IVANISEVIC, IL BOMBARDAMENTO VINCENTE A PARIGI-BERCY 1993

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Ivanisevic con il trofeo di Parigi-Bercy del 1993 – da tennis-forecast.com

articolo di Nicola Pucci

Prima di guadagnarsi l’ammissione all’Olimpo del tennis con la vittoria strappalacrime nella memorabile edizione di Wimbledon 2001, quando, ormai prossimo alla trentina, vinse in qualità di wild-card e con la non trascurabile 125esima posizione del ranking mondiale, Goran Ivanisevic si portava appiccicata addosso l’etichetta di eterno perdente, nonché di incompiuto, proprio sui parti londinesi, che lo avevano respinto all’atto finale nel 1992, nel 1994 e nel 1998, e di talentuoso mancino capace soprattutto di sparare bordate di servizio assolutamente vietate ai più. Nondimeno, il ragazzo di Spalato, figlio di quella Croazia capace di produrre campioni a getto continuo, più nel basket e nel calcio che nel tennis, ad onor del vero, aveva colto qualche affermazione di prestigio, leggi il titolo al Super 9 di Stoccolma nel 1992, così come a quello di Parigi-Bercy l’anno dopo. Ecco, proprio quest’ultimo successo merita che il vostro scriba spenda qualche riga di ricordo. Anche perché, oltre a celebrare il successo del nostro pupillo di oggi, scatenò a quei tempi la querelle sull’eccessiva violenza del tennis contemporaneo.

Ivanisevic si presenta al Palais Omnisports di Parigi-Bercy non certo reduce dalla sua miglior stagione. Già numero 4 del mondo l’anno prima, 1992, nella stagione in corso è retrocesso alla posizione numero 11, complice qualche scivolone non proprio preventivabile nei tornei del Grande Slam, ad esempio con Carlos Costa al terzo turno del Roland-Garros, quello sanguinoso con Todd Martin proprio a Wimbledon e sempre ai sedicesimi di finale, peggio ancora agli US Open, ancora con Carlos Costa e al secondo turno. Non che abbia fatto molto meglio nei tornei minori, anche se ai Super 9 di Roma e Stoccolma ha raggiunto la finale, perdendo poi da Courier, 6-1 6-2 6-2 al Foro Italico, e da Stich, 4-6 7-6 7-6 6-2 in Scandinavia dove era detentore del titolo. In bacheca vanta solo due trofei, sulla terra battuta di Bucarest contro Andrei Cherkasov, 6-2 7-6, e indoor a Vienna contro Thomas Muster, 4-6 6-4 6-4 7-6, curiosamente da settembre in poi, il che certifica che almeno in questo finale d’annata Goran ha ritrovato lo smalto di un tempo e se la cosa non ne fa il favorito numero uno dell’evento parigino, almeno lo candida ad un ruolo di outsider.

Il tabellone chiama alla battaglia tutti i migliori, da Sampras a Courier, da Becker a Stich, da Bruguera ad Edberg, da Chang a Medvedev, che capeggiano l’entry-list, e dei primi dieci giocatori del mondo manca solo Muster, impegnato in Florida in un processo per l’incidente da lui subito qualche anno prima a Key Biscane, a suggellare un’edizione sontuosa dell’evento che obbliga, pensate un po’, David Wheaton, numero 47 del mondo, a passare attraverso le qualificazioni, che altresì bocciano le speranze di Diego Nargiso, unico azzurro iscritto. Proprio Wheaton, dopo aver battuto il “vecchio” Lendl al debutto, 6-3 7-5, bagna poi l’esordio del numero uno del mondo, Pete Sampras, che col successo per 6-4 6-2 mostra di esser ben deciso a confermarsi tale. Ivanisevic occupa la metà di tabellone dell’americano, e dopo aver sofferto con Jonas Svensson che lo impegna fino al tie-break del set decisivo sprecando un match-point, fa fuori a suon di aces “Michelino” Chang, 7-6 7-5, mettendo così in saccoccia il primo scalpo di un top-ten. Non sarà di certo l’ultimo.

