l’ostacolo Olanda, il Perù sommerge di reti il malcapitato Iran, con Cubillas che trasforma due calci di rigore nello spazio di 3′ (36′ e 39′), per poi porre il sigillo al successo con il punto del 4-1 a 12′ dal termine per la sua personale tripletta.

Nel secondo girone di semifinale, sappiamo tutti come il Perù non contribuisca a scrivere una pagina di piena onestà sportiva, finendo a zero punti dopo aver perso 1-3 contro il Brasile e 0-1 contro la Polonia, ma, soprattutto, con l’arrendevolezza dimostrata nell’ultima gara contro l’Argentina, uscendo sconfitto dal campo con uno 0-6 sulle spalle, decisivo per la qualificazione della Albiceleste alla finale mondiale.

Per Cubillas si tratta dell’ultima grande recita sul più importante palcoscenico del calcio internazionale, anche se sarà ancora presente quattro anni più tardi all’edizione del Mondiale di Spagna 1982, dove il Perù esce al primo turno, sconfitto per 1-5 dalla Polonia dopo aver pareggiato per 0-0 contro il Camerun e per 1-1 contro l’Italia, in un incontro dove il “Pelé peruviano” esce comunque dal campo al 50′ ancora sullo 0-0 prima che Boniek & Co. dilagassero.

Con quest’ultimo match cala il sipario sull’esperienza in nazionale di Cubillas, il quale può vantare, oltre al record (26) di reti complessivamente realizzate con la squadra del suo paese, anche quelli relativi al maggior numero di presenze (13) e reti (10) nelle fasi finali di un campionato mondiale, oltre ad essere l’unico, assieme ai tedeschi Miroslav Klose (2002-2006) e Thomas Mueller (2010-2014), ad aver segnato 5 reti in due edizioni consecutive dei Mondiali.

E, se siete stati attenti, un’ultima curiosità ve la dico io: in tutti e tre i Mondiali disputati da Cubillas con il suo Perù, i sudamericani sono sempre stati eliminati (Brasile 1970, Argentina 1978 ed Italia 1982) dalla squadra che poi ha vinto il titolo!

Quantomeno, sono stati un “portafortuna“!

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