QUEL GIORNO DI SETTEMBRE 1988 A SEUL: CERIONI E’ D’ORO

CERIONI ITALY ROMANKOV USSR MENS FOIL
Stefano Cerioni impegnato alle Olimpiadi di Seul 1988 – da cerchidigloria.it

articolo di Gabriele Fredianelli

La tensione è grande, quel giorno di settembre a Seul. Il tabellone segna 9-7 per l’italiano, alla sinistra delle telecamere, già in vantaggio per 9-4 pochi minuti prima. Poi due attacchi simultanei, che lasciano il punteggio immutato. Al nuovo “allez” del presidente di giuria, Stefano Cerioni lascia avanzare l’avversario, fa un paio di passi indietro, sceglie perfettamente il tempo, cava e parte improvvisamente in flèche. Il tedesco dell’est Udo Wagner è colpito in pieno petto. Cerioni salta fuori dalla pedana, urla, mulinella le braccia col fioretto ancora attaccato al passante.

L’atleta marchigiano, ma nato a Madrid, ha 24 anni ed ha appena vinto il titolo olimpico individuale. A Los Angeles quattro anni prima, lui appena ventenne, era stato bronzo individuale e oro a squadre.

Quello del 21 settembre 1988, è anche l’unico oro italiano nella scherma nella spedizione coreana, cui si aggiungono poi l’argento del fioretto femminile a squadre (con i prodromi del Dream Team azzurro) e il doppio bronzo nella sciabola, col siciliano Giovanni Scalzo e la squadra. È un’edizione dominata dalla Germania Ovest: sette medaglie su otto prove totali, tra cui tre ori e tre argenti.

Nella finale del fioretto individuale sono di fronte due giganti, a cominciare dall’aspetto fisico: un metro e novanta Cerioni, qualche centimetro in meno il tedesco di Sassonia Wagner. Tutti e due nel pieno della forza agonistica: 24 anni l’italiano, 25 l’avversario, tra l’altro unico tedesco di oltre cortina a vincere, nella storia, una medaglia alle Olimpiadi nella scherma. E pare quasi paradossale, considerando che a Seul per esempio, la Germania Est si imporrà come seconda potenza sportiva dopo l’Unione Sovietica, perfino davanti agli Stati Uniti, con 102 medaglie totali.

Eppure l’avventura di Cerioni a Seul non parte per nulla bene, così come in generale per i fiorettisti azzurri. Uno dei grandi favoriti, Andrea Borella, esce quasi subito, al secondo turno. Agli ottavi di finale (nei “sedici” come si dice in gergo) approdano invece il campione olimpico in carica Mario Numa e Stefano Cerioni: i due protagonisti della pirotecnica semifinale olimpica tutta azzurra di Los Angeles 1984.

Reduce dalla vittoria della Coppa del Mondo, Cerioni però incappa poi nella sconfitta contro il padrone di casa Kim Seung Pyo e, per approdare ai quarti di finale, è costretto a infilarsi in una serie di spareggi. Ne esce vittorioso, dopo quattro assalti tiratissimi, l’ultimo contro il tedesco Enkelmann rimontando addirittura cinque stoccate di svantaggio.

Ai quarti di finale ci sono quattro tedeschi (due dell’Est e due dell’Ovest), due italiani, un ungherese e il mitico sovietico Romankov, alla caccia di quell’oro individuale che premi una carriera maestosa (dieci titoli mondiali) ma poi avara ai giochi olimpici (argento a Montreal, bronzo a Mosca, boicottaggio a Los Angeles). A Cerioni tocca il campione del mondo Gey: va avanti 8-4, si fa rimontare sull’8-8 mai poi piazza il 10-8 che lo porta in zona medaglie. Lì non arriva però Numa: contro Romankov, il veneziano va sotto 3-8, rimonta fino al 9-8, ma poi si fa incredibilmente battere.

E proprio Romankov capita a Cerioni in semifinale. Il marchigiano però tira con sicurezza davanti a un atleta molto più esperto di lui: finisce 10-5 per l’azzurro, senza particolari scossoni.

Adesso la finalissima è contro il tedesco Wagner. L’azzurro resta sempre avanti, ma l’avversario non molla mai. 2-0, 2-2. Poi 6-2, 6-4. Poi 9-4, 9-7. Chissà cosa passa per la testa di Cerioni che, a Los Angeles contro Numa, in semifinale era stato in vantaggio 6-1 e 8-4 per poi cedere al connazionale non senza polemiche accese. Quattro anni nel mezzo: stavolta Cerioni mantiene la concentrazione, piazza quella stoccata e scrive il suo nome nella storia per quello che sarà l’unico suo oro individuale. Il tedesco Wagner si rifarà, a Germania unificata, a Barcellona 1992, conquistando l’alloro a squadre battendo Cuba in finale.

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