AGOSTINI E LA CINQUINA AZZURRA A MONZA 1968

1968
Il via del Gran Premio delle Nazioni 1968 a Monza – da metzeler.com

articolo di Nicola Pucci

L’Autodromo di Monza è un’enclopedia motoristica che come tale ha una sterminata serie di storie, dolci o tragiche che siano, da raccontare. Una di queste, con inequivocabili colori bianco-rosso-verde, viene scritta il 15 settembre 1968 ed entra di diritto tra le vicende più memorabili della nostra storia sportiva.

Giacomo Agostini, in sella a quell’MV Augusta che già nei due anni precedenti lo ha visto campione del mondo in classe 500 nonché secondo al debutto nel 1965 alle spalle del grande rivale di quegli anni, il britannico Mike “The bike” Hailwood, altresì più abile di lui anche in classe 350 nel biennio 1966/1966 – mentre nel 1965  l’azzurro fu anticipato in classifica dal rhodesiano Jim Redman -, sta disegnando una stagione per lui senza precedenti e che mai nessuno sarà in grado di duplicare, se è vero che ha già in tasca il titolo delle due classi. Non solo, il 26enne bresciano ha colto il successo nelle sette gare a cui ha preso parte in 350, con l’aggiunta del giro più veloce, così come in 500 ha messo in bacheca un en-plein di nove vittorie e miglior tempo sul giro, instaurando una dittatura assoluta.

E’ altresì vero che alla fine del 1967 l’Honda ha annunciato il suo ritiro dai gran premi, lasciando il britannico a piedi, pur mantenendolo sotto contratto e negandogli così la possibilità di partecipare al Campionato del Mondo dell’anno successivo. Viene a mancare, così, la sfida che più di ogni altra ha acceso il circuito iridato nell’ultimo triennio, Italia contro Gran Bretagna, Agostini contro Hailwood, classe contro spregiudicatezza. Ma Hailwood, nostalgico dell’ebbrezza in pista, riappare al Gran Premio delle Nazioni, proprio a Monza il 15 settembre, ultima prova del calendario. Inizialmente il britannico sembra potersi accordare proprio con la MV Augusta, con la quale disputa la prima sessione di prove, in una sorta di tentativo della casa varesina, pare, di legittimare il successo iridato del suo pupillo con un avversario ben più competitivo dei due centauri Matchless che hanno provato ad impensire, senza riuscirci, Agostini, ovvero l’australiano Jack Findlay e lo svizzero di origini magiare Gyula Marsovszky.  Voci, queste, mai accertate ma che scatenano una ridda di polemiche alle quali lo stesso Hailwood infine si sottrae decidendo di correre la gara in sella alla Benelli, per la riedizione della sfida dell’anno prima quando sul circuito monzese Agostini e Hailwood lasciarono il resto della concorrenza a tre giri di distanza per andare poi a giocarsi la vittoria che infine arrise all’italiano, che ipotecò così il titolo mondiale.

La corsa è palpitante per le prime tre tornate, con i due campionissimi l’uno nella ruota dell’altro, Agostini a condurre in testa ed Hailwood affatto disposto a cedere di un metro. Poi, all’attacco della Parabolica, le ruote della Benelli del britannico si bloccano in fase di frenata complice l’asfalto reso viscido dalla pioggia ed Hailwood finisce la sua corsa, così come la sua carriera di immenso motociclista, nella sabbia della via di fuga. Già perché Mike “The bike“, che non mancherà certo di accusare Agostini di averlo deliberatamente chiuso in curva costringendolo così alla frenata e al capitombolo decisivo, prova disperatamente a rimettersi in pista ma il mezzo è irrimediabilmente danneggiato e le piste iridate del motociclismo mai più lo vedranno in lizza.

Agostini ha via libera… ma credete che la corsa abbia già detto tutto? Assolutamente no, perché le circostanze son sempre la benzina che accende la miccia della storia e quel che succede nei restanti 32 giri è altrettanto degno, se non di più, di venir raccontato. Succede infatti che gli stessi Findlay e Marsovszky sono costretti all’abbandono, e alle spalle del solitario Agostini, che andrà a cogliere il decimo successo su dieci gare stagionali in 500 con il corollario dell’immancabile giro veloce, si accende la battaglia per le altre posizioni sul podio. E in lotta tra loro ci sono solo italiani, con un “certoRenzo Pasolini, già secondo un paio d’ore prime alle spalle di Giacomo in classe 350, che infine giunge secondo distanziato di 34″6 ma senza l’onta di venire doppiato, come invece accade ad Angelo Bergamonti, terzo come l’anno prima, alla guida di una Paton a due tornate, Alberto Pagani su di una  Lino Tonti e l’altro motorizzato Paton Silvano Bertarelli, che con quattro giri di ritardo dal vincitore vanno a completare un clamoroso pokerissimo tutto bianco-rosso-verde, di un soffio davanti a Kel Carruthers, impossibilitato proprio poco prima del traguardo ad impedire lo storico risultato.

Sapete quanti anni dovranno trascorrere perché l’Italia abbia pari successo, o quasi, nella classe regina del motociclismo? Esattamente 37, quando l’erede di Agostini, “the doctor Valentino Rossi, il 5 giugno 2005 sulla pista amica del Mugello batterà nell’ordine Max Biaggi, Loris Capirossi e Marco Melandri. Ma questo è poker… la cinquina, anno 1968 sul circuito di Monza, è davvero tutta un’altra faccenda. Memorabile faccenda.

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