JAN ZELEZNY, IL PREDESTINATO DAL BRACCIO D’ORO

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Jan Zelezny – da alchetron.com

articolo di Giovanni Manenti

Quando, il 25 settembre 1988, durante la finale del lancio del giavellotto alle Olimpiadi di Seul, il finlandese Tapio Korjus, al suo ultimo tentativo, scaglia l’attrezzo a m.84,28 aggiudicandosi la medaglia d’oro soffiandola per soli 16cm. al cecoslovacco Jan Zelezny, ancora non sa di aver commesso un “delitto di lesa maestà“, avendo impedito al più forte giavellottista di ogni epoca, con quel lancio, di eguagliare il record detenuto da Al Oerter nel lancio del disco e da Carl Lewis nel salto in lungo nel conquistare 4 ori consecutivi nella medesima specialità in altrettante edizioni dei Giochi, così come fece a Mosca 1980 l’estone Jaak Uudmae rispetto alla leggenda sovietica Viktor Saneyev nel salto triplo.

E’ un predestinato, Zelezny – il quale si presenta ventiduenne a Seul forte del terzo posto conquistato l’anno prima al Mondiale di Roma e del primato mondiale stabilito con m.76,66 il 31 maggio 1987 al meeting di Nitra, in Cecoslovacchia – in quanto sia il padre che la madre erano stati a loro volta giavellottisti, con la Signora Jana che nel 1959 aveva stabilito il record nazionale juniores con m.43,26.

Come tutti i ragazzi del suo paese, Jan si dedica nell’adolescenza ai due sport che vanno per la maggiore, calcio ed hockey su ghiaccio, e la leggenda narra che, dedicatosi poi alla pallamano, se ne allontana quando un potentissimo tiro partito dal suo fenomenale braccio destro rompe il viso al malcapitato portiere.

Già, perché il segreto di Zelezny – fisico piuttosto normale per un giavellottista, 186cm. per 84 kg. – sta proprio nella sua eccellente tecnica, con un movimento del braccio che non ha eguali nella specialità e che gli consente di raggiungere misure inarrivabili per gli avversari, il tutto unito ad una costanza ed una serietà nella preparazione e negli allenamenti che lo porta a coricarsi mai oltre le 22 e che difficilmente gli consente di concedersi anche solo una birra.

Tutti ingredienti che ne plasmano la caratura del campione, messa a punto nel quadriennio post olimpico quando Jan, a dispetto di due deludenti prestazioni agli Europei di Spalato 1990 (tredicesimo in qualificazione con m.77,64 ed escluso dalla finale) ed ai Mondiali di Tokyo 1991 (addirittura 18.mo in qualifica con un modesto m.76,26), affina la propria tecnica che lo porta dapprima a riappropriarsi temporaneamente del primato mondiale (per il quale in tre anni, dal 1990 al 1993, è in corso una splendida sfida col britannico Steve Backley ed il finlandese Seppo Raty, suoi grandi avversari anche nelle manifestazioni internazionali), scagliando l’attrezzo a m.89,66 al meeting di Oslo nel luglio 1990, e poi a raccogliere la sfida di Backley e Raty alle Olimpiadi di Barcellona 1992.

Per capire la grandezza di detta rivalità – peraltro limitata al solo campo sportivo, tra atleti che si rispettano e si stimano reciprocamente – basta ricordare la progressione del record mondiale con Backley e Zelezny che si superano a vicenda nel corso di venti giorni nel luglio 1990 (89,58 e 90,98 per il britannico il 2 e 20 luglio, inframezzati dal citato 89,66 del boemo il 14 luglio), per poi vedersi scalzare da Raty che, il 6 maggio ed il 2 giugno 1991, scaglia l’attrezzo m.91,98 e 96,96 (!!!), inducendo per la seconda volta la IAAF a modificare il baricentro del giavellotto onde evitare che lo stesso possa creare pericoli per i presenti in pista, ed il primo record con il nuovo attrezzo è appannaggio di Backley che il 25 gennaio 1992 in Nuova Zelanda raggiunge la misura di m.91,46.

Con di fronte il campione europeo (Backley) e mondiale (Raty) in carica come avversari, la caccia al suo primo oro di prestigio per Zelezny si risolve ai Giochi di Barcellona 1992 già al primo lancio, con il giavellotto che atterra a m.89,66 misura inarrivabile per Raty, che al secondo tentativo scaglia l’attrezzo a m.86,60 che gli vale l’argento, con Backley al bronzo con m.83,38 alla quarta prova, mentre Zelezny legittima il successo con una seconda misura di m.88,18 raggiunta al quarto lancio.

