L’ETERNA SFIDA DI HARALD SCHMID AD EDWIN MOSES

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Harald Schmid ed Edwin Moses – da dfb.de

articolo di Giovanni Manenti

Se vi chiedete cosa abbiano in comune il tedesco Harald Schmid e lo statunitense Danny Harris, solo chi è esperto di atletica leggera potrà fornirvi la giusta risposta, nel senso che il primo è colui che ha inflitto alla leggenda degli ostacoli bassi, l’americano Edwin Moses, la sua ultima sconfitta, al meeting di Berlino del 26 agosto 1977, prima che questi inanellasse una “striscia” di qualcosa come 122 (!!!) vittorie consecutive, interrotta dal secondo, che riesce a sconfiggere Moses il 4 giugno 1987, al meeting di Madrid, in pratica una imbattibilità durata addirittura lo spazio di un decennio!

Quando si ha la sfortuna di convivere con un campione di tal calibro – viene da pensare ad un Merckx nel ciclismo o ad un Phelps nel nuoto, che hanno lasciato le briciole ai loro avversari – siamo convinti che la rivalità diventi una specie di ossessione, un qualcosa che da una parte ti spinge a dare sempre di più nella speranza di poter riuscire a sconfiggerlo, ma dall’altra può anche crearti quel complesso d’inferiorità da sfociare in una forma depressiva del tipo… “ma, tanto, non lo batterò mai!“.

E, comunque, poiché lo sport vive di rivalità e di sfide, e l’atletica leggera in particolare, è lo stesso Moses ad aver arricchito la propria leggenda proprio grazie al valore dei due citati avversari, contro i quali ha dato vita ad epici confronti a livello olimpico e mondiale che hanno infiammato le relative manifestazioni.

Nato ad Hanau, in Germania Ovest, a fine settembre 1957, di due anni più giovane di Moses, il tedesco Schmid, oltre a specializzarsi sui 400hs, è anche un più che discreto esponente della distanza piana, tant’è che viene regolarmente inserito a completare il quartetto della staffetta 4×400 della Germania Occidentale, con cui coglie il bronzo alla sua prima esperienza olimpica a Montreal 1976 all’età di 19 anni, non avendo potuto confrontarsi con Moses nella gara ad ostacoli, essendo stato squalificato nella prima delle due semifinali, gara che il ventunenne dell’Ohio si aggiudica con il record mondiale di 47″63.

Ma l’appuntamento con il fenomeno americano è solo rimandato di un anno, in occasione della prima edizione della Coppa del Mondo, che si disputa proprio in Germania, a Dusseldorf, e che vede Schmid e Moses affrontarsi ad una settimana di distanza dalla ricordata ultima sconfitta di quest’ultimo, il quale rifila quindici metri di distacco al rivale, coprendo la distanza in 47″58 (che non è primato mondiale in quanto Moses aveva già migliorato il proprio limite correndo in 47″45 a Los Angeles l’11 giugno 1977), con Schmid che giunge terzo in 48″85, preceduto anche, per soli 0″02 centesimi, dal tedesco est Volker Beck.

Per il tedesco, un bagno di umiltà utile per concentrarsi sul panorama europeo, in attesa di confrontarsi con Moses nella seconda edizione della Coppa del Mondo – in programma a Montreal a fine agosto 1979 – ed occasione migliore non può esservi degli Europei di Praga 1978, dove Schmid si aggiudica i titoli continentali sia sui 400hs in 48″51 che con la staffetta 4×400 con il tempo di 3’02″03, in entrambi i casi record dei campionati.

La ricordata Coppa del Mondo di atletica – che negli anni a seguire perderà gran parte del suo significato a seguito dell’istituzione dei Campionati Mondiali, la cui prima edizione si disputa ad Helsinki nel 1983 – è una manifestazione ideata dal vulcanico presidente della IAAF Primo Nebiolo, ed alla quale partecipano gli Stati Uniti, rappresentanti delle Americhe, Asia, Africa ed Oceania, mentre per l’Europa sono presenti le prime due nazioni della Coppa Europa ed un’ulteriore selezione continentale, ovviamente senza atleti dei due citati paesi.

