LA GINNASTICA D’ORO DI FRANCO MENICHELLI A TOKYO 1964

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Franco Menichelli – da cerchidigloria.it

articolo di Giovanni Manenti

Quando in famiglia vi sono due fratelli maschi a tre anni di differenza l’uno dall’altro, avviene spesso che gli stessi facciano scelte di vita diverse in campo studentesco e lavorativo, più difficilmente ciò accade nell’ambito sportivo, in quanto il minore è generalmente attratto dagli eventuali successi che il fratello ottiene e ne vuole ricalcare le orme.

E’ ciò che, per un certo periodo, accade anche nella famiglia romana dei Menichelli in cui il maggiore, Giampaolo, nato nel giugno 1938, entra a far parte del settore giovanile della Roma, club con il quale poi debutta in Serie A a vent’anni nel 1958, mentre Franco, di tre anni più giovane essendo venuto alla luce nell’agosto 1941, non disdegnando a propria volta il calcio, si iscrive anche alla neonata società “Ginnastica Romana“, nell’attesa di fare successivamente una scelta definitiva.

La differenza fondamentale tra gli sport individuali e quelli di squadra è che fra i primi possono nascere rivalità che difficilmente si riscontrano nei secondi, in quanto per questi ultimi ciò deriva più a livello campanilistico e tra tifoserie che non tra i singoli protagonisti, ed è proprio una accesa rivalità quella che fa scegliere al più giovane Franco la strada della ginnastica.

Infatti, e la cosa può sembrare curiosa, ma chiunque abbia praticato che so, il tennis, può ben capire, a Franco “dava sui nervi” il fatto che un tale Angelo Guidarelli, della società “Borgo Prati“, lo superasse regolarmente nelle gare regionali, con ciò spingendolo ad allenarsi con impegno per migliorarsi e, finalmente, batterlo.

E, quando la cosa si verifica – siamo intorno al 1956, all’età di 15 anni – Franco ha già acquisito una tale dimestichezza con la disciplina che lo porta ad emergere in breve tempo a livello nazionale, lasciando la “sfera rotonda” al fratello, che comunque tiene anch’esso alto il buon nome della famiglia.

La sua crescita non passa inosservata al grande ginnasta Romeo Neri – vincitore di tre medaglie d’oro ai Giochi di Los Angeles del 1932 ed ultimo atleta azzurro a salire sul podio olimpico – il quale lo aggrega alla squadra nazionale che partecipa alla rassegna di Roma 1960, proprio nella città natale dei fratelli Menichelli.

I team ginnici che l’Italia schiera nelle edizioni degli anni ’60 dei giochi a cinque cerchi sono indubbiamente i più forti del dopoguerra, ed una prima dimostrazione la abbiamo proprio alle Olimpiadi di Roma, quando l’Italia – a 28 anni di distanza dalle imprese di Romeo Neri – conquista la medaglia di bronzo nella prova a squadre grazie alle prestazioni di Menichelli, dei fratelli Giovanni e Pasquale Carminucci e di Angelo Vicardi, concludendo con 559,05 punti dietro ai mostri sacri dell’epoca, Giappone ed Unione Sovietica, rispettivamente oro ed argento a quota 575,20 e 572,70 punti.

Sono anni in cui è quasi impossibile sfuggire alla dittatura nippo/sovietica che, nel concorso generale individuale, occupa le prime sette posizioni, per cui per Menichelli non è da disprezzare, alla sua prima partecipazione olimpica, il decimo posto ottenuto, con tanto di qualificazione per la finale alla specialità del corpo libero, mentre fallisce per soli 0,05 centesimi di punto l’ammissione agli anelli.

Nella finale di specialità, cui è ammesso con un punteggio dopo gli “obbligatori” di 9,50 pari al giapponese Aihara ed al sovietico Titov, Menichelli non fornisce una delle sue migliori prestazioni ai “liberi“, premiata dai giudici con 9,55 che gli vale comunque il bronzo, dietro ad Aihara e Titov, un bottino comunque da non disprezzare per un esordiente, mentre Giovanni Carminucci porta all’Italia l’argento alle parallele, con l’oro sfumato per soli 0,025 millesimi rispetto al fenomenale sovietico Boris Shaklin.

