ABERDEEN 1983, LA PRIMA VOLTA DI “SIR ALEX” SUL TETTO D’EUROPA

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La vittoria dell’Aberdeen in Coppa delle Coppe nel 1983 – da pinterest.com

articolo di Giovanni Manenti

Aberdeen è stata recentemente ribattezzatacapitale europea del petrolio” da quando ha potuto contare sulla raffinazione del cosiddetto oro nero scoperto nelle acque del Mare del Nord.

Potendo contare su di una popolazione superiore a 200.000 unità, Aberdeen, fondata alle foci dei fiumi Deen (da cui il nome) e Don, è la terza città della Scozia dal punto di vista demografico, preceduta solamente da Glasgow (quasi 600.000 abitanti) e dalla capitale Edimburgo, che conta poco meno di 500 mila anime.

Dal punto di vista sportivo, la città deve la sua notorietà principalmente alla squadra di football, l’Aberdeen F.C., anche se la stessa sino alla fine degli anni ’70 poteva vantare nel proprio palmarès solo un campionato scozzese nel lontano 1955, due Coppe di Scozia (1947 e 1970) e due Coppe di Lega scozzese (1965 e 1977), ben poca cosa rispetto ai trofei che arricchivano le bacheche delle due storiche rivali di Glasgow, vale a dire il Celtic ed i Rangers.

Era quello un periodo dove da circa 15 anni le due formazioni della “Old Firm” dettavano legge, basti pensare che l’ultimo titolo nazionale non appannaggio di Celtic o Rangers risaliva addirittura al 1965, quando ad imporsi fu il Kilmarnock, con i Rangers quinti ed il Celtc addirittura ottavo, un delitto di lesa maestà pagato a caro prezzo, visto che nei successivi nove campionati nessuno riuscì a contrastare lo strapotere dei biancoverdi, dominio interrotto nel 1975 e 1976 dai Rangers e con i “Bhoys” ed i “Gers” a scambiarsi la leadership nei tre anni seguenti, per un totale di ben 14 stagioni in cui la palma del campione scozzese aveva la propria fissa dimora a Glasgow.

E, come storia insegna, quando un dominio assume la forma di una tirannia, per sconfiggerlo occorre l’avvento di un “Braveheart” (visto che siamo in Scozia…), oppure, se vogliamo incanalarla sul mistico, di un “Messia” in grado di resuscitare le sorti di un altro club in grado di recitare la parte del guastafeste o di terzo incomodo se preferite, e l’Aberdeen ha la fortuna che questo personaggio, battezzato all’anagrafe come Alex Ferguson, scelga proprio la città petrolifera per iniziare la propria scalata che lo porterà in futuro ai massimi vertici del calcio mondiale.

Nato curiosamente l’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre 1941 (mai come in questo caso è lecito ricordare il detto evangelico de “Beati gli Ultimi, saranno i Primi…“), Ferguson ha avuto un discreto trascorso da giocatore nel ruolo di attaccante, avendo anche militato per due stagioni – dal 1967 al 1969 – nelle file dei Glasgow Rangers, nel periodo di massimo splendore degli odiati rivali cittadini del Celtic, contro cui disputa la FA Scottish Cup Final del 1969, risultando pesantemente sconfitto per 0-4.

Ferguson – non ancora “sir Alex“, onorificenza che riceverà in seguito per meriti sportivi – giunge ad Aberdeen nell’estate 1978 dopo una più che positiva esperienza al Saint Mirren, condotto nel 1977 alla promozione dalla “First Division” alla “Scottish Premier League“, conclusa in un’onorevole ottava posizione, ed i suoi benefici effetti si evidenziano sin dalla prima stagione, che i “Donsconcludono in quarta posizione, raggiungendo anche la finale della Scottish League Cup, venendo superati proprio dai Glasgow Rangers per 2-1.

Il suo primo anno a “Pittodrie” convince Ferguson di avere a disposizione il materiale umano per ambire a qualcosa di più di semplici piazzamenti, visto che può contare su di una delle più forti coppie centrali difensive della storia del calcio scozzese, formata da Alex McLeish e Willie Miller, mentre in fase offensiva ha a disposizione l’estrosa ala destra Gordon Strachan per alimentare la vena realizzativa di Steve Archibald, James Jarvie e Mark McGhee.