Per l’edizione 1979 della riferita Coppa Europa, la cui finale si disputa a Torino, la vittoria arride alla Germania Est con 125 punti davanti all’Unione Sovietica con 114 ed alla Germania Ovest con 110 e Schmid, che ha vinto la gara dei 400hs con l’eccellente tempo di 47″85 (nuovo record europeo che migliora il 48″12 del Britannico Hemery a Città del Messico 1968), nonché i 400 piani e la staffetta 4×400, ottiene la selezione per la Coppa del Mondo nella formazione dell’Europa.

Sulla stessa pista che lo ha visto per la prima volta fregiarsi dell’oro olimpico, Moses prosegue la sua striscia di imbattibilità facendo sua la gara in 47″53 (tempo inarrivabile per gli avversari), con Schmid che, in ogni caso, conferma la sua leadership in campo continentale piazzandosi secondo in 48″71 davanti al sovietico Arkhypenko ed al tedesco est Beck, così come avvenuto nella finale di Coppa Europa.

Tedesco orientale e sovietico che hanno l’opportunità di giocarsi tra loro la medaglia d’oro ai Giochi di Mosca 1980 causa il boicottaggio imposto dal presidente Usa Jimmy Carter, cui aderiscono molti paesi del “blocco occidentale” (Germania Ovest inclusa) per una delle gare di minor valore della rassegna olimpica, basti pensare che se la aggiudica Beck in 48″70 davanti ad Arkhypenko (48″86), quando ai “Trials Usa“– disputati “pro forma” – Moses passeggia in un per lui normalissimo 47″90, per poi ritoccare il proprio limite mondiale portandolo a 47″13 il 3 luglio 1980 all’Arena di Milano.

Ma tant’è, non c’è niente di peggio di quando lo sport viene usato per fini politici ed alla terza edizione della Coppa del Mondo di Roma 1981 allo Stadio Olimpico – che sarà poi scenario della più serrata gara sui 400hs della storia – Moses è ancora il dominatore assoluto con 47″37, lasciando a debita distanza Beck, Schulting ed Arkhypenko, con Schmid non selezionato e che aveva subito da Beck una delle rare sconfitte (48″94 a 49″12) in finale di Coppa Europa a Zagabria.

Per Schmid l’occasione per riprendersi lo scettro di miglior ostacolista d’Europa, si presenta l’anno seguente agli Europei di Atene 1982 dove, oltre a confermare il doppio oro di Praga sia sui 400hs che nella staffetta 4×400 – specialità, i 400 piani, dove, giova ricordare, vanta un personale di 44″92 da fare invidia a molti specialisti puri – con tanto di miglioramento del record europeo all’eccellente tempo di 47″48, tale da poter impensierire anche un Moses in un’eventuale giornata di scarsa vena.

Con l’introduzione nel calendario della IAAF dei Mondiali, la prima edizione che si tiene ad Helsinki 1983 fornisce la possibilità ai due eterni rivali di anticipare quella che, verosimilmente, è attesa come la sfida principe dei Giochi di Los Angeles in programma l’anno seguente, ai quali, per ripicca, non partecipano stavolta le nazioni del “blocco sovietico“.

Con Beck ed Arkhypenko oramai fuori dalle competizioni, il duello per le prime due posizioni appare scontato, con Moses che fa sua la prima semifinale in 48″11 e Schmid la seconda in 48″57, per poi soccombere nettamente in finale contro lo strapotere dell’asso americano, che si impone in 47″50 lasciando ad oltre 1″ (48″61) il tedesco e, più staccati, il sovietico Kharlov che precede di appena 0″03 lo svedese Nylander nella lotta per il bronzo (49″03 a 49″06) ed i due americani André Phillips e David Lee.

C’è da rimanere sconsolati, ma Schmid non è tipo da arrendersi tanto facilmente e, persa un’occasione, si proietta subito alla successiva, in questo caso le ricordate Olimpiadi californiane di Los Angeles 1984, dove Moses si accorge, agli “Olympic Trials“, di aver un pericoloso nemico in casa, nelle sembianze del giovane 19enne Danny Harris, che lo impegna nella prova di selezione concludendo in un più che discreto 48″11 rispetto al 47″76 del campione, in una gara che vede escluso dai Giochi André Phillips, non meglio che quarto in 48″62.

