PREDRAG DANILOVIC, L’ARTIFICIERE DEL PARTIZAN CAMPIONE D’EUROPA

DANILOVIC.jpg
Danilovic in trionfo – da twitter.com

Se pensiamo a quel popò di autentici fuoriclasse che la pallacanestro jugoslava ha saputo produrre negli ultimi trent’anni, beh, ecco, un posto speciale spetta senza dubbio a Predrag Danilovic.

Nato a Sarajevo il 26 febbraio 1970, “Sasha” nell’estate del 1987, poco più che 17enne, è costretto a volare di là dall’Atlantico, destinazione il liceo di Cookeville, nel Tennessee, per una squalifica che gli vieta di giocare in patria. L’esperienza dura sette mesi, quanto basta per illustrare il suo talento nel metter palla a canestro così come, versatile com’è, nel disimpegnarsi con la pallanuoto. Torna a casa e qui la squadra-faro di quegli anni, il Partizan Belgrado, lo recluta nei suoi ranghi, spiccando il volo verso una carriera memorabile.

La stagione 1991/1992 è per Danilovic quella della consacrazione a livello internazionale, seppur ancora in giovane età. Il Partizan, guidato in panchina da Zeljko Obradovic, partecipa all’Eurolega, pardon Coppa dei Campioni, battendo bandiera di quella Jugoslavia ormai in via di dissoluzione, e in compagnia dell’altro grande “Sasha“, ovvero Aleksandar Djordjevic, costruisce un capolavoro cestistico.

Si comincia con il secondo turno preliminare, o sedicesimi di finale, fate voi, e per il Partizan l’avversario è morbido, gli ungheresi del Szolnok Olaj, sconfitti all’andata 92-65 grazie ai 25 punti di Danilovic, frutto di un 10/12 al tiro e 4/4 ai liberi. L’89-72 del match di ritorno certifica la qualificazione degli slavi alla fase a 16 squadre, otto per ciascuno dei due gruppi, che vedono le “V nere” della Virtus Bologna, Barcellona, Maccabi Tel Aviv, Cibona, Caserta, Antibes, Kalev e i campioni in carica di Spalato nel primo girone, con il Partizan associato invece a Badalona, Milano, Estudiantes Madrid, Aris Salonicco, Bayer Leverkusen, Den Helder e Racing Mechelen nel secondo concentramento.

E’ ovviamente una stagione particolare, per le squadre dell’ex-Jugoslavia ormai assorbita dalla guerra civile. La FIBA ha infatti deciso, per ragioni di sicurezza, di far giocare all’estero le partite casalinghe di Partizan, Cibona e Spalato. Danilovic& Co., quindi, si trasferiscono in Spagna, a Fuenlabrada, dove concederanno a domicilio, ironia della sorte, una sola vittoria a chi verrà a far loro visita.

A questo stadio della competizione Danilovic, che ha soli 21 anni, demolisce gli avversari che provano di volta in volta a fermarlo, con una percentuale al tiro a dir poco fantastica e sette partite con almeno 20 punti, e non solo quelli, all’attivo.

22 punti (9/15 al tiro e 2/2 ai liberi), 4 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi con il Den Helder, vittoria 81-75;

20 punti (10/17 al tiro), 3 rimbalzi e 2 recuperi con l’Aris Salonicco, vittoria 83-75;

24 punti (10/12 al tiro e 3/3 ai liberi), 8 rimbalzi, 6 assist e 7 recuperi di nuovo contro il Den Helder, vittoria 111-77;

21 punti (7/10 al tiro di cui 2/4 da tre punti e 5/6 ai liberi), 5 rimbalzi e 2 assit con Milano, vittoria 94-89;

20 punti (6/13 al tiro di cui 2/4 da tre punti e 6/6 ai liberi), 6 rimbalzi e 2 assist con Badalona, vittoria 76-75;

20 punti (4/10 al tiro e 11/12 ai liberi), 2 rimbalzi, 3 assist e 4 recuperi con il Bayern Leverkusen, vittoria 93-69;

infine 29 punti (11/13 al tiro di cui 3/3 da tre punti e 4/4 ai liberi), 6 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi con l’Aris Salonicco, vittoria 99-65.

