DELGADO E LA VUELTA 1985 STRAPPATA A MILLAR

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Pedro Delgado all’attacco – da pedrodelgado.com

Il ciclismo, da sempre, è storia di imboscate e tradimenti, beffe e ribaltoni di fronte. Come quel che accadde alla Vuelta del 1985, quando un giovanotto che veniva dal Regno Unito, lo scozzese Robert Millar, credeva ormai di aver battuto l’eroe di Spagna, Pedro Delgado, facendosi invece soffiare da sotto il naso un successo ormai quasi messo in cassaforte.

L’edizione numero 40 del Giro di Spagna ha in calendario un prologo e diciotto tappe, da disputarsi a cavallo tra il 23 aprile e il 12 maggio, per complessivi 3.474 chilometri di sudore. Il francese Eric Caritoux, sorprendente trionfatore l’anno prima, capeggia la lista degli allineati al via, tra questi l’irlandese Kelly, compagno di squadra di Caritoux alla Skil, gli olandesi Winnen e Rooks che si dividono i gradi di capitano in seno alla corazzata Panasonic, appunto Millar che veste la casacca della Peugeot, il teutonico Dietzen che corre per la Teka e Gianbattista Baronchelli che difende le chance dell’Italia e della Supermercati Brianzoli. Gli iberici, al solito, investono grosso sulla corsa di casa e affidano velleità di vittoria non solo a Delgado, quarto l’anno prima e che fa coppia col giovane e promettentissimo Pello Ruiz Cabestany in casa Orbea-Gin MG, ma anche al “vecchioVicente Belda, che fu terzo nel 1981, Faustino Ruperez, vincitore nel 1980, e Alvaro Pino compagni di squadra alla Zor, e Pedro Munoz, delfino di Battaglin proprio nell’edizione del 1981. Su tutti loro incombe, pericolosa ma forse non così tanto da poter ambire al podio finale, la minaccia dei colombiani Herrera, Parra e Francisco “Pacho” Rodriguez, che adorano le asperità spagnole e troveranno terreno adattissimo alle loro ambizioni.

Si comincia da Vallodolid con un prologo di 5,6 chilometri che assegna all’olandese Bert Oosterbosch, specialista dello sforzo breve, la prima maglia “amarillo. Ad onor del vero le prime tappe regalano gioie, tante, agli stranieri che si impongono in sequenza con il belga Planckaert a Zamora, l’irlandese Kelly ad Orense nel giorno in cui un campioncino in divenire, il poco più che 20enne Miguel Indurain, si veste delle insegne del primato, momento che per lui diverrà consuetudine non molti anni dopo, Baronchelli che anticipa Giovanni Mantovani a Santiago di Compostela ed ancora Planckaert a Lugo. Gli spagnoli mancano dalle prime posizioni ai traguardi di giornata ma si sa, se non ci sono colli da scalare, per loro son vacche magre.

Difatti, al settimo giorno, dopo il trionfo di Echave ad Oviedo, i Laghi di Covadonga chiamano i pretendenti alla vittoria finale al primo test probante, e Delgado, dopo aver atteso che si spengesse l’ardore di Millar ed Herrera che avevano provato a forzare i tempi, stacca tutti e vince in solitario con 12 secondi sullo stesso Millar, 16 su Pino e 20 su Parra e Cabestany, detronizzando Indurain e a sera trovandosi leader della corsa, scortato dal compagno Cabestany a 7 secondi di distanza.

Ma è solo l’inizio dei fuochi d’artificio destinati ad infiammare la corsa fino al traguardo finale di Salamanca. Il giorno dopo lungo le rampe del Collado de la Hoz, del Collado de Ozalba, della Collada de Carmona, del Puerto de Palombera e all’arrivo ad Alto Campoo è proprio Cabestany ad approfittare del cedimento del capitano, staccato di quasi quattro minuti, chiudendo il terzetto in fuga alle spalle del colombiano Agudelo e di Millar per vestire a sua volta la maglia di capoclassifica con soli 6 secondi d vantaggio su Millar che diventa, di fatto, il pretendente più accreditato alla vittoria finale. Tanto più che nei giorni successivi, a Tremp dove Kelly batte di una spanna Baronchelli, il britannico scalza Cabestany, Delgado, in evidente difficoltà, perde ancora tempo prezioso e il colombiano Rodriguez, quando la corsa abborda i Pirenei, si impone nell’arco di sole 24 ore ad Andorra e nella cronoscalata di Pal.

Situazione dunque delinata, con Millar che comanda la corsa, Rodriguez che insegue a 13 secondi e Cabestany che occupa il provvisorio terzo gradino del podio con un margine di disavanzo di 1 minuti 55 secondi. Parra e Delgado accusano un ritardo maggiore e sono in quarta e quinta posizione, quando il calendario propone la cronometro di Alcalà de Henares, 43 chilometri contro le lancette che consentono a Cabestany, il più veloce del lotto, di accorciare ad 1 minuto 15 secondi le distanze da Millar, che si difende con i denti concedendo solo 3 secondi a Rodiriguez e conservando la maglia amarillo per 10 secondi. Delgado perde ancora due minuti e con un distacco di oltre 6 minuti nessuno, ma proprio nessuno, lo accredita più di una sola possibilità non solo di vittoria finale, ma anche di salire sul podio.

Invece… invece ecco la tappa numero 17, penultima delle serie, che se a qualcuno, Millar, porta decisamente male, ad un altro, proprio Delgado, dice invece bene. Succede che in una giornata da girone dantesco per le avverse condizioni climatiche Recio, spagnolo di secondo piano della Kelme, attacca portandosi dietro Delgado, mentre Millar fora e quando torna in gruppo nessuno lo mette al corrente del tentativo di “Perico“. E così, mentre gli iberici fanno quadrato neppure azzardandosi di inseguire i due fuggitivi, e mentre lo stesso Rodriguez rinuncia a velleità personali per non compromettere le chances del campione spagnolo all’attacco, Millar, non certo ben assistito dal direttore sportivo Roland Berland, naufraga, il distacco con i due fuggitivi cresce ad ogni tornante del colle El Loen e all’arrivo al Palazuelos de Eresma, alle porte di Segovia, dove Recio brucia Delgado per la vittoria parziale, i quasi sette minuti di margine certificano che l’imboscata è riuscita e la rivoluzione in testa alla classifica è cosa fatta.

Delgado è la nuova maglia amarillo della Vuelta, quella definitva, e il sogno di Millar di conquistare il trono di Spagna sfuma per la miseria di 36 secondi, con Rodriguez sul terzo gradino del podio a 46 secondi. La stampa britannica parlerà di “The stolen Vuelta” (la “Vuelta rubata“), per il tacito accordo tra le squadre spagnole di non favorire Millar nella caccia a Delgado. “E’ scandaloso, eravamo veramente da soli contro un intero gruppo. Era essenziale che uno spagnolo vincesse” griderà al mondo un basito Roland Berland. Lo stesso Delgado dichiarerà “ringrazio tutti gli spagnoli. Un ringraziamento speciale a Javier Minguez (direttore sportivo della squadra ZOR), che ha fatto perdere a Rodriguez un posto molto interessante in classifica generale per favorire la vittoria di uno spagnolo. La mia vittoria...”

Già, proprio così, l’albo d’oro della Vuelta per il 1985 celebra la vittoria di Delgado… a Millar, che nel frattempo si è fatto donna, non resta che la rabbia per quel che poteva essere e non è stato. Storie di ciclismo ordinario.

 

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