La sfida è lanciata e l’appuntamento è rinviato ai Mondiali di Stoccarda dell’anno seguente, ai quali Zelezny si presenta da favorito non solo in virtù dell’oro olimpico, ma essendosi anche ripreso il primato mondiale con un lancio di m.95,54 ad aprile 1993 in Sudafrica, e dove tocca stavolta a Raty incappare in una controprestazione che lo vede incapace di qualificarsi per la finale.

Ma la Finlandia, si sa, è la patria del giavellotto, e – già che si parla di predestinati – il testimone lasciato cadere da Raty è immediatamente raccolto da un vero “figlio d’arte“, vale a dire Kimmo Kinnunen, figlio di Jorma (argento a Città del Messico 1968), già oro Mondiale a Tokyo 1991 e quarto a Barcellona, il quale si porta al comando al terzo tentativo con m.84,78 costringendo Zelezny, al momento in terza posizione con 81,86 dietro anche al britannico Mick Hill (82,80 alla prima prova), a dare fondo alla sua classe per portarsi dapprima al secondo posto con un lancio di m.83,82 alla quarta prova e quindi scagliare l’attrezzo ad 85,98 al quinto tentativo per far suo anche l’oro mondiale, nel mentre Backley resta ai margini del podio con un miglior lancio di m.81,80.

Curiosa la storia della rivalità tra Zelezny e Backley, con il primo che fa incetti di ori tra Olimpiadi e Mondiali, ma non riesce a salire sul gradino più alto del podio agli Europei, rassegna continentale che, viceversa, è riserva di caccia del britannico – da un punto di vista tecnico ha la stessa valenza delle altre più importanti manifestazioni, dato che le medaglie sono sempre appannaggio di atleti europei – che, difatti, bissa ad Helsinki 1994 l’oro di Spalato con la misura di m.85,20 ricomponendo il podio di Barcellona, con Raty ancora argento con m.82,90 e Zelezny – che nel frattempo aveva migliorato con m.95,66 il proprio limite mondiale a pochi giorni dalla conclusione dei Mondiali di Stoccarda – ad accontentarsi del bronzo a m.82,58.

Trascorre un anno e la sfida si ripresenta ai Mondiali di Goteborg 1995 dove la pattuglia finlandese, costituita da Raty, Parviainen ed Hakkarainen, ancorché qualificata per la finale, delude i propri sostenitori non riuscendo ad essere ammessa ai tre lanci di finale, dove, viceversa, emerge un pericoloso terzo incomodo nella figura del tedesco Boris Henry che, dopo le prime tre prove, si trova al comando con m.85,16 seguito dal connazionale Hecht a m.83,30 e da Zelezny a m.83,02, con Backley non meglio che quinto con la misura di m.81,10.

Gli ultimi tre tentativi, però, rivoluzionano la graduatoria, con Zelezny che sfodera tre lanci di valore assoluto, portandosi al comando già al quarto tentativo con m.88,92 poi incrementato a m.89,06 e quindi a m.89,58 a dimostrazione di una superiorità indiscutibile, mentre Backley dapprima entra in zona medaglie con un lancio di m.84,92 alla quinta prova e poi scaglia l’attrezzo a m.86,30 all’ultimo tentativo per la conquista di un argento a cui Henry cerca di opporsi con il suo miglior lancio, di poco inferiore, a m.86,08.

Con due ori mondiali nel suo palmarès, Zelezny è pronto a raccogliere la sfida in sede olimpica ad Atlanta 1996 nel tentativo di confermare il titolo conquistato quattro anni prima a Barcellona, essendosi preparato all’evento portando nel frattempo il proprio record mondiale a m.98,48 (!!!) il 25 maggio 1996 a Jena, e sin dalle qualificazioni si intuisce che la finale sarà di altissimo livello con il consueto trio delle meraviglie (Zelezny, Backley e Raty) a dover fronteggiare l’assalto dei due tedeschi Henry ed Hecht e dell’emergente russo Sergey Makarov.

Zelezny rompe gli indugi già al secondo lancio, scalzando con m.88,16 dalla prima posizione Backley che al primo tentativo aveva scagliato l’attrezzo a m.87,44, misure che i due atleti non riescono più a migliorare nelle prove successive – ancorché Zelezny piazzi altri due lanci sopra gli 86 metri e Backley altrettanti sopra gli 85 – garantendo comunque loro i due gradini più alti del podio, con Raty che respinge i tentativi di medaglia del duo tedesco solo grazie ad un ultimo lancio di m.86,98 che soffia il bronzo ad Hecht per soli 10 centimetri.

