MIROSLAV CERAR, L’UOMO CHE DOMAVA I CAVALLI… CON MANIGLIE!

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Miroslav Cerar – da eljubljana.si

articolo di Giovanni Manenti

A partire dagli anni ’50, il panorama della ginnastica mondiale in campo maschile non prevede altri interpreti di rilievo al di fuori dell’asse sovietico/giapponese, prova ne sia che, nel concorso generale individuale, per un ventennio, dai Giochi di Melbourne 1956 a quelli di Montreal 1976, il podio accoglie esclusivamente ginnasti di questi due paesi, con fenomeni del calibro di Viktor Chukarin, Boris Shakhlin, Takashi Ono, Yukio Endo, Sawao Kato, Mikhail Voronin e Nikolai Andrianov.

E non è che, nei campionati mondiali che, all’epoca, si svolgevano ogni quattro anni in alternanza con le Olimpiadi, le cose andassero molto meglio, basti pensare che alla rassegna iridata di Mosca 1958, oltre al logico bronzo della Cecoslovacchia nel concorso generale a squadre, visto che Urss, oro, e Giappone, argento, non potevano certo conquistare anche il terzo posto, nelle restanti sette prove – il concorso generale individuale e le sue singole specialità – delle 21 medaglie a disposizione solo una, ed altresì di bronzo, sfugge al dominio nipposovietico.

Importante, però, è scoprire chi sia quell’unico usurpatore, ed egli risponde al nome del 19enne, all’epoca, Miroslav Cerar, ginnasta jugoslavo di Lubiana (attuale Slovenia), il quale conquista la terza piazza nella specialità del cavallo con maniglie con p.19,350 sfiorando l’argento del russo Stolbov, secondo con 19,375 mentre l’oro non sfugge con 19,550 al campione Boris Shakhlin, mattatore della rassegna moscovita con cinque medaglie d’oro.

Il piazzamento del giovane slavo passa poco più che inosservato, tanto più che due anni dopo, alle Olimpiadi di Roma 1960, pur ottenendo un significativo ottavo posto nel concorso generale individuale, Cerar si qualifica per le finali agli attrezzi solo alla sbarra, classificandosi quinto a pari merito con il sovietico Yuri Titov.

Ma che il ragazzo di Lubiana abbia, al contrario, intenzioni serie ed ambizioni di accomodarsi al “banchetto dei grandi” lo si capisce l’anno seguente agli Europei di Lussemburgo 1961, dove conquista ben quattro ori (concorso generale individuale, anelli, parallele ed, ovviamente, cavallo con maniglie) ed un bronzo al volteggio, ed ancor più ai Mondiali di Praga 1962 in cui, per nulla intimorito al cospetto dei più grandi ginnasti del momento, fa suo l’oro sia alle parallele, mettendo in fila – con p.19,625 – nientemeno che Shakhlin (19,600) ed Endo (19,500), che al cavallo con maniglie in cui, ancora una volta, Shakhlin deve arrendersi alla netta superiorità di Cerar, di sette anni più giovane.

Cerar ha ora un preciso obiettivo in testa, vale a dire i Giochi di Tokyo 1964, dove potrà sfidare i maestri giapponesi a casa loro, e non vi è modo migliore per prepararvisi che confermare agli Europei di Belgrado 1963 i quattro titoli conquistati due anni prima, trasformando il bronzo al volteggio in argento ed aggiungendovi il bronzo al corpo libero, andando pertanto a medaglia in sei delle sette specialità individuali.

Oramai lo sloveno non è più una sorpresa anche ai massimi livelli, ma lui stesso, consapevole della forza dei propri avversari, decide di affinare la propria tecnica nella specialità del cavallo con maniglie, un attrezzo non facile da domare e che risulta ostico anche ai più affermati campioni, in quanto bisogna unire forza ed agilità con movimenti rapidi ed in perfetta sincronia tra loro onde evitare di ritrovarsi bloccati a cavalcioni senza possibilità di riprendere l’esecuzione dell’esercizio.

E così avviene, con Cerar che alle Olimpiadi giapponesi migliora il piazzamento nel concorso generale individuale, classificandosi al settimo posto (secondo degli umani dietro all’azzurro Franco Menichelli), e qualificandosi per le finali ai singoli attrezzi alla sbarra, alle parallele ed al cavallo con maniglie.