La strada è tracciata, e Menichelli dà un’ulteriore prova della sua crescita a livello individuale agli Europei di Lussemburgo 1961, dove ottiene al corpo libero il suo primo oro in una grande manifestazione internazionale, cui unisce l’argento al volteggio ed il bronzo alle parallele, per poi poter sfidare i migliori al mondo alla rassegna iridata di Praga 1962, mentre, per una curiosa coincidenza che avrà modo di ripetersi in futuro, ad ottobre 1961 anche il fratello Giampaolo balza agli onori della cronaca, con la vittoria della Coppa delle Fiere con la sua Roma.

E così, mentre nel maggio 1962 il fratello maggiore debutta in maglia azzurra venendo aggregato alla spedizione per i Mondiali di calcio in Cile, ad inizio luglio del medesimo anno Franco esordisce alla rassegna iridata di ginnastica, in cui l’Italia si classifica quinta nella prova a squadre, mentre Menichelli è undicesimo nel concorso generale individuale, ottenendo ancora l’ammissione alla finale di specialità nel corpo libero, unico componente della spedizione azzurra a riuscirvi.

Stavolta la corsa all’oro lo vede protagonista, soccombendo – con il punteggio complessivo di 19,450 – per soli 0,05 centesimi di punto rispetto alla coppia giapponese formata da Aihara ed Endo, primi a pari merito con 19,500 e si intuisce che, per Menichelli, un tale traguardo non è poi così lontano.

Certo che, dopo essersi confermato campione europeo al corpo libero a Belgrado 1963 (con l’aggiunta del bronzo alle parallele), la prospettiva di dover sfidare i campioni giapponesi proprio a casa loro, alle Olimpiadi di Tokyo 1964, non è affatto rassicurante, in una disciplina dove i giudici hanno solitamente un occhio di riguardo verso gli atleti di casa, ma tant’é…

Menichelli, consapevole delle difficoltà che una tale situazione comporta, affina ancor di più la sua tecnica, specie al corpo libero, inserendovi passaggi innovativi in contrasto con quella che, all’epoca, era considerata una ginnastica più tradizionale, ma che ritiene necessari per poter sperare di superare le insidie portate dalla bravura dei Giapponesi e dalle valutazioni dei giudici.

Preoccupazioni, queste ultime, che puntualmente si manifestano negli esercizi “obbligatori” che determinano la classifica a squadre e nel concorso generale individuale, nonché danno l’accesso alle singole finali di specialità, con la formazione azzurra che retrocede di una posizione rispetto a quattro anni prima a Roma, classificandosi quarta alle spalle anche della Germania, mentre il Giappone si conferma campione olimpico davanti ai soliti sovietici.

Se la squadra è retrocessa di una posizione, ben diverso è il comportamento del suo portacolori Menichelli, che sfiora una clamorosa medaglia nel concorso generale individuale, dove finisce quinto con 115,15 punti alle spalle dell’inarrivabile Yukio Endo, oro con 115,95, ed ad un terzetto formato dai russi Shaklin e Lisitsky e dal nipponico Tsurumi, argento a pari merito con 115,40, soli 0,25 centesimi di punto meglio del’’azzurro che, dal canto suo, ottiene l’ammissione in tre delle singole finali di specialità, vale a dire corpo libero, anelli e parallele, anche se in queste ultime vorrebbe cedere il posto a Giovanni Carminucci, campione europeo in carica e primo degli esclusi, non venendo accontentato.

Al corpo libero, Menichelli si presenta con il secondo punteggio di 9,650 – alla pari con il sovietico Lisitsky – dopo gli esercizi obbligatori, dietro al fuoriclasse Endo con 9,700 e la sorte gli viene incontro in quanto sorteggiato ad esibirsi per ultimo, con i giudici che, pertanto, non possono più modificare i punteggi assegnati agli altri concorrenti.

