FILIPPO BOTTINO, SOLLEVATORE D’ORO E IL DUELLO CON ALDO NADI

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Filippo Bottino – da howold.co

articolo di Nicola Pucci

Diciamocela tutta, l’Italia sarà un paese di santi, poeti e navigatori, indubbio, ma non certo di sollevatori. Eppure qualche ciclope è apparso sulla scena anche nello Stivale.

Filippo Bottino, ad esempio, genovese classe 1888. Che nasce in tempi in cui far di ginnastica, così come di lotta e pesi, non sarà cosa comune, nondimeno in Riviera è esercizio che ha un buon numero di praticanti. E il Filippo, che già in età adolescenziale accumula centimetri e chilogrammi in dosi sufficienti seppur non esagerate, dopo aver provato con gli esercizi ginnici, si dirotta al bilanciere e la cosa, oltre a piacergli parecchio, pare riuscirgli decisamente bene, se è vero che nel corso dell’anno 1913 diventa campione italiano nella categoria dei pesi massimi, all’epoca riservata a chi porta in dote non più di 82,5 chilogrammi.

Il ragazzo si è fatto uomo, nel frattempo, la Grande Guerra incombe e se la sussistenza è un’esigenza primaria difficile da soddisfare, il Filippo lavora in qualità di operaio alla Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, perché di soli pesi non si campa proprio. Lo sport ben venga, ovviamente, e il Filippo di titoli tricolori ne colleziona a bizzeffe, altre sei volte nel corso del decennio, spesso battendo il milanese Giuseppe Tonani che ne raccoglierà l’eredità olimpica.

Già, perché il Filippo, dopo la fine del primo conflitto mondiale, torna a competere nelle rassegne internazionali e per il 1920 è pronto all’appuntamento con i Giochi d’Olimpia, assegnati per quell’anno alla belga Anversa, a mo’ di parziale risarcimento per i disastri prodotti dalla barbarie della guerra. Mancano all’appello, è bene dirlo, i campioni di Germania e Austria, nazioni tenute fuori dalla kermesse olimpica per aver perduto, ed è così che sul prato del “Beerschoot Stadium“, sede eletta per le cinque gare di sollevamento pesi, il Filippo gareggia con cinque altri specialisti, tra questi il lussemburghese Joseph Alzin è il suo rivale più pericoloso, con i due francesi Louis Bernot e Joseph Duchateau, il danese Ejnar Niels Christian Juul Jensen e lo svedese Otto Rikard Brunn relegati al ruolo di comprimari.

La prova obbliga i forzuti a tre alzate: strappo con un braccio, slancio con l’altro e slancio a due braccia. Il Filippo è già il migliore con 70 chilogrammi al primo tentativo, record olimpico (ah già, dimenticavo, il sollevamento pesi è presente ai Giochi per la prima volta nella versione standard della suddivisione per categorie di peso, dopo che ad Atene nel 1896 e a St.Louis nel 1904 si erano disputate gare di sollevamento ad una mano, due mani e all-round), per poi alzare 75 e 120 chilogrammi nelle due prove successive, per un totale di 265 chilogrammi che valgono al pesista azzurro l’ambita medaglia d’oro, cinque chili oltre la somma messa a referto da Alzin. Il lussemburghese rifiuterà la medaglia d’argento per aver visto respinto il ricorso verso un’alzata del Filippo, ma questo è dettaglio che niente toglie all’impresa del gigante genovese. L’albo d’oro reca il nome di Filippo Bottino primo campione olimpico dei pesi massimi ed è quanto basta per garantirsi gloria perpetua.

Il Filippo, perché così mi piace chiamarlo, ha fattezze ingombranti ma, si dice, animo gentile, buona educazione ed atteggiamenti pacioccosi. Sarà, fatto è che nel cortile di “Casa Italia” dove alloggiano gli atleti il Filippo addiviene a singolar tenzone con Aldo Nadi, schermidore fratello del nientepopodimeno Nedo Nadi che ad Anversa assurge al rango di leggenda con ben cinque medaglie d’oro. Sembrerebbe che il Filippo abbia apostrofato i campioni che tirano di spada come “atleti di modesta muscolatura“, al quale il più giovane dei Nadi abbia risposto con l’invito a duello. Il Filippo armeggia una trave mentre Aldo un frustino, e nel mentre il sollevatore… solleva, lo schermidore fa sibilare la sua arma colpendo il gigante ad una mano. Il duello, appena iniziato, è già terminato e l’onta, per Aldo, è lavata.

Chiuso il capitolo olimpico, è l’ora di tornare alla quotidianità della vita, e se per il Filippo ciò significa lavoro duro ed abnegazione nell’allenamento sportivo, nondimeno i risultati lo ripagano di cotanto sacrificio. Nel corso di una manifestazione a Genova, il 5 giugno 1922, il Filippo batte il record del mondo proprio di Alzin nella distensione a due braccia, 116 chilogrammi, per poi presentarsi alla difesa del titolo ai Giochi di Parigi del 1924.

Ma qui, in terra di Francia, il genovese ormai è l’ombra di se stesso, 36enne che altro non può fare che classificarsi sesto, seppur stavolta in un lotto qualificato di diciannove sollevatori tra cui lo stesso Alzin, ed assistere al brillare della stella lucente di Giuseppe Tonani, lui sì molto più di un gigante di 109 chilogrammi, che sale sul gradino più alto del podio.

Appunto… Italia terra di santi, poeti e navigatori, ma i sollevatori sanno farsi rispettare. O no?

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