JOSEF HOLECEK, LA CANOA D’ORO CHE VENNE DALL’EST

hole
Josef Holecek – da oh.idnes.cz

Se parliamo di canoa e ci spostiamo oltre cortina, non possiamo esimerci dal ricordare un nome che si ammanta di gloria olimpica, quello di Josef Holecek.

Sono gli anni del secondo anteguerra, ed in Boemia Centrale, esattamente a Ricany, il 25 gennaio 1921 nasce un ragazzo che si farà strada a forza di pagaiate. Il giovane Josef, buon studente che conosce le lingue straniere (tanto da parlare correttamente inglese, francese, tedesco e russo) e mostra eccellente predisposizione per le materie economiche, pratica nuoto e sci, per poi avvicinarsi casualmente alla canoa, perché non lontano da casa sua, a Louny, dove si è trasferito con la famiglia, scorrono le acque dell’Ohře, placide e che invogliano a percorrerne qualche chilometro con qualsivoglia imbarcazione. E’ abitudine, in Cecoslovacchia e non solo, adoperarsi con le proprie mani per costruirsi il mezzo e Holecek non si sottrae di certo, così come privo di allenatore scopre e sviluppa l’arte del canoista autodidatta.

Il turbine distruttivo della Seconda Guerra Mondiale impone l’alt alla vita di ogni giorno, figurarsi se non anche ad ogni attività sportiva, e così Josef, che ha cominciato ad illustrare buone doti vincendo la gara dei “10 chilometri di primavera” nel 1939, a cui fa seguito nel 1941 il successo ai campionati del Protettorato di Boemia e Moravia nei 1.000 metri del C1, è costretto a rimandare velleità di affermazione a tempi migliori. Il che, a bocce ferme, significa dopo il 1946, quando le competizioni sportive riprendono e il corso della vita prova a recuperare il tempo perduto.

Fortuna vuole che Holecek sia ancora relativamente giovane, e la nazionale cecoslovacca lo accoglie nelle sue file in prospettiva Olimpiadi di Londra del 1948. E qui ha inizio il quadriennio d’oro di Holecek, che assurge al rango di fuoriclasse e diventa il traino di un movimento che nel corso dei decenni, in Cecoslovacchia, darà buoni frutti.

A Londra il 12 agosto 1948, al bacino del Royal Regatta, sei canoisti si danno appuntamento per quello che è il primo confronto internazionale dai tempi della prima edizione dei Mondiali, anno 1938 a Vaxholm, in Svezia, che proprio nei 1.000 metri del C1 videro il terzo posto di Bohumil Sladek, ed ancora prima, dai Giochi berlinesi del 1936, con l’argento del leggendario Bohuslav Karlik. Holecek ha già buona fama anche al di fuori dei patri confini ed è candidato autorevole ad una medaglia, così come il canadese Douglas Bennett, più volte campione nazionale, e l’americano William Havens, che aveva sfiorato la qualificazione proprio per le Olimpiadi del 1936. Completano il lotto dei partecipanti un francese, Robert Boutigny, lo svedese Ingemar Andersson e il britannico Harold Maidment.

E qui, nel giorno più importante di una carriera che sembrava paralizzata dai cannoni, Holecek mostra al mondo come si pagaia con un’imbarcazione fatta a mano. Il ragazzo, che si è affinato al circolo dello Sport Club di Praga occupato poi dai tedeschi invasori, domina lungo le acque di Henley-on-Thames, trionfando con un margine di vantaggio di 11 secondi su Bennett e 14 su Boutigny.

Il dado è tratto e Josef, al rientro in patria, è accolto da eroe, status che conferma ai Mondiali di Copenaghen dell’anno dopo quando rinnova la sfida con lo stesso Boutigny, con l’aggiunta dello svedese Bengt Backlund, terzo incomodo nel duello franco-cecoslovacco. Se Holecek, infatti, si conferma intrattabile nel C1 1.000 metri, il transalpino prende la sua rivincita nella distanza lunga dei 10 chilometri, con lo scandinavo che in entrambi i casi staziona sul terzo gradino del podio.

Manca l’ultimo tassello per rendere leggendaria una carriera che già così basta e avanza per esser considerata tra le più grandi di sempre della prova di sprint della canoa. Helsinki 1952, l’Olimpiade del rilancio dopo l’oscura edizione londinese, e le correzioni in corsa all’imbarcazione con cui tentare il bis olimpico perché solo all’ultimo momento, curiosamente, Holecek viene a conoscenza che si gareggia al bacino del Taivallahti, in mare aperto.

Fa lo stesso. La concorrenza si compone di altri nove canoisti, tra loro Frank Havens, fratello del William che fu avversario a Londra di Josef, fresco vincitore della gara dei 10.000 metri ed un pischello ungherese, Janos Parti, non ancora ventenne, che addiverrà a sua volta qualche anno dopo a gloria olimpica. Ma in Finlandia la vetrina è tutta per Holecek, che in batteria precede il beniamino del pubblico locale, Olavi Ojanperä, per poi pagaiare davanti a tutti, e con margine rassicurante, all’atto decisivo, chiudendo con un vantaggio di 7 secondi su Parti e 12 sullo stesso atleta finnico.

Con lo sport e la canoa può bastare così; colmo di fama, gloria e anche con qualche spicciolo in tasca Holecek si ritira e dedica al commercio con l’estero quel che nel frattempo ha appreso all’Università di Praga. Rimane il punto di riferimento della canoa del suo paese, e solo a distanza di sessanta anni, nel 2012 proprio a Londra e ancora quattro anni dopo a Rio, un altro campione, Sebastian Brendel, ne eguaglierà la doppietta olimpica nel C1 1.000 metri. Certo che se non ci fosse stata la guerra di mezzo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...