IL “GIURAMENTO OLIMPICO” DI VALENTINA VEZZALI

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Valentina Vezzali – da oasport.it

articolo di Giovanni Manenti

No, non ci siamo sbagliati, il titolo non si riferisce al “giuramento” pronunciato da un atleta della nazione organizzatrice dei Giochi Olimpici durante la Cerimonia di Apertura – onore che, per il nostro paese è toccato solo al discobolo Adolfo Consolini in occasione delle Olimpiadi di Roma 1960 – ma ad un’altra sorta di impegno morale e personale che la fiorettista Valentina Vezzali ebbe a fare con se stessa, dopo essere stata sconfitta dalla rumena Laura Badea nella finale della gara individuale ad Atlanta 1996.

E’ quello, tra metà e fine anni ’90, un periodo in cui tra le protagoniste del “Dream Team azzurro“, capitanate da Giovanna TrIllini, oro sia nella prova individuale che a squadre a Barcellona 1992, e le fiorettiste rumene inizia una forte rivalità senza esclusione di colpi, “pardon, stoccate” che fa la storia della specialità.

Jesina al pari della Trillini, di cui è di quattro anni più giovane, ed entrambe indirizzate alla scherma da parte del maestro Ezio Triccoli, la Vezzali si affaccia alla ribalta internazionale ai Mondiali di Essen 1993, dove conquista la sua prima medaglia, finendo terza nella prova a squadre, migliorandosi l’anno successivo ai Mondiali di Atene 1994 dove inizia la rivalità con le fiorettiste rumene, venendo sconfitta in finale sia nella gara individuale dalla Reka Szabo che nella prova a squadre, unitamente alle storiche compagne Bortolozzi, Bianchedi e Trillini.

E l’anno seguente, all’edizione de L’Aja dei Mondiali 1995, la sfida si ripete, toccando stavolta alla rumena Laura Badea vincere l’oro nella gara individuale, mettendo in fila le azzurre Trillini, argento, Vezzali e Bianchedi, bronzo quali sconfitte in semifinale, mentre il “Dream Teamsi prende la rivincita nella prova a squadre, sconfiggendo finalmente le forti rumene.

Logico, pertanto, che vi sia molta attesa per la “resa dei conti” in sede olimpica ad Atlanta 1996, dove le azzurre giungono da campionesse in carica in entrambe le prove, e le tre iscritte alla gara individuale (Vezzali, Trillini e Bianchedi) non hanno alcuna difficoltà a superare i turni iniziali e qualificarsi per gli ottavi, dove, a sorpresa, è esclusa la rumena Szabo, fattasi sorprendere per 15-12 dalla francese Adeline Wuilleme.

Negli ottavi, mentre Trillini supera 15-11 la rumena Scarlat e la Vezzali deve sudare per avere ragione 15-13 della russa Velichko, una brutta tegola si abbatte sulla squadra azzurra, sotto forma di un infortunio occorso a Diana Bianchedi che la elimina sia dalla prova individuale che dalla successiva a squadre.

Nei quarti, Trillini supera in scioltezza (15-7) la cinese Aihua Xiao, così come Vezzali non ha soverchie difficoltà a regolare 15-10 l’americana Ann Marsh, e le rispettive semifinali vedono di fronte Trillini e Badea da un lato e Vezzali contro la francese Laurence Modaine-Cessac dall’altro.

Valentina non soffre più di tanto per aver facilmente ragione 15-7 della sua avversaria, spostandosi nel box azzurro per vedere chi sarà la sua avversaria all’atto conclusivo, in quella che, a detta dei critici, è la vera finale anticipata, ponendo di fronte la campionessa olimpica (Trillini) e mondiale (Badea) in carica.

L’assalto tra le due fiorettiste ha qualcosa di epico, con Giovanna che si porta in vantaggio 6-0 e 13-8 per poi subire la rimonta della rumena che piazza sei stoccate consecutive per il 14-13 in suo favore, pareggiato da Trillini all’ultimo istante per un tempo supplementare dove chi sferra la prima stoccata va in finale.

