LA GLORIA OLIMPICA DEL “SIGNOR ROSSI”

ANTONIO ROSSI.jpg
Antonio Rossi – da gazzetta.it

articolo di Giovanni Manenti

Chiamarsi Rossi in Italia non è un gran vantaggio, considerando che trattasi del cognome largamente più diffuso della penisola e si rischia di cadere nel più profondo anonimato, specie in campo sportivo, a meno che non si eccella al pari del Paolo Rossi “Mundial” di Spagna 1982 o del celebre centauro Valentino.

E, cosa ancor più strana, il fatto che in un secolo di Olimpiadi non via stato nessun Rossi a rendere orgogliose le oltre 40.000 famiglia italiane che portano un tal cognome, con la conquista di un oro olimpico, eccezion fatta per Dante Rossi, portiere del “Settebello” che conquista il titolo nella pallanuoto ai Giochi di Roma 1960, ma trattandosi di una specialità a squadre, lo stesso è passato in secondo piano rispetto ai più famosi compagni Lonzi, Lavoratori, D’Altrui e Pizzo.

Occorre pertanto attendere proprio le Olimpiadi del Centenario per vedere un Rossi salire sul gradino più alto del podio, tale Antonio, lombardo di Lecco, che si afferma oltretutto in una specialità, la canoa, che mai aveva visto assurgere a tali livelli un atleta azzurro, se si fa eccezione per l’oro conquistato a Barcellona quattro anni prima da Pierpaolo Ferrazzi, ma nello slalom, non nella velocità.

Ma chi è questo Antonio Rossi, nato a dicembre 1968, e che cosa lo ha spinto ad optare per una disciplina oltretutto ben poco famosa rispetto al più classico e prestigioso canottaggio, già foriero di gloria e medaglie per i colori azzurri?

Quasi sempre nella vita di ognuno di noi vi è un giorno, un momento, una decisione presa che fa cambiare di colpo il senso della nostra esistenza e, nel caso di Antonio, questo si materializza sotto forma di un medico, che, alla madre preoccupata per il fisico esile e gracile del figlio, le consiglia di fargli praticare la canoa, non avendo ancora la struttura per potersi dedicare al ben più faticoso canottaggio.

E Rossi, timido, ma ubbidiente ai desideri materni ed anche incuriosito di cosa possa riservargli questo nuovo mondo interamente da scoprire, varca la soglia della celebre società dei “Canottieri Lecco“, avvertendo sin da subito una particolare attitudine e familiarità con il kayak, imbarcazione che si differenzia dalla canoa propriamente detta (o canoa canadese) per essere concepita per l’uso in propulsione e manovra di una “pagaia a doppia pala“, mentre la canoa canadese viene spinta e manovrata con l’uso della “pagaia a pala singola“.

E’ bello remare (sarebbe più corretto dire “pagaiare“, ma il termine in sé è un po’ bruttino), sulle limpide acque del Lago di Como, ma Antonio si rende presto conto che non è sufficiente disporre di una ottima imbarcazione, comprata quando, all’età di 17 anni, convince la nonna a finanziarlo per acquistare una canoa nuova di zecca, occorre tanto sacrificio e duro lavoro se ci si vuole affermare, man mano che il fisico si irrobustisce per assumere le dimensioni richieste.

Se c’è una cosa che generalmente fa la differenza tra un buon atleta ed un campione, questa è la forza di volontà, e Rossi ne ha da vendere, ed allora via con allenamenti massacranti da mattina a sera per sei giorni su sette, tra chilometri di corsa e nuoto, pesi ed altre torture da palestra, ma con addosso la caparbietà di chi sa che solo con la sublimazione della fatica potrebbe conquistare il mondo, avendo anche la cocciutaggine e l’accortezza di cercare, come poi avviene, di entrare alla Guardia di Finanza, approdo giusto per poter condurre quella vita da atleta che ha già intrapreso.

E’ riconoscente anche, Antonio, che a fronte dei permessi che l’Arma gli concede per potersi allenare con regolarità, sa bene che è suo preciso dover ricompensare con adeguati risultati sportivi che, peraltro, non tardano ad arrivare, ad iniziare dalle Olimpiadi di Barcellona 1992, dove conquista la sua prima medaglia giungendo terzo in coppia con Bruno Dreossi nel K2 500 metri, dietro ai tedeschi Bluhm/Gutsche ed ai polacchi Freimut/Kurpiewski.

