DOC RIVERS, L’MVP CHE SBAGLIO’ L’ULTIMO TIRO AI MONDIALI DEL 1982

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Il team Usa ai Mondiali del 1982 – da usab.com

articolo di Nicola Pucci

Buon giocatore con gli Atlanta Hawks prima, con Clippers, New York e San Antonio poi, ma soprattutto coach affermato tanto da aver vinto l’anello NBA con Boston nel 2008, nondimeno Doc Rivers ha in bacheca un prestigioso riconoscimento che ben pochi altri possono vantare in carriera, ovvero MVP di una rassegna iridata.

E’ necessario tornare all’anno 1982, quando la Colombia ospita dal 15 al 28 aprile la IX edizione dei Mondiali di pallacanestro. Per questa competizione tredici nazionali sono selezionate nei tre gruppi di quattro squadre ciascuno, con la stessa Colombia, in qualità di paese ospitante, che è esentata dal primo turno ed è ammessa direttamente al mini-torneo di semifinale a cui accederanno le prime due formazioni classificate di ogni girone.

Gli Stati Uniti di coach Bob Weltlich, che allena all’Università del Mississippi, si presentano all’appuntamento inderogabilmente con giocatori universitari in procinto di venir accolti dal pianeta NBA, ed hanno in rooster giocatori quali Antoine Carr, Mark West, e Jon Sundvold, trovandosi inseriti nel gruppo A in compagnia della Spagna di Sibilio e San Epifanio, di Panama di Rolando Frazer che chiuderà quale miglior marcatore del torneo con 24,4 punti di media a partita,  e della Cina.

Doc Rivers, che presta servizio alla Marquette University con i Golden Eagles, debutta timidamente, con l’opaca prestazione offensiva con gli asiatici, così come non brilla con Panama, per poi alzare il livello delle sue prestazioni nella gara, seppur perduta, con al Spagna:

15 agosto, Usa-Cina 96-73, 9 punti;
16 agosto, Usa-Panama 100-79, 10 punti;
17 agosto, Usa-Spagna 99-109, 18 punti.

Con due vittorie nei tre match preliminari, gli Stati Uniti terminano secondi nel girone e si qualificano alla fase successiva per le medaglie, ed è qui che Rivers rasserena i compagni diventando il faro del gioco offensivo della squadra:

20 agosto, Usa-Yugoslavia (che ha in quintetto giocatori del calibro di Dalipagic, Delibasic e Kicanovic) 88-81, 18 punti;
22 agosto, Usa-Colombia 100-83, 18 punti;
23 agosto, Usa-Canada 71-69, 13 punti;
26 agosto, Usa-Urss 99-93, 23 punti;
27 agosto, Usa-Australia 110-86, 18 punti.

Con un Rivers così efficace al tiro, la squadra americana chiude in testa il girone di semifinale e vola in finale ad affrontare proprio l’Unione Sovietica, detentrice del titolo ma che ha da vendicare la sconfitta patita ai Giochi di Mosca per mano dell’Italia, grande assente stavolta della kermesse colombiana. Ma se gli Stati Uniti avevano vinto il match del gruppo di semifinale con uno scarto di sei punti, non ripetono invece la prodezza nel match che vale il titolo iridato e al Coliseo Del Pueblo di Calì, il 28 agosto, dopo che la Yugoslavia ha battuto la Spagna nella finale per il terzo posto con lo score di 119-117 con 25 punti di Dalipagic, escono sconfitti di un solo punto, 95-94. Pur autore di 24 punti, Rivers ha tra le mani il pallone per il tiro che varrebbe la vittoria, con 1″ secondo ancora da giocare, dopo aver ricevuto palla nell’angolo da Sundvold, ma la sua conclusione rimbalza sul ferro e termina la sua parabola tra le grinfie del gigantesco Tkachenko. L’Unione Sovietica, che ha in Anatolij Myshkin il top-scorer dell’incontro con 29 punti, è campione del mondo e all’esultanza dei suoi giocatori con le braccia al cielo fa da contrappasso la delusione di Rivers e dei compagni americani.

Il tentativo finale del futuro playmaker degli Atlanta Hawks avrebbe permesso agli Stati Uniti di cogliere il secondo titolo iridato della sua storia dopo quello messo in cascina in Brasile nell’ormai lontano 1954. Invece, con un bilancio di sette vittorie e due sconfitte, la squadra stelle-e-strisce strappa solo una medaglia d’argento, con Rivers che ha tuttavia modo di togliersi la soddisfazione di venir eletto MVP del torneo, ascrivendo a suo pro 16,8 punti di media in nove partite. Diventa così il primo cestista americano ad ottenere questo riconoscimento individuale, dopo Kirby Minter proprio nel 1954, come solo altri tre colleghi saranno capaci di fare in seguito: Shaquille O’Neal nel 1994, Kevin Durant nel 2010 e Kyrie Irving nel 2014.

Ovviamente Rivers appare anche nel quintetto ideale del Mondiale, assieme allo yugoslavo Dragan Kicanovic, lo spagnolo Juan Antonio San Epifanio e i due sovietici Vladimir Tkachenko e Anatolij Myshkin .

Certo, Doc fu proprio… “doc“, ma quel maledetto ultimo tiro gli è proprio andato di traverso.

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