IRENE CAMBER, LA CHIMICA CHE PER PRIMA SCOPRI’ L’ORO FEMMINILE

irene-camber1
Irene Camber – da junglekey.it

artcolo di Gabriele Fredianelli

Si chiama Irene la capostipite della meravigliosa famiglia rosa della scherma che conduce fino a Elisa Di Francisca, passando per Valentina Vezzali e Giovanna Trillini e prima ancora Antonella Ragno.

Fu sua, della dottoressa Camber da Trieste, la prima medaglia italiana al femminile nella storia dei Giochi, in quella miniera inesauribile che è sempre stata la scherma per i colori azzurri. Fu la sua anche la seconda medaglia d’oro femminile italiana, dopo quella di Ondina Valla a Berlino.

Era il 1952, Olimpiadi di Helsinki, le seconde del dopoguerra. In quell’epoca alle schermitrici è concesso solo di battersi nel fioretto individuale (nel 1960, a Roma, arriverà anche la prova a squadre nella stessa arma: l’ultima barriera, la sciabola femminile a squadre, verrà superata soltanto a Pechino 2008).

Fino a quel 1952 il fioretto ha parlato solo lingue del nord o dell’est, su tutti i gradini del podio, dall’esordio a Parigi 1924 in poi: campionesse olimpiche sono state una danese (la Osiier), una tedesca (la mitica e controversa Helene Mayer), un’austriaca (la Preis) e quindi la magiara Elek, capace di vincere a distanza di dodici anni, prima e dopo la guerra. E poi di rincalzo sempre altre danesi, inglesi, ungheresi. Irene riuscirà ad imporsi scalzando proprio un mostro sacro come Ilona Elek.

Irene Camber – capelli scuri e occhi chiarissimi – viene da buona famiglia triestina. Il padre, Giulio Camber Barni, è un avvocato dai molti interessi letterari: decorato nella Grande Guerra, scrive poesie di guerra che gli valgono la definizione di ultimo poeta del Risorgimento e l’ammirazione (e la prefazione per i volumi Mondadori) di Umberto Saba, prima di morire nel 1941 sul fronte albanese.

Quando il padre muore, Irene tira già di scherma e dimostra subito talento. È nata nel 1926 ma nel 1942 è già in finale dei campionati italiani e oro nella gara a squadre sotto le insegne della Ginnastica Triestina. Intanto non tralascia gli studi: già diplomata in pianoforte, mette in stand-by la scherma e si laurea in chimica industriale, cominciando a insegnare matematica e chimica.

Quando arriva a Helsinki, nel 1952, è un’assoluta outsider o almeno così viene considerata. Non ha precedenti titoli europei o mondiali. È una delle migliori italiane, ma le azzurre all’estero non ottengono i risultati, anche perché ai Giochi hanno cominciato a partecipare solo dall’edizione di Londra nel 1948, non andando comunque oltre il settimo posto di Valleda Cesari. L’Italia, da sempre dominatrice nella scherma maschile, punta poco o nulla su quella femminile. Irene ha partecipato a quelle Olimpiadi del 1948 ma senza troppo successo.

In Finlandia Irene parte bene nel primo turno e nel secondo girone cede solo alla Elek che ha vent’anni più di lei. Nel girone di semifinale la Camber rischia l’eliminazione, afferrando comunque il quarto posto che vale la qualificazione, mentre la Elek vola ancora imbattuta. Eppure nella notte di quel 27 luglio succede l’imponderabile nel girone finale. La Camber perde due assalti e vede la medaglia allontanarsi. Ma poi anche la Elek si blocca e subisce la prima sconfitta dall’americana Mitchell (che ha battuto anche Irene) e poi perde proprio dalla Camber. Servirà il barrage finale, lo spareggio tra l’italiana e l’ungherese, per assegnare l’oro. L’assalto è a quattro stoccate: la Elek si porta sul 2-0 e poi sul 3-2. Irene pareggia e prende ad attaccare. Le luci del campo da tennis al coperto su cui si tira le danno fastidio. Le tornano in mente le parole del padre: “Nessuno può aiutarti a vincere, se non tu stessa“. Irene attacca ancora e capisce che la Elek non è al massimo della concentrazione: al terzo tentativo, piazza il 4-3 che vale l’oro e l’inizio dell’amicizia proprio con la Elek che, senza nemmeno aspettare il verdetto della giuria, si toglie la maschera e le stringe la mano. Finisce così: prima Camber, seconda Elek (che nonostante i 45 anni tirerà ancora per un quadriennio, aggiungendo altre medaglie mondiali al suo palmarès), terza la danese Lachmann, già argento a Londra 1948.

Quando arriva a Trieste con la medaglia al collo, Irene viene portata su un’auto scoperta in Corso Italia, mentre la segue un corteo di 300 lambrette. La città, ancora sotto il controllo dei militari americani (lo sarà fino al 1954), è ammantata di bandiere tricolori.

La sua carriera sarà ancora lunga. Nel 1953 a Bruxelles diventa campionessa del mondo davanti alla francese Garilhe, vincendo anche il bronzo a squadre (l’oro va all’Ungheria di Ilona Elek).

Ma la scherma non è mai una priorità assoluta. Nel 1956 una gravidanza le fa saltare Melbourne dove sarebbe la campionessa in carica. Nel 1957 è comunque oro mondiale a squadre a Parigi. In totale ai Mondiali mette insieme due ori, un argento e cinque bronzi, in meno di un decennio.

Si ritira nel 1964, dopo aver vinto il bronzo a squadre a Roma 1960 ed essere arrivata quarta a Tokyo, diventando poi commissario tecnico del fioretto femminile fino a Monaco 1972, quando vince la sua erede più prossima, Antonella Ragno, con cui aveva già diviso il bronzo di Roma. È stata inoltre due volte campionessa italiana nell’individuale e cinque volte a squadre.

Annunci

2 pensieri su “IRENE CAMBER, LA CHIMICA CHE PER PRIMA SCOPRI’ L’ORO FEMMINILE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...