OLGA KORBUT, IL “PASSERO DI MINSK”

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Olga Korbut – da pinterest.com

articolo di Giovanni Manenti

Conclusa, per ragioni anagrafiche (e non solo) l’era della “divina” Vera Caslavska dopo i trionfi alle Olimpiadi di Città del Messico 1968, l’universo della ginnastica femminile è pronto a raccogliere come sua legittima erede la sovietica Ludmilla Tourischeva, emersa in tutta la sua grandezza ai Mondiali di Lubiana 1970 dove si afferma nel concorso generale individuale e a squadre, cui abbina l’oro nel corpo libero, l’argento alle parallele asimmetriche ed il bronzo al volteggio.

E’ lei, pertanto, ventenne di origini cecene, essendo nata a Grozny nell’ottobre 1952, la punta di diamante della rappresentativa dell’Unione Sovietica ai Giochi di Monaco 1972, dove la sua Federazione intende rinverdire i fasti della grande Larisa Latynina e riportare la ginnastica ai massimi vertici olimpici dopo aver dovuto subire per due edizioni la supremazia della cecoslovacca Caslavska.

Alta, fisico statuario, di una bellezza imbarazzante, nonché ovviamente dotata di classe cristallina, la Tourischeva ha tutto dalla sua parte per emergere ai massimi livelli e non potrebbe esservi “testimonial” migliore per il proprio paese in un’epoca in cui ancora lo sport è teatro di confronto nell’ambito della “Guerra Fredda” tra le due superpotenze Urss e Stati Uniti, ancora lontane da un effettivo disgelo.

Solo non sa, o meglio, finge di non sapere, la bella Ludmilla che proprio all’interno della sua squadra è presente colei che ne offuscherà la visibilità alle Olimpiadi tedesche, una ragazzina appena diciasettenne dal fisico minuto (appena 150cm. per 38kg.) ma di una grazia inimmaginabile e che diviene la prima a spostare i termini della ginnastica mondiale dagli esercizi statici e convenzionali verso un’era di acrobazie ed innovazioni che si possono permettere solo le “ginnaste bambine” dal fisico ancora acerbo e pertanto molto più elastico.

Proviene anch’essa da una delle tante repubbliche che costituiscono l’impero sovietico, la Bielorussia, essendo nata a Grodno, città al confine con Lituania e Polonia, nel maggio 1955, la piccola Olga Korbut, la quale ha dentro di sé una tale rabbia e voglia di affermarsi per riscattarsi di tutte le ristrettezze che la vita le ha riservato nella sua infanzia, forgiandole un carattere inversamente proporzionale alla sua esile corporatura.

Come avrebbe altrimenti potuto superare la piccola Olga le difficoltà di essere l’ultima di quattro sorelle, figlia di un padre alcolizzato e di una madre cuoca in una bettola, la cui educazione è affidata alla primogenita Irina, di nove anni maggiore di lei, dovendo sbarcare il lunario con la miseria di 8 rubli al mese in una stanza di 15 metri quadrati…

Questa situazione di assoluta povertà determina in Olga lo svilupparsi di un complesso di inferiorità nei confronti del prossimo tale da far scattare in lei, come arma di autodifesa, una elevata ostinazione nell’affinare una volontà ed una determinazione che divengono le basi per la successiva affermazione a livello internazionale.

La sua “fortuna” (il “virgolettato” è d’obbligo) è quella di aver incontrato in Renald Knysh, che ne intuisce le potenzialità quando Olga ha appena cinque anni, il tecnico che si prende cura di lei, sottoponendola ad esercizi duri e massacranti ai quali si sottopone con una certa riluttanza in quanto le provocano forti dolori lombari e ripetuti infortuni alle caviglie poiché l’allenatore pretende l’esecuzione di movimenti difficilissimi mai provati fino ad allora, come il “salto mortale rovesciato” alla trave oppure il passaggio dorsale tra le due sbarre alle parallele asimmetriche, tutti sacrifici che la Korbut sostiene con l’obiettivo di uscire per sempre dalla sua misera vita.

