L’ORO DI MORALES A BARCELLONA 1992

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Pablo Morales a Barcellona 1992 – da whateliteathleteseat.wordpress.com

articolo di Giovanni Manenti

Molto si discute sulle scelte, operate dalle federazioni Usa di atletica leggera e nuoto, di considerare gli “Olympic Trials” come prova inappellabile quale selezione per formare la rappresentativa che partecipa ai Giochi, con ciò escludendo anche primatisti mondiali qualora non si piazzino tra i qualificati od incombano in un infortunio e/o incidente in gara.

Questa impostazione è però condivisa dagli stessi atleti, basti sentire queste parole proferite da uno di essi: “molta gente contesta il nostro sistema di selezione perché non tutela i primatisti mondiali. Altri paesi garantiscono ai loro campioni un posto in squadra, ma la nostra impostazione garantisce ad ognuno un’opportunità, e ti pone in una condizione similare a quella che dovrai affrontare alle Olimpiadi, in quanto gli atleti devono abituarsi a gareggiare sotto pressione. E’ dentro o fuori, una questione di vita o di morte, ma questo è il tipo di atleta che gli Stati Uniti vogliono per competere ai Giochi olimpici!“.

Parole forti e chiare, peccato che a pronunciarle sia stato il farfallista Pedro Pablo Morales, il quale agli “Olympic Trials” di Austin, in Texas, per le selezioni ai Giochi di Seul 1988 incappa in quella che è stata definita come la più grande sorpresa nella storia dei Trials, venendo escluso dalla rassegna a cinque cerchi, ma per capirne appieno il significato occorre fare un passo indietro.

Pedro Pablo Morales nasce a Chicago, nell’Illinois, a dicembre 1964 da una famiglia di immigrati cubani, padre Pedro e madre Blanca, e viene introdotto al nuoto fin da bambino dalla madre in quanto la stessa aveva rischiato di affogare prima di giungere negli “States” e desiderava che il figlio non crescesse con la paura dell’acqua.

Ma il ragazzo dimostra sin da subito una grande dimestichezza con il nuoto, certificata dal suo primo anno alla “Stanford University” quando, a 19 anni, migliora il record mondiale del connazionale Matt Gribble sui 100 farfalla portandolo a 53″38 nel corso degli “Olympic Trials” di Indianapolis dove ottiene il “pass” olimpico anche sulla doppia distanza, nonché sui 200 misti.

Ed anche se i Giochi di Los Angeles 1984 risultano dimezzati a causa del contro boicottaggio dei paesi del blocco sovietico in risposta all’analogo atteggiamento tenuto dal presidente Usa Jimmy Carter quattro anni prima verso l’edizione di Mosca 1980, la gara principe di Morales, i 100 farfalla, non ne risente, dovendosi confrontare con il tedesco occidentale Michael Gross, considerato all’epoca come il miglior nuotatore al mondo, indipendentemente dalle specialità.

E, difatti, la finale non tradisce le attese, con Morales che migliora in 53″23 il proprio limite mondiale, solo per vedersi sconfiggere da Gross che tocca in un fantastico 53″08, per un argento cui unisce il quarto posto sui 200 farfalla – dove stavolta è il tedesco ad essere beffato dall’australiano John Sieben che conquista l’oro con tanto di primato mondiale –, un altro argento sui 200 misti e, finalmente, l’oro nella staffetta 4×100 mista con annesso record mondiale.

Per un ragazzo non ancora ventenne, l’esordio olimpico non è da disprezzare, potendo poi contare su quattro anni per prepararsi alle Olimpiadi di Seul dove spera di recitare la parte del protagonista, ed i preparativi in vista dei Giochi coreani sembra non possano procedere che per il meglio, dato che a livello di College conquista quattro titoli NCAA sia sui 100 che sui 200 farfalla, cui unisce tre successi sui 200 misti per un totale di 11 vittorie che lo rendono il nuotatore più medagliato nella storia dei College, superando il record di 10 titoli stabilito a metà anni ’70 da John Naber con la “University of South California“.

Ma i successi a livello universitario sono ben poca cosa rispetto a quanto Morales riesce ad ottenere a livello internazionale, a cominciare dai “Pan Pacific Games” di Tokyo 1985 dove precede con 53″69 sui 100 farfalla l’oro olimpico dei 200 John Sieben e l’astro nascente americano Matt Biondi, conquistando anche l’oro sui 200 misti nonché con la staffetta 4×100 mista che migliora in 3’38″28 il limite mondiale stabilito l’anno prima alle Olimpiadi di Los Angeles.

Oramai padrone assoluto dei 100 farfalla, Morales torna in possesso del record mondiale il 23 giugno 1986 alle selezioni per i Mondiali di Madrid, nuotando la distanza – primo uomo a scendere sotto il muro dei 53″00 netti – in un fantastico 52″84 che resterà insuperato per ben nove lunghi anni, cogliendo poi l’oro alla rassegna iridata in 53″54 precedendo Biondi, con Gross per una volta ai margini del podio, non meglio che quarto, pur se il tedesco conquista il titolo sui 200 stile libero e 200 farfalla, mentre Morales ottiene una seconda medaglia d’oro quale componente della staffetta 4×100 mista.

Il programma di avvicinamento a Seul 1988 prosegue con la partecipazione ai “Pan Pacific Games” di Brisbane 1987 dove, oltre allo scontato oro in staffetta, Morales giunge terzo sui 200 misti, confermando il titolo di due anni prima sui 100 farfalla, migliorando il tempo di finale in 53″37 per un identico podio con Sieben argento e Biondi terzo.

