PIETER VAN DEN HOOGENBAND, L’OLANDESE VOLANTE CHE ROVINO’ DUE FESTE

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Pieter Van den Hoogenband – da alchetron.com

articolo di Giovanni Manenti

L’edizione del nuovo millennio di Sydney 2000 vede, in campo natatorio, due sfide che ne polarizzano l’attenzione, la prima a livello nazionale, con i padroni di casa dell’Australia che intendono tornare ai fasti dei precedenti Giochi di Melbourne 1956, spodestando dal primo posto in classifica gli Stati Uniti, e la seconda, di tipo strettamente personale, riguarda il più forte velocista di ogni epoca, vale a dire lo “ZarAlexander Popov, che dopo aver vinto l’oro sui 50 e 100 metri stile libero sia a Barcellona 1992 che ad Atlanta 1996, è alla ricerca di un doppio tris sinora mai riuscito in campo maschile, mentre in quello femminile l’australiana Dawn Fraser (oro sui 100 metri stile libero a Melbourne 1956, Roma 1960 e Tokyo 1964) e l’ungherese Krisztina Egerszegi (oro sui 200 dorso a Seul 1988, Barcellona 1992 ed Atlanta 1996) possono vantarsi di aver realizzato una simile impresa.

Per l’Australia organizzatrice dei Giochi, il nuoto è, tra l’altro, la disciplina leader in fatto di medaglie olimpiche, dato che su 496 complessivamente conquistate (compresa l’ultima edizione di Rio de Janeiro), ben 188 – pari al 37,9% – sono frutto di prestazioni all’interno della piscina e a Sydney possono vantare di presentare sul panorama olimpico l’ultimo di una serie impressionante di campioni, e cioè il non ancora diciottenne Ian Thorpe, iscritto su cinque gare – 200 e 400 metri stile libero e le tre staffette – ed affermatosi ai Mondiali di Perth 1998 (poco più che quindicenne) con l’oro sui 400 stile libero e in staffetta 4×200 stile libero, presentandosi altresì alla rassegna olimpica forte dei primati mondiali sui 200 (1’45″51) e 400 (3’40″59) stile libero, stabiliti in occasione degli “Olympic Trials” nel maggio 2000.

E il giorno dell’esordio del nuoto, il 16 settembre 2000, gli spettatori che assiepano le tribune del “Sydney Park Aquatic Center” vedono coronarsi le loro aspettative, essendo in programma batterie e finale dei 400 stile libero, con “Thorpedo” che in qualificazione toglie al russo Sadovyi il record olimpico che risaliva a Barcellona 1992 nuotando la distanza in 3’44″65 e poi, nella finale del pomeriggio, sbaraglia il campo abbassando il proprio limite mondiale sino a 3’40″59, trascinandosi dietro l’azzurro Massimiliano Rosolino che conquista l’argento con tanto di nuovo primato europeo in 3’43″40.

Ma ciò che manda in visibilio il pubblico australiano è la prestazione di Thorpe nella staffetta 4×100 metri stile libero che chiude la giornata, nella quale, schierato in ultima frazione avendo come avversario lo specialista americano Gary Hall Jr., si lancia con un vantaggio minimo di 25/100 (grazie ad una fantastica prima frazione dell’aborigeno Michael Klim, che in 48″18 stabilisce il nuovo record mondiale sulla distanza) che in molti ritengono non sufficiente per assicurare all’Australia il titolo olimpico.

Ed invece Thorpe resiste, bracciata dopo bracciata, all’impetuoso tentativo di rimonta di Hall, venendo cronometrato nel “tempo lanciato” di 48″30 – eccezionale per uno specialista delle più lunghe distanze – concedendo al rivale appena 6/100 (48″24 il tempo di Hall) e che gli garantisce il secondo oro alla prima giornata di gara, con annesso altro record mondiale in 3’13″67: come inizio non c’è proprio male davvero.

Il programma natatorio dello stile libero, per le gare veloci, prevede ora il 17 batterie e semifinali ed il 18 la finale dei 200, il 19 batterie e semifinali ed il 20 la finale dei 100 ed il 21 batterie e semifinali ed il 22 la finale dei 50, tutte gare a cui è iscritto un personaggio in grado di rompere le classiche “uova nel paniere” ai due citati protagonisti Thorpe e Popov, vale a dire il ventiduenne olandese Pieter van den Hoogenband.

Oltretutto, il batavo – che ai Mondiali di Perth 1998 si é piazzato terzo sui 200 metri stile libero vinti un po’ a sorpresa da Klim davanti a Rosolino ed aveva conquistato l’argento con la staffetta 4×200 – ha un conto da regolare con il podio olimpico, dato che quattro anni prima ai Giochi di Atlanta lo stesso gli era sfuggito per 11/100 sia sui 100 metri stile libero (quarto in 49″13 rispetto al 49″02 del brasiliano Borges) che sui 200 (quarto in 1’48″36 rispetto all’1’48″25 dell’australiano Kowalski).

L’olandese si prepara per la rassegna olimpica come meglio non potrebbe affermando la sua indiscussa superiorità a livello continentale, vincendo ben sei medaglie d’oro agli Europei di Istanbul 1999 (50, 100 e 200 stile libero, 50 farfalla, 4×100 stile libero e 4×100 mista, che non diventano sette solo perché in finale la 4×200 stile libero viene squalificata) e, quel che più conta, infliggendo una delle rarissime sconfitte a Popov, campione in carica sui 50 e 100 metri stile libero da tre edizioni consecutive , ma stavolta battuto sia sui 100 (48″47 a 48″82) che sulla più breve distanza, in cui il russo è solo bronzo, preceduto anche dall’azzurro Lorenzo Vismara.

