IL TRIS OLIMPICO DI ROSOLINO A SYDNEY 2000

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Massimiliano Rosolino – da messinasportiva.it

articolo di Giovanni Manenti

Quando nel Dna si hanno i cromosomi della goliardia tipica dei napoletani (dal padre Salvatore) e della simbiosi con tutto ciò che è acqua da parte materna, l’australiana di Melbourne Carolyn, non è poi così difficile che ne esca fuori un campione di nuoto quale è stato l’azzurro Massimiliano Rosolino, capace proprio per dette caratteristiche, di coniugare al meglio l’attività agonistica con gli impegni mondani fatti di sponsor, sfilate di moda, talk show ed apparizioni televisive varie che l’immensa notorietà raggiunta dopo i Giochi di Sydney 2000 gli hanno procurato.

L’aver poi vissuto tre stagioni della sua infanzia – dai 3 ai 6 anni – in Australia, è la base per il suo rapporto con l’acqua e le piscine, iniziando a nuotare dal quarto anno di età, lui nato a Napoli nel luglio 1978 ed ancora in grado di competere a livello internazionale alla soglia dei 30 anni, sinonimo di una longevità natatoria che non ha eguali nel panorama nazionale, Federica Pellegrini permettendo.

Dopo aver conquistato tre titoli agli Europei Giovanili, Rosolino si affaccia per la prima volta alla ribalta internazionale a 17 anni agli Europei di Vienna 1995 conquistando il bronzo nella staffetta 4×200 stile libero, per poi partecipare l’anno seguente ad Atlanta 1996 alle sue prime Olimpiadi, con risultati tutto sommato soddisfacenti data la giovane età, centrando tutte e tre le finali sui 200, 400 e staffetta 4×200 stile libero, collezionando, curiosamente, tre sesti posti sia nelle due gare individuali che in staffetta.

E’ di quel periodo che si instaura una amichevole rivalità su entrambe le distanze dei 200/400 metri a stile libero con il bergamasco Emiliano Brembilla, di soli pochi mesi più giovane di lui, mentre a livello internazionale il nemico numero uno (sempre in senso sportivo, ovviamente) è l’olandese Pieter Van den Hoogenband – anch’esso del medesimo anno, il 1978, evidentemente “classe di ferro” in campo natatorio – con cui il confronto è però limitato ai soli 200 metri, preferendo il batavo cimentarsi sulla velocità pura, dai 50 ai 200 stile, appunto.

E già dall’anno successivo ai Giochi, i duelli a suon di bracciate tra i tre si fanno roventi agli Europei di Siviglia 1997, con Rosolino che conquista l’argento sia sui 200 (dietro al britannico Paul Palmer) che sui 400 stile libero, dove a precederlo, peraltro nettamente, è proprio Brembilla (3’45″96 a 3’48″11) per una storica doppietta azzurra, mentre Van den Hoogenband contribuisce da par suo all’argento dell’Olanda nella staffetta 4×200 che relega l’Italia ai margini del podio.

Ma la sfida è appena lanciata, e ai Mondiali di Perth 1998 Rosolino si prende la soddisfazione di precedere sui 200 metri, in 1’48″30, sia l’olandese (bronzo) che il britannico Palmer, non meglio che settimo, venendo però sconfitto a sorpresa dall’australiano Michael Klim, notoriamente più propenso a cimentarsi sui 50 e 100 stile libero, mentre sui 400 inizia a “fare la conoscenza” con un certo Ian Thorpe, che vince con il connazionale Grant Hackett secondo e Palmer terzo, per un podio che lascia l’amaro in bocca ai due azzurri Brembilla e Rosolino, quarto e quinto rispettivamente.

L’esplosione del “Thorpedo” australiano è un brutto colpo per le ambizioni dei due italiani che, in ogni caso, si preparano alla rassegna olimpica proprio in casa del “fenomeno Aussie“, a Sydney 2000, con la partecipazione agli Europei di Istanbul 1999 e di Helsinki 2000 (per la prima volta calendarizzati in anni pari, ancorché olimpici, per non sovrapporsi ai Mondiali che, a partire da inizio 2000, si svolgono a cadenza biennale negli anni dispari) dove, per la prima volta, Rosolino si cimenta anche sui 200 misti, a dimostrazione della sua indubbia versatilità.