Uno dei pochi vantaggi che ha Schmid – il quale, per inciso, era tornato a vincere in Coppa Europa nella finale di Londra 1983 superando nettamente (48″56 a 49″53) il sovietico Kharlov – è quello di non aver problemi di selezione, potendo conseguentemente prepararsi con tranquillità all’appuntamento a cinque cerchi che, al “Coliseum” di Los Angeles, non lo vede peraltro al massimo della forma, dato che, dopo aver vinto la propria batteria in 49″34, si piazza solo terzo, spalla a spalla (49″03 a 49″04) con lo svedese Nylander – la miglior espressione del suo paese nella specialità – nella seconda semifinale vinta da Harris in 48″92, mentre Moses, dal canto suo, fa sua la prima in 48″51 davanti al terzo americano, Wheeler, con 48″94 ed all’emergente senegalese Amadou Dia Ba.

Nonostante in finale Moses corra in sesta corsia, ideale punto di riferimento per Schmid in quinta ed Harris in quarta, diviene al contrario un obiettivo che si allontana sempre di più dal resto della concorrenza, per andare a trionfare in 47″75, con l’unica emozione fornita dalla lotta per l’argento che premia alla fine Harris, il quale rimonta Schmid per strappargli il secondo posto per soli 0″06 centesimi (48″13 a 48″19), con Nylander a precedere Dia Ba per le posizioni di rincalzo.

Schmid si consola con l’ennesima vittoria in Coppa Europa in 47″85 a Mosca 1985, ottenendo la selezione nella formazione europea per la quarta edizione della Coppa del Mondo di Canberra dove, peraltro, pur in assenza di Moses per gli Usa – rimpiazzato da André Phillips che fa sua la gara in 48″61 – non va oltre il terzo posto, battuto anche dal sovietico Vasilyev (48″61 a 48″83).

C’è poco da fare, come Schmid mette il naso fuori dal contesto continentale riesce a rimediare solo cocenti sconfitte, e buon per lui che un validissimo stimolo per proseguire – avvicinandosi alla soglia dei trent’anni – gli giunge dalla disputa sul territorio tedesco degli Europei di Stoccarda 1986, con l’opportunità di realizzare un tris di successi consecutivi mai riuscito a nessun altro atleta nella specialità.

Va anche riconosciuto come i 400hs siano una disciplina che non vive di veloci ricambi, ragion per cui, anche sulla pista del “Neckarstadion” le gerarchie vengono rispettate, con il tedesco che si impone nella prima semifinale in un tranquillo 49″17, mentre molto più tirata è la seconda, che vede Vasilyev prevalere in 48″80 su Nylander che, con 48″83 stabilisce il primato nazionale svedese.

Si presuppone una finale combattuta ed in effetti in parte lo è, ma Schmid riesce nell’impresa di completare la sua tripletta concludendo la prova in 48″65 con il solo Vasilyev ad impensierirlo sino all’ultimo (48″76), mentre delude dal punto di vista cronometrico Nylander, bronzo sì, ma con un mediocre 49″38.

Schmid sfiora anche un secondo storico tris con la staffetta 4×400 in cui, inserito in terza frazione, completa una rimonta che lo porta da terzo a consegnare per primo il testimone a Luebke, il quale resiste al recupero di Roger Black per la Gran Bretagna sin fino a metà del rettilineo di arrivo, per poi cedere di misura (2’59″84, record dei campionati, a 3’00″17, primato tedesco).

Gli anni scorrono inesorabili, ed il sogno di sconfiggere nuovamente Moses si allontana sempre di più, pur se l’appuntamento, ancora sul vecchio continente, dei Mondiali di Roma 1987 potrebbe forse rappresentare l’ultima occasione, specie dopo la notizia proveniente da Madrid, dove il 22enne Harris è riuscito finalmente ad interrompere la lunga striscia vincente del fenomeno, proponendosi però a propria volta come un altro serio pretendente al titolo iridato.

Alla rassegna mondiale non vi sono dubbi di sorta su chi siano i soli a contendersi il podio – Moses, Harris e Schmid – ma pochi avrebbero potuto prevedere di assistere alla più serrata e combattuta gara sugli ostacoli bassi della storia dell’atletica mondiale, ma andiamo per ordine.

