BRIAN CLOUGH, TALMENTE ODIATO DA ESSERE VINCENTE

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Brian Clough con la Coppa dei Campioni – da dailyrecord.co.uk

articolo di Giovanni Manenti

Se oggi l’allenatore che maggiormente polarizza l’interesse dei media è sicuramente José Mourinho, non molti sanno che il “Vate di Setubal” ha avuto, nel corso degli anni ’70, chi lo ha preceduto in tale veste e, per certi versi, anche superato, dapprima nell’ambito strettamente britannico, ma poi allargando il suo orizzonte all’Europa intera.

Questo personaggio altri non è che Brian Clough, nativo di Middlesbrough, nel nord est dell’Inghilterra, dove vede la luce nel marzo 1935 e che sin dall’adolescenza dimostra un carattere ribelle ed una lingua tagliente, tant’è che, sesto di nove fratelli, combina molto poco a scuola, preferendo molto di più lo sport ed, in particolare, il cricket prima di dedicarsi al calcio nella squadra locale, militante in Second Division, nel mentre lavora come dipendente in una industria chimica.

E Clough ci sa fare, è un attaccante dal gol facile, ma nonostante per quattro anni consecutivi – dal 1957 al 1960 – realizzi 40 o più reti (!) a stagione, il “Boro” non riesce ad emergere dalla Second Division, ottenendo al massimo due quinti posti nel 1960 e nel 1961 (stagione in cui Clough si limita a 36 reti) a causa delle deludenti prestazioni della propria difesa, circostanza che, al termine di un pareggio per 6-6 contro il Charlton, fa sbottare l’attaccante – autore di tre reti – negli spogliatoi, rivolgendosi ai propri difensoriscusate, sapete mica dirmi quante reti dobbiamo realizzare affinché si vinca una partita ?“.

C’è tutto il Clough in questa uscita, anche se il suo miglior compagno di squadra – che poi risulterà determinante per la sua carriera da allenatore – è proprio il portiere, quel Peter Taylor con cui condividerà una serie impressionante di successi.

Stufato da un simile andazzo, Clough insiste per un trasferimento, che avviene proprio ai rivali storici del Sunderland per £. 55,000 e con cui, realizzando 29 reti in 34 partite nella sua prima stagione, sfiora l’ambita promozione in First Division, sfumata per un solo punto a favore del Leyton Orient.

L’appuntamento sembra solo rinviato all’anno successivo, con il Sunderland a viaggiare nelle prime posizioni e che raggiunge il secondo posto nel mese di dicembre 1963, con Clough a mantenere la sua eccellente media realizzativa con 24 reti in altrettante presenze quando, proprio per il “Boxing Day“, tradizionale turno di campionato del 26 dicembre, il peggior regalo non poteva giungere al brillante attaccante che, in uno scontro con il portiere del Bury, si rompe il legamento crociato del ginocchio, che lo costringe ad interrompere a soli 28 anni una carriera che lo ha visto realizzare qualcosa come 251 reti in 274 gare – sia pur di Second Division – che lo fanno avere la miglior media di 0,916 gol a partita tra tutti gli attaccanti inglesi che abbiano superato quota 200 nella loro attività agonistica.

Per Clough è indubbiamente un brutto colpo, ma non è certo il tipo da abbattersi alle contrarietà della vita ed ecco che, chiuso un capitolo della propria vita professionale, ne apre immediatamente un altro nella veste di allenatore, iniziando dal modesto Hartlepool che vegeta in Quarta Divisione, chiamando con sé il fidato Peter Taylor, all’epoca tecnico dei dilettanti del Burton Albion.

Il binomio prende posto sulla panchina a novembre 1965 e, nonostante alcuni screzi con il presidente Ernest Ord, riesce a risollevare le sorti del club, che conclude ad un più che onorevole ottavo posto la stagione 1967, mettendo le basi per la promozione in Terza Divisione dell’anno successivo, quando Clough e Taylor sono passati alla guida del Derby County.

Per i “Rams” i bei tempi a cavallo della Seconda Guerra Mondiale sono un pallido ricordo, avendo disputato nel 1953 il loro ultimo torneo di First Division e, anche se l’esordio del nuovo tecnico non è dei migliori, concludendo la stagione al quint’ultimo posto in classifica, Clough mette le basi per il periodo d’oro del club, attraverso una vasta campagna di rinnovamento della rosa, di cui restano quali titolari solo il portiere Boulton, il difensore Webster, il centrocampista Durban ed il fortissimo attaccante Kevin Hector.

Con l’innesto di forze fresche quali McFarland, Dave MacKay , O’Hare, Hinton ed il fido John McGovern, prelevato dall’Hartlepool e che lo seguirà anche in seguito, Clough opera un “repulisti” alla sua maniera che coinvolge anche il segretario, l’addetto al campo, il capo degli osservatori e persino due hostess perché sorprese a ridere dopo una sconfitta del Derby, tipico atteggiamento che può essere sopportato solo se assistito dai risultati, che puntualmente avvengono con il tanto sospirato ritorno in First Division nel 1969 conquistando la promozione con ampio margine, grazie a nove vittorie consecutive nelle ultime giornate.