Ma quando Knysh – che manifesta verso la sua “piccolaun’attrazione morbosa al punto di chiederle di vivere con lui dopo i Giochi di Monaco 1972 nonostante vi siano trent’anni di differenza tra i due (nella sua autobiografia la Korbut riferirà di aver subito ripetute violenze sessuali da parte del coach) – ritiene di poter presentare la “sua creatura” a Yuri Titov ed alla citata Larisa Latynina, rispettivamente capo della Federazione ed allenatrice della squadra femminile di ginnastica dell’Urss, entrambi rimangono sbigottiti dalle innovazioni nei movimenti portate dalla ragazzina, poiché nessuna al mondo prima di lei si è dimostrata in grado di eseguire un “doppio salto mortale all’indietro” nel corpo libero o nell’uscita dalle parallele, aggregandola – sia pur come riserva – alla spedizione per i Mondiali di Lubiana e gli Europei di Minsk, rassegne nelle quali brilla la stella Tourischeva.

Probabilmente ha meno classe della sua connazionale, Olga, ma nessuno può contrastare la forza interiore che si porta dentro e che le fa vincere la Coppa dell’Urss proprio a Minsk, capitale della sua Bielorussia, con cui le si schiudono definitivamente le porte per un posto da titolare alle Olimpiadi di Monaco, sua prima grande competizione a livello internazionale.

La gara di entrata è, come di consueto, la prova a squadre, in programma il 27 (con gli obbligatori) ed il 28 (con i liberi) agosto alla Sports Halle di Monaco di Baviera, e nella quale la Korbut dà un primo saggio della sua abilità eseguendo, cosa mai effettuata sino ad allora, il “salto mortale all’indietro” alla trave, contribuendo con un punteggio complessivo di 76,700 all’oro dell’Unione Sovietica con 380,500 punti davanti alla Germania Est (376,550) e all’Ungheria (368,250).

Lo “score” di 76,700 realizzato dalla Korbut è il terzo assoluto dopo il 76,850 realizzato a pari merito dalla Tourischeva e dalla tedesca est Karin Janz, punteggio che viene dimezzato per il concorso generale individuale che va in scena due giorni dopo, il 30 agosto, ed al quale le ginnaste aggiungono la valutazione dei loro esercizi liberi alle quattro distinte specialità, circostanza che può consentire alla Korbut di colmare il gap iniziale di 0,750 punti rispetto alle citate sue avversarie.

Purtroppo Olga non è al meglio della condizione, i dolori alla schiena la perseguitano e deve fare ricorso a delle iniezioni di novocaina per lenire le fitte che gli provocano gli allenamenti che il suo coach la obbliga comunque a proseguire, riuscendo comunque bene o male a presentarsi in pedana.

Nella prima rotazione al corpo libero, Olga libera tutta la naturalezza data dalla sua gioventù, cui unisce un sorriso accattivante che conquista i giudici che la premiano con un 9,800 secondo solo al 9,900 della Tourischeva, ma che le consente di sopravanzare la Janz, valutata 9,700, per poi ottenere un risultato di 9,650 al volteggio, identico a quello delle sue avversarie, rimandando la decisione per l’assegnazione dell’oro alle prove alle parallele asimmetriche ed alla trave, suoi “cavalli di battaglia“.

Ma, quando meno te lo aspetti, giunge inattesa la classica “buccia di banana” – peraltro non inusuale nei concorsi ginnici, dove il coefficiente di difficoltà è elevatissimo – sotto forma di un banale errore in un passaggio alle parallele asimmetriche che le fa perdere l’equilibrio con conseguente caduta, oltretutto ripetuta una seconda volta, che non può che far valutare il suo esercizio con un mediocre 7,500 che la relega addirittura al settimo posto della classifica finale, vinta dalla Tourischeva con 77,025 punti davanti alla Janz (76,875) ed all’altra sovietica Tamara Lazakovich (76,850).

