LA LEZIONE DI CHANG A RE LENDL A PARIGI 1989

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Chang e Lendl – da tenniscircus.com

Non so dirvi per certo se quell’edizione memorabile del Roland-Garros 1989 venga ricordata più per la sua vittoria finale oppure per quel colpo che irrise Lendl, una sorta di reato di lesa maestà, nondimeno Michael Chang merita oggi la vetrina dedicata al tennis.

Urge, comunque, partire dall’inizio, ancor prima di dar dettaglio di quel momento storico. Alla Porte d’Auteuil si danno appuntamento gli specialisti del tennis su terra battuta, ed è un’edizione che appare incerta, se è vero che il detentore del titolo, Mats Wilander, ha già trionfato tre volte ma dopo il successo di dodici mesi prima, e il successivo exploit agli US Open che gli è valsa anche la prima posizione del ranking, ha come d’incanto perso l’ispirazione, e forse anche l’impagabile desiderio di vincere che lo ha eletto a fuoriclasse, scivolando nelle retrovie. Ivan Lendl, appunto, è nuovamente il primo giocatore del mondo, e in terra di Francia ha già brindato al successo, ad esempio nell’epica finale del 1984 quando infranse il sogno e decriptò alla distanza il magnifico serve-and-volley di Mc Enroe, oppure quando da favorito ebbe la meglio del carneade Pernfors, 1986,  e dello stesso Wilander, 1987.

Al titolo parigino puntano, senza mezzi termini ma anche con credenziali non proprio validissime, i due adepti del tennis d’attacco, Stefan Edberg lo scandinavo, elegante e armonico nel gesto, e  Boris Becker il teutonico, nerboruto e staripante nell’approccio a rete, ma che su terra battuta hanno ancora palmares vergine di successi di pregio.  Il nuovo che avanza, André Agassi, che veste pantaloncini in jeans e magliette fosforescenti, è l’altro pretendente alla corona di re di Francia, forte della semifinale dell’anno prima, anche se bocciato a Roma dall’argentino Alberto Mancini, che guida la pattuglia di specialisti del “rosso” che annovera tra i suoi interpreti più autorevoli l’altro sudamericano Perez Roldan, a sua volta finalista a Roma nel 1988, il russo Chesnokov e l’emergente spagnolo Bruguera, in assenza del “capitano” Emilio Sanchez, forfatit dell’ultimo minuto così come lo svedese Kent Carlsson. Michael Chang, dal canto suo, è testa di serie numero 15 e francamente, nel ventaglio dei possibili vincitori, non ce lo inserisce proprio nessuno.

Il primo turno non riserva sorprese, ad eccezione dell’eliminazione del coccolo di casa, Yannick Noah ormai sul viale del tramonto, che incoccia nella solidità del brasiliano Luiz Mattar ed esce in quattro set, mentre lo stesso Chang lascia un set, il primo, al belga Eduardo Masso, per poi imporsi di rincorsa, 6-7 6-3 6-0 6-3.

Al secondo turno Chang, che ha soli 17 anni, incrocia la racchetta con un ragazzino, un anno più “vecchio” di lui, ancora acerbo e a digiuno di tennis su terra, ma che in seguito farà strada, tale Pete Sampras, e il ragazzo che ha sangue nelle vene nonché tratti somatici di Taiwan, lo demolisce con un triplice 6-1. Nessuno se ne accorge, ma quel successo è di buonissimo auspicio e Chang, nel seguito, avrà modo di smentire chi non lo ha considerato degno di attenzione. Anche perché, forse, fa più notizia il facile successo di Agassi su Cané, magari anche la sconfitta del guerriero Connors, estromesso da Jay Berger.

Al terzo turno si comincia a far sul serio, e se Lendl sconfigge in tre set Cahill, dopo aver riservato stessa sorte a Kuhnen e Rostagno, per la verità tre clienti non certo adatti alla superficie, Chang fa altrettanto con il modesto Roig, e va a sfidare il cecoslovacco ad altezza ottavi di finale. Nel frattempo Wilander batte la miglior versione parigina di Omar Camporese, Courier incrocia a sua volta Agassi e ne smaschera i limiti di tenuta mentale, Edberg e Becker avanzano senza troppi patemi con Arias e Bates, e si mette in luce un altro talento della favolosa generazione 1971, il croato Ivanisevic, che dopo Reneberg e Stich, batte anche Woodforde e trova sulla sua strada proprio Edberg. Perez Roldan, che fa fuori Francesco Cancellotti, Mancini, Berger, Chesnokov, Agenor che compete per Haiti, e Tulasne difendono le chances della specie dei “terraioli“, ed è già tempo di andare a vedere quel che di clamoroso accade agli ottavi di finale.

Già, Lendl contro Chang, e quel che proprio nessuno si aspetterebbe mai. Con il numero uno del mondo che va avanti due set, 6-4 6-4, inopinatamente subisce il ritorno del “cinesino“, che corre come un matto e rimanda di là dal net tutto quel che arriva a portata di racchetta, e con un duplice 6-3 rinvia la decisione al set decisivo. Lendl schiuma rabbia, che diventa odio sportivo quando sul 4-3 Chang, in preda ai crampi e che al cambio campo mangia banane, lo sorprende battendo da sotto e mandandolo in confusione. Tanto che l’americano, poco dopo, sul servizio del rivale, si posiziona poco oltre il quadrante di battuta, costringendo il ceco al doppio fallo e firmando così il definitivo 6-3 per accedere ai quarti di finale. Del jamais vu, sul Centrale del Roland-Garros.

La strada verso la Coppa dei Moschettieri pare liberarsi per Becker ed Edberg, tanto più che Wilander è lontano parente del campione 1988 e pure lui cede ai quarti, nettamente, ad Andrej Chesnokov. Che in semifinale prova a fermare lo scatenato Chang, che dopo aver prevalso con l’ostico Agenor, un altro che se c’è da far maratona non ha certo timore, infine rivela a dispetto della giovane età sangue freddo nei momenti che contano, 6-1 5-7 7-6 7-5 al russo e prima finale in un Grande Slam senza ancora aver raggiunto la maggiore età.

Ad attendere Chang in finale c’è proprio Edberg, che supera di slancio Ivanisevic e Mancini senza perdere un set ed ha la meglio nello scontro epocale con Becker in semifinale, 6-2 al parziale decisivo dopo aver vanificato un vantaggio di due set. Lo scandinavo veste i panni del favorito, l’11 giugno 1989, quando scende sul Campo Centrale alla ricerca del titolo parigino, che sarebbe il quarto Major in carriera dopo la doppietta agli Open d’Australia, 1985 e 1987, e il primo trionfo a Wimbledon nel 1988.

Appunto, sarebbe. Perché Stefan entra in campo attanagliato dalla tensione e per un set, il primo ceduto 6-1, non ci capisce proprio niente contro quell’indemoniato di Chang che risponde e lo infila tutte le volte che si presenta a rete. Poi le cose cambiano, e sembrano mettersi pure bene per Edberg, che fa suoi i due set successivi, 6-3 6-4, prima di infilare una serie senza precedenti di palle-break non convertite che gli costano il quarto set, 6-4, e poi il match, 6-2. Dopo quasi quattro ore di battaglia Chang diventa il più giovane vincitore di sempre al Roland-Garros, 17 anni e 3 mesi.

Record che ancora oggi resiste, e magari resisterà per sempre. Quel che rimane di quell’edizione memorabile è un giovanotto, piccolo e veloce, che diede lezione al re del tennis e lo buttò giù dal trono.

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