GEORGE NEPIA, UN MAORI TRA GLI “INVINCIBILI”

nepia.jpg
George Nepia in azione – da plus.google.com

A raccontare dei campioni che con la palla ovale hanno vestito la maglia “tutta nera” della Nuova Zelanda, si rischia di far notte fonda, per quanti ce ne sono. Facciamo allora un bel salto indietro, di quasi 100 anni, e andiamo a trovare uno di loro, che diede spettacolo ma pagò dazio al fatto di non essere di sangue puro.

Già, proprio George Nepia, che ebbe modo di realizzare un’impresa statistica senza precedenti, e mai più ripetuta, nel biennio 1924-1925 che vide gli All Blacks dar lezione di rugby in giro per la Gran Bretagna, la Francia e il Canada con un team che tutti conoscono e che a distanza di tempo viene ancora chiamato gli “Invincibili“.

La Nuova Zelanda giocò una serie di 32 partite, tra cui 4 test match contro Irlanda (6-0 a Dublino), Galles (19-0 a Swansea), Inghilterra (17-11 nel “tempio” di Twickenham) e Francia (30-6 a Tolosa) e mai conobbe l’onta della sconfitta. Nepia, giovanotto di bellissime speranze, aveva solo 19 anni ma di quel manipolo di campionissimi era l’estremo, ed ebbe l’onore di esser presente in ognuna di queste 32 memorabili sfide. Ciò gli valse gloria perpetua, ed ancora oggi quando i racconti rimandano agli “Invicibili“, è suo il volto che più di ogni altro viene alla mente, seppur quella squadra vantasse altrettanti leggendari fuoriclasse, del nome di Bert Cooke, Mark Nicholls e i fratelli Cyril e Maurice Brownlie, oltre a capitan Cliff Porter che, ahimé per lui, fu costretto però a saltare ben 15 partite per un infortunio.

Fatto curioso, negli anni successivi Nepia, mani forti, calcio preciso e impeccabile senso della posizone, oltre ad una massiccia dose di personalità tanto che in quel prestigioso “tour” ebbe un altro onore ancora, cioè quello di guidare la “haka”, venne raramente selezionato con la Nuova Zelanda. Ad esempio, avrebbe dovuto prender parte nel 1928 ad una tourneé in Sudafrica, ma per la sua discendenza maori, lui come un altro buon giocatore, il mediano di mischia Jimmy Mill, fu escluso dalla squadra per via dei pregiudizi razziali imperanti nel paese africano.

Nepia, infatti, viene alla luce il 25 aprile 1905 a Wairoa, cittadina del litorale orientale dell’Isola del Nord che trova posizione entro i confini della regione di Hawke’s Bay, e frequentando da ragazzo il Maori Agricultural College, uno scuola di mormoni, viene avviato alla pratica del rugby da un anziano insegnante americano, prima di venir notato dal coach della squadra locale, Norman McKenzie, che nel 1922 lo inserisce in formazione.

Dopo aver esordito come terza linea centro, nel 1924 viene dirottato nel ruolo di estremo su suggerimento di Luxford Peeti, padre dell’amico Lui Paewai, altro prodigio in divenire. E da quel momento l’ascesa di Nepia è tanto veloce e costante da diventare un asso della Hawke’s Bay, per poi venir subito aggregato agli All Blacks, in preparazione al tour che diverrà dei fenomenali “Invincibili“.

Il talento è naturale, a cui Nepia associa un fisico robusto per una stazza di 1.75 m in 82 kg di corporatura assolutamente poco comune per i parametri dell’epoca, il che significa che non è molto più piccolo dei poderosi compagni che giocano in avanti. Calcia con potenza e difende con ferocia, è un maestro del tackle e non sa cosa sia la paura, pensate un po’ voi, nel recuperare la palla sugli accorrenti avversari. Ma c’è anche un settore del gioco che non lo vede primeggiare, perché nessuno è perfetto, e questo è il calcio tra i pali, se è vero che nelle 32 partite del tour del 1924-1925 mette a segno 31 trasformazioni e 4 punizioni per un totale di 77 punti ma il compito spetta, più che a lui, a Mark Nicholls. Nei 9 test match disputati in carriera segnerà solo 5 punti, frutto di una trasformazione e di una punizione contro l’Australia a Sydney nel 1929.

Lo stupore con cui vengono accolte le prestazioni di Nepia nel tour in Gran Bretagna degli “Invincibili” è espresso in un eloquente omaggio di un famoso giornalista britannico, che ebbe a dire che “non è in questione se Nepia sia l’estremo più forte del mondo. Si tratta di stabilire chi sia in grado di allacciargli i lacci dei suoi stivali di Cotone di Oxford“.

Con gli All Blacks il curriculum di Nepia conosce fasi alterne, tra sporadiche apparizioni e tourneé invece che lo vedono assoluto protagonista, come contro i British Lions nel 1930, ultima sua convocazione con la Nuova Zelanda. Motivo? Ovviamente le quesioni legate all’esser Maori in Sudafrica nel 1928, appunto, così come il tempo da dover dedicare all’agricoltura nella East Coast, oppure ancora un equivoco sulla sua disponibiltà per il tour in Gran Bretagna del 1926-1927, in ultima istanza l’infortunio alla schiena che nel 1929 lo costringe ad abbandonare il terreno nel primo match del tour in Australia.

Nel 1935, ormai veterano, viene richiamato in preparazione per la tourneé contro i British Lions. Ma durante la grande depressione dei primi anni Trenta, Nepia ha giocato poco a rugby e, arrugginito com’è dalla poca attività,  mostra chiari segnali  di decadenza. Niente da fare, non sarà della partita. Nondimeno, nel 1935 è capitano del team Maori della Nuova Zelanda in un tour in Australia.

Colpito da gravi difficoltà finanziarie durante la grande depressione, Nepia decide  di garantire il futuro della sua famiglia accettando l’offerta di giocare nel campionato della Gran Bretagna, prima nella Streatham and Mitcham League, che però in quanto amatoriale lo esclude, poi ad Halifax. Torna così in Nuova Zelanda nel 1937 e quell’anno si impegna in campionato per Manukau, disputando con la Nuova Zelanda Maori il vittorioso match con l’Australia, 16-15.

Quel che succede poi nulla aggiunge e nulla toglie alla grandezza del campione che fu. La Seconda Guerra Mondiale blocca il rugby, reintegrando Nepia solo nel 1947 per un paio di partite per la rappresentativa della East Coast, infine nel 1950, ormai 45enne, per un sorta di esibizione con l’Olympians Club, per poi proseguire l’attività sui terreni di rugby come arbitro.

Nonostante le assenze Nepia chiude con 129 partite all’attivo, di cui 46 con gli All Blacks, 23 con i Maori e 43 a livello provinciale con Hawke’s Bay e East Coast. Pare che fosse bravo anche con il canto, tanto che la sua “Sotto la luna Maori” è stata prodotta dall’etichetta Decca Records… quel che è certo è che George Nepia con la palla ovale tra le mani era un fuoriclasse. E con gli All Blacks ha scritto una pagina di rugby destinata all’immortalità: si chiamavano “Invincibili“.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...