BOLOGNA-INTER 1964, LO SPAREGGIO DEI SOSPETTI E DEI VELENI

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Bologna-Inter del 1964 – da bauscia.it

articolo di Giovanni Manenti

Con l’inizio degli anni ’60, dopo gli ultimi due titoli di campioni d’Italia della Juventus “targata” Boniperti, Charles e Sivori – di cui quello del 1961 condito con la polemica relativa all’incontro di Torino tra i bianconeri e l’Inter di Helenio Herrera, la cui vittoria era stata in un primo tempo assegnata “a tavolino” ai nerazzurri per 0-2 per invasione di campo, decisione poi annullata alla vigilia dell’ultima giornata con conseguente ordine di ripetizione della gara alla quale, per protesta, l’Inter invia la squadra Primavera che viene sconfitta 9-1 – inizia il predominio milanese, con rossoneri e nerazzurri a primeggiare sino a fine decade, non solo in Italia, ma, soprattutto, in Europa, rompendo l’egemonia iberica sino ad allora costituita dal Real Madrid di Puskas e Di Stefano e dal Benfica di Eusebio e Coluna.

Contemporaneamente al momentaneo appassire della stella bianconera, si fa largo nel panorama nostrano una terza forza, costituita dal Bologna del presidentissimo Renato Dall’Ara – alla guida del club sin dal 1934 (!!!) – che, a luglio 1961, ne aveva affidato la guida tecnica al Dottor Fulvio Bernardini, l’artefice del primo, storico, scudetto viola nel 1956 e ritenuto l’unico in grado di rinverdire i fasti dello “squadrone che tremare il mondo fa” dell’anteguerra, il cui ultimo titolo di campione d’Italia risaliva al 1941.

La buona mano di Bernardini si vede sin dalla prima stagione, che i felsinei concludono al quarto posto con 45 punti, ad una lunghezza dalla Fiorentina, terza con 46, in un torneo vinto dal Milan di Rocco davanti ai rivali cittadini dell’Inter, mettendo già in mostra una più che dignitosa ossatura difensiva, rinforzata con il centrale Janich proveniente dalla Lazio, mentre in attacco fa vedere buone cose il neoacquisto danese Harald Nielsen.

Con tali premesse, l’anno seguente i rossoblù confermano il quarto posto, anche se alla minor quota di 42 punti, preceduti dall’Inter – che vince il primo scudetto dell’era Herrera – dalla Juventus e dal Milan, il quale, dal canto suo, porta per la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, sconfiggendo per 2-1 i detentori del Benfica nella finale di Wembley.

Bernardini ha aggiunto un prezioso tassello alla formazione titolare, costituito dal nazionale tedesco Helmut Haller, prelevato dall’Ausburg, che rileva il posto di Vinicio, trasferitosi al Lanerossi Vicenza, e l’intesa tra il teutonico e le due punte Nielsen e Pascutti si dimostra sin da subito producente, con il danese a segno 19 volte e l’azzurro 14.

A questo punto al “Dotur” (come viene affettuosamente apostrofato Bernardini dai tifosi bolognesi) non resta che un ultimo pezzo per completare il puzzle vincente e l’ottiene facendo acquistare da Dall’Ara il portiere del Mantova dei miracoli di “Mondino” Fabbri, William Negri, già nel giro della Nazionale.

Con, pertanto, una formazione base ben delineata, in cui Bernardini promuove a titolare nel ruolo di terzino destro Furlanis, e che vede ben sette undicesimi della stessa disputare 31 o più gare delle 34 previste dal calendario, il Bologna è pronto a dare l’assalto al fortino delle milanesi, potendo anche contare sul non trascurabile vantaggio derivante dal fatto che le stesse sono entrambe impegnate sul fronte europeo in Coppa dei Campioni.

L’inizio del campionato 1963/1964 è promettente, la difesa subisce pochissimo, in attacco Nielsen e Pascutti, assistiti da Perani lungo l’out destro e da due interni del calibro di Haller e Bulgarelli, segnano a ripetizione e l’unico rimpianto deriva dall’occasione sprecata nella gara interna del 20 settembre contro il Milan, quando i rossoblù dilapidano un vantaggio di due reti per essere raggiunti prima da una rete di Mora e, proprio al 90′, da una sfortunata autorete di Capra, un incidente di percorso che ha le sue conseguenze tre giorni dopo, nel turno infrasettimanale a Genova contro la Sampdoria, quando il Bologna subisce l’unica sconfitta del girone di andata, concluso in testa con 27 punti dopo che il 19 gennaio 1964 viene recuperato il nono turno di campionato – rinviato per la disputa della gara di qualificazione agli Europei tra Italia ed Urss – in cui i felsinei travolgono tra le mura amiche la Roma per 4-0 (tripletta di Nielsen), mentre il Milan si aggiudica per 2-0 il “derby della Madonnina“, risultato che consente ai rossoneri di affiancare il Bologna a quota 27, con l’Inter a 25, staccata di due punti.

