ANTONELLA RAGNO, UN ORO NEL NOME DEL PADRE

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Antonella Ragno – da corriere.it

articolo di Gabriele Fredianelli

La scherma scorreva da sempre nel sangue di famiglia. E le combinazioni del destino vollero che fosse sempre la Germania a festeggiare i loro successi. Saverio Ragno, fiorettista e soprattutto spadista, era nato a Trani, in Puglia, nel 1902 ed era già stato argento alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, nonché in totale cinque volte campione italiano e per l’ultima volta campione mondiale a squadre a quasi cinquant’anni. A Berlino 1936 aveva conquistato l’oro nella spada a squadre, in una formazione dai nomi storici come quelli di Mangiarotti, Cornaggia-Medici, Pezzana, Riccardi e Brusati, e l’argento non senza rimpianti nell’individuale in una gara che confermò la meraviglia di quelle lame azzurre: primo il milanese Riccardi, secondo lui e terzo l’altro meneghino e “viveur” Cornacchia-Medici.

A lui, Saverio, in una carriera fantastica, era mancato solo l’oro individuale olimpico. Quello che sognò per sua figlia, “Lollo“, come la chiamava lui che l’aveva messa in guardia in pedana per la prima volta a quindici anni.

La figlia di Saverio, Antonella, nata a Venezia nel 1940 e fiorettista anche perché allora per le donne esisteva solo quella specialità, toccò il suo apice alla sua quarta olimpiade, a Monaco 1972: quando l’età, la maternità e la decisione di interrompere la carriera parevano aver anticipatamente chiuso il discorso sull’alloro olimpico. Invece.

Già brillante fin dalle categorie giovanili, Antonella a vent’anni è bronzo nel fioretto a squadre nei Giochi di Roma, occasione nella quale conosce anche colui che diventerà suo marito diversi anni dopo, il pallanuotista fiorentino Gianni Lonzi, oro in quella edizione delle Olimpiadi.

Negli anni successivi Antonella è tre volte bronzo mondiale a squadre, da Buenos Aires a Parigi, fino all’argento individuale di Montreal nel 1967, mentre ai Giochi di Tokyo 1964 conquista il bronzo sempre nell’individuale. Città del Messico 1968 potrebbe essere l’olimpiade della consacrazione: invece arriverà una precoce eliminazione, e nessuna medaglia.

È il periodo cruciale della sua carriera. In Italia non ha quasi mai rivali, come confermano i nove titoli nazionali assoluti. Ma nel frattempo ha patito il lutto per la morte del padre-allenatore, si è fermata per la nascita del figlio Lorenzo, e pare vicina a smettere definitivamente con la scherma. Ha vinto tanto, tranne quell’oro olimpico individuale che in famiglia continua a mancare.

Nel 1970 però, dopo essersi trasferita nel frattempo a Firenze, si allena al Circolo Scherma Raggetti e, sotto le cure del maestro Ugo Pignotti, campione olimpico nel 1928 e già compagno di nazionale del padre, riprende ad allenarsi seriamente, conquistando nel 1972 la prima edizione della Coppa del Mondo.

Nello stesso 1972, parte per l’olimpiade di Monaco senza pressioni particolari, anche se nel cuore ha il sogno di centrare quell’oro individuale che il padre così tanto desiderava. L’avvio di gara non pare esaltante, con una qualificazione risicata ai turni successivi. Si trasformerà invece nel suo capolavoro, cui purtroppo non può assistere papà Saverio, morto tre anni prima. Sarà una barrage finale dalle tantissime emozioni. E Antonella dovrà ringraziare la professionalità della francese Depetris-Demaille che, pure ormai fuori dai giochi per il podio, batterà la russa Gorochova (tre ori, un argento e un bronzo olimpici in carriera), costringendola al terzo posto e dando il via ai festeggiamenti italiani. Per Antonella, è un oro che vale anche per il padre Saverio e che le permette di chiudere una straordinaria carriera nel suo punto più alto.

Nella storia azzurra, è il secondo oro femminile nel fioretto, vent’anni dopo quello della triestina Irene Camber, allieva anche lei del fiorentino, ma romano d’adozione, Ugo Pignotti, e un ventennio prima dell’inizio del dominio assoluto italiano cominciato a Barcellona 1992 dalla Trillini, passato per la cannibale Vezzali e quindi proseguito dalla Di Francisca, per cinque ori tricolori in sette edizioni dei Giochi (più quattro a squadre in cinque prove).

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