BOJAN KRIZAJ, LO SLALOMISTA CHE BATTEVA STENMARK

krizaj.jpg
Bojan Krizaj – da slovenskenovice.si

articolo di Nicola Pucci

Nel tracciare il profilo di Bojan Krizaj si corre il rischio di dover disegnare tra la collezione dei suoi trofei una serpentina tale e quale lo slavo fu capace di fare tra i pali stretti dello slalom.

Già, perché il ragazzo che nacque a Kranj, in quell’Alta Carniola che oggi appartiene alla Slovenia ma all’epoca era sotto la bandiera della Jugoslavia di Tito, il 3 gennaio 1957, che a tre anni fu avviato al culto della sci alpino, che nel 1974, appena 17enne, ebbe battesimo internazionale ai Mondiali di St.Moritz (per intendersi, quelli della doppietta slalom/gigante di Gustavo Thoeni), che l’anno dopo fu campione europeo juniores di slalom a Mayrhofen, e che ha frequentato dopodiché il circo bianco fino al 1988… insomma, quel ragazzo schivo ma sorridente e dalla folta chioma bionda ha regalato spesso dispiaceri al re di quegli anni, forse il più grande di sempre, Ingemar Stenmark, nondimeno primatista di vittorie in Coppa del Mondo nelle discipline tecniche ma più volte battuto in slalom.

Andiamo per gradi. Dell’esordio sul palcoscenico internazionale abbiamo detto, così come dell’exploit a livello giovanile, eccoci allora alla stagione 1976/1977 in cui Krizaj, infine in pianta stabile impegnato nella principale rassegna dello sci, ovvero la Coppa del Mondo, ottiene i primi piazzamenti di un certo prestigio, ad esempio il decimo posto in gigante a Val d’Isere il 10 dicembre 1976, prima volta in carriera nella top-ten tra i grandi, per poi chiudere la stagione con un filotto – sesto, nono e settimo – nei tre slalom di Furano, Sun Valey e Voss. Dunque ci sa fare tra i pali stretti, dove denuncia intraprendenza ed ardore, così come nella disciplina più tecnica dello sci alpino, confortato da una capacità di disegnare le curve affatto trascurabile.

Krizaj ha poco più che 20 anni, e tutta l’audacia della sua giovane età, che l’anno dopo, stagione 1977/1978, lo vede già salire sul terzo gradino del podio nella prima gara in calendario, lo slalom di Madonna di Campiglio sul prestigioso tracciato della 3-Tre, alle spalle, ovviamente, di re Stenmark e dell’austriaco di turno, Klaus Heidegger. Non sa ancora, il grande “Ingo“, numero uno al mondo degli ultimi due anni nonché già dominatore da un triennio in slalom e gigante di cui è titolare delle coppette di specialità, che quell’imberbe che viene da un paese non proprio di grande tradizione alpina gli metterà qualche volta di troppo il bastone tra le ruote… pardon, tra gli sci.

Infatti, dopo quel primo podio trentino, il nostro Bojan ne metterà in bacheca ben altri trentadue, tra i quali è bene ricordare i sette in slalom gigante, specialità a lui congeniale nei primi anni di carriera, tanto da chiudere al terzo posto nella classifica riservata della disciplina nella stagione 1978/1979, dietro, altrettanto ovviamente, a Stenmark e allo svizzero Peter Luscher, che grazie all’introduzione di un nuovo metodo di calcolo dei punteggi, che avvantaggia enormemente gli sciatori polivalenti, strappa allo svedese la sfera di cristallo vinta per la terza stagione di fila l’anno prima.

Ma è tra i pali stretti dello slalom che Krizaj evidenzia velocità, ardore ed efficacia, e a Wengen, pista tra le più ammantate di fascino e blasone, coglie il 20 gennaio 1980 la prima vittoria in carriera, battendo proprio Stenmark di 17 centesimi e Paul Frommelt di 54. Il re mastica amaro, perché intuisce che non più all’orizzonte ma proprio sulla sua strada va ormai profilandosi un avversario con la A maiuscola, di quelli tosti. Prova ne sia che dopo la delusione ai Giochi di Lake Placid del 1980, dove ha sì l’onore di portare la bandiera del suo paese ma esce in slalom e chiude al quarto posto in gigante, beffato per due soli centesimi dall’austriaco Hans Enn rimontando dal settimo posto della prima manche, Krizaj conclude l’anno con il quarto posto in classifica generale, la piazza d’onore nella graduatoria riservata di slalom vinta, manco a dirlo, da Stenmark, e il sesto posto in quella di gigante.

Ormai Krizaj staziona costantemente tra i migliori, e per otto stagioni ancora sarà primo gruppo di merito in slalom. In questo lasso di tempo, certo, non diventa il nuovo fenomeno dello sci alpino, e forse neppure osava pensare di poterlo diventare un giorno vista la sua ben riconosciuta modestia, ma si toglie una discreta serie di soddisfazioni. Vincendo, dopo quella di Wengen, altre sette gare di Coppa del Mondo, inderogabilmente tutte in slalom, iscrivendo il suo nome nell’albo d’oro ancora di Wengen, Kitzbuhel, Madonna di Campiglio e per due volte della “sua” Kranjska Gora, chiudendo sul podio, terzo e secondo, nella classifica di disciplina del 1981 e del 1986, quando tiene a battesimo il nuovo astro dello sci jugoslavo, Rok Petrovic.

Gli anni passano, e se lo smalto dei ben tempi sembra sbiadirsi, nondimeno esperienza e classe fanno la differenza in quella che per Krizaj è la stagione più bella. 1986/1987, quando ormai Stenmark si avvia al capolinea e sta per esplodere la bomba Alberto Tomba, Krizaj trova quella continuità di rendimento che mai aveva avuta in passato, terminando otto volte in otto gare nei primi dieci all’arrivo, con due vittorie a Kranjska Gora e Kitzbuhel, due secondi posti a Hinterstoder e Sarajevo, il terzo posto di Wengen, due quarti a Sestriere e Madonna di Campiglio e un ottavo posto a Le Markstein. Il che, finalmente, gli vale la vittoria nella speciale classifica di slalom, coronoamento di un percorso agonistico tra i più brillanti del decennio.

Nel frattempo, Bojan, non si è fatto mancare anche la consacrazione in una grande manifestazione internazionale, mettendosi al collo la medaglia d’argento in slalom ai Mondiali di Schladming del 1982, sempre ovviamente battuto da Stenmark, e giungendo poi quinto e sesto nelle due rassegne successive di Bormio e Crans Montana. Manca, ahimé per lui, l’apoteosi olimpica, se è vero che dopo gli esordi da ragazzino ad Innsbruck, la delusione di Lake Placid e due modesti piazzamenti a Sarajevo 1984, dove ha l’onore e l’onere di leggere il giuramento degli atleti ma è solo settimo in slalom e nono in gigante, un infortunio gli nega la vetrina di Calgary 1988, dove è comunque presente e che lo vede, anche stavolta, portabandiera della sua Jugoslavia.

La carriera volge al termine, e Krizaj prende cappello da quel circo bianco a cui ha dato lustro con il suo talento spregiudicato e la sua compostezza di campione mai fuori dalle righe. Proprio come re Stenmark, che lo temeva e che fu capace di battere. E non certo per sbaglio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...