Un’altra delle grandi doti di Rossi sta nel porsi sempre degli obiettivi ben precisi, e, dopo il buon esordio olimpico, il prossimo appuntamento nel mirino sono i Giochi di Atlanta 1996 per i quali, avendo nel frattempo optato per la doppia distanza del K2 1000 metri con un nuovo partner, Daniele Scarpa, si prepara attraverso la partecipazione alle tre edizioni dei Mondiali previste nel quadriennio post olimpico, ottenendo l’argento sia a Copenaghen 1993 (dietro ai soliti Bluhm/Gutsche) che a Città del Messico 1994, stavolta superati dai danesi Staal/Nielsen, mentre a Duisburg 1995, finalmente, si prendono la soddisfazione di sconfiggere i tedeschi Bluhm/Gutsche a casa loro, con Scarpa che completa un mondiale da favola conquistando l’oro anche nel K2 500 in coppia con Beniamino Bonomi.

Con questi tre fortissimi canoisti, l’Italia si presenta con legittime aspirazioni ai “Giochi del Centenario” di Atlanta 1996, schierando la coppia Bonomi/Scarpa nel K2 500 e Rossi/Scarpa nel K2 1000, nel mentre le gare individuali sono riservate a Rossi nel K1 500, ancorché non sia stata da lui molte volte disputata, e a Bonomi nel K1 1000, una scelta apparentemente strana visto che nel K2 é Bonomi a disputare la distanza più corta rispetto a Rossi, ma motivata dal fatto di evitare ai tre canoisti due finali lo stesso giorno, dato che quelle del K1 e K2 1000 sono previste per il 3 agosto ed il giorno successivo tocca a quelle del K1 e K2 500.

Rossi e Scarpa dimostrano le loro velleità di vittoria facendo registrare i migliori tempi sia in batteria che in semifinale, dove nella loro serie precedono i danesi campioni del Mondo 1994, mentre nella seconda sono i polacchi Kotowicz/Bialkowski (bronzo l’anno prima a Duisburg) ad avere la meglio sui francesi e Bluhm/Gutsche.

Il mattino del 3 agosto, giorno di inizio delle finali – con tutti e quattro gli armi azzurri qualificati – si apre positivamente per i nostri colori, con Bonomi che centra un eccellente argento nel K1 1000 dietro al norvegese Knut Holmann, quattro volte campione mondiale ed argento di Barcellona, circostanza che viene letta come di buon auspicio per la successiva prova del K2 1000.

In avvio, sono i tedeschi Bluhm/Gutsche a dettare il ritmo, prendendo un leggero margine di vantaggio che, al passaggio ai 500 metri, li vede in testa con 0″47 centesimi su Staal/Nielsen e 0″89 sulla coppia azzurra, coi polacchi Kotowicz/Bialkowski più staccati ad 1″40, ed è a questo punto che inizia lo show di Rossi e Scarpa che, aumentando progressivamente il numero dei colpi, raggiungono e superano i tedeschi sin dai 750 metri, per poi andarsi ad involare facili vincitori in 3’09″190, con Bluhm/Gutsche che resistono al ritorno dei sorprendenti bulgari Dushev/Kazanov che, per soli 0″056 millesimi, soffiano il bronzo ai polacchi.

La mattina dopo, 4 agosto, tocca stavolta a Rossi inaugurare la giornata di gare, dovendosela vedere con il citato norvegese Holmann, anch’egli alla ricerca di una seconda medaglia d’oro, e l’unica tattica che Antonio conosce, visto che la prova sta alla canoa come i 200 metri all’atletica leggera, è quello di “pagaiare” più velocemente che può e poi trarre le somme alla fine.

Anche stavolta è un altro avversario, il romeno Magyar, che cerca di sorprendere il resto del lotto in avvio, ma Rossi non è da meno e già a metà gara ha già una imbarcazione di vantaggio sui rivali, riuscendo poi nel finale a contenere il ritorno di Holmann, e cogliere così in 1’37″423 il suo secondo oro, negando al norvegese l’accoppiata K1 500/1000 che, viceversa, farà sua quattro anni dopo a Sydney 2000, a conferma della valenza dell’impresa di Rossi.

E, a completamento di un’edizione irripetibile per i nostri colori, poco più di un’ora dopo nel K2 500 Bonomi/Scarpa conquistano l’argento dietro ai fortissimi tedeschi Bluhm/Gutsche, che così confermano l’oro olimpico di Barcellona 1992 e riscattano la sconfitta patita sulla doppia distanza, per un bottino complessivo – compreso il bronzo di Josefa Idem nel K1 500 donne – di 5 medaglie mai più raggiunto dall’Italia in sede olimpica.

Ed Antonio, che sarà ancora oro a Sydney 2000 ed argento ad Atene 2004 sempre nel K2 1000, ma stavolta in coppia con Bonomi, esce per sempre dall’anonimato del “Signor Rossi” qualunque per accomodarsi, a giusta ragione, nel “Gotha Olimpico” quale uno dei più grandi canoisti di ogni epoca.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...