Con una compagine così ben amalgamata, Ferguson è pronto a sfidare i campioni in carica del Celtic per la conquista del titolo del 1980, stagione in cui le due squadre sono protagoniste anche nelle coppe nazionali, con l’Aberdeen che raggiunge per il secondo anno consecutivo la finale della Scottish League Cup – venendo nuovamente sconfitti, stavolta dal Dundee United – e viene eliminato dai Rangers per 0-1 nella semifinale della FA Cup, al cui atto conclusivo giunge viceversa il Celtic per l’ennesima “Old Firm Final“.

In campionato, la sfida tra rossi e biancoverdi si gioca punto a punto sino all’ultima giornata e risulta determinante per la vittoria finale il successo conquistato dai “Dons” proprio in casa dei rivali a tre giornate dal termine, con un 3-1 certificato Archibald, McGhee e Strachan, visto che la classifica finale li vede sopravanzare il Celtic di un solo punto (48 a 47), conquistato nel recupero del 7 maggio 1980 con il pari esterno per 1-1 contro il Partick Thistle per riportare a casa un titolo che mancava da 25 anni.

E’ questo l’inizio del periodo d’oro della storia del club che, nei successivi sei anni con Ferguson alla guida, conquista altri due titoli di campione scozzese (1984 ed 1985), ben quattro FA Scottish Cup (1982, 1983, 1984 e 1986) ed una Scottish League Cup nel 1986, ma al tecnico di Glasgow gli allori nazionali non sono sufficienti, lui desidera la gloria europea ed è convinto che i suoi ragazzi siano in grado di poterlo soddisfare in questa sua aspirazione.

Eliminato agli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1981 dai futuri vincitori del Liverpool (0-1 in casa, travolto 0-4 ad Anfield), e raggiunto il terzo turno della Coppa Uefa 1982, dove viene superato dai tedeschi dell’Amburgo dopo aver vinto l’andata 3-2 a Pittodrie solo per essere rimontati 1-3 al ritorno in Germania, l’Aberdeen affronta, da detentore della Coppa di Scozia, la Coppa delle Coppe 1983 ritenuta, a giusta ragione, come la più abbordabile delle tre competizioni Uefa all’epoca vigenti.

Tale edizione, però, sfugge un attimino a detta regola, in quanto per le quattro potenze europee, vale a dire Inghilterra, Italia, Germania e Spagna, sono iscritti club di primaria importanza che già hanno a loro conto diversi successi a livello continentale, e cioè Tottenham, Internazionale, Bayern, Real Madrid e Barcellona (quest’ultimo quale detentore del trofeo), e scusate se è poco, con in più il fatto che l’Aberdeen deve sottoporsi anche ad un turno preliminare per ridurre le partecipanti da 34 a 32 e dar così luogo al sorteggio per i sedicesimi.

Preliminare che, peraltro, si risolve per gli scozzesi in poco più di un allenamento, visto che i malcapitati svizzeri del Sion vengono sommersi per 7-0 nelle “Highlands” con Black mattatore con una tripletta, successo replicato al ritorno con un comodo 4-1 tra i “Quattro Cantoni“.

L’ingresso nella competizione vera e propria consente di confermare la forza dell’assetto difensivo della compagine allenata da Ferguson, che nel frattempo vede schierato tra i pali quale estremo difensore Jim Leighton, laddove si consideri che la stessa resta inviolata sia nei sedicesimi (1-0 e 0-0 contro la Dinamo Tirana) che negli ottavi (2-0 e 0-0 ai polacchi del Lech Poznan) e può ora apprestarsi ad affrontare le sfide più delicate, dato che delle citate “Big Fivesi è perso per strada il solo Tottenham, peraltro eliminato dai tedeschi del Bayern Monaco, finalisti di Coppa dei Campioni l’anno prima, sconfitti per 0-1 dall’Aston Villa.