Nel frattempo Sampras ha la meglio di Rosset, elvetico che ben si adatta al tennis al coperto, ed assieme a Stich ed Edberg, oltre ad ovviamente Ivanisevic, completa di poker di qualificati au quarti di finale della parte superiore del tabellone. Sotto, invece, se Becker in qualità di detentore del titolo tiene fede al suo status di numero tre pur dovendo patire le proverbiali sette camicie per avere la meglio 7-6 al terzo set del russo Olhkovskiy rimontando al tie-break uno svantaggio di 4-1, si registra qualche eliminazione eccellente, con Jim Courier che si fa sorprendere da Gustafsson, poi eliminato da Woodforde agli ottavi, e Bruguera che proprio non è a suo agio sui tappeti indoor e paga dazio all’esaltazione transalpina di Arnaud Boetsch, numero 22 del mondo, che lo batte con un duplice 6-4 per poi arrampicarsi ai quarti con la successiva vittoria a spese dell’americano Palmer. Avanza ai quarti Medvedev, che ammutolisce il pubblico di casa eliminando il braccio geniale di Leconte, e così tra i primi otto abbiamo quattro sfide eccitanti: Sampras-Ivanisevic, Edberg-Stich, Becker-Boetsch e Medvedev-Woodforde.

Torniamo ad Ivanisevic, allora, che basando il suo tennis sull’incisività del servizio ma non disdegnando qualche sortita in avanti e cavando dal cilindro qualche buona risposta di rovescio, disarma un Sampras svogliato in due set, 7-6 7-5, battendo così il secondo top-ten nel cammino che lo porta ad incrociare in semifinale Edberg, che dopo aver perso quattro volte in stagione con Stich, infine sfata la maledizione e si impone 6-2 5-7 6-2. Ma se lo svedese rivela un’eccellente stato di forma, non parimenti si può dire del suo grande rivale di un tempo, Becker, che si fa irretire dal gioco di rimando e dall’entusiasmo giovanile di Boetsch, affatto appagato, che di rimonta si impone al tie-break decisivo, l’ennesimo del torneo, cogliendo l’affermazione più prestigiosa in carriera. Medvedev, di contro, che mai era andato oltre i quarti di finale in un torneo indoor, ancora una volta mostra evidenti segnali di tenuta alla distanza vincendo il terzo match in tre set contro Woodforde, maestro del doppio ma a cui non è certo fatto divieto un buon tennis individuale. E non è certo finita qui, perché il russo, che tanto somiglia nelle movenze e nel gioco a “gattone” Mecir, rimedia una situazione disperata con Boestch, sotto 6-2 5-3 in semifinale, per arrampicarsi al ti-break, vincerlo e sprintare 7-5 al terzo e guadagnare così l’accesso all’atto finale.

Dove, a completamento di una settimana senza macchie, si presenta anche Ivanisevic, che liquida Edberg in una sfida palpitante risolta 4-6 7-6 7-6, con lo scandinavo che per la seconda volta in carriera, dopo la semifinale persa con Stich in semifinale a Wimbledon nel 1991, mai cede il servizio ma soccombe alla mitragliata di aces inferti dal croato. Che fa tre top-ten eliminati d’infilata, che poi diventano quattro perché in finale Goran non trova resistenza in Medvedev, forse stanco per le maratone precedenti, di certo sepolto sotto una selva di servizi vincenti, ben 27, che portano il totale a 97 nel corso del torneo e valgono il 6-4 6-3 7-6 a referto. Con qualche fischio del non certo educatissimo pubblico del Palais Omnisports, perché c’è del violento nel gioco di Goran… ma prima del miracolo di Wimbledon 2001, questa rimane la prodezza di Ivanisevic, il conquistare di Parigi.

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