WERNER GRISSMANN, “UCCELLO DEL PARADISO” DELLA DISCESA AUSTRIACA

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Werner Grissmann vincitore a St.Moritz nel 1973 – da alamy.com

Certo che se dovessimo dar retta all’assunto che “il buon giorno si vede dal mattino“, Werner Grissmann avrebbe dovuto dirottare la sua perizia a ben altri settori che non il discesismo sulle nevi.

Il 23 gennaio 1970, sulla pista Emile Allais di Megeve, un ragazzone di 183 centimetri per 86 chilogrammi di peso, maggiorenne da soli due giorni, debutta in Coppa del Mondo battendo bandiera di quel Wunderteam austriaco che ha nelle discipline veloci dello sci alpino il suo sport nazionale. Werner Grissmann, appunto, che in età precoce è stato campione nazionale di slalom gigante (1968, e secondo l’anno dopo) e discesa libera (1969, e secondo l’anno prima), ma che all’esordio nel Circo Bianco non trova di meglio che finire con il sedere a terra e riportare una grave lesione pelvica. Già montato in toboga e caricato in elicottero, un altro atleta, il francese Michel Bozon, cade sul Mur de Borné e subisce un danno ben maggiore, frattura di cranio e gamba, tanto che da lì a qualche ora morirà in ospedale, riportando a terra Werner. Insomma, ce ne sarebbe abbastanza per poter dire basta ancor prima di aver cominciato, ma Grissmann ha la tempra di chi è cresciuto a pane, freddo e sci ai piedi e tornerà a far parlare di sé, stavolta non per eventi funesti bensì per risultati importanti.

La stagione 1972/1973, in effetti, è quella che ripropone Grissmann a tempo pieno in Coppa del Mondo. L’età è ancora fresca, poco oltre i 20 anni, ma le doti sono innate e pur dovendo fronteggiare la concorrenza, spietata in Casa Austria nonostante il ritiro del grande Karl Schranz (che vinse quel giorno maledetto a Megeve) e di Heini Messner, di campioni che portano il nome di Zwilling, Tritscher, Cordin, Walcher e un certo Franz Klammer che si sta pure lui affacciando al palcoscenico internazionale, Werner è competitivo tanto da mettere in bacheca, l’11 febbraio 1973, la prima vittoria in discesa libera sul tracciato di St. Moritz, pur partendo col pettorale numero 37 e sfruttando il velocizzarsi della pista che fino a quel momento vedeva in testa l’azzurro Marcello Varallo, sceso col numero 6. Alle spalle del gigante asburgico chiudono proprio Walcher e Klammer, e quel podio tutto bianco-rosso pare l’abbrivio di una carriera da primattore.

Macché. Rimarrà quello l’unico successo in carriera di Grissmann, che nel frattempo disegna una buona serie di incompiute se è vero che, spesso velocissimo in alcuni tratti di gara, mai riesce a portare a termine il disegno vincente, collezionando un numero massiccio di piazzamenti. La vittoria, però, arride ad altri, spesso compagni di nazionale, quasi sempre a “kaiser Franz“. Come a Val d’Isere e Garmisch nella stagione 1974/1975, che è la migliore con il secondo posto nella coppa di disciplina, ovviamente alle spalle di Klammer, e il terzo gradino del podio anche a St.Moritz, pista che ama anche se vi era caduto l’anno prima, e in quel famoso giorno di Kitzbuhel in cui Klammer anticipa Gustavo Thoeni per l’inezia di 1 secondo e Grissmann di 8.

Werner è temerario, vola con destrezza e senza paura quando c’è da affrontare salti che all’epoca libravano gli atleti ad altezze vertiginose e si guadagna l’etichetta di “paradiesvogel“, l’uccello del paradiso, che lo accompagnerà lungo tutto l’arco della sua carriera. Che dopo un paio di stagioni anonime lo vede tornare protagonista nel 1978, lui che è discesista puro nonostante gli inizi anche da buon gigantista, convocato per i Mondiali di Garmisch. E’ l’occasione che può valere l’immortalità sportiva, anche per riscattare quel brutto capitombolo che a Innsbruck, 24 ore prima della gara olimpica del 1976, gli costò una brutta distorsione al ginocchio destro, e Grissmann non la spreca, mettendosi al collo la medaglia di bronzo nel giorno del trionfo del povero Walcher, che perirà qualche anno dopo, e del sorprendente tedesco Michael Veith.

E’ l’apice di un percorso agonistico che regala a Grissmann ancora qualche stagione di buona levatura internazionale, costantemente tra i migliori con il terzo posto a Villars, in Valgardena e a Lake Louise, da sommare all’unica chance olimpica, a Lake Placid nel 1980, dove si piazza settimo, troppo lontano da quella medaglia che forse avrebbe meritato ma che la sfortuna, nel 1976, gli impedì di inseguire.

Già, non sempre il buon giorno si vede dal mattino… e il 23 gennaio 1970 non pareva propizio per l'”uccello del paradiso“.

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