E, dopo 14 secondi, l’affondo giusto arride alla Badea, per quella che Giovanna descriverà poi come “la più grande delusione della mia vita sportiva“, pur avendo cuore e carattere per superare 15-9 la francese Modaine-Cessac ed aggiungere un bronzo alla personale collezione di medaglie.

Toccherebbe a Valentina cercare di “vendicare” l’amica, ma in finale, forse tradita dall’emozione per questa sua prima esperienza, non tira al meglio e la Badea si aggiudica piuttosto facilmente l’assalto con un 15-10 che le consente di unire l’oro olimpico a quello mondiale, mentre la Vezzali, la quale avrebbe voluto dedicare quest’oro individuale al proprio maestro Triccoli, scomparso proprio a pochi mesi dall’inizio dei Giochi, giura a se stessa: “Mai più una sconfitta così, mai più!

Ed anche se Valentina e le altre azzurre si prendono la rivincita nella prova a squadre, sconfiggendo seccamente le rumene in finale con un eloquente 45-33 conclusivo che la dice lunga sulla superiorità dell’Italia, per lei l’obiettivo è molto più a lunga gittata, vale a dire prendersi quell’oro individuale e, soprattutto, riscattare una prova così deludente che non fa parte del suo repertorio.

Nessuno può discutere le qualità tecniche della Vezzali, ma se in carriera è riuscita – tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei – a mettersi al collo 27 (di cui 14 d’oro) medaglie a titolo individuale e a conquistare per 11 volte su 15 edizioni la Coppa del Mondo di fioretto, ciò lo si deve anche alla sua enorme combattività, alla voglia di lottare sempre e di non mollare mai, anche quando l’esito dell’assalto sembra risultarle avverso, circostanza che costituisce anche una forma di sudditanza psicologica da parte delle avversarie nei suoi confronti.

Ma ancora – a parte i titoli a squadre – a fine 1996 a Valentina manca un oro individuale sia ai Mondiali che alle Olimpiadi e, considerando che per prendersi la rivincita sulla Badea e le altre rumene in chiave olimpica deve aspettare quattro anni, è bene incominciare a fare le prove generali nelle tre rassegne mondiali previste nel quadriennio post olimpico.

Però nella prima occasione, ai Mondiali di Cape Town 1997, in Sudafrica, è ancora la più esperta Trillini a prevalere, con la Vezzali neppure sul podio, mentre il “Dream Team“, composto dalle due jesine e dalla Bianchedi ripresasi dall’infortunio di Atlanta, sconfigge ancora in finale il trio rumeno formato dalle solite Badea, Szabo e Scarlat nella prova a squadre.

Ancora e solo un titolo a squadre per Valentina, nonostante sia la migliore del lotto, essendosi aggiudicata le sue due prime Coppe del Mondo di specialità nel 1996 e 1997, ed il tabù non viene infranto neppure l’anno seguente a La Chaux-de-Fonds 1998, in Svizzera, nel quale le due amiche/rivali vengono entrambe sconfitte in semifinale, con l’oro che va alla tedesca Sabine Bau, mentre identico copione si ripete nella prova a squadre, con le azzurre che superano nuovamente le rumene in finale.

A Valentina non resta che una ultima occasione, se vuole presentarsi in sede olimpica a Sydney in veste di campionessa mondiale, e stavolta non se la lascia sfuggire, trionfando alla manifestazione di Seul 1999 in Corea dove sconfigge in finale la campionessa uscente, la tedesca Sabine Bau, la quale si prende la rivincita andando all’oro nella prova a squadre, in una delle rarissime circostanze in cui le azzurre non salgono neppure sul podio.

Con questa necessaria, fondamentale, iniezione di autostima, la Vezzali è pronta per l’appuntamento che attende da quattro anni e per il quale ha lavorato sodo in tutto questo periodo, presentandosi “tirata a lucido” e nel pieno della maturità fisico/atletica dall’alto dei suoi 26 anni e dell’esperienza internazionale sin qui maturata, che la fa essere la numero 1 del ranking e quindi del tabellone, mentre le teste di serie n. 2 e 3, la tedesca Bau e la Trillini, dovranno giocoforza eliminarsi tra loro, qualora giungano in semifinale.