Mentre alle parallele conclude al sesto posto, nella prova vinta con largo margine da Endo, alla sbarra Cerar ottiene un significativo bronzo con p.19,500 rimontando dalla quinta posizione degli obbligatori, con un esercizio valutato 9,850 al pari di Shakhlin, che si aggiudica l’oro con 19,625 mentre Titov difende l’argento per soli 0,050 punti rispetto allo sloveno.

Rinfrancato da detto risultato, Cerar si prepara a dare il meglio di sé al cavallo con maniglie, dove si presenta all’esercizio libero già con il miglior punteggio di qualificazione, dalla quale sono rimasti esclusi dalla finale i pezzi da novanta Shakhlin e Takashi Ono.

Con un 9,725 di partenza, l’esecuzione all’attrezzo di Cerar viene premiata dai giudici come miglior esercizio tra i finalisti, venendole assegnato un 9,800 che vale l’oro con il punteggio complessivo di 19,525 davanti al giapponese Tsurumi (19,325) ed al sovietico Tsapenko, bronzo con 19,200 punti.

Al ritorno in patria, Cerar viene accolto come un eroe, avendo da solo conquistato due delle cinque medaglie della Jugoslavia ai Giochi, ma non ha certo intenzione di mollare ed anche se agli Europei di Anversa 1965 subisce una delle rare sconfitte al cavallo con maniglie, superato dal sovietico Viktor Lisitski, se ne torna dalla rassegna continentale con quattro medaglie, avendo confermato l’oro alle parallele, cui aggiunge anche un altro argento al corpo libero ed il bronzo agli anelli.

Se vincere è difficile, confermarsi lo è ancor di più, ma ai Mondiali di Dortmund 1966 Cerar si presenta ancora in ottimo stato di forma, sfiorando una clamorosa medaglia nel concorso generale individuale, dove giunge quarto per soli 0,200 punti di differenza rispetto al giapponese Akinori Nakayama (114,950 a 114,750), mentre l’oro va al nuovo astro nascente del panorama ginnico sovietico, Mikhail Voronin, con 116,150 punti.

Ancora l’inezia di 0,025 punti impedisce a Cerar di disturbare il podio tutto nipponico alla sbarra, con Nakayama oro, Endo argento e Mitsukuri bronzo, ma poi può cimentarsi nei suoi attrezzi preferiti, le parallele, dove soffia il bronzo all’azzurro Franco Menichelli con 19,350 punti, giungendo alle spalle di Voronin, stavolta solo argento, superato dal connazionale Segei Diamidov, e, soprattutto, il cavallo con maniglie, specialità in cui anche un grande come Voronin non può fare altro che inchinarsi di fronte alla superiorità di Cerar, che conferma il titolo iridato di Praga con 19,525 punti rispetto ai 19,325 del sovietico.

Ed anche se Voronin si prende una piccola rivincita agli Europei di Tampere 1967 dove precede Cerar al cavallo con maniglie, il nuovo vero appuntamento è fissato per le Olimpiadi di Città del Messico 1968 dove le medaglie sono un affare a tre tra il sovietico ed i due giapponesi Sawao Kato ed Akinori Nakayama, con Voronin che si aggiudica l’oro alla sbarra (a pari merito con Nakayama) ed al volteggio e l’argento nel concorso generale individuale e a squadre, alle parallele e agli anelli, Sawao Kato è oro nel concorso generale individuale e a squadre, nonché al corpo libero ed altresì bronzo agli anelli, mentre Nakayama, oltre all’oro nel concorso generale a squadre, è primo anche alla sbarra (a pari merito con Voronin), alle parallele e agli anelli, argento al corpo libero e bronzo nel concorso generale individuale.

Se vi siete muniti di carta e penna ed avete tirato le somme dei suindicati allori, vi sarete resi conto che non è mai stato nominato il cavallo con maniglie, già perché quello è territorio di caccia riservato del non più giovane, bensì avviato alla soglia dei 30 anni, lo slavo di Lubiana, Miroslav Cerar, il quale tenta di bissare il titolo di campione olimpico della specialità, un’impresa sino ad allora riuscita solo al sovietico Boris Shakhlin a Melbourne 1956 e a Roma 1960, pur se in quest’ultima occasione in coabitazione con il finlandese Eugen Ekman.

