INGHILTERRA-ITALIA 1973, QUANDO CAPELLO BATTE’ I MAESTRI A CASA LORO

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Il gol vincente di Capello – da dailymail.co.uk

articolo di Nicola Pucci

Vincere a Wembley, quello sì che rappresenta un sogno per la nazionale italiana di football che solo qualche mese prima, esattamente il 14 giugno allo Stadio Comunale di Torino, ha battuto per la prima volta nella sua storia i “maesti” inglesi, 2-0 firmato da Anastasi e Capello.

E l’Italia di Ferruccio Valcareggi riesce nella clamorosa impresa, seppur l’Inghilterra sia in fase di transizione dopo la vittoria ai Mondiali del 1966 e i quarti di finale a Messico 1970, ufficialmente già eliminata dai miracoli di Tomaszewski, leggendario portiere della Polonia che proprio a Wembley scippa ai britannici il biglietto per il volo aereo direzione Germania 1974.

L’Italia, forte del successo di Torino, il 14 (giorno che porta fortuna, a quanto pare) novembre 1973 si presenta a Londra per la rivincita attesa dagli inglesi che non ci stanno certo a perdere nel “loro” stadio. Ma quella sera il “loro” stadio è popolato da ben 30.000 italiani, emigrati in Inghilterra in cerca di un’opportunità di lavoro che da quelle parti non manca mai, che si fanno sentire seppur 100.000 presenze assistano dalle tribune al match. Quei tricolori che sventolano tra le migliaia di bandierine dell’Union Jack vogliono la grande impresa, vogliono che la nazionale di “Zio Uccio” entri nella storia del calcio, anche se poi si tratta solo di un’amichevole.

Fa freddo, come è logico che sia nell’autunno londinese, ma la pioggerellina sottile che forma una specie di nebbia e una squadra avversaria che fa della forza fisica il suo cavallo di battaglia sono le componenti essenziali perchè l’impresa, appunto, si compia. L’Inghilterra corre più degli azzurri, sembra non stancarsi mai, i suoi giocatori sembrano grandi il doppio dei nostri, ma Valcareggi invita i suoi pupilli a mantenere la calma, ad abbassare il ritmo, a non metterla sullo stesso piano fisico della squadra che il “santone” Alf Ramsey guida dalla panchina. Gli inglesi attaccano, gli italiani si difendono, in attesa di provare a colpire con veloci azioni di contropiede.

Dino Zoff, nella sua meravigliosa maglia grigia, difende da par suo i pali parando tutto quel che c’è da parare, a dar sicurezza ad una retroguardia che ha in Bellugi stopper il giusto rimpiazzo di Morini, Spinosi il solito baluardo sulla destra, capitan Facchetti e Burgnich le pedine insostituibili del reparto arretrato. Romeo Benetti agisce proprio davanti alla difesa e lo fa, lui che per grinta e caratteristiche fisiche si adatterebbe benissimo al calcio inglese, con tale efficacia che per gli attaccanti inglesi è dura aggirare l’ostacolo, mentre Rivera opera perfettamente in mediana, capace di coprire e rilanciare l’azione, ben supportato da Causio che ritrova il suo posto sulla fascia destra e da Capello, infallibile geometra del centrocampo. In attacco, poi, Riva ha al suo fianco Chinaglia, bomber della Lazio che da lì a qualche mese sarà campione d’Italia, che dopo esser stato messo in disparte per far spazio ad Anastasi, stavolta è la scelta di Valcareggi per contrapporre la sua stazza alla fisicità dei difensori anglosassoni. E la mossa si rivelerà azzeccata.

L’Inghilterra spinge come un’ossessa, con la classe di capitan Bobby Moore e l’ardire dell’inesauribile Bell, di Currie, Channon e Peters e la pericolosità sotto porta di Osgood e Clarke, peraltro ben contenuti da Spinosi e Bellugi. L’Italia soffre ma tiene botta, pronta alle scorribande di Chinaglia che ha l’occasione buona ma spara addosso a Shilton in uscita. E’ poi la volta di Zoff opporsi con una gran parata in tuffo su conclusione di Currie al 16′, così come il rasoterra di  Bell poco dopo passa tra le gambe di Burgnich e termina la sua corsa a sfiorare il palo.

La sfida, ovviamente, è palpitante, seppur non impeccabile da un punto di vista squisitamente tecnico, anche per le difficili condizioni climatiche. Nel secondo tempo il copione non cambia di certo, inglesi che spingono e azzurri che si difendono pur non rinunciando ad agire di rimessa. Ed è proprio Riva ad avere l’occasione propizia, ma la sua conclusione di sinistro quasi a colpo sicuro obbliga Shilton alla difficile deviazione in angolo, dal quale tiro dalla bandierina svetta la testa di Chinaglia che colpisce la parte superiore della traversa. Al 69′ tocca ancora a Zoff salire alla ribalta, con la prodezza che nega il gol alla fucilata dalla distanza di Hughes. Al 75′ è nuovamente Chinaglia ad impegnare Shilton di testa, ma l’ultima parte di gara è un serrate furibondo dei bianchi di Albione che accelerano ancora e prendono d’assalto il fortino.

Finchè, al minuto 86′, un alleggerimento della difesa trova Capello che a sua volta appoggia a Chinaglia defilato sulla destra. “Long John“, come viene simpaticamente chiamato, salta McFarland e centra rasoterra dal fondo. Shilton può solo ribattere la stangata a mani aperte sui piedi dell’accorente Capello, che con la sua consueta intelligenza tattica ha seguito l’azione e si fa trovare al posto giusto al momento giusto per ribadire in rete e depositare la palla in fondo al sacco con un semplice tocco da pochi passi.

1-0 Italia, ed il tempio di Wembley infine, per la prima volta, si piega al coraggio degli azzurri. L’impresa, ora, è completata e i “maestri” del calcio, davvero, non fanno più paura.

Il tabellino della partita:

Inghilterra: Shilton, Medeley, Hughes, Bell, McFarland, Moore (cap.), Currie, Channon, Osgood, Clarke (74′ Hector), Peters. Commissario tecnico: A. Ramsey.

Italia : Zoff, Spinosi, Facchetti (cap.), Benetti, Bellugi, Burgnich, Causio, Capello, Chinaglia, Rivera, Riva. In panchina: Castellini, Sabadini, Zecchini, Furino, Re Cecconi, Bigon, Boninsegna, Pulici P. C.T. Valcareggi.

Arbitro: Marques Lobo (Portogallo).

Marcatore: 86′ Capello.

Note: Serata fredda con pioggia battente. Terreno in discrete condizioni. Angoli 19-2 per l’Inghilterra.

Spettatori: 100.000 circa.

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