KRISZTINA EGERSZEGI, QUANDO GRAZIA E TALENTO SI FONDONO

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Krisztina Egerszegi – da retroradio.hu

articolo di Giovanni Manenti

Con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e la conseguente riunificazione delle due Germanie sotto un’unica bandiera, cala definitivamente il sipario sulle prestazioni degli atleti della Germania Est che per un ventennio si sono cimentati con addosso l’ombra del “doping di Stato“, dando il loro meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) proprio alla vigilia del crollo del sistema comunista, superando quota 100 medaglie conquistate alle Olimpiadi di Seul 1988 ed ottenendo il secondo posto nel medagliere assoluto, alle spalle dell’Unione Sovietica e davanti agli Stati Uniti.

Una disciplina, in particolare, era nel corso di tale periodo nel classico occhio del ciclone, vale a dire il nuoto femminile, dove le “Walchirie” (come erano state denominate) tedesco orientali avevano dominato la scena, tra Olimpiadi e Mondiali, per 12 anni – con la sola, per certi versi anche strana, eccezione dei Mondiali 1978 svoltisi a casa loro, a Berlino – e proprio in occasione della rassegna coreana una loro rappresentante, la versatile e polivalente Kristin Otto, aveva ottenuto un record ad oggi insuperato di ben 6 medaglie d’oro, di cui 4 in gare individuali ed in tre specialità (stile libero, dorso e farfalla ) diverse.

Occorreva, pertanto, ridisegnare la gerarchia del panorama natatorio femminile e, soprattutto, per dare credibilità al settore, ricercare un esempio di atleta pulita e al di sopra di ogni sospetto, in parte già individuata nell’americanina Janet Evans, così definita per le sue misure esili rispetto agli statuari fisici delle tedesche, capace di conquistare tre ori a Seul 1988.

Ma un altro personaggio emerge prepotentemente a rilevare questa posizione di leader del panorama femminile, ancor più pregnante della Evans, soprattutto per il fatto di essersi già “scontrata” con la citata Kristin Otto prima che quest’ultima abbandonasse precipitevolmente le scene, pur avendo appena 23 anni, dopo l’ultimo acuto agli Europei di Bonn 1989.

E questo “fenomeno” – perché non vi sono altri aggettivi per definirla – che gli “Dei dell’Olimpo” consegnano al nuoto mondiale, altri non è che l’ungherese dal nome di battesimo curiosamente identico alla Otto, vale a dire Krisztina Egerszegi, talento purissimo, specialista del dorso, ma versatile al punto di essere una ottima “mistista“, ed emersa sin da giovanissima sul palcoscenico internazionale.

Madre Natura” è stata generosa con lei, dotandola di un fisico (174cm per 57kg.) ideale per il nuoto, con in più una innata predisposizione a solcare le acque delle piscine stante la bellezza, sincronia, pulizia e facilità della sua nuotata a dorso e per quella straordinaria leggerezza che ne faranno una delle più grandi nuotatrici di tutti i tempi, come il suo allenatore Laszlo Kiss aveva predetto quando, già dall’età di 10 anni, l’aveva avviata ad una delle più sensazionali carriere del panorama natatorio mondiale.

E che vi sia un segno del destino nell’attività agonistica della Egerszegi – nata a Budapest il 16 agosto 1974 – lo dimostra anche il fatto che proprio il giorno del suo 13.mo compleanno, il 16 agosto 1987, si inaugurano i Campionati Europei di Strasburgo, prima importante manifestazione a cui partecipa, e prima volta altresì in cui incrocia in vasca la Otto, di otto anni (scusate l’involontario gioco di parole) più anziana, giungendo quinta in 1’02″92 sui 100 dorso vinti dalla tedesca, e migliorando il piazzamento sulla doppia distanza, concludendo quarta in 2’13″46 nella gara appannaggio dell’altra tedesca orientale, Cornelia Sirch.

Il positivo approccio della ragazzina alla sua prima uscita conforta la Federazione magiara ad iscriverla sui 100 e 200 dorso alle Olimpiadi di Seul 1988, non prima, però, di farle fare la prova generale agli Europei Juniores che si svolgono dal 28 al 31 luglio 1988 ad Amersfoort, in Olanda e dove la Egerszegi fa suoi, con relativa facilità, i titoli sui 100 (1’02″87) e 200 (2’13″69) dorso, nonché sui 200 misti (2’17″96), pur consapevole che detti tempi non le consentirebbero soverchie chances di vittoria in chiave olimpica.

Ma il diverso lotto di sfidanti è di indubbio stimolo per le aspirazioni della giovanissima ungherese, che si presenta al primo appuntamento, i 100 dorso, per le batterie del mattino e la finale del pomeriggio del 22 settembre, con la curiosità di verificare quanto possa essersi ridotto il gap dalla Otto, che era risultato pari ad 1″06 (1’01″86 ad 1’02″92) nella finale di Strasburgo dell’anno prima.

Già in qualificazione, giungendo seconda in 1’02″09 dietro alla Sirch nella quinta batteria, la Egerszegi dimostra di avere ambizioni da podio, centrando il terzo tempo assoluto dietro anche alla Otto, che nella sesta ed ultima serie registra un 1’01″45 che la colloca nella corsia centrale per la finale pomeridiana, con a fianco la Sirch e la Egerszegi alla propria destra.