Nel frattempo, sia Milan che Inter hanno raggiunto i quarti della Coppa dei Campioni, capolinea della manifestazione per i rossoneri detentori del trofeo, eliminati dal Real Madrid (1-4 in Spagna il 29 gennaio, inutile vittoria per 2-0 al ritorno il 13 febbraio), mentre il doppio impegno dei nerazzurri contro gli jugoslavi del Partizan Belgrado è fissato per il 26 febbraio ed il 4 marzo, periodo che il Bologna sfrutta per prendere un leggero vantaggio grazie alla vittoria del 1 marzo 1964 a San Siro per 2-1 contro il Milan – con Nielsen e Pascutti a ribaltare l’iniziale vantaggio rossonero di Amarildo – per una classifica che, alla 23.ma giornata, vede il Bologna in testa con 36 punti, seguita da Inter con 34 e Milan con 33.

Ma, mentre in casa rossoblù si inizia a fantasticare su di un impensabile sogno che potrebbe realizzarsi, ecco che all’improvviso arriva la doccia fredda sotto forma di un’accusa di doping relativa alla presunta positività di ben cinque giocatori rossoblù dopo la gara della seconda giornata di ritorno, Bologna-Torino e terminata con la vittoria per 4-1 dei padroni di casa.

Apriti cielo, le provette in questione vengono poste sotto sequestro dalla Magistratura, mentre la Federazione commina la perdita a tavolino dell’incontro per 0-2 e la penalizzazione di un punto per il Bologna che, così, si ritrova all’improvviso scavalcata dall’Inter a quota 36 ed appaiata al Milan al secondo posto con un punto di distacco.

Le polemiche, in piazza e sui giornali, sono roventi, le accuse di favoritismi in favore dei club milanesi si sprecano e la Federazione acconsente al rinvio, chiesto dalla stessa società felsinea, della gara in calendario il 15 marzo tra Bologna e Sampdoria, mentre i rossoblù si affermano a Roma contro i giallorossi il 22 marzo grazie ad un rigore di Haller ed approfittano del pareggio per 1-1 nel derby di ritorno a San Siro tra Inter e Milan.

Una settimana dopo, il 29 marzo 1964, è in programma al “Comunale lo scontro diretto tra Bologna ed Inter, nel frattempo reduce dall’aver eliminato il Partizan in Coppa Campioni ed in attesa di affrontare, il 15 e 29 aprile, il Borussia Dortmund in semifinale, ed il primo vincitore è il pubblico bolognese, il quale dà una grande prova di civiltà e maturità sportiva, applaudendo a fine gara i nerazzurri che si impongono per 2-1 in virtù delle reti realizzate da Corso e Jair, solo parzialmente attutite da un acuto di Furlanis a poco meno di un quarto d’ora dal termine, con Haller che fallisce anche un calcio di rigore.

A questo punto, con il Milan vittorioso per 2-1 a San Siro sul Vicenza, la classifica vede, a sette turni dal termine, l’Inter in testa con 41 punti, seguita ad una lunghezza dal Milan e dal Bologna a quota 37, ma con una gara da recuperare, fissata al 14 aprile, contro una Sampdoria in lotta per non retrocedere.

Chiaramente, il club rossoblù ha fatto ricorso avverso la decisione di primo grado e, in attesa dell’esito, si riprende andando a vincere 3-1 a Vicenza e superando la Sampdoria 2-1 nel recupero, mantenendosi a contatto con l’Inter, mentre il Milan, dal canto suo, si autoelimina dalla corsa scudetto impattando 0-0 a Bergamo contro l’Atalanta e, soprattutto, venendo sconfitto 1-0 in casa dalla Sampdoria alla quint’ultima giornata.

Ma il pareggio a reti bianche del Bologna a Mantova alla quart’ultima giornata ed il contemporaneo successo casalingo per 1-0 dell’Inter sulla Juventus, dilata il vantaggio dei nerazzurri a tre punti in vetta alla graduatoria, per cui l’unica speranza di scudetto per i rossoblù è legata all’accoglimento del ricorso presentato alla CAF, appello che viene accolto il 16 maggio, il giorno prima della disputa del 32.mo turno di campionato, con sentenza che proscioglie dalle accuse i giocatori coinvolti, il medico sociale Poggiali ed il tecnico Bernardini, in quanto un’indagine della Magistratura ordinaria aveva accertato il pessimo stato di conservazione delle provette e che la quantità di anfetamina in esse riscontrata sarebbe stata letale anche per un cavallo!