Ad intaccare la fiducia di van den Hoogenband e, al contrario, dare morale a Popov intervengono gli Europei di Helsinki 2000, svoltisi ad inizio luglio, nei quali l’olandese cambia il tris d’oro su 50, 100 e 200 metri stile libero in altrettanti argenti, con il russo che si afferma sulle più corte distanze (21″95 a 22″35 e 48″61 a 48″77 rispettivamente) e l’azzurro Rosolino sui 200 (1’47″31 ad 1’47″62), ma per l’olandese la manifestazione continentale rappresenta una tappa di avvicinamento, quale preparazione in chiave olimpica.

E la conferma di tale atteggiamento si ha subito nel pomeriggio del 17 settembre quando, dopo che al mattino Thorpe aveva centrato il miglior tempo in 1’46″56 (con van den Hoogenband secondo in 1’46″71), togliendo a Sadovyi il record olimpico anche sui 200, il rappresentante dei Paesi Bassi nuota la prima semifinale nel nuovo primato mondiale di 1’45″35 togliendolo all’australiano che, dal canto suo, si impegna a fondo nella seconda serie per riprenderselo, chiudendo in 1’45″37, a soli 2/100 di distacco!

Con queste premesse, immaginate quale sia l’attesa per la finale del giorno dopo, aspettandosi scintille nel duello fianco a fianco (in quarta e quinta corsia) tra i due fenomeni, con l’azzurro Rosolino, terzo tempo in qualificazione, che spera di inserirsi nella sfida, anche se con poche possibilità, visti i riscontri cronometrici dei due rivali, inarrivabili per lui.

E, difatti, Rosolino compie appieno il suo dovere, completando la prova in un tempo similare a quello della semifinale (1’46″65 rispetto ad 1’46″60) che gli vale il bronzo, mentre là davanti la sfida senza esclusione di colpi vede l’olandese virare in testa a metà gara con un margine minimo (50″85 a 50″90), per poi toccare ai 150 metri all’unisono con Thorpe (1’18″21 per entrambi), con ciò alimentando le speranze del pubblico presente che, viceversa, assiste ad un’ultima, imperiosa vasca di van den Hoogenband che, più fresco rispetto all’idolo di casa, reduce dai 400, va a trionfare eguagliando al centesimo il proprio limite mondiale di 1’45″35, con Thorpe che deve arrendersi, fermandosi ad un comunque eccellente 1’45″83.

Il successo sul campione australiano è la giusta spinta per van den Hoogeband per saldare i conti con Popov in sede olimpica, e le prime due discese in acqua (batterie e semifinali) del 19 settembre non concorrono certo a rassicurare le speranze di vittoria per lo “Zar” che, oltre ad essere superato dal neo primatista mondiale australiano Klim nelle prima semifinale (48″80 a 48″84), vede il rivale compiere lo stesso risultato dei 200, vale a dire nuotare la sua serie in 47″84, togliendo così a Klim un primato durato appena lo spazio di tre giorni ed essere anche il primo uomo ad abbattere la “barriera dei 48″00 netti“, mentre Hall conferma di non essere nella condizione di quattro anni prima ad Atlanta, staccando il “pass” per la finale con appena il sesto tempo.

Van den Hoogenband favorito, dunque, per la finale del giorno dopo, avendo anche, in chiusura del giorno prima, aggiunto alla sua collezione privata di medaglie il bronzo nella staffetta 4×200 metri stile libero a soli 6/100 dall’argento degli Usa, nella gara vinta da Thorpe & Co. a ritmo di record mondiale, dovendo però fare i conti con la voglia di riscatto da parte del detronizzato Klim, nonché con l’orgoglio ferito di Popov e la forza agonistica di Hall, mai da sottovalutare, e difatti l’atto conclusivo non tradisce le attese, con ognuno dei componenti il citato quartetto che conclude la gara al di sotto dei 49″00 netti, evento per la prima volta verificatosi in una rassegna olimpica.

Spinto anche dal fatto di nuotare in casa, è Klim – che nuota in quinta corsia, a fianco di van den Hoogeband – a menare le danze in avvio, virando ai 50 metri in 23″12, addirittura 4/100 sotto al fresco primato dell’olandese, che, viceversa, con una condotta di gara più regolare, si stacca nella vasca di ritorno per andare a conquistare il suo secondo oro in 48″30, mentre Klim paga lo sforzo prodotto subendo il ritorno di Popov ed Hall, con i tre racchiusi nello spazio di appena 5/100, che vede premiato il russo, argento in 48″69 davanti all’americano, bronzo in 48″73 e Klim fuori dal podio per l’inezia di un solo centesimo.

Fedele al proverbio che recita “l’appetito vien mangiando“, anche se oramai ben sazio di ori e primati, van den Hoogenband tenta pure la carta dei 50 metri stile libero per quello che, se realizzato, rappresenterebbe un fantastico tris sinora mai verificatosi in una Olimpiade, ed il bello è che non ci va neppure tanto lontano, cogliendo il secondo bronzo della sua partecipazione olimpica in 22″03, a soli 5/100 di distacco dagli americani Anthony Ervin ed Hall, i quali si dividono il gradino più alto del podio in 21″98.

Non c’è che dire, il “rompiscatole” olandese ha recitato proprio bene la sua parte, da una parte vendicando lo smacco degli 11/100 di Atlanta e, dall’altro, rovinando la festa ai grandi Popov e Thorpe, potendosi a ben diritto iscrivere al ristretto novero degli “immortali” facenti parte del “Gotha olimpico“.

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