JURY CHECHI, IL SIGNORE DEGLI ANELLI E L’ORO DI ATLANTA 1996

Jury-Chechi-5.jpg
Juri Chechi ad Atlanta 1996 – da sportfair.it

articolo di Giovanni Manenti

Il titolo che potrebbe, a prima vista, riferirsi ad un “sequel” della celebre trilogia del romanzo di John Tolkien, altro non è, viceversa, che il “lancio” di un articolo sulla conquista della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 da parte del ginnasta azzurro Jury Chechi che, per la perfezione dei suoi esercizi a tale attrezzo, è stato, appunto, ribattezzato “il Signore degli Anelli“.

L’oro olimpico è ciò che manca alla carriera del più forte ginnasta italiano di ogni epoca, che prima di recarsi all’appuntamento a cinque cerchi ha già collezionato in detta specialità quattro medaglie d’oro ai Campionati Mondiali ed altrettante agli Europei, ma, come ebbe a dire il più forte astista di ogni tempo, l’ucraino Sergej Bubka, riferendosi al francese Jean Galfione, oro ad Atlanta nel salto con l’asta, che, “pur con tutti i miei record e le sei vittorie consecutive ai Mondiali di atletica, se io (Bubka) non avessi vinto l’oro a Seul 1988, la carriera di Galfione sarebbe stata superiore alla mia!“.

Questo per ribadire come il consesso Olimpico – al di là del valore tecnico che un Mondiale eguaglia se non addirittura supera – stante l’universalità della manifestazione, racchiuda in sé un prestigio con cui nessun altra competizione può competere e l’aver raggiunto un tale traguardo è stato l’apice della carriera di Chechi.

Carriera che il piccolo Jury (così chiamato dai genitori in onore del primo cosmonauta sovietico Gagarin) deve in primis alla propria madre Rossella, la quale all’età di sei anni lo accompagna nella palestra dove già la sorella Tania segue un corso di ginnastica al fine di farlo irrobustire vedendolo un po’ troppo mingherlino.

La principale caratteristica di Chechi è la sua incrollabile determinazione che, unita ad un entusiasmo fuori dal comune, lo aiuta non poco durante l’intera sua attività agonistica a superare le difficili e dure vicissitudini che avrebbero stroncato la resistenza ed il morale di chiunque non fosse stato in possesso di tali doti morali e caratteriali.

Il primo approccio olimpico di Chechi lo si ha ai Giochi di Seul 1988 allorquando, in una nazionale azzurra che ha in lui ed in Boris (curiosamente anch’esso dal nome di origine russa) Preti i relativi alfieri, l’Italia si classifica ottava – ma prima tra le rappresentativa occidentali – nel concorso generale a squadre, mentre i due compagni giungono uno davanti all’altro in sedicesima e diciassettesima posizione nel concorso generale individuale, con Preti poi sesto al corpo libero ed ottavo alle parallele e Chechi sesto agli anelli nelle singole specialità, riportando un italiano in finale dai tempi di Franco Menichelli.

La strada per Chechi comincia a delinearsi e, complice anche una frattura che mette fuori causa Preti, diviene il leader della spedizione azzurra agli Europei di Stoccolma 1989 pur non andando a medaglia, che finalmente arriva pochi mesi dopo ai Mondiali di Stoccarda dove, dopo aver raggiunto il decimo posto nel concorso generale individuale, è quinto al corpo libero e bronzo agli anelli, in una gara condizionata dai giudici che assegnano la vittoria al beniamino di casa, il tedesco Andrea Aguilar.

Quello con i giudici non sarà mai un rapporto idilliaco per Chechi che, comunque, agli Europei di Losanna 1990, dopo il bronzo nel concorso generale, ottiene il primo oro della carriera agli anelli, cui fa seguito il bis di bronzo mondiale nella specialità ad Indianapolis 1991, dove è addirittura quinto nel concorso generale individuale – a dimostrazione che Jury non è solo padrone di un’unica specialità – nonché sesto al cavallo con maniglie e sfiora il bronzo al corpo libero, sfuggito per l’inezia di 25/100 di punto.

