LEONARD-HAGLER, LA BATTAGLIA DEI GIGANTI

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Una fase del match tra Leonard e Hagler – da fightnetwork.com

articolo di Massimo Bencivenga

Gli anni ’80 nella boxe sono stati fantastici, pregni di sfide epocali. Eppure dovessi scegliere un match che rappresenti quella decade non avrei dubbio: Hagler-Leonard del 1987. Il meglio del meglio in quegli anni, con l’esclusione dell’eroe nazionale messicano Julio César Chávez e dell’astro nascente Mike Tyson.

Di fronte, a singolar tenzone, uno dei primi dieci pesi medi di sempre, ossia Marvin “Marvellus” Hagler, e forse il miglior peso welter di sempre, vale a dire Ray “Sugar” Leonard. Già, direte, ma allora? Allora successe che Leonard, pur partendo dai welter, era arrivato ai medi. Un percorso che lo aveva visto incrociare per ben due volte la strada di un pugile leggendario, uno che si chiamava Roberto Duran, ma per tutti era “Manos de piedra“. Nel primo incontro, Leonard volle combattere alla pari con il ben più rozzo, dal punto di vista tecnico, panamense. Finì sconfitto, Ray, ma nella rivincita, adottando la sua usuale tattica fatta di colpi precisi e schivate al millimetro, usando sapientemente il jab, costrinse l’avversario al celebre “No más“, all’abbandono del match. En passant, pare che Duran non abbia mai pronunciato quelle parole, ma si sa, le leggende e le favole non si raccontano mai allo stesso modo.

Poi l’olimpionico di Montreal 1976 incrociò i guantoni con uno ritenuto talmente forte da essere chiamato “Hit Man“, e chiaramente sto parlando di Thomas Hearns. Più giovane di Leonard, boxava e picchiava in maniera entusiasmante Hearns, ed era il più bello da vedere in quegli anni. Ma anche lui aveva un punto debole. Hearns era in vantaggio con Leonard all’inizio della quattordicesima ripresa, quando il coach di Leonard gli diede un ordine semplice: “Per vincere devi buttarlo giù!“. Il Leonard che uscì dall’angolo non era un pugile, ma un demonio. E Hearns finì giù per davvero. Aveva la mascella delicata Hearns, che finì giù, in maniera più comica e grottesca, anche con Hagler, che ebbe meno patemi di Leonard contro “Hit Man“, dal momento che il match si concluse al terzo round. Il match fu pompato come “The War“, ma in realtà si assisté alla lezione di un maestro a un allievo brillante ma non ancora pronto. Con Hearns che sembrava un coniglio impaurito braccato da un predatore.

Peraltro di battaglie vere Hagler ne aveva portate a casa perlomeno tre. Con il nostro, almeno in parte, Vito Antuofermo; con Duran, sempre quello “Manos de Piedra“, che riuscì a finire in piedi il match; e soprattutto contro uno che adesso pochi forse ricorderanno, ma che era qualcosa di non umano, qualcosa di… bestiale. John Mugabi non aveva quasi tecnica, ma era un animale da ring: era “The Beast“. Un record di 26 vittorie in 26 match, tutte prima del limite; qualcosa di non umano. Hagler-Mugabi fu una battaglia elementale; una lotta per la sopravvivenza tra due giganti, tra due maschi Alfa. Alla fine dell’undicesima ripresa ne rimase in piedi uno solo: “Il meraviglioso“.

Questi incontri, queste vittorie di Hagler misero in ombra Leonard, al quale fu diagnosticato un problema all’occhio che lo vide, a partire dal 1982, cioè ad appena 26 anni, fare più il commentatore che il pugile. Ben due volte si ritirò. Al terzo ritorno, volle la sfida contro l’uomo che l’aveva oscurato: il “Meraviglioso” Marvin Hagler, che dal canto suo meditava di abbandonare. I manager si misero all’opera e Hagler-Leonard divenne il primo di una serie di eventi di portata veramente planetaria.

Il 6 aprile del 1987, al Caesars Palace di Las Vegas, nel Pantheon della boxe mondiale, il 32enne Hagler incontrò il 30enne Leonard. Oltre ai 15.500 spettatori, sciamarono a Las Vegas qualcosa come circa 1.200 tra giornalisti e fotografi da tutto il mondo. Contrariamente al soporifero Floyd Mayweather contro Manny Pacquiao dello scorso anno, Hagler contro Leonard fu un incontro entusiasmante. Chi si aspettava un Leonard arrugginito dalla lunga inattività fu smentito da un Ray tirato a lucido, rapido di gambe e di mano. E con la consueta aria da sbruffone, provocatorio e irridente come al solito. Va detto, per il lettore meno esperto ed edotto, che, per dire il personaggio, gli autori di “Rocky Balboa” s‘ispirarono a Leonard nel concepire e ritagliare lo stile pugilistico e dialettico per il personaggio di Apollo Creed. Nei primi round andò meglio Leonard, poi con l’andare delle riprese fu Hagler a fare meglio. Con le braccia spesso abbassate in tono di sfida, Leonard; con negli occhi il lampo omicida del già killer di Antofermo, Hearns e Mugabi, Hagler.

I due diedero vita a un match epico, per qualità e quantità dei colpi portati nelle dodici riprese. Forse se fosse stato sulla distanza delle quindici Hagler avrebbe anche vinto, ma non possiamo esserne sicuri. Già, perché fossi stato io un giudice avrei dato un pari sacrosanto; alla fine, con verdetto non unanime, invece la spuntò Leonard, forse perché simpatico e mediatico, o forse pesò anche l’archetipo del ritorno dell’Eroe. Sia come sia, il “Meraviglioso” incassò la sconfitta e disse basta alla boxe.

C’è stata tanta dietrologia. Per qualcuno il match fu truccato; per altri ancora Leonard non volle concedere la rivincita. Per paura, si disse. Hagler riuscì a resistere alle sirene del ritorno all’attività; Leonard invece continuò, riuscendo a disputare e vincere la “bella” contro Duran e a pareggiare (non senza qualche aiutino dai giudici) la rivincita con Hearns su un peso che era qualcosa a metà strada tra i mediomassimi e i supermedi.

Curiosamente, fu il meno appariscente Hagler ad avere una carriera da attore.

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