Ed il sorteggio propone ai “Donsproprio i bavaresi che, se pur non sono più lo squadrone schiacciasassi degli anni ’70 con i vari Maier, Beckenbauer e Mueller, possono pur sempre contare sul “vecchio” Breitner, ora spostato a centrocampo dall’originario ruolo di terzino, su Augenthaler in difesa e su di una coppia di attaccanti di sicuro affidamento quali Dieter Hoeness e Rummenigge.

Ma anche i teutonici devono far i conti con la retroguardia scozzese che, nell’andata all’Olympia Stadion, li imbriglia sullo 0-0 di partenza, rimandando ogni decisione al ritorno in un Pittodrie completo in ogni ordine di posti.

Lo 0-0 in trasferta non è mai un risultato di per sé rassicurante dato il valore doppio delle reti segnate in trasferta e se ne rendono ben presto conto i 24.000 supporters scozzesi quando, dopo appena 11′ di gioco, Augenthaler porta in vantaggio il Bayern con una gran conclusione da fuori su punizione calciata da Breitner.

Una mazzata da uccidere un toro, ma non i “Braveheart” dell’Aberdeen, che prima del riposo riescono a rimettere il punteggio in parità grazie a Simpson pronto a ribattere in rete un corto rinvio dello stesso Augenthaler.

Con lo “score” che ancora favorisce i tedeschi, l’obiettivo qualificazione sembra sparire del tutto quando, poco dopo l’ora i gioco, è Pflugler a riportare avanti i suoi sfruttando al volo un cross al bacio di Dremmler e, con meno di mezz’ora al termine delle ostilità, riuscire a segnare due reti appare un’impresa a dir poco titanica, tanto più che quindici minuti dopo la situazione non è affatto mutata.

Ferguson gioca le carte McMaster (entrato al 66′ in luogo di Kennedy) ed Hewitt che al 76′ rimpiazza Simpson, mentre il Bayern non muta il proprio undici di partenza, e la ventata di freschezza paga subito quando un calcio di punizione calciato da Strachan vede l’avanzato McLeish incornare in rete per il punto del 2-2 che risolleva le speranze dei supporters locali.

Tifosi che non credono ai propri occhi quando, appena un giro di lancette dopo, il portiere tedesco Muller non trattiene una conclusione di Black per il tap-in vincente proprio del subentrato Hewitt per il definitivo 3-2 che schiude all’Aberdeen le porte per la prima semifinale europea della loro storia.

E quella dei “Dons” non è l’unica sorpresa dei quarti, in quanto il Barcellona viene clamorosamente estromesso dall’Austria Vienna (0-0 al Prater, 1-1 al Camp Nou, vedi i goal in trasferta…) ed i belgi del Waterschei ribaltano al ritorno ai supplementari lo 0-2 subito al Parc des Princes dal PSG di Fernandez, Susic, Bathenay, Kist e Rocheteau (tanto per capirsi), mentre il Real Madrid ha, come di consueto in quegli anni, la meglio sull’Inter (1-1 a San Siro e 2-1 al Santiago Bernabeu).

Come può una compagine che ha compiuto un simile exploit contro il Bayern temere i relativamente modesti belgi del Waterschei, e, difatti, dopo meno di 5′ dal fischio d’inizio del match di andata a Pittodrie il punteggio è già di 2-0 per poi assumere le dimensioni finali di 5-1 che consentono ai ragazzi di Ferguson di amministrare il vantaggio al ritorno, con una indolore sconfitta per 0-1, ed ora il sogno sta per avverarsi, avendo staccato il biglietto per la finale di Goteborg contro le “merengues” che, a loro volta, si sono sbarazzati abbastanza facilmente dell’Austria Vienna, confezionando al ritorno il 3-1 dopo il pari per 2-2 dell’andata nella capitale austriaca.

La finale europea è in programma per l’11 maggio 1983 allo Stadio Ullevi di Goteborg e, particolare da non sottovalutare, l’Aberdeen si è nel frattempo qualificato anche per la FA Scottish Cup avendo superato per 1-0 in semifinale il Celtic, il cui atto conclusivo è fissato per il 21 maggio ad Hampden Park, due appuntamenti che possono trasformare la stagione dei “Dons” in qualcosa di memorabile e, forse, irripetibile.