I riscontri in Turchia non sono granché incoraggianti, visto che sui 200 stile ottiene il bronzo in 1’48″37 dietro ai soliti van den Hoogenband e Palmer, mentre ancor peggio va sulla doppia distanza, quando resta ai margini del podio nella gara vinta da Palmer su Brembilla, nonché nella staffetta 4×200 stile libero che viene squalificata al pari dell’Olanda, con l’unica nota positiva che giunge dai 200 misti, dove coglie un insperato argento toccando davanti a specialisti come il finlandese Jani Sievinen (primatista mondiale, nonché oro ai Mondiali di Roma 1994 ed argento ad Atlanta sulla distanza) e l’ungherese Attila Czene (campione olimpico ad Atlanta), venendo preceduto solo dall’olandese Marcel Wouda.

Rosolino si rende conto che se vuole aspirare al podio in chiave olimpica deve intensificare la preparazione e migliorare la specializzazione sui misti, confortato dal buon esito degli Europei, e le prove generali agli Europei di Helsinki 2000 sono alquanto rassicuranti, in quanto inverte l’ordine del podio sui 200 stile libero, salendo sul gradino più alto in 1’47″31 con Van den Hoogeband argento e Palmer bronzo, deve accontentarsi del quarto posto sulla doppia distanza vinta da Brembilla, ma conquista l’oro sui 200 misti e contribuisce al successo della staffetta 4×200 stile libero davanti a Germania ed Olanda.

Con queste premesse, e cioè Rosolino oro europeo sui 200 e Brembilla sui 400 e l’Italia prima nella staffetta 4×200, la squadra azzurra si presenta ai “Giochi del Nuovo Millenniocarica di speranze ed ambizioni, che vengono testate subito nel giorno dell’esordio del nuoto, il 16 settembre 2000, quando sono in programma batterie e finale dei 400 stile libero, con Thorpe che sin dalle qualificazioni del mattino scopre le carte togliendo al russo Sadovyi il record olimpico che risaliva a Barcellona 1992 nuotando la distanza in 3’44″65, con Rosolino e Brembilla che fanno comunque registrare il secondo e quarto miglior tempo con, rispettivamente, 3’45″65 (record italiano) e 3’48″41.

Al pomeriggio, con un “Sydney Park Aquatic Center” in visibilio per l’idolo di casa, vi è poco da fare tanto netta è la superiorità di Thorpe che sbaraglia il campo abbassando il proprio limite mondiale sino a 3’40″59, trascinandosi dietro Rosolino che deve accontentarsi dell’argento nonostante distrugga anch’esso il record olimpico di Sadovyi, nuotando in 3’43″40 che rappresenta il nuovo primato europeo, mentre Brembilla inizia a fare i conti con la propria personale “maledizione olimpicavedendosi sfuggire il bronzo per l’inezia di appena 0″01 centesimo rispetto all’americano Keller (3’47″00 a 3’4″01).

Il giorno successivo, Rosolino si ripresenta sui blocchi di partenza per batterie e semifinali dei 200 stile libero e, dopo aver nuotato al mattino in un tempo similare (1’47″37) a quello con cui ha vinto l’oro europeo pochi mesi prima, si rende conto nelle semifinali del pomeriggio come ad Helsinki Van den Hoogenband avesse affrontato la manifestazione come preparazione per la rassegna olimpica, dato che l’olandese si permette di far suo il primato mondiale nuotando in 1’45″35, cui nella seconda serie Thorpe replica in 1’45″37 (a soli 0″02 centesimi di differenza), con Rosolino che si migliora in 1’46″60.

E, nella finale del 18 settembre, Rosolino non può che assistere, come “spettatore non pagante“, all’epico duello tra i due rivali, compiendo appieno il suo dovere, completando la prova in un tempo similare a quello della semifinale (1’46″65 rispetto ad 1’46″60) che gli vale il bronzo ed il titolo di “primo fra gli umani“, mentre là davanti la sfida senza esclusione di colpi vede l’olandese che, più fresco rispetto a Thorpe, reduce dai 400, va a trionfare eguagliando al centesimo il proprio limite mondiale di 1’45″35, con l’australiano che deve arrendersi, fermandosi ad un comunque eccellente 1’45″83.

Per Rosolino, comunque, con già due medaglie al collo, le fatiche non sono finite, dovendo ancora disputare la staffetta 4×200 stile libero e cimentarsi, per la prima volta in un’Olimpiade o ad un Mondiale, sui 200 misti, dove il ritiro del “marziano” Tamas Darny e la predilezione dell’americano Tom Dolan per la doppia distanza, fanno intravedere qualche positivo spiraglio per un piazzamento sul podio.