La sua convinzione di schierare sempre la formazione titolare in campo, ruotando pochissimo gli uomini a sua disposizione, porta il Derby ad un onorevole piazzamento al quarto posto – il migliore degli ultimi 20 anni – al suo rientro nell’elite del calcio inglese, ed anche se l’annata seguente si conclude in nona posizione, Clough ottiene il rinforzo tanto desiderato nel centrale difensivo Colin Todd, con cui può sfidare nel 1972 le grandi Leeds, Liverpool e Manchester City per la conquista del titolo, che avviene nel modo più rocambolesco che si possa immaginare – ma non una novità per il football dell’epoca – con il Derby che diventa campione per la prima volta nei suoi 88 anni di storia grazie ai negativi risultati di Leeds (a Wolverhampton) e di Liverpool (ad Highbury contro l’Arsenal) in match di recupero a campionato finito, mentre, immaginatevi un po’, Clough si trovava in vacanza in Sicilia con la famiglia.

Nonostante i successi conseguiti, i rapporti tra Clough e la dirigenza iniziano ad incrinarsi nel corso della stagione seguente, dapprima rifiutandosi di seguire la squadra in una serie di amichevoli in Olanda e Germania poiché non gli è consentito di portare con sé la famiglia e poi acquistando per la cifra record di £. 220,000 David Nish dal Leicester senza il preventivo consenso della proprietà, la quale precisa al tecnico che non intende effettuare altri costosi acquisti, cosa che porta Clough a sbottare in conferenza stampa dopo un successo per 2-1 sul Liverpool, prendendosela pure con i fans, accusati di “cantare solo verso la fine delle gare quando siamo in vantaggio, io voglio che ci incitino quando siamo in svantaggio, sono vergognosi!“.l

Chiaro che con certi atteggiamenti la prosecuzione del rapporto con il cub non può aver vita lunga, rincarando Clough la dose nel corso delle interviste rilasciate ai media in cui attacca violentemente sia la Federazione ed i suoi componenti che personaggi del calibro di Matt Busby, Alf Ramsey e, in particolare, il tecnico del Leeds United, Don Revie ed i suoi giocatori più rappresentativi quali Bremner, Hunter e Lorimer, nei cui confronti prova un odio profondo accusandoli di praticare un gioco sporco e scorretto.

E quando poi, dopo aver comunque condotto il Derby County – alla sua prima esperienza nella manifestazione – sino alle semifinali di Coppa dei Campioni, si rivolge ai giornalisti italiani dopo la sconfitta per 1-3 patita all’andata contro la Juventus a Torino, apostrofandoli con un “io non parlo con dei bastardi truffatori“, si capisce che la misura è colma e, dopo un provvedimento della dirigenza che vieta a Clough di scrivere articoli per i giornali e di rilasciare interviste televisive, lui ed il suo vice vengono licenziati ad ottobre 1973, lasciando dietro di loro apprezzamenti contrastanti tra la validità del loro operato in una piccola società come il Derby da una parte e l’immagine negativa data del club per le eccessive polemiche ed esternazioni dall’altra.

La parabola di Clough sembra prendere una china discendente quando si trova a dover ripartire dalla Terza Divisione con il Brighton, ma quando meno uno se lo sarebbe potuto aspettare, a luglio 1974 riceve la chiamata proprio dagli odiati rivali del Leeds United, appena laureatisi campioni d’Inghilterra, e la cui dirigenza punta su di lui per sostituire il manager Don Revie, divenuto direttore tecnico della nazionale.

I suoi appena 44 giorni alla guida del club passano alla storia, in quanto Clough – per una volta non seguito dall’amico Taylor, rimasto alla guida del Brighton, particolare questo che può aver inciso nella sua esperienza al Leeds –, fedele ai propri principi e coerente con il suo pensiero circa il modo di giocare della squadra, si presenta ai giocatori senza tanti giri di parole, apostrofandoli con “potete gettare le vostre medaglie nella spazzatura, perché non sono state vinte onestamente“, ed inimicandosi i “senatori” quali Billy Bremner, Norman Hunter e Johnny Giles.

Con un ruolino di marcia costituito, tra League, Charity Shield e League Cup, da una sola vittoria a fronte di quattro pareggi e tre sconfitte in otto incontri, la sorte di Clough è segnata e la dirigenza non può che licenziarlo con una buonuscita di circa £. 100,000, una cifra considerevole per l’epoca.