Chechi è oramai pronto per la ribalta olimpica di Barcellona 1992, alla quale si prepara conquistando un altro oro agli anelli ed il bronzo al corpo libero agli Europei di Budapest 1992, quando la mala sorte ci mette lo zampino sotto forma della rottura del tendine d’Achille al piede destro pochi giorni prima di partire per Barcellona, nell’esecuzione di un salto mortale al corpo libero in allenamento a Porto San Giorgio.

Una mazzata difficile da digerire, soprattutto perché l’Italia è in grado di schierare la più forte squadra di ogni epoca, ed a Chechi non resta che commentare dalla postazione Tv le evoluzioni dei propri compagni che, sull’esempio di Boris Preti e Paolo Bucci, conquistano uno storico quinto posto nel concorso generale a squadre – miglior risultato della storia recente della ginnastica azzurra – che, con Jury presente, avrebbe potuto anche aspirare a salire sul podio.

Quasi sicuramente, ciò deve essere servito da stimolo a Chechi per accelerare i tempi di recupero, anche se la gravità dell’infortunio lo porta a ridurre l’impegno nelle specialità – corpo libero e volteggio – in cui l’elasticità delle gambe è fondamentale, per concentrarsi sugli anelli, scelta che si rivela più che azzeccata sin dai Mondiali di Birmingham 1993, quando stupisce gli addetti ai lavori conquistando il suo primo oro iridato con 9,625 davanti al tedesco Andreas Wecker (argento anche a Barcellona dietro alla leggenda Vitaly Scherbo) ed all’altro bielorusso Ivan Ivankov.

Per Chechi è il primo di una serie di cinque ori consecutivi agli anelli sino a Losanna 1997 (record ineguagliato per una singola specialità), inframezzati da altri due allori europei a Praga 1994 e Copenhagen 1996, che lo rendono il favorito numero uno per Atlanta, dato anche il fatto che, nel medesimo anno 1996, si era confermato per la quarta volta ai Mondiali di San Juan di Portorico, precedendo con il punteggio di 9,825 l’ungherese Csollany ed il bulgaro Yovchev, appaiati al secondo posto con 9,737 punti.

Jury è ben consapevole che, a 27 anni, questa è la classica occasione della vita da non potersi lasciare sfuggire e, dopo essersi qualificato per la finale ad otto con il miglior punteggio di 19,512 (ma nella finale di specialità gli otto migliori ginnasti ripartono tutti da zero), è pronto a sfidare tutti i suoi tradizionali avversari, dal bulgaro Yovchev al tedesco Wecker, dal’’ungherese Csollany al romeno Burinca (bronzo ed argento mondiale nel 1994 e 1995), pronti a rendergli dura la vita.

Ma il “signore degli anelli” deve mantenere fede al suo appellativo e non tradisce le attese, sfornando un esercizio ai limiti della perfezione – di cui è convinto non appena atterra in pedana stringendo i pugni con un gesto che sa di liberazione – premiato dai giudici con un 9,887 che vale l’oro e la riscossione del credito verso la sfortuna vantato da quattro anni a questa parte, con Csollany ancora argento, stavolta appaiato al rumeno Burinca, a quota 9,812 ed Yovchev che, con 9,800, resta ai margini del podio.

Dopo il quinto oro mondiale consecutivo a Losanna 1997, Chechi annuncia il ritiro, salvo ripensarci due anni più tardi in previsione della partecipazione a Sydney 2000 che, però, gli viene negata da un altro serio infortunio – distacco del tendine del bicipite del braccio sinistro – che, specie per chi compete agli anelli, non sembra dare ulteriori speranze di ripresa dell’attività agonistica.

Questo in generale, considerati poi i successi e le medaglie già in bacheca, ma Jury, che ha abituato a stupire, lo fa ancora un’ultima volta, partecipando ai Giochi di Atene 2004, dove fa da degno scudiero al fantastico oro di Igor Cassina alla sbarra, conquistando un inaspettato bronzo agli anelli con 9,812 e potendosi altresì togliere, dall’alto del prestigio acquisito nel corso della sua lunga carriera, un sassolino dalla scarpa allorché solleva il braccio al bulgaro Yovchev (suo storico rivale) additandolo al pubblico quale vero vincitore della gara, defraudato dell’oro in favore dell’idolo di casa Tampakos nei cui confronti i giudici, come spesso accade, hanno riservato il classico occhio di riguardo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...