Con 9 vittorie e 5 sconfitte il Partizan si qualifica per i quarti di finale che si giocheranno al meglio delle tre partite. L’avversario è la Virtus Bologna, che ha chiuso in testa il girone A con 10 vittorie e 4 sconfitte, e Danilovic, dopo aver saltato il match d’andata che i compagni fanno loro, 78-65, è della partita in Italia ma 19 punti e 6 rimbalzi non sono sufficienti a scongiurare la sconfitta, di misura, 60-61, che rimanda la decisione allo spareggio. E qui “Sasha“, proprio contro la squadra che qualche mese dopo lo metterà sotto contratto e alla quale regalerà quattro scudetti ed una Coppa dei Campioni – a me piace ancora chiamarla così -, mette a segno 23 punti (9/13 al tiro di cui 3/3 da tre punti e 2/6 ai liberi) e 7 rimbalzi firmando il 69-65 finale, elettrizzante, che vale l’accesso alla Final Four, programmata alla Abdi İpekçi Arena di Istanbul, in Turchia.

Qui il Partizan ritrova Milano, già due volte battuta nella fase a gironi, col marchio Philips e che si avvale del gigantesco Darryl Dawkins, della doti di cannoniere di Antonello Riva e dell’energia di Riccardo Pittis. Il 14 aprile i belgradesi rinnovano l’appuntamento con la vittoria, 82-75, trascinati da un Danilovic in grande spolvero, che con 22 punti (6/12 al tiro di cui 2/5 da tre punti e 8/11 ai liberi), 10 rimbalzi, 3 assist e 2 palloni intercettati firma la doppia-doppia che promuove il Partizan all’atto decisivo, contro gli spagnoli della Juventut di Badalona, che hanno in quintetto giocatori del calibro di Corny Thompson, ex-Varese, Jordi Villacampa, Harold Pressley e i fratelli Jofresa, Rafael e Tomas.

La finale, il 16 aprile 1992, entra di diritto tra le più appassionanti del decennio, risolvendosi in volata, 71-70, ed il Partizan che sale sul tetto d’Europa grazie ad un tiro da 3 punti letale di Sasha Djordevic, l’altro asso nella manica di coach Obradovic. Già, perché è ovviamente Danilovic a firmare il successo con la classe e l’istinto da artificiere che lo contraddistingue, mettendo a referto 25 punti, con 9/16 al tiro di cui 2/4 da tre punti e 5/6 ai liberi, a cui aggiunge 5 rimbalzi. Come è logico che sia, Danilovic è l’ago della bilancia della partita e si guadagna, a torneo concluso, la proclamazione a MVP delle Final Four grazie ai 23,5 punti di media e i 7,5 rimbalzi nelle due sfide decisive con Milano e Badalona. Chiude l’edizione di Eurolega, pardon di Coppa dei Campioni, numero 35 della serie, con 19 presenze e 19,4 punti a partita, frutto di una percentuale del 55,5% da due punti, del 47% da tre punti e del 74,7% dalla lunetta, a cui vanno a sommarsi 4,5 rimbalzi, 1,6 assist e 2,2 palle recuperate.

Per carità, numeri eccellenti seppur niente al di fuori dal normale, ma le stimmate del fuoriclasse esplodono ai massimi livelli e per il 1992, appena 22enne, per Predrag Danilovic è già l’ora di completare un formidabile tris di successi con il Partizan: Campionato, Coppa di Jugoslavia e Coppa dei Campioni, dopo aver già vinto la Coppa Korac nel 1989 (in un doppio confronto con Cantù), proprio con la maglietta del club belgradese.

Sasha” tornerà a sollevare il trofeo continentale più ambito, nel 1998, con i colori della Virtus Bologna… ma questa è già storia di basket italiano. Quel che conta, oggi, è che nell’ex-Jugoslavia nacque un campione prodigioso, e quel 16 aprile 1992 fu eletto re d’Europa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...