Ma, proprio quando meno te lo aspetti, la delusione maggiore giunge proprio dalla staffetta che, qualificatasi per la finale con il terzo miglior tempo nonostante non siano scesi in acqua i “pezzi da novanta” Brembilla e Rosolino, è in lotta addirittura per l’argento, dietro l’imprendibile Australia che va al trionfo con tanto di record mondiale in 7’07″05, assieme ad Usa, Olanda e Gran Bretagna.

La nota negativa è rappresentata da Brembilla, forse giù di corda per la beffa patita sui 400 metri, che in terza frazione lanciata, dopo che Beccari e Pellicciari hanno compiuto il loro dovere, nuota i suoi 200 in 1’48″92, quasi 2″ in più di quanto ottenuto nella prova individuale, passando il testimone a Rosolino per l’ultima frazione con l’Italia in quarta posizione con Usa e Gran Bretagna davanti ed Olanda alle spalle.

Rosolino copre la distanza in un eccellente 1’45″91 che gli consente di scavalcare i britannici (il cui ultimo frazionista, Jaime Salter, nuota in 1’47″37), ma nulla può contro le veementi quattro vasche di un Van den Hoogenband in stato di grazia che, con il suo 1’44″88, arriva persino ad insidiare l’argento degli Usa in uno dei più serrati finali della storia, con le quattro formazioni racchiuse nello spazio di appena 0″34 centesimi (Usa 7’12″64, Olanda 7’12″70, Italia 7’12″91 e Gran Bretagna 7’12″98), dal che si deduce che sarebbe bastato un 1’48″50 di Brembilla per salire sul secondo gradino del podio.

Non è dato sapere se detta delusione abbia dato a Rosolino la carica necessaria in vista dell’ultima sua apparizione a Sydney, vale a dire i 200 misti, di certo, però, una buona iniezione di fiducia arriva al “buon Max” dalle batterie e semifinali del 20 settembre in cui, dopo aver realizzato il miglior tempo, nonché record italiano, al mattino con 2’00″92, stacca il biglietto per l’atto conclusivo vincendo al pomeriggio la seconda semifinale in 2’01″14, lasciandosi alle spalle, in una sorta di finale europea, Wouda e Sievinen, mentre nell’altra serie l’americano Tom Dolan realizza il miglior tempo in 2’00″38 che gli vale la quarta corsia in finale con accanto l’azzurro.

Gara molto particolare quella dei misti, specie sui 200, dove ad ogni vasca si cambia stile, con conseguenti possibili ribaltamenti di posizioni, e la finale olimpica del 21 settembre non tradisce queste caratteristiche, con l’olandese Wouda che vira in 26″13 ai 50 metri dopo la frazione a farfalla, con Dolan quinto e Rosolino addirittura settimo, con i due che rimontano a dorso transitando a metà gara rispettivamente in seconda e terza posizione dietro all’ungherese e campione olimpico in carica Attila Czene che con 56″32 è sotto di 0″29 centesimi al limite mondiale di Sievinen, con quest’ultimo oramai fuori dai giochi per le medaglie.

La frazione a rana è fatale a Czene, che viene rimontato e superato agevolmente dalla coppia nelle corsie centrali, dove Rosolino compie il suo capolavoro, virando ai 150 metri in 1’30″88 davanti a Dolan potendo contare sugli ultimi 50 metri a stile libero, la sua specialità che difatti non lo tradisce, andando a trionfare nel nuovo record olimpico (ed italiano ovviamente) di 1’58″98 davanti a Dolan, argento ed anch’esso sotto i 2 minuti con 1’59″77, mentre a sorpresa il secondo americano, Tom Wilkens, soffia il bronzo ai delusi di giornata, il magiaro Czene e l’olandese Wouda.

E così, ad un giorno di distanza dal secondo oro di Domenico Fioravanti nella rana (con l’aggiunta del bronzo di Davide Rummolo), l’Italia, che mai sino ad allora era salita sul gradino più alto del podio in una gara di nuoto olimpica, se ne torna a casa con un bottino di sei medaglie (tre ori, un argento e due bronzi), che ne fanno a tutt’oggi il miglior risultato mai realizzato in una singola edizione dei “Giochi a Cinque Cerchi” e con Rosolino che é l’unico nuotatore in campo maschile a poter vantare nel proprio palmarès titoli sia olimpici che europei e mondiali, emulato tra le femmine solo da Federica Pellegrini.

Che ci volete fare, quando uno le stimmate del campione le ha nel proprio Dna

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