E così, a distanza biennale, dopo Barcellona 1992 ed Helsinki 1994, anche Atlanta 1996 vede gli stessi tre atleti monopolizzare il podio del lancio del giavellotto, a dimostrazione di una loro netta superiorità nel periodo in esame, anche se gli anni cominciano a pesare, soprattutto su Raty, il più anziano del trio, essendo del 1962, e che, difatti, abbandona la scena dopo i Mondiali di Atene 1997, dove non riesce a qualificarsi per la finale.

Mondiali dove anche Zelezny, oramai trentunenne, dopo un m.83,66 in qualifica, si piazza non meglio che nono in una finale quanto mai amara per Backley che, con il suo amico/rivale fuori dai giochi, ritiene di potersi finalmente fregiare di un oro a livello mondiale, solo per vedersi inaspettatamente superato dal sudafricano Marius Corbett con la misura di m.88,40 rispetto al m.86,80 del britannico.

Magra consolazione, per Backley, ottenere il terzo oro consecutivo agli Europei di Budapest 1998 con la misura di m.89,72 che gli avrebbe largamente consentito di aggiudicarsi Olimpiadi e Mondiale, rassegna alla quale Zelezny è assente essendosi dovuto sottoporre ad un’operazione alla spalle a cui, l’anno dopo, unisce una frattura alle vertebre a fronte della quale i medici gli sconsigliano di proseguire, a 33 anni, l’attività agonistica.

Ma ci vuol ben altro per fermare un agonista come Zelezny che sogna di collezionare un terzo oro olimpico consecutivo, impresa sinora mai riuscita ad alcun atleta (lo svedese Eric Lemming nel 1908 e 1912 ed il finlandese Jonni Myyra nel 1920 e 1924 gli unici a bissare), presentandosi anche ai Mondiali di Siviglia 1999 dove, pur in ritardo di condizione, ottiene un significativo bronzo con m.87,67 nella gara vinta dal giovane finlandese Aki Parviainen con m.89,52 davanti al greco Gatsioudis, già terzo due anni prima ad Atene, mentre Backley conclude in una deludente ottava posizione.

Pur con Raty ritiratosi dalle scene, il lotto dei pretendenti al titolo olimpico di Sydney 2000 è pur sempre di prim’ordine, comprendendo, oltre al solito Backley, i citati Parviainen e Gatsioudis ed il sempre temibile duo tedesco, formato dai più volte ricordati Henry ed Hecht, senza trascurare il russo Makarov.

Che Zelezny, comunque, intenda entrare nella storia lo si intuisce dalle qualificazioni, dove ottiene la miglior misura di m.89,39 al primo dei tre lanci a disposizione, seguito dal greco Gatsioudis a m.88,41 lasciando ai presenti la chiara sensazione di voler “chiudere in bellezza“.

La conferma la si ha il 23 settembre 2000, giorno della finale, con i pretendenti alla vittoria che “scoprono le carte” già al primo turno di lanci, con Zelezny che si porta al comando con m.89,41, davanti a Makarov (m.88,67), Hecht (m.87,76), Parviainen (m.86,62) e Backley non meglio che quinto con m.86,25.

Ma se Makarov, Hecht e Parviainen non riescono a migliorarsi nei successivi tentativi, classificandosi nell’ordine dal terzo al quinto posto, insidiati solo da un quinto lancio di Gatsioudis a m.86,53 che gli vale la sesta posizione, tra Backley e Zelezny iniziano i fuochi d’artificio, con il britannico che alla seconda prova scaglia l’attrezzo a m.89,85 portandosi al comando, solo per vedersi nuovamente superato dal boemo al turno successivo, quando il giavellotto di Zelezny supera la “fettuccia” dei 90 metri, atterrando a m.90,17, nuovo record olimpico.

Backley si arrende, Zelezny è nella leggenda a 34 anni suonati, circostanza che non gli impedisce, l’anno seguente ai Mondiali di Edmonton 2001, di centrare anche il suo terzo oro iridato con la misura di m.92,80 mai raggiunta prima di allora in una grande competizione internazionale, necessaria per rintuzzare l’assalto di Parviainen, argento con m.91,31, e di Gatsioudis, bronzo con m.89,95 mentre Backley, provate ad indovinare, conquista l’anno dopo, a Monaco di Baviera 2002, il suo quarto oro consecutivo agli Europei davanti a Makarov ed Henry.

Non c’è che dire, il destino li aveva divisi, a Jan Zelezny 3 ori (ed un argento) olimpici e 3 ori (e due bronzi) mondiali, a Steve Backley 4 ori europei, con il rimpianto di due argenti ed un bronzo olimpici e di altri due argenti iridati.

Fortuna che sono sempre stati amici, altrimenti…

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