I “RECORD DEL MONDO IN 80 GIORNI” DI HENRY RONO

henry rono.jpg
Henry Rono – da kgmi.com

articolo di Giovanni Manenti

Quando, nel 1873, lo scrittore francese Jules Verne pubblica uno dei suoi romanzi più celebri, “Il giro del mondo in 80 giorni“, non può ovviamente sapere che, a poco piò di un secolo di distanza, sarà proprio quello il lasso di tempo impiegato da un 26enne atleta africano non già per effettuare il giro del mondo, bensì per stabilire un primato che con il mondo ha comunque qualcosa a che fare, vale a dire realizzare quattro record mondiali su quattro differenti distanze del mezzofondo prolungato in atletica leggera.

Quel giovane africano altri non è che Henry Rono, nato a Nandy Hills nel febbraio 1952, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1976 per seguire gli studi alla Washington State University, unitamente al connazionale Samson Kimobwa, con cui si allena e che lo precede nella conquista di un primato mondiale, migliorando il 30 giugno 1977, in 27’30″47, il limite sui 10.000 metri stabilito dal britannico David Bedford con 27’30″80 cinque anni prima.

Sotto la sapiente guida del coach John Chaplin – che in seguito avrà cura anche di altri campioni degli altipiani quali Mike Kosgei e, soprattutto, Bernard Lagat – Rono si mette in luce vincendo per tre volte – nel 1976, 1977 e 1979 – una delle gare clou della stagione universitaria Usa, e cioè il “NCAA Cross Country Championship“, un’impresa in precedenza riuscita solo a Gerry Lindgren esattamente dieci anni prima (nel 1966, 1967 e 1969) ed allo sfortunato Steve Prefontaine nel 1970, 1971 e 1973.

Galvanizzato da queste incoraggianti prestazioni – tra l’altro il suo 28’06″6 con cui si aggiudica l’edizione 1976 è a tutt’oggi il miglior riscontro cronometrico della competizione – Rono, in grado di cimentarsi con profitto sia sul piano che sulle siepi come d’altronde la maggior parte degli atleti del suo paese, si ritiene pronto per misurarsi contro i migliori specialisti delle varie prove, iniziando il suo tour de force nella sua patria d’adozione, l’8 aprile 1978 a Berkely, in California, dove corre i 5.000 metri nel tempo di 13’08″4 che migliora di 4″50 esatti il limite stabilito dal neozelandese Dick Quax un anno prima, al meeting di Stoccolma.

Passa poco più di un mese ed il 13 maggio, ancora negli States, ma stavolta a Seattle, Rono riporta in patria il primato dei 3.000 siepi, appartenente allo svedese Garderud con 8’08″00 stabilito nella finale delle Olimpiadi di Montreal 1976, correndo la distanza in 8’05″4 ed iniziando a farsi un nome ben al di fuori dei confini americani, circostanza che lo pone a sbarcare in Europa per confrontarsi anche con i migliori mezzofondisti del Vecchio Continente.

Giunto in Europa, giusto il tempo per acclimatarsi e fare un paio di allenamenti ed ecco che Rono si presenta il 10 giugno sulla pista del celebre Prater di Vienna per togliere all’amico Kimobwa il record mondiale dallo stesso stabilito poco meno di un anno prima sui 10.000 metri, coprendo i 25 giri di pista in 27’22″47, addirittura 8″ in meno del limite del connazionale.

Oramai, le imprese del keniano hanno un risalto sulla stampa specializzata a livello universale e, per completare il suo exploit ed in preparazione delle manifestazioni che lo attendono nel corso dell’estate, si concede una digressione sulla più breve distanza dei 3.000 metri piani ai celebri Bislett Games di Oslo, dove il 27 giugno abbassa di oltre 3″ il primato del britannico Brendan Foster che resisteva dall’agosto 1974, coprendo la distanza in 7’32″1.

Non so quanto siate bravi nei calcoli, ma se contate i giorni che distano dal primo record sui 5.000 (8 aprile) all’ultimo sui 3.000 (27 giugno), vi accorgerete che sono trascorsi esattamente 80 giorni, proprio come nel libro del celebre romanziere francese.

In questi casi, si è soliti dire che atleti come Henry Rono sono più propensi a stabilire record che non a vincere medaglie, ma ciò non corrisponde a verità, in quanto, concluso il suo personale “excursus” sulle varie distanze, egli si presenta ad Algeri per la 3.a edizione degli “All African Games che, per le sue specialità, hanno valenza simile se non superiore ad Olimpiadi e/o Mondiali, affermandosi sia sui 10.000 metri in 27’58″90 davanti al connazionale Mike Musyoki (28’05″20) ed all’etiope Mohammed Kedir, bronzo con 28’42″00, che sui 3.000 siepi, dove conquista l’oro disponendo facilmente della concorrenza, concludendo la prova in 8’15″82, con quasi 10″ di vantaggio sui connazionali James Munyala e Kip Rono.

Trascorrono quindici giorni ed eccolo atterrare ad Edmonton, in Canada, per partecipare all’11.ma edizione dei “Commonwealth Games, dove si iscrive ai 5.000 metri, oltre che alle siepi, confermando su queste ultime l’identico ordine d’arrivo degli “All African Games“, cogliendo l’oro in un per lui tranquillo 8’26″54, davanti a Munyala e Kip Rono, che chiudono in 8’32″21 e 8’34″07 rispettivamente.

Più impegnativa è la prova sui 5.000 metri, dove lo attende anche il britannico Brendan Foster, cui Rono ha tolto poco più di un mese prima il primato mondiale sui 3.000 metri piani, ma anche in questa circostanza i suoi rivali devono arrendersi, con il keniano che va a trionfare in 13’23″04 staccando nettamente nel finale ancora Musyoki (argento anche sui 10.000 vinti da Brendan Foster), il quale ha la meglio in volata sullo stesso Foster (13’29″92 a 13’31″35).

Insomma, quattro record mondiali e quattro medaglie d’oro vinte nell’arco di quattro mesi non sono certo un bottino da disprezzare per un 1978 da incorniciare, cui l’atleta keniano avrebbe voluto dare un seguito sul grande palcoscenico olimpico se non fosse che il proprio paese, alleato degli Stati Uniti, aderisce al boicottaggio ideato dal Presidente Usa Jimmy Carter avverso la partecipazione ai Giochi di Mosca 1980, con Rono che è costretto a vedere in Tv l’etiope Miruts Yifter fare doppietta sui 5.000 e 10.000 metri con tempi (13’21″00 e 27’42″69 rispettivamente) largamente superiori ai suoi primati …

E non si creda che, comunque, Rono non fosse più in condizione di correre su certi livelli all’epoca dei Giochi, poiché l’anno seguente, il 13 settembre 1981 a Knarvik in Norvegia, è ancora in grado di ritoccare il proprio limite sui 5.000 metri, portandolo a 13’06″20, ragion per cui l’assurdo ed odioso boicottaggio altro non ha fatto che compiere il “crimine di lesa maestà” di privare tutti gli appassionati di una sfida etiope/keniana che, di sicuro, avrebbe fatto scintille!

Ma tanto, purtroppo, non lo sapremo mai.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...