LA DOPPIETTA DI FIORAVANTI A SYDNEY 2000

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Fioravanti in trionfo – da swim4lifemagazine.it

articolo di Giovanni Manenti

Le Olimpiadi di Sydney 2000 rappresentano l’ultima occasione per il nuoto azzurro se non vuole concludere il XX secolo a digiuno di medaglie d’oro, metallo che negli sport acquatici è stato conquistato per i nostri colori solo dalla pallanuoto (Londra 1948, Roma 1960 e Barcellona 1992) e dal leggendario tuffatore Klaus Dibiasi, per tre volte consecutive sul gradino più alto del podio nei tuffi dalla piattaforma a Città del Messico 1968, Monaco 1972 e Montreal 1976.

Le premesse, quantomeno in campo maschile, sono incoraggianti, dato che la spedizione azzurra in terra australiana può contare su Lorenzo Vismara (argento e bronzo europeo sui 50 stile libero), Emiliano Brembilla (già quarto ad Atlanta 1996 sui 400 e 1500 stile libero ed argento mondiale a Perth 1998 sulla distanza più lunga), e Massimiliano Rosolino (argento sui 200 stile libero e quinto sui 400 stile libero a Perth 1998, dopo aver concluso in sesta posizione i Giochi di Atlanta su entrambe le distanze) per quanto attiene allo stile libero, sul dorsista Emanuele Merisi (bronzo ad Atlanta 1996 sui 200, due volte argento ed una bronzo agli Europei sempre sui 200), sui ranisti Domenico Fioravanti (oro sui 100 rana agli Europei 1999 e 2000, dove è anche argento sui 200) e Davide Rummolo e sull’emergente “mististaAlessio Boggiatto, messosi in luce agli Europei Giovanili di Anversa 1998 (oro sui 200 e 400 misti) e di Mosca 1999 (argento sui 200 ed ancora oro sui 400).

Una formazione di tutto rispetto, senza alcun dubbio la più completa – con l’unico buco nella farfalla – che l’Italia abbia mai schierato in una rassegna olimpica, che però è chiamata a fare i conti con americani, russi/ucraini, olandesi nonché i padroni di casa australiani, ragion per cui le aspirazioni di podio sono ben riposte, ma per quanto riguarda l’oro, beh, le perplessità non mancano.

Incertezze che, però, iniziano a diradarsi sin dalla prima giornata, in cui – staffetta 4×100 stile libero a parte, in cui l’Italia conquista comunque un onorevolissimo quinto posto – sono previste, in campo maschile, batterie e finale dei 400 stile libero e batterie e semifinali dei 100 rana.

E l’inizio è dei più incoraggianti, con Rosolino che, dopo aver migliorato in batteria il record italiano con 3’45″65, secondo miglior tempo di qualifica dopo l’idolo di casa, il non oncora diciottenne Ian Thorpe che, con un secondo esatto in meno, migliora il record olimpico di 3’45″00 stabilito otto anni prima a Barcellona 1992 dal russo Sadovyi, ottiene uno splendido argento in finale nuotando in un eccellente 3’43″40 che toglie a Sadovyi anche il record europeo, mentre la “Thorpedine” manda in delirio il pubblico australiano migliorando con 3’40″59 il proprio limite mondiale di 3’41″33 stabilito quattro mesi prima.

Con l’unica amarezza legata allo sfortunatissimo Brembilla, che deve ancora una volta accomodarsi ai margini del podio, stavolta beffato per un solo 1/100 dall’americano Klete Keller (3’47″00 a 3’47″01), buone sensazioni giungono dai 100 rana, dove Domenico Fioravanti realizza il miglior tempo nelle batterie del mattino con il nuovo record italiano di 1’01″32, migliorato nel pomeriggio quando si aggiudica la seconda semifinale in 1’00″84 davanti all’americano Ed Moses ed al diciottenne giapponese Kitajima, futuro protagonista assoluto della specialità, mentre l’altra semifinale è appannaggio del primatista mondiale, il russo Roman Sloudnov, con il tempo di 1’01″15.

L’impressione è che nella finale prevista per il pomeriggio del 17 settembre l’uomo da battere sia proprio Sloudnov, il cui limite mondiale di 1’00″36 è stato realizzato appena due mesi prima dell’inizio dei Giochi, ma a prendere la testa in avvio è viceversa l’americano Ed Moses, specialista anche dei 50 rana (distanza presente solo ai Mondiali), che, in terza corsia, vira ai 50 metri in 28″37 rispetto ai 28″91 di Fioravanti che, come previsto, ha nella vasca di ritorno il suo punto di forza, raggiungendo lo statunitense ai 75 metri e quindi andarlo a battere, toccando in 1’00″46, nuovo record olimpico a soli 10/100 dal mondiale di Sloudnov che, mai in gara per l’oro, chiude in 1’00″91 al terzo posto dietro a Moses, argento in 1’00″73.

Finalmente l’incantesimo è rotto ed anche il nuoto azzurro può festeggiare una medaglia d’oro olimpica, dopo quelle Mondiali di Novella Calligaris sugli 800 stile libero a Belgrado 1973 e di Giorgio Lamberti sui 200 stile libero a Perth 1991, ma chi è questo Fioravanti, sconosciuto ai più, senz’altro meno noto dei due liberisti Brembilla e Rosolino e dei veterani Merisi e Vismara?