Le sei batterie disputate il 30 agosto 1987 – e che qualificano per le semifinali i primi due più i quattro migliori tempi – non comportano alcuna difficoltà per i favoriti, con Harris a far registrare il miglior tempo in 48″74 rispetto al 49″03 di Moses ed al 49″28 di Schmid, con quest’ultimo che si riscatta il giorno seguente, precedendo di un soffio Harris (48″23 a 48″24) nella prima delle due semifinali, dove si mettono in luce il sempre valido svedese Nylander ed il nigeriano Amike che, con 48″46 e 48″50 (record nazionale) lasciano fuori dalla finale il terzo americano David Patrick ed il giamaicano Wintrop Graham, sfortunati nell’essere incappati nella serie più qualificata.

Moses, al contrario, non ha difficoltà a festeggiare il suo 32esimo compleanno imponendosi con facilità nella seconda semifinale, vinta in 48″38 davanti al senegalese Amadou Dia Ba ed al britannico Kriss Akabusi, uno dei migliori specialisti continentali della specialità, e che rileverà il testimone da Schmid dopo le Olimpiadi di Seul 1988.

L’attesa per la finale dell’1 settembre è palpabile, sia il pubblico che i media si domandano se il regno di Edwin Moses – il quale, ricordiamo, ha sinora messo in fila, in ordine cronologico, l’oro alle Olimpiadi di Montreal 1976, alle prime tre edizioni della Coppa del Mondo di Dusseldorf 1977, Montreal 1979 e Roma 1981, ai Mondiali di Helsinki 1983 ed ai Giochi di Los Angeles 1984 – potrà finalmente cadere sotto i colpi dell’agguerrita coppia formata da Schmid e dal giovane connazionale Harris.

Moses è perfettamente consapevole sia della forza dei suoi avversari che del fatto di non essere più quello che proprio quattro anni prima a Coblenza, nel giorno del suo 28esimo compleanno – il 31 agosto 1983 – aveva rischiato di essere il primo uomo a scendere sotto il muro dei 47″ netti, avendo fermato il cronometro sul nuovo record mondiale di 47″02 e, pertanto, schierato in quarta corsia, con interessanti punti di riferimento in Schmid ed Harris, rispettivamente in quinta e sesta, decide di giocare d’anticipo imponendo alla gara un ritmo elevato che lo porta ad annullare il “decalage” sul tedesco ben prima di affrontare la seconda curva, presentandosi con buon margine su Harris all’ingresso in rettilineo con Schmid in fase di rimonta.

Qui Moses comincia a pagare lo scotto dell’età, la sua azione si fa improvvisamente più pesante, cosa della quale si accorgono i due inseguitori che, alla stregua di un falco che individui la preda, si lanciano alla caccia dell’invincibile avversario al superamento della decima barriera e ci vuole tutta la classe e l’esperienza di Moses, la cui falcata è sì ampia, ma meno veloce, per catapultarsi sul filo di lana quasi contemporaneamente ai suoi rivali per un arrivo al fotofinish il cui esame sentenzia: 1. Edwin Moses, 47″46 (record dei campionati); 2. Danny Harris, 47″48 e 3. Harald Schmid, 47″48 che eguaglia il suo stesso record europeo.

E’ questo l’ultimo grande confronto tra i due amici/rivali, in quanto l’anno seguente, ai Giochi di Seul 1988 che segnano la loro definitiva uscita di scena, Moses subisce la sua unica sconfitta tra Olimpiadi e Mondiali, giungendo terzo in un comunque eccellente 47″56 nella gara vinta da André Phillips in 47″19 davanti al senegalese Dia Ba (47″23), con Schmid non meglio che settimo in 48″76, mentre Harris, non selezionato per le Olimpiadi in quanto giunto quinto ai “Trials” in 47″76 (!!!) – ma ci rendiamo conto? – giungerà poi solo quinto ai Mondiali di Tokyo 1991.

Tre volte campione europeo sui 400 ostacoli – più due ori ed un argento con la staffetta 4×400 nelle medesime rassegne continentali – non si può dire che la carriera di Schmid sia stata avara di soddisfazioni ed, anche se non è mai riuscito a sconfiggere Moses in sede olimpica o mondiale, crediamo che il miglior riconoscimento alle proprie qualità gli sia stato tributato proprio dal suo grande rivale, il quale ebbe a dichiarare che “mi svegliavo al mattino e, dato che in California siamo nove ore indietro rispetto all’Europa, il mio primo pensiero era sul fatto che Harald avesse già finito di allenarsi, ed era quindi tempo che anch’io mi sbrigassi! Sono stati grandi stleti come lui la mia vera motivazione!“.

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