GUIDO BONTEMPI E LA DOPPIETTA ALLA GAND-WEVELGEM

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Guido Bontempi alla Gand-Wevelgem 1984 – da sport.be

articolo di Nicola Pucci

La prima metà degli anni Ottanta sono tempi oscuri, per l’Ital-bici che si presenta all’appuntamento con le classiche del pavé. Francesco Moser ha esaurito le cartucce da sparare sulle pietre sconnesse tra Parigi e Roubaix nel triennio che va dal 1978 al 1980, Saronni ha poca simpatia, e ancor meno dimestichezza, per quelle strette stradine battute dal vento, e Argentin deve ancora illustrarsi principe, seppure qualche chilometro più in là e tra le colline delle Ardenne, meno infide ma più adatte agli scalatori-scattisti. Fiandre, Wevelgem e Roubaix, ecco il trittico che infiamma i cuori dei fiamminghi e non invita certo alla battaglia le genti italiche… eccezion fatta per un gigante bresciano che a queste latitudini dimostrerà di andarci a nozze.

Guido Bontempi, classe 1960, che vide i natali a Gussago, è professionista dal 1981 e con la casacca bianco-rossa con marchio Inxopran prima, Carrera-Jeans poi è velocista tra i più poderosi del plotone, a conferma di quelle doti innate già evidenziate nelle categorie giovanili. Già il debutto alla Vuelta 1981, con i successi ad Aviles e Salamanca, avverte gli sprinter dell’epoca che in circolazione c’è un nuovo adepto della categoria, con dichiarate stimmate del predestinato, che poi vengono certificate dai successi al Giro d’Italia a Bibione (1981), Urbino (1982), Comacchio e Terracina (1983) nel triennio successivo, che gli valgono l’appellativo di “ciclone“. Le classiche per ruote veloci lo chiamano e così, forte del secondo posto alla Milano-Sanremo del 1983 quando, 44″ dopo il fuggitivo Saronni in maglia iridata, batte Raas, Vanderaerden e Kelly, ovvero i mammasantissima dello sprint, è l’ora, l’anno dopo, di testarsi sulle strade del Nord che del ciclismo fanno la leggenda.

Il 4 aprile 1984, tre giorni dopo che l’olandese Johan Lammerts in maglia Panasonic ha beffato Kelly al Giro delle Fiandre, i campione della velocità su strada si danno appuntamento alla Gand-Wevelgem, classica di eccellente lignaggio che da sempre fa da cuscinetto spartiacque tra la gara dei muri e quella del pavé ma che da quando venne corsa la prima volta, 1934, ha visto trionfare solo un azzurro, ovviamente Francesco Moser, anno del Signore 1979. Davide Boifava, che siede in ammiraglia per la Carrera-Jeans, confida nel suo puledro di razza, poco più che 24enne, che non avrà una gran squadra a disposizione, nonostante ardore di Lualdi, Leali, Perini, Ghirotto e Fraccaro ma punta a far gioco sulla strategia di corsa della corazzata olandese Panasonic, formazione di riferimento da queste parti. E che vuol vincere, con il gioellino Eric Vanderaerden che ha mal digerito il decimo posto al Giro delle Fiandre ed ha tutta l’intenzione di prendersi la rivincita. Pierino Gavazzi, che difende i colori dell’Atala Campagnolo diretta da Franco Cribiori e che fu settimo l’anno prima, è l’altra punta del ciclismo azzurro, che ha nella  Metauro-Mobili Pinarello di Johan Van der Velde e nell’Alfa Lum le altre compagini in lizza.

Al passaggio sul Kemmelberg, da sempre l’unica asperità di rilievo della corsa, 1 chilometro in pavé con punte al 23%, la Panasonic scatena la bagarre, con Vanderaerden in testa assieme ai compagni di squadra Phil Anderson, Eddy e Walter Planckaert. La corsa si decide qui, davanti rimangono i più avvezzi alla battaglia, 20 uomini tra cui il campione del mondo Greg Lemond è tra i più brillanti, e proprio Bontempi che si aggancia e veste i panni dello spauracchio in previsione del probabile arrivo allo sprint. Pancia a terra, la Panasonic mena a tutta fino al traguardo, nell‘illusione che Vandearerden possa imbroccare la sparata vincente. Ma sul rettilineo finale il belga si imbatte nell’esplosività di Bontempi, ciclone fino in fondo, che parte lungo, sembra aver vita facile, devia leggermente di traiettoria e trionfa di una spanna sul fiammingo, che nel dopocorsa non le manda certo a dire per l’epilogo burrascoso. Che lo condanna al secondo posto e consacra Guido velocista di punta del ciclismo mondiale, con il trionfo azzurro che si completa con il terzo posto di Pierino Gavazzi. Ma il bello deve ancora venire.

Due anni dopo, 9 aprile 1986, stesse strade, stesso chilometraggio, metro più metro meno, 250, e stessi avversari, o quasi. Sì, perché stavolta la Panasonic non è così performante come in un recente passato, Vanderaerden, che l’anno prima si è finalmente imposto – davanti al compagno Anderson e con Bontempi non oltre il quindicesimo posto -, stavolta rimane attardato e sono altri i rivali che Bontempi si trova a dover affrontare. E’ altresì vero che il ciclone bresciano non si limita a giocare di rimessa in attesa della volata, è anzi tra i più pronti a dar battaglia, rintuzzando gli attacchi portati dalla Hitachi di Jean-Marie Wampers, Rudy Dhaenens e Jan Wijnats e dalla Kwantum di Ludo Peeters, Adri Van der Poel e Twan Poels, nonché del solito Greg Lemond che a Wevelgem conferma di trovarsi a suo agio. Proprio Wampers e Poels si involano e quando sembra che la questione si debba risolvere in un duello a due, poco oltre il triangolo rosso dell’ultimo chilometro Bontempi, liberato dall’ingombro di Vanderaerden così come degli immancabili Anderson ed Eddy Planckaert, i soli della Panasonic a trovar posto tra i 21 che si giocano la vittoria, piomba accoppiato allo svizzero Heinz Imboden sui due uomini al comando, troppo impegnati a guardarsi per preoccuparsi di chi rinviene da dietro. I quattro fuggiaschi si presentano all’arrivo, ma non c’è storia, Bontempi è tre spanne superiore e trionfa a braccia alzate davanti a Wampers, a coronamento di una prova degna di un fuoriclasse.

La doppietta a è cosa fatta,  Bontempi è “ciclone” per sempre e diventa l’italiano più temuto dalle parti di Wevelgem. Qualche anno dopo verrà SuperMario Cipollini… ma questa, davvero, è proprio un’altra storia.

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