Capirete, pertanto, come, con tali credenziali, non sussistano molti dubbi circa la qualificazione di Morales per le Olimpiadi di Seul, quantomeno sui 100 farfalla dove è dominatore assoluto da un triennio, oltre che detentore del primato mondiale, anche se la riduzione voluta dal CIO da tre a due atleti per nazione nelle gare individuali lascia qualche legittimo timore.

Ed invece, con grande stupore, il “Lee & Joe Jamail Swim Center” di Austin – dove dall’8 al 13 agosto 1988 si svolgono le gare di selezione per i Giochi – diventa teatro di una delle più grandi sorprese nella storia dei Trials ed un incubo per Morales, che nuota i 100 farfalla in un non disprezzabile 53″52, ma che in tale contesto gli vale solo il terzo posto alle spalle di Matt Biondi (53″09) e Jay Mortenson (53″29) e la conseguente esclusione dalla squadra, così come avviene sui 200 farfalla, affrontati più per scommessa che per altro, dove ottiene analogo piazzamento alle spalle di Melvin Stewart e Mark Dean.

Con la testa confusa e la morte nel cuore, Morales non può che interrogarsi sul perché di tale clamorosa sconfitta e le domande, cui non è facile dare una risposta, son sempre le stesse: “Cosa mi è successo?“, “Perché sono andato più lento della mia ultima gara?” “Cosa ha cominciato a sfaldarsi proprio nel momento in cui dovevo essere al top della forma?“.

Per Morales, più che una risposta, c’è una sola cosa da fare, abbandonare il nuoto e lo sport e dedicarsi agli studi universitari, volendo laurearsi in giurisprudenza, cosa che in effetti fa, ritenendosi troppo anziano per i Giochi di Barcellona 1992 dove avrebbe quasi 28 anni.

E, nel successivo triennio, Morales non si avvicina più ad una piscina, non si cura più dell’alimentazione con conseguente aumento di peso e tutto lascia prevedere che con il nuoto abbia oramai chiuso del tutto, quando si verifica un evento luttuoso che lo porta a risvegliarsi dal torpore che lo aveva assolto, vale a dire la scomparsa dell’adorata madre Blanca, vittima di un tumore ad un anno di distanza dalle Olimpiadi catalane.

Per cercare di affogare il dolore per la perdita della madre, ed anche per una umana forma di rispetto verso colei che lo aveva indirizzato in piscina, Morales decide che deve provare a tornare a nuotare per scaricare tutta le tensioni che lo pervadono, rivolgendosi a Skip Kenney, suo allenatore al College e venendo incoraggiato dai positivi test che, oltre a riacquistare una adeguata forma fisica, lo vedono migliorare settimana dopo settimana le proprie prestazioni.

La mia più grande motivazione“, ammetterà successivamente Morales, “era verificare se stessi realizzando qualcosa in cui veramente credevo“, e con questo spirito si presenta agli “Olympic Trials” di Indianapolis dove, pur nuotando in oltre mezzo secondo più lento rispetto a quattro anni prima ad Austin, riesce con 54″05 a vincere i 100 farfalla davanti a Stewart, così staccando il “pass” per la Catalogna.

Certo, il riscontro cronometrico non è tale da far presupporre sfracelli in chiave olimpica, ma essendosi i Trials svolti ad inizio marzo, vi sono ancora cinque mesi in cui lavorare per cercare di migliorare la forma, e poi non va dimenticato che Gross si è ritirato e Biondi è iscritto solo sui 50 e 100 stile libero, nonché il fatto che nessuno è riuscito ancora a migliorare il suo primato mondiale.

Come sempre pompato dai media americani, il gran ritorno sulla scena olimpica di Morales riscuote gran seguito, con l’ormai maturo nuotatore chiamato più volte a rispondere alle domande dei giornalisti in merito a quanto successo quattro anni prima, alla morte della madre ed ai suoi sogni di vittoria, tutte domande alle quali il buon Pedro risponde con quella sua aria da bravo ragazzo affermando che “il passato non conta, sono qui per giocarmi la mia ultima carta olimpica, non so se vincerò, verrò sconfitto e neppure se riuscirò a qualificarmi per la finale, ma ci proverò, statene pur certi!“.

All’epoca non erano ancora previste le semifinali, e pertanto la gara si svolge con batterie al mattino e finale al pomeriggio ed il fatidico giorno della resa dei conti è fissato per il 27 luglio, con i migliori del ranking mondiale inseriti nelle tre ultime batterie, che qualificano per la finale Morales con il miglior tempo di 53″59 davanti al polacco e campione europeo in carica, Rafal Szukala (53″60) ed al giustiziere di Biondi a Seul, il rappresentate del Suriname Anthony Nesty (53″89), mentre resta sorprendentemente fuori dall’atto conclusivo l’australiano John Sieben, con appena il 14esimo tempo.

Divisi da un solo centesimo in qualificazione, Morales e Szukala si trovano fianco a fianco nelle corsie centrali per la finale del pomeriggio ed è proprio lì, con Nesty in terza, che si decide la gara, con Morales che prende un minimo vantaggio alla virata di metà gara per poi difenderlo nella vasca di ritorno dall’attacco del polacco, andando a toccare in 53″32, con 0″03 centesimi di vantaggio su Szukala e 0″09 su Nesty, il quale conferma che l’oro di Seul non era stato un caso.

Le lacrime di Morales sul podio, nel ricordo della madre scomparsa, sono più che ampiamente giustificabili, ben diversamente da quello che dichiara il suo grande rivale Michael Gross, affermando “ho pianto quando ha vinto, desideravo che vincesse la medaglia d’oro olimpica dal giorno in cui l’ho battuto ai Giochi di Los Angeles!“.

E crediamo che per Morales non potesse esserci riconoscimento più gradito di questo.

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