E non è la sola ad essere nella giusta condizione, visto che – dopo essersi liberata con irrisoria facilità sia della coreana Seo Mi-Jeong (11-3) che della polacca Gruchala (15-9) – ai quarti di finale le fanno compagnia anche Trillini (15-2 e 15-4 a Smith e Zimmermann) e Bianchedi, livello viceversa non raggiunto dalla Bau, sconfitta a sorpresa agli ottavi per 15-11 dalla connazionale Rita Konig.

Sono però ancora in gara le due temibili rumene Szabo e Badea che, nell’assalto che dà l’accesso alla zona medaglie sono opposte proprio a due delle tre azzurre, con la Szabo che incrocia il fioretto con la Vezzali e la Badea a vedersela con la Bianchedi, mentre dalla parte bassa del tabellone, la Trillini affronta la cinese Xiao Aihua e la Konig l’ungherese Aida Mohamed.

Sull’onda del successo sulla connazionale Bau, la Konig non ha difficoltà a sbarazzarsi della magiara per 15-8, così come la Bianchedi deve arrendersi alla schiacciante superiorità della Badea che si impone per 15-4, mentre Vezzali e Trillini devono fare ricorso a tutta la loro esperienza e saldezza di nervi per venire a capo di due assalti giocati sul filo dei secondi e dell’ultima stoccata, entrambi vinti con l’arma della difesa, dato che il punteggio finale arride alle due marchigiane con l’identico “score” di 9-8, con Valentina che piazza la stoccata vincente dopo 41″ del tempo supplementare avendo chiuso i 3′ minuti regolamentari sull’otto pari.

Solo chi riesce ad avere una tale freddezza può sperare di trionfare in una specialità così spietata come la scherma, ed il successo così ottenuto ha la facoltà di sciogliere il braccio della Vezzali che in semifinale può finalmente regolare i conti con la Badea che l’aveva umiliata ad Atlanta, restituendole con gli interessi il 15-10 di quattro anni prima per un 15-8 che non ammette repliche, non potendo però affrontare in finale la “sorella maggiore” Trillini, nuova vittima mietuta dalla sorprendente tedesca Konig, che si afferma, ed anche nettamente, per 15-10 sulla trentenne jesina.

Trattandosi di un panorama olimpico, al pari di quello mondiale, non si può certo pensare che vi partecipino schermitrici di secondo rango, ma in una competizione che si svolge in una sola giornata, dalle eliminatorie del mattino sino alla finale del tardo pomeriggio, la componente emotiva è una di quelle che può fare la differenza e, nonostante vi sia una evidente differenza dal punto di vista tecnico tra Valentina e la sua avversaria, quest’ultima ha accumulato dentro di sé una tale carica in virtù dell’aver eliminato le teste di serie n. 2 e 3 del tabellone che la rende quanto mai pericolosa.

La Vezzali è ben consapevole di ciò, e, mentre anche la Trillini si vendica della Badea che l’aveva sconfitta in semifinale a Barcellona superandola 15-9 nella finale per il bronzo, non ripete l’errore di sottovalutare la propria avversaria, restando concentratissima per tutti e tre i rituali minuti dell’assalto, che conclude da par suo con uno “score” di 15-9 che la consacra per la prima volta campionessa olimpica ed il suo urlo di gioia all’ultima stoccata la dice lunga su quanta rabbia avesse accumulato in questi quattro anni di attesa.

La prova a squadre, cui la Romania non partecipa non avendo una terza fiorettista a disposizione, non è altro che una “passerella” per le azzurre che si confermano per la terza volta consecutiva campionesse olimpiche, superando 45-39 l’Ucraina ai quarti, 45-38 gli Stati Uniti in semifinale e 45-36 la Polonia in finale.

Il “giuramento di Barcellona” è stato rispettato, e la promessa di poter dedicare un oro olimpico al proprio maestro Triccoli mantenuta, e con l’inizio del nuovo Millennio il fioretto femminile avrà per oltre un decennio una sola ed incontrastata dominatrice, Valentina Vezzali da Jesi, of course…

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