A Bologna si esulta, ma nel frattempo c’è da rendere visita a Torino ad una Juventus senza più obiettivi di classifica, mentre l’Inter è impegnata a Roma contro una Lazio alla ricerca della matematica salvezza e le due squadre si copiano non andando entrambe oltre lo 0-0 di partenza, risultato che le colloca a braccetto al comando della graduatoria a quota 50, con il vano tardivo risveglio del Milan, staccato di tre punti ed oramai fuori dai giochi.

La penultima giornata vede l’Inter anticipare a sabato 23 maggio la trasferta di Marassi contro il Genoa, in quanto quattro giorni dopo è impegnata al “Prater” di Vienna nella finale di Coppa dei Campioni contro i cinque volte vincitori del Real Madrid, ma i nerazzurri non perdono la concentrazione e si impongono per 2-0, stesso risultato con cui, il giorno dopo, il Bologna liquida il Messina al “Comunale“, con doppietta di Perani.

Manca una sola partita per evitare quello che sarebbe il primo – e che diventerà in seguito anche l’unico – spareggio del campionato a girone unico, con il Bologna ancora impegnato in casa contro la Lazio e l’Inter, nel frattempo laureatasi per la prima volta campione d’Europa avendo sconfitto gli spagnoli con un secco 3-1, che riceve a San Siro l’Atalanta, due squadre in posizione di centro classifica e che non guastano la festa a nessuna delle due contendenti, venendo sconfitte rispettivamente per 1-0 (rigore di Haller) e 2-1 (reti di Corso e Jair), per una classifica finale che vede Inter e Bologna appaiate a quota 54 punti, con il Milan terzo a quota 51.

Si deve pertanto ricorrere allo spareggio, previsto per il 7 giugno 1964 allo Stadio Olimpico di Roma, ma, mentre Bernardini è in ritiro con la squadra a Fregene, due altre tegole si abbattono sulla compagine felsinea sotto forma di un infortunio a carico dell’estrema sinistra Pascutti e, cosa ben più grave, l‘improvvisa scomparsa, il mercoledì 3 giugno, del presidente Dall’Ara per un attacco di cuore mentre si trova in Lega a discutere con Angelo Moratti i dettagli per l’organizzazione dell’incontro.

La Lega, dimostrando scarsa partecipazione al lutto, nega il rinvio della gara, così che ai funerali, svoltisi venerdì 5 giugno, vi è il solo Pascutti, in quanto infortunato, a rappresentare la squadra, la quale sa comunque che il miglior riconoscimento alla memoria di colui che per 30 anni ha guidato con amore e passione il glorioso club emiliano, sarebbe quello di dedicargli la vittoria dello scudetto.

La gara, impietosamente giocata al pomeriggio sotto un sole cocente, vede Herrera confermare gli undici uomini che si sono laureati campioni d’Europa dieci giorni prima, mentre Bernardini cava dal cilindro una mossa a sorpresa, schierando in luogo di Pascutti, non già la riserva di ruolo Renna, bensì il terzino Capra (appena 11 presenze in stagione), con lo scopo di rinforzare la difesa a fronte del temibile trio d’attacco nerazzurro composto da Jair, Milani e Mazzola.

Come sempre accade, la partita è tattica, Bernardini azzecca la marcatura di Suarez da parte di un Fogli che annulla il fuoriclasse spagnolo, prendendosi anche il lusso di sbloccare il risultato a 15′ dal termine, trasformando in rete una punizione dal limite (con leggera deviazione di Facchetti quale ultimo uomo in barriera) che non lascia scampo all’incolpevole Sarti.

Una mazzata per il morale dei nerazzurri, a terra anche fisicamente, che cercano di recuperare lo svantaggio più con il cuore che con le gambe, esponendosi al contropiede del Bologna, che puntualmente colpisce con Nielsen all’83’ per il punto del 2-0 precedendo Sarti in uscita e mettendo il sigillo ad una vittoria attesa da ben 23 anni.

E mentre, al fischio finale, Bernardini viene portato in trionfo dai suoi ragazzi, i quali fanno poi il meritato giro d’onore sulla pista di atletica che circonda l’Olimpico per ricevere gli applausi del pubblico, a qualcuno, molto in alto, nell’alto dei cieli, saranno scese calde lacrime di gioia.

Questo è per te, Presidente!

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