Ciò che viceversa, può diventare un incubo per il Real guidato dalla “Saeta Rubia” Alfredo Di Stefano che, ad inizio maggio, ha clamorosamente perso la “Liga” all’ultima giornata venendo sconfitto per 0-1 al Mestalla dal Valencia per consentire ai baschi dell’Athletic di Bilbao di scavalcarlo in classifica (50 a 49), riscattandosi a quattro giorni dalla finale europea matando al Bernabeu lo Sporting Gijon per 6-0 nell’andata della semifinale di Copa del Rey.

I “Blancos” possono contare tra le loro fila stelle quali il terzino Camacho, i due stranieri Metgod e Stielike e, soprattutto, la coppia di “delanteroscostituita da Juanito e Santillana, quest’ultimo capocannoniere della competizione con 8 reti davanti allo scozzese McGhee, che ne vanta 6 al proprio conto.

E, quando l’arbitro italiano Gianfranco Menegali dà il fischio d’avvio alla gara, iniziano sin da subito i fuochi d’artificio, sotto forma dell’immediato vantaggio scozzese firmato da Eric Black al 6′ dopo che la stessa punta aveva tre minuti prima colpito la traversa con una deviazione al volo su cross del solito Strachan.

Neppure il tempo di metabolizzare il vantaggio che il Real si trova sul pari, grazie ad un calcio di rigore concesso dal direttore di gara per fallo dell’estremo difensore Leighton su Santillana, lesto ad approfittare di un retropassaggio di McLeish al portiere, rallentato dal terreno pesante; dal dischetto Juanito non fa sconti e, dopo meno di un quarto d’ora di gioco, siamo già sul punteggio di 1-1.

Concluso il primo tempo senza ulteriori emozioni, nella ripresa è l’Aberdeen a stringere d’assedio la porta spagnola ed Augustin deve ricorrere agli straordinari per intercettare di piede una conclusione di Strachan, deviare un colpo di testa a colpo sicuro di Black e quindi bloccare una conclusione da fuori di Cooper, prima che un ultimo spunto di Strachan proprio al 90′ mandasse la sfera a lambire la traversa.

Niente da fare, vanno in scena i supplementari e già si vedono le idee dei due tecnici, con Ferguson che manda in campo Hewitt in sostituzione di Black per aver più freschezza in attacco e Di Stefano che, di contro, rinforza la difesa con San José al posto di Camacho con il chiaro intento di puntare alla lotteria dei calci di rigore, ancor più accentuato con l’ingresso di Salguero verso la fine del primo tempo supplementare a rilevare Isidro che, poco prima, aveva rischiato il penalty per un dubbio intervento in area su Cooper.

Soluzione, quella dei calci di rigore, che non soddisfa Ferguson ed i suoi che, difatti, riescono a risolvere il loro favore il match al 112′ quando è McGhee, spostatosi lungo l’out sinistro, a ricevere un passaggio di Weir, farsi largo tra un paio di difensori ed effettuare un cross sul quale è proprio il nuovo entrato Hewitt, già giustiziere del Bayern ai quarti, ad anticipare di testa l’uscita, nella circostanza non irreprensibile, di Augustin per il punto del 2-1 che sancisce il trionfo scozzese, terza squadra del suo paese a conquistare una coppa europea, dopo il successo del Celtic in Coppa Campioni nel 1967 e dei Rangers in Coppa delle Coppe nel 1972.

Sull’onda dell’entusiasmo, l’Aberdeen si presenta 10 giorni dopo ad Hampden Park per la finale di coppa contro i Rangers, risolta ancora una volta ai supplementari grazie stavolta ad una rete di Black per l’1-0 definitivo, mentre di contro, provate ad immaginare un po’, il Real Madrid viene sconfitto per 1-2 dal Barcellona di un certo Diego Armando Maradona nella finale di Copa del Rey disputata il 4 di giugno a La Romareda di Saragozza, per una rete realizzata da Marcos proprio al 90′.

Quando si dice gli opposti destini…

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