La risposta ve la potrebbe fornire, se fosse ancora vivo, il suo allenatore Alberto Castagnetti che di lui evidenziava come fosse dotato di classe eccelsa e di un talento innato, ai quali non abbinava però paritetico impegno negli allenamenti, tanto da essere considerato dai precedenti tecnici federali “troppo pigro per vincere“, e che difatti disdegnava la doppia distanza dei 200 poiché ritenuta “troppo faticosa“.

Giunto relativamente tardi al nuoto, tant’è che a 16 anni nel 1993 oscillava tra il quarto/quinto posto delle graduatorie juniores nazionali, Fioravanti deve tutto al suo mentore Castagnetti, già tecnico di Guarducci e Lamberti e, successivamente, di Federica Pellegrini, il quale comprende il carattere un po’ guascone e poco incline al sacrificio del suo allievo, perdonandogli gli inevitabili atteggiamenti, come quando, ai Campionati Indoor di Livorno 1997, dopo aver vinto i 100 rana con il record dei campionati, rinuncia il giorno dopo alla finale dei 200, con l’altoparlante che diffonde la notizia mentre Castagnetti è a colloquio coi giornalisti in sala stampa ed al quale non resta che commentare sconsolato: “Ecco, vedete, questo è Fioravanti!!!“.

Ma il tecnico sa di avere per le mani il più forte talento mai espresso dal nuoto azzurro e sbuffa, sopporta, ma alla fine la spunta lui, convincendo il ragazzo delle sue enormi potenzialità che lo possono portare in vetta al mondo, e l’oro olimpico conquistato sui 100 rana ne è la relativa conferma.

Resta però ancora da disputare la gara sulla distanza doppia, quella mal sopportata da Fioravanti, al quale il modo migliore per digerirla proviene proprio da quell’oro finalmente al collo, primo italiano a riuscirvi in una finale olimpica e, dunque, perché non provare una doppietta quanto mai storica, visto che dal 1968 – anno in cui ai 200 rana sono stati accoppiati anche i 100 – nessun nuotatore è mai riuscito in tale impresa.

Le batterie e le semifinali sono previste a due giorni dalla finale dei 100, al mattino ed al pomeriggio del 19 settembre, con l’eventuale finale in programma a 24 ore di distanza, e Fioravanti se la prende comoda al mattino, qualificandosi per le semifinali con il nono tempo, mentre il migliore del lotto è il connazionale Davide Rummolo che, nuotando in 2’12″75, stabilisce anche il nuovo primato italiano.

Le Semifinali del pomeriggio danno a Fioravanti l’occasione di “replicare” all’amico/rivale essendo entrambi gli Azzurri inseriti nella Seconda Serie e, mentre l’americano Kyle Salyards si aggiudica la prima con un modesto crono di 2’13”38, nel “Derby d’Italia” Fioravanti si riappropria del Record Nazionale nuotando in 2’12”37 precedendo Rummolo, secondo in 2’13”23, circostanza che determina che i due Azzurri partiranno in Finale nelle due corsie centrali, quarta e quinta rispettivamente, roba da non credere …

Vero che la specialità è un po’ ferma, risalendo il record mondiale ed olimpico al 2’10″16 stabilito dall’americano Mike Barrowman in finale a Barcellona 1992, ma di questo non si possono certo accusare i due ranisti azzurri che, viceversa, con la loro presenza, nobilitano una finale che, per quanto riguarda la vittoria ha poca storia, con Fioravanti che, dopo aver virato ai primi 50 in seconda posizione con 30″50 dietro al francese Bernard, mette la testa avanti a metà gara (1’04″15), per poi prendere il largo nei terzi cinquanta, toccando all’ultima virata in 1’37″35 con oltre 1″ di vantaggio e poi concludere in scioltezza in 2’10″87 che, oltre a frantumare il limite italiano stabilito il giorno prima, è anche il nuovo record europeo, trionfo completato da Rummolo, il cui gran finale (era ottavo ai 100 e quinto ai 150) lo porta al bronzo migliorandosi anch’esso in 2’12″73 e superato dal sorprendente sudafricano Terence Parkin che, qualificatosi con il sesto tempo di 2’13″57, si migliora sino a 2’12″50.

Il solo pensare che Fioravanti si sia migliorato di 4″ netti rispetto al 2’14″87 ottenuto appena due mesi prima agli Europei di Helsinki, dove era giunto secondo dietro al russo Komornikov – il grande deluso di Sydney, avendo mancato la finale per 8/100 – rende l’idea di quanto avrebbe potuto ottenere se solo si fosse applicato di più in allenamento, ma tant’é, l’accoppiata 100/200 è sua ed il vedere due azzurri sul podio è un’immagine che resta sinora unica in una rassegna olimpica, che l’Italia chiude in bellezza con Massimiliano Rosolino che, dopo l’argento sui 400 stile libero, completa l’opera con il bronzo sui 200 stile libero ed un fantastico oro sui 200 misti, per un’Italia che si riscatta delle delusioni patite per tutto un secolo, concludendo quarta nel medagliere natatorio, dietro ad Usa, Australia ed all’Olanda dei fenomeni Pieter van den Hoogenband in campo maschile ed Inge de Bruijn in quello femminile.

Sì, ci abbiamo messo del tempo, ma ne è valsa decisamente la pena.

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