Un’esperienza così traumatica e negativa potrebbe, o forse dovrebbe, segnare la fine della carriera per qualsiasi tecnico, ma non è questo il caso di Clough che, ad inizio gennaio 1975, riceve la chiamata dal Nottingham Forest che non riesce a riemergere dai bassifondi della Second Division, una situazione per certi versi simile a quella trovata al Derby County e che il tecnico di Middlesbrough affronta più o meno allo stesso modo, acquistando alla chiusura del mercato di marzo 1975 i suoi fidati John O’Hare e John McGovern e, dopo aver concluso il suo primo torneo intero alla guida del club al settimo posto, riesce a convincere Taylor, che nel frattempo ha appena fallito la promozione in Second Division con il Brighton, a riformare uno dei binomi più vincenti nella storia del calcio inglese.

Con la ricostituzione della celebre coppia (e con Clough che ha fatto tesoro degli errori commessi, riducendo di molto interviste ed apparizioni in Tv), il Nottingham è pronto a stupire non solo l’Inghilterra, bensì l’Europa intera, conquistando nel 1977 la promozione in First Division cui fa seguito un’impressionante serie di successi del tutto inaspettati.

E’ quello, in Inghilterra, un periodo in cui vi è una sola squadra – il Liverpool di Bob Paisley – a monopolizzare la scena ed il fatto che nel 1978, alla sua prima stagione dal ritorno nell’elite del calcio nazionale, il piccolo Nottingham riesca nell’impresa sia di vincere il suo primo (e, sinora, unico) campionato con sette punti di vantaggio sui “Reds” dopo averli addirittura sconfitti nella finale di League Cup (0-0 a Wembley, 1-0 nella ripetizione ad Old Trafford, rete di Robertson su rigore) fa un notevole scalpore, pur se il Liverpool si consola vincendo la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva sconfiggendo 1-0 in finale il Bruges a Wembley.

Già, quella gloria europea che, dopo il dominio di Ajax e Bayern nella prima metà degli anni ’70, si sta orientando oltre Manica, e sono in molti a guardare con curiosità l’abbinamento che esce dall’urna di Nyon quando al primo turno dell’edizione 1979 i campioni in carica del Liverpool vengono sorteggiati proprio con il Nottingham Forest, il quale sorprende i più accreditati avversari con un secco 2-0 al “City Ground” targato Birtles e Barrett, poi difeso ad oltranza ad Anfield per una delle maggiori sorprese della manifestazione.

Con le gare ad eliminazione diretta dell’epoca, il Nottingham raggiunge senza eccessive difficoltà le semifinali – anche in questo caso ripercorrendo il cammino del Derby County – ma stavolta con esito diverso, compiendo l’impresa di andare ad espugnare per 1-0 (rete di Bowyer) il campo del Colonia dopo il pari interno per 3-3 e quindi salire sul trono europeo dopo la vittoria in finale per 1-0 sul Malmoe grazie alla rete siglata da Trevor Francis in avvio.

Il Nottingham diventa ora un fenomeno analizzato da ogni parte d’Europa, considerando che nella medesima stagione si era anche ripetuto nella League Cup superando 3-2 in finale il Southampton ed aveva conteso al Liverpool il successo in campionato giungendo secondo, ma il bello ha ancora da venire poiché l’anno seguente, pur concludendo al quinto posto in campionato, i ragazzi di Clough giungono per la terza volta consecutiva in finale di League Cup, stavolta per soccombere 0-1 di fronte al Wolverhampton, ma si riscattano in Coppa Campioni dove – dopo aver eliminato i tedeschi est della Dynamo Berlino ai quarti, ribaltando con un 3-1 esterno lo 0-1 patito all’andata – sconfiggono in semifinale l’Ajax ed hanno la meglio nella finale di Madrid dell’Amburgo di Kevin Keegan grazie ad una rete di Robertson alla mezz’ora.

Due Coppe dei Campioni conquistate con un solo titolo nazionale vinto rappresentano un record insuperabile, ma se chiedete a Clough di cosa vada più orgoglioso nella sua esperienza al Forest, lui vi risponderà “le 42 gare di imbattibilità in campionato tra il 26 novembre 1977 ed il 25 novembre 1978, un anno intero senza perdere, la maggiore soddisfazione per un allenatore!“.

Ed anche se la sua esperienza al Nottingham si arricchirà di altre due League Cup nel 1989 e nel 1990, chiaramente l’immagine vincente di Clough è legata ai tre anni con cui al Forest è giunto ai vertici europei, come uno dei tecnici più vincenti della storia del football d’oltremanica ed un solo nemico lo ha potuto veramente sconfiggere, vale a dire quell’alcool di cui ha abusato per 37 anni costringendolo a subire un trapianto di fegato a gennaio 2003, senza il quale avrebbe avuto poche settimane di vita.

L’operazione, perfettamente riuscita, gli consente altri 20 mesi in cui sembra essersi rimesso in sesto prima che in una seconda occasione il destino si accanisse contro di lui, sotto forma di un cancro allo stomaco, dal quale non riesce a riprendersi, spirando il 20 settembre 2004, a 69 anni di età.

La controversa figura di Brian Clough è stata successivamente immortalata nel film “The Damned United” (“Il Maledetto United“, riferendosi al Leeds United …), uscito nelle sale nel 2009 e che ha incontrato un notevole favore nel pubblico.

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