E, dopo che Endo e Lisitsky hanno ottenuto i rispettivi punteggi di 9,650 e 9,700 che li pongono a pari merito in testa alla graduatoria per un totale di 19,350, a Menichelli serve un 9,750 per aggiudicarsi l’oro e l’azzurro compie il capolavoro della sua carriera, grazie a delle combinazioni non più singole ma multiple che agganciano una difficoltà all’altra, impressionando talmente la giuria che lo premia con un 9,80 che certifica il ritorno di un italiano su gradino più alto del podio plimpico a 32 anni di distanza.

Menichelli potrebbe fare il bis agli anelli, dove si presenta con il secondo miglior punteggio d’entrata con 9,725 alla pari con il giapponese Hayata e dietro al solito Endo con 9,750, ma quest’ultimo commette un errore che lo fa scivolare in sesta ed ultima posizione, mentre il 9,700 ottenuto da Menichelli è sufficiente solo per l’argento, dato che i giudici premiano con 9,750 l’esibizione di Hayata che, fra l’altro, mai più otterrà in carriera un simile risultato.

Infine, la decisione della Federazione di far gareggiare Menichelli anche alle parallele si rivela azzeccata in quanto, ammesso con il sesto miglior punteggio, si migliora al punto di conquistare il bronzo dietro ad Endo e Tsurumi, così completando un tris di medaglie storico.

Oramai nella piena maturità, Menichelli dà spettacolo agli Europei di Anversa 1965 conquistando l’oro nel concorso generale individuale, al corpo libero, agli anelli ed alla sbarra, nonché l’argento alle parallele – impresa mai compiuta da un ginnasta azzurro – mentre una rete del fratello, nel frattempo trasferitosi alla Juventus, consegna ai bianconeri la vittoria della Coppa Italia 1965 a spese dell’Inter.

Ai Mondiali di Dortmund 1966 Menichelli si conferma quinto nel concorso generale individuale, come pure ottiene la medesima ammissione alle singole finali di specialità delle Olimpiadi di Tokyo di due anni prima, ma stavolta deve fronteggiare l’onda nuovad dei ginnasti sovietici – capeggiati da Mikhail Voronin – e giapponesi, in cui emerge Akinori Nakayama, circostanza che lo relega ai margini del podio alle parallele, quarto alle spalle del grande jugoslavo Miroslav Cerar e che lo porta a doversi accontentare del bronzo sia agli anelli – per soli 0,025 millesimi di punto rispetto a Nakayama in una gara dominata da Voronin – che al “suo amatocorpo libero, dove è Nakayama a prevalere davanti al “maestro” Yukio Endo.

Gli Europei di Tampere 1967 – mentre il fratello Giampaolo ha conquistato il suo unico scudetto con la maglia della Juventus – servono a Menichelli in preparazione dell’appuntamento olimpico di Città del Messico, incrementando comunque il proprio palmarès di altri due argenti (corpo libero e parallele) ed altrettanti bronzi (concorso generale individuale e sbarra), non potendo sapere che proprio in Messico dovrà porre fine ad una eccezionale carriera-

Avviene difatti, che durante l’esercizio al corpo libero – proprio la specialità che grandi soddisfazioni gli ha dato è quella che alla fine lo tradisce – nelle qualificazioni della prova a squadre, si rompe il tendine d’Achille nella fase conclusiva, ottenendo un significativo punteggio di 9,30 nonostante non abbia completato l’esibizione, con ciò dovendo abbandonare di fatto l’attività agonistica.

Due fratelli che hanno tenuto alto l’onore della loro famiglia e dato lustro al paese, specie per quanto attiene a Franco, per gli allori che hanno arricchito il medagliere azzurro nelle varie manifestazioni a cui ha partecipato, eppure, ad un mio personale sondaggio tra amici sportivi dai 60 anni in su, se chiedi chi sia Menichelli, circa l’80% di loro fa riferimento al calciatore alfiere di Roma e Juventus.

Domando a voi, dove sta l’errore?

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