Il dominio sovietico/giapponese è praticamente assoluto, qualora si pensi che Cerar, con il suo nono posto nel concorso generale individuale, è il primo ginnasta non appartenente ai due paesi e le regole del tempo, che non limitano (come, viceversa, avviene adesso) il numero di partecipanti per nazione ai singoli attrezzi, fanno sì che già solo qualificarsi tra i sei che disputavano le finali di specialità è considerata un’impresa, figurarsi poi accomodarsi sul podio.

Impresa che il buon Miroslav si permette, al contrario, di ripetere, partendo, come al solito, dal più alto punteggio (9,675) di qualificazione, per poi aggiungervi un 9,650 che sta a testimoniare un esercizio corretto, ben eseguito, ma non eccellente come suo solito, sufficiente comunque ad assicurargli con lo “score” complessivo di 19,325 il suo secondo oro ai Giochi, precedendo il finlandese Laiho (19,225) e Voronin, che con 19,200 conquista il bronzo e la sua settima medaglia a Città del Messico.

Oramai Cerar può a giusta ragione essere considerato tra gli immortali che solo la gloria olimpica può celebrare, ma l’assegnazione alla sua città natale, Lubiana, dell’edizione dei Mondiali 1970 determina un impegno morale a cui non può sottrarsi, preparandosi a tale ultima recita conquistando altre tre medaglie agli Europei di Varsavia 1969, con l’oro al cavallo con maniglie, a pari merito con il polacco Kubica ed ancora davanti a Voronin, cui unisce l’argento alle parallele a pari merito con il sovietico Klimenko, stavolta preceduto da Voronin, ed il bronzo alla sbarra, dove il gradino più alto del podio è diviso tra i due sovietici Klimenko e Lisitski.

Manca oramai solo un’ultima fatica per Miroslav, una specie di missione per non deludere la sua gente e concludere in bellezza una brillante carriera che non ha eguali nella vecchia Jugoslavia, anche se di fronte ha la più forte squadra giapponese di tutti i tempi che, oltre allo scontato oro a squadre, monopolizza il podio del concorso generale individuale con l’oro di Eizo Kenmotsu, l’argento di Mitsuo Tsukahara ed il bronzo di Akinori Nakayama e conquista il titolo iridato in tutte le singole specialità, nonostante che il team sovietico schieri un quartetto di tutto rispetto, coi soliti Voronin, Klimenko, Lisitski e Diomidov, i quali devono accontentarsi delle briciole, raggranellando appena tre argenti e due bronzi.

Come dite, ho scritto che il Giappone ha conquistato l’oro a tutti i singoli attrezzi? Beh, sì, a tutti i singoli attrezzi eccezion fatta, avendolo dato per scontato, per il cavallo con maniglie, il quale vuole essere domato da un solo grande, immenso cavaliere, il quale conquista davanti alla sua gente il terzo titolo iridato consecutivo, così da inanellare un filotto d’oro – Mondiale 1962, Olimpiade 1964, Mondiale 1966, Olimpiade 1968 e Mondiale 1970 – che non ha eguali nella specialità, piegando anche la resistenza di un campione come Kenmotsu, superato di misura (19,375 a 19,325), con Klimenko bronzo con 19,050 punti.

Ed il boato che riecheggia alla “Tivoli Hall” di Lubiana non appena il tabellone luminoso certifica il successo di Cerar è forse il ricordo più nitido che il ginnasta sloveno si porterà dentro di sé per tutta la vita, superiore alle 30 medaglie (di cui 16 d’oro) vinte in carriera tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, e che lo fanno a pieno diritto inserire, nel 1999, nella “International Gymnastic Hall of Fame“, anno in cui la moglie Zdenka diviene procuratore generale della neonata Repubblica di Slovenia e quindi Ministro della Giustizia, con Miroslav che, conclusa l’attività agonistica, si cimenta anch’esso nella professione di avvocato.

E, tutto questo, “alla faccia” dei maestri giapponesi e sovietici!

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