“RICKY” ALBERTOSI, IL FALCO GRIGIO DI MESSICO 1970

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Albertosi durante Italia-Germania ai Mondiali 1970 – da unaquestionedicentimetri.it

articolo tratto da Una questione di centimetri

Ai più il nome dello scrittore austriaco Peter Handke non dirà niente. Altrettanto quello del regista tedesco Wim Wenders.

Il primo nel 1970 scrisse il romanzo “La paura del portiere prima del calcio di rigore“, il secondo ne trasse un film. Ma proprio il ruolo del portiere è un insieme di nervi, pazzia e arte allo stesso tempo.

Proprio nel 1970, in un pomeriggio messicano allo Stadio Azteca di Città del Messico si consuma la famosissima sfida che si gustarono anche gli Dei del calcio. Passerà alla storia come la vera finale dei mondiali messicani. In realtà fu “solo” una semifinale. Quel Germania Ovest-Italia 3-4.

A difendere la porta azzurra un falco grigio che impedì ai panzer tedeschi di segnare più di tre gol. Era la Germania del Kaiser Beckenbauer e Muller. Il portiere deve comandare e essere leader in difesa. Si racconta che sul 2-3 per gli azzurri Muller sigla il momentaneo pareggio… e il falco grigio si arrabbia con Gianni Rivera, reo di non avergli impedito il tiro.

Tenta di strangolarlo per la rabbia… si avete letto bene… per pochi secondi il Golden Boy ha rischiato forte…

Il falco grigio non era altri che Enrico Albertosi, per gli amici Ricky. Nato a Pontremoli il 2 novembre 1939 da madre casalinga e padre maestro di scuola, che giocava a calcio nella Pontremolese. Sin da piccolo era affascinato dal ruolo del portiere, e già a 15 anni esordì in prima squadra. L’anno successivo andò allo Spezia. Nel 1958 lo prende la Fiorentina.

Il suo esordio in serie A avviene in un plumbeo pomeriggio di gennaio, esattamente a Livorno, il 18 gennaio 1959. La partita: Roma-Fiorentina. L’Olimpico era squalificato, finisce 0-0. E giocò la partita come un veterano.

Così il principe dei radiocronisti: Niccolò Carosio. “Niente scorpacciata viola contro la Roma, ma un buon primo tempo, un secondo alquanto opaco e zero al passivo soprattutto per merito del diciannovenne portiere Albertosi debuttante. A partita conclusa l’ottimo Albertosi, che in trasmissione ci aveva fatto provare emozioni, vertigini,stupore… tanto arditi, tanto plastici e sicuri erano stati molti suoi interventi. Appariva come uno qualunque al termine di una comune giornata lavorativa. Niente emozionato, per nulla commosso guardava stupito tutta quella gente che si occupava di lui, che lo festeggiava, che gli faceva gli auguri a non finire per una brillantissimo e proficua carriera“.

I primi 5 anni gigliati li vive come secondo portiere alle spalle del suo maestro Giuliano Sarti. Nonostante questo gioca nel periodo 30 partite. Poi altre 5 stagioni, ma stavolta da titolare.

Con la Fiorentina vince due Coppe Italia (1961-66), una Coppa delle Coppe (1961) una Mitropa Cup (1966). Nel 1968 passa al Cagliari con cui vincerà lo scudetto due anni dopo. Contemporaneamente stabilisce il record di minor gol subiti in un campionato a 16 squadre. 11 i gol al passivo di cui 2 portano la firma di due suoi compagni: Domenghini e il re delle autoreti, Comunardo Niccolai.

Dopo 4 stagioni passa al Milan dove conosce le stelle e il baratro. Vince la Coppa Italia (1977), il campionato che permetterà ai rossoneri di cucire sulle maglie la stella (1978/79). Nel 1980 la pagina più nera della sua carriera: viene coinvolto nel calcio scommesse.

L’Italia del tifo ricevette una botta tremenda. I calciatori coinvolti furono molti, ed alcuni illustri. Da Giordano a Chinaglia, a Paolo Rossi ed altri ancora.

Il 10 febbraio 1980 a San Siro contro il Perugia disputa la sua ultima partita in serie A e si ferma a 532 presenze. Viene squalificato per 2 anni e il Milan quale società coinvolta retrocessa in B.

Nel 1982 scontata la squalifica trova un ingaggio nella squadra marchigiana dell’Elpidiense in C2 in cui rimase 2 anni sino al definitivo ritiro nel 1984.

Ma non fu solo vita di club. Giocò in Nazionale la prima volta il 15 giugno 1961 nella sua Firenze in un Italia-Argentina (4-1).

Fate caso alla data. In quel periodo Albertosi non era neppure titolare nella Fiorentina. Nel 1966 fece parte della spedizione azzurra ai mondiali d’Inghilterra. Sì quelli della vergogna. Quella del “dentista” Pak Doo Ik. Fu tra i pochi a “salvarsi” nella disfatta.

Nel 1968 alla vigilia dell’Europeo di calcio, a causa di un infortunio, lascia la porta azzurra a Dino Zoff. L’Italia quell’Europeo lo vinse.

Ma arriviamo al 1970. E quel mondiale vissuto da uomo ragno. Perché quella nazionale avrebbe potuto portare a casa la terza Coppa Rimet. Se non fosse che davanti, in finale, trovò il miglior Brasile del secolo, in cui giocavano: Tostao, Pelè, Carlos Alberto, Jairzinho, Rivelino… insomma l’unico che non sapeva giocare era il portiere Felix.

Ultima partita in nazionale il 21 giugno 1972, Bulgaria Italia 1-1. Dopo il ritiro fino al 2000 si occupò della supervisione e preparazione dei portieri della piccola società Margine Coperta di Massa e Cozzille (PT).

Nel 2004, durante una gara benefica di trotto, fu colpito da una tachicardia ventricolare che lo portò ad essere tenuto in coma farmacologico. Si riprese senza conseguenze.

Albertosi era un portiere spericolato, e spettacolare nelle parate. Viveva fregandosene del decalogo dell’atleta perfetto. Due grandi passioni: sigarette e cavalli. Il suo più grande rivale in nazionale fu Dino Zoff. In un’intervista disse: “Il più forte fra me e Dino? Non scherziamo. Io naturalmente. Zoff era uno che se saltava un allenamento o faceva l’amore venerdì, la domenica aveva le gambe molli. Io invece lo facevo il sabato e la domenica mi esaltavo“.

Delle sigarette c’è un aneddoto famoso. Scopigno, allora allenatore del Cagliari entrò nello spogliatoio. Trovò una nube di fumo ed i giocatori che giocavano a carte. Senza scomporsi li guardò e chiese loro: “Do fastidio se fumo?

– “Te presento Albertosi. El ga tuto quel che mi no poso soportar: el Magna, el bevi, el va in giro de notte, el xe’ carico de nave, el scometi sui cavai come ti. Ma mi lo tegno perché el xe’ Meo portier del mondo….” – Nereo Rocco

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