Per capire la portata dell’errore, basti pensare che, qualora la prova di Olga fosse stata valutata appena 9,500 (che avrebbe rappresentato il più basso dei suoi punteggi, avendo ottenuto 9,800 sia al corpo libero che alla trave e 9,650 al volteggio), ciò sarebbe stato sufficiente a farle conquistare il titolo olimpico, ma se ha perso l’oro, la Korbut ha conquistato il pubblico, colpito dai singhiozzi dell’adolescente che vengono ripresi dalle telecamere e trasmessi sul tabellone presente in sala, il quale, nel silenzio più totale, si produce in un applauso ritmato che cresce come un’onda riuscendo a strappare alla delusa ragazzina un sorriso e la promessa al suo mentore Knysh che il giorno dopo si presenterà per gli esercizi ai singoli attrezzi come se nulla fosse accaduto.

E così è, con la “debacle” alle parallele asimmetriche che non incide sull’ammissione alle finali di specialità in quanto calcolate sulla media di quanto ottenuto la prima giornata nella prova a squadre, e dove, ironia della sorte, la Korbut – partita da 9,650 rispetto al 9,775 della tedesca est Janz – non riesce a migliorare la sua posizione, conquistando la medaglia d’argento, ma con un punteggio di 9,800 largamente superiore a quanto le sarebbe bastato per vincere il concorso generale individuale.

Ma oramai è inutile “piangere sul latte versato“, occorre andare avanti e dimostrare di meritare l’affetto che il pubblico, che l’ha oramai adottata, le manifesta e, dopo un quinto posto al volteggio (la specialità che meno le si addice), ancora appannaggio della Janz, ha la possibilità di mettere a frutto gli insegnamenti e i duri allenamenti a cui Knysh l’ha sottoposta in tutti questi anni.

Dapprima si esibisce alla trave, dove parte con un leggero svantaggio rispetto alla Lazakovich (9,500 a 9,575), largamente colmato grazie all’oramai già divenuto celebre “salto mortale all’indietro“, premiato con un 9,900 dalla giuria che le consente di scavalcare la connazionale e conquistare la sua prima medaglia d’oro a livello individuale.

Resta ora il confronto più atteso, vale a dire quello al corpo libero, dove è la Tourischeva a presentarsi con il miglior punteggio di partenza (9,750), rispetto alla Korbut (9,675) ed alla Lazakovich (9,650) e la domanda che in molti si pongono è se a prevalere sarà la grazia e la classe cristallina della più celebre Ludmilla oppure la leggerezza, mista ad un pizzico di sfrontatezza, del piccolo “passero di Minsk“, come la stampa internazionale lìha oramai ribattezzata.

Alla fine, il verdetto della giuria, forse in parte condizionato dal pubblico che riserva all’esibizione della Korbut un’autentica ovazione, premia quest’ultima, con un 9,900 che le consente di superare la Tourischeva, al cui esercizio viene assegnato un comunque eccellente 9,800, per il suo secondo oro individuale che la fa diventare la regina indiscussa dei Giochi di Monaco e trasformare in un sorriso smagliante quelle lacrime che avevano commosso non solo gli spettatori presenti, ma il mondo intero dopo la sfortunata prova alle parallele asimmetriche nel concorso generale.

E poco importa se, in futuro, dopo la traumatica separazione da Knysh, è ancora la Tourischeva a venire privilegiata dalle giurie, con i suoi cinque ori agli Europei di Londra 1973 (dove la Korbut è solo argento nel concorso generale individuale) o i quattro, oltre ad un argento ed un bronzo, ai Mondiali di Varna 1974 (in cui anche Olga dice la sua, con due ori e quattro argenti), poiché la ribalta e la gloria olimpica che le ha riservato l’edizione di Monaco 1972 dei Giochi a cinque cerchi nessuno potrà mai toglierle.

Entrambe sperano di incrementare i rispettivi palmarès presentandosi anche ai Giochi di Montreal 1976, ma la rotazione nella ginnastica è vorticosa e già in patria devono fare i conti con la diciannovenne Nellie Kim, nativa del Tajikistan, mentre fuori dai confini sta per brillare la stella di colei che rappresenterà l’indiscusso punto di svolta tra la ginnastica tradizionale e quella moderna, vale a dire la rumena Nadia Comaneci, della quale la Korbut si può comunque considerare essere stata un’ideale apripista.

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