BEN HOGAN, LEGGENDA DEL GOLF TRA SWING E SIGARETTE

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Ben Hogan – da complex.com

articolo a cura di Francesco Gori tratto da Golfpiù 

Quando si parla di Ben Hogan siamo di fronte ad una leggenda del golf. Uno swing che ha indubbiamente influenzato la storia di questo sport, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi (9 Major e 64 tornei del PGA nel palmares).

Non è il senso di questo post snocciolare i numeri di un fenomeno, ma raccontarne la vita incredibile, e i segreti dell’eccezionale golfista americano.

Uomo introverso Ben, del resto la sua infanzia è segnata dal suicidio del padre. Costretto a lavorare per aiutare la famiglia fin da piccolo, comincia a fare il caddie e scopre il suo talento. Nato per giocare a golf, Hogan diventa professionista ben prima dei 18 anni e tra il 1938 e il 1959 conquista le sue infinite vittorie (ma anche cocenti sconfitte come allo Us Open 1955, perso al playoff per mano di Jack Fleck), nonostante due avvenimenti che ne scandiscono la biografia, come spesso capita alle grandi star: la Seconda Guerra Mondiale ne sospende l’attività agonostica e lo costringe ad arruolarsi, un incidente d’auto rischia di mandarlo anzitempo sui green stellati. Sorte vuole che Ben nell’impatto con un bus in una mattina di nebbia, si getti sulla moglie Valerie per salvarla, salvando anche se stesso dal piantone dello sterzo che sfonda il suo sedile. Sembra destinato a non camminare più Ben, e invece torna anche a giocare. E a vincere.

Praticante instancabile, senza i guanti ma con la sigaretta. Sì, avete capito bene. Ben era un fumatore e spesso è stato visto praticare con la pagliuzza tra le labbra, chi dice Chesterfield, chi Camel (per la quale si prestò a fare la pubblicità) non importa: mentre colpiva la stringeva in bocca usandola come oggetto utile alla sua pratica, puntando in basso dall’inizio del backswing fino all’impatto e svolgendo il ruolo di punto fermo (verso la palla) per i suoi occhi, funzionale per mantenere la testa ferma durante lo swing.

Tra i segreti di Ben Hogan c’è il movimento del polso speciale denominato “cupping under“, ed il modo in cui usava il ginocchio destro per avviare lo swing, fondamentale per il polso stesso. Il grip della mano sinistra era volutamente debole.

Leggenda narra che Ben Hogan fosse mancino, ma in realtà era destro, aveva semplicemente cominciato a giocare con la sinistra nel suo primo club dopo essere venuto in possesso del suo primo ferro 5, che aveva queste caratteristiche

Determinato e con una volontà di ferro: queste le qualità dell’uomo, unite al genio golfistico per natura. Freddo e taciturno, ha scaldato i cuori dei suoi sostenitori dopo l’incidente tornando alle gare dopo soli 11 mesi, nonostante le fratture, i problemi di circolazione e agli occhi. Vincendo anche visibilmente zoppo, come allo Us Open del 1950. Un golf d’altri tempi, un golf leggendario.

Ha scritto Ben Hogan’s Five Lessons: The Modern Fundamentals of Golf, il libro più venduto della storia del golf, dove spiega i fondamenti, il grip, lo stance e la postura, e lo swing nei suoi due movimenti (backswing e downswing).

Nella lunga biografia di Ben Hogan giungono inevitabilmente anche la vecchiaia e gli anni amari: la salute precaria e una moglie che gli toglie prima il permesso di guidare, poi la possibilità di trascorrere qualche ora al suo circolo e infine di ricevere visite e telefonate dagli amici.

Inserito nella World Golf Hall of Fame nel 1974, e costantemente in lotta per il titolo di più grande golfista della storia insieme a Tiger Woods, Jack Nicklaus e Bobby Jones, The Wee Ice Mon (o Man) – questo il suo soprannome – rimarrà un’icona indelebile per gli appassionati di golf, di sport e di grandi storie.

Una vita straordinaria, quella di Ben Hogan.

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