La finale non ha storia, tanto netta è la superiorità della “Cristina Senior“, che va a vincere in 1’00″89, ma per la Krisztina magiara rappresenta una grande iniezione di fiducia l’aver beffato per un solo 1/100 la Sirch nella lotta per l’argento (1’01″56 ad 1’01″57) che le fa crescere l’autostima in vista dei 200 dorso in programma tre giorni dopo, soprattutto in assenza della Otto, nonché della primatista mondiale, l’americana Betsy Mitchell, quarta sui 100, ma incappata nella micidiale trappola degli “Olympic Trials” Usa e, pertanto, non qualificata sulla distanza.

L’esito delle qualificazioni vede la Egerszegi vincere la propria batteria in 2’11″01, nuovo record olimpico, solo per essere immediatamente migliorato nella quinta ed ultima serie dalla Sirch, bicampionessa mondiale e quattro volte europea in carica, con 2’10″46.

Difficile pensare che la Sirch non colga l’occasione per centrare l’unico oro mancante alla propria collezione, ma, in maniera del tutto inaspettata, al pomeriggio incappa in una contro prestazione che la relega al bronzo con il per lei modesto crono di 2’11″45, preceduta anche dalla connazionale Katrin Zimmermann, argento in 2’10″61, nel mentre la Egerszegi diviene la più giovane medaglia d’oro del panorama olimpico natatorio conquistando l’oro a 14 anni e 41 giorni, con il nuovo record olimpico di 2’09″29.

Ancora superata dalla Otto (1’01″86 ad 1’02″44) sui 100 dorso agli Europei di Bonn 1989 nel “canto del cigno delle Walchirie” e sconfitta a sorpresa sulla doppia distanza dall’altra tedesca Dagmar Hase (2’12″46 a 2’12″61), pur prendendosi la soddisfazione di giungere per l’unica volta in carriera davanti alla Otto, solo medaglia di bronzo, la Egerszegi inizia a pianificare quella che sarà la sua grande impresa ai Giochi di Barcellona 1992, dove conta di affermarsi sui 100 e 200 dorso, nonché nei 400 misti, specialità quest’ultima dove a Bonn giunge per la terza volta seconda, preceduta stavolta dalla tedesca est Daniela Hunger.

Un programma indubbiamente ambizioso, ma che non spaventa più di tanto la giovane ungherese, che inizia l’anno preolimpico iscrivendosi alle sole gare di dorso ai Mondiali di Perth 1991, dove diviene la prima nuotatrice magiara a vincere un titolo iridato, che poi sono in realtà due avendo la meglio sulla connazionale Tunde Szabo (che le era giunta alle spalle sia sui 100 che sui 200 dorso agli Europei Juniores 1988) sulla più corta distanza (1’01″78 ad 1’01″98) e prendendosi una ghiotta rivincita sulla Hase, nettamente sconfitta (2’09″15 a 2’12″91) sui 200.

Sette mesi dopo, agli Europei di Atene, dopo aver colto il primo oro in carriera sui 400 misti in 4’39″78, la Egerszegi fornisce le sue migliori prestazioni di sempre a dorso, conquistando i titoli su entrambe le distanze, e sempre precedendo la connazionale Szabo, ma impreziosendoli con i nuovi primati mondiali, rispettivamente di 1’00″31 e 2’06″62, record quest’ultimo che resterà imbattuto per quasi 17 anni.

Con queste credenziali la Egerszegi si presenta alle Olimpiadi di Barcellona 1992 quale logica favorita nelle prove di dorso, ma sui 400 misti deve vedersela con la temibile cinese Li Lin, oro sui entrambe le distanze dei 200 e 400 misti ai Mondiali di Perth, pur se su quest’ultima distanza con un tempo largamente superiore a quello dell’ungherese.

Ma la già esperta, a dispetto dell’ancor giovane età (a livello anagrafico regala quattro anni alla cinese, nata nel maggio 1970), la Egerszegi non ha molto tempo per riflettere, dato che il programma olimpico prevede qualificazioni e finale dei 400 misti nel giorno di apertura della rassegna natatoria, il 26 luglio, con l’ungherese che ottiene il miglior tempo nuotando la quarta batteria in un comodo 4’43″83, davanti alla temibile americana Summer Sanders (argento sui 200 e bronzo sui 400 a Perth l’anno prima) che si impone con 4’43″95 nella seconda, mentre la Li Lin fa sua la terza serie in 4’45″74.

Le energie risparmiate al mattino vengono ben spese nella finale pomeridiana, dove le tre favorite non si risparmiano, andando a realizzare rispettivamente la terza, quarta e quinta prestazione “all time” sulla distanza, dopo il 4’36’10 del 1982 ed il 4’36″29 del 1980, entrambi della tedesca est Petra Schneider, con la vittoria che arride in 4’36″54 alla Egerszegi, argento alla Li Lin (che si consola con l’oro a tempo di record mondiale quattro giorni dopo sui 200 misti) in 4’36″73 e bronzo alla Sanders in 4’37″58.

Superato lo scoglio più difficile, per la Egerszegi conquistare l’oro sui 100 e 200 dorso è poco più che una formalità, vincendo il 28 luglio la gara più breve davanti alla connazionale Szabo con il nuovo record olimpico di 1’00″68 (a soli 37/100 dal proprio limite mondiale), e ripetendosi tre giorni dopo, il 31 luglio, ribadendo una schiacciante superiorità sulla doppia distanza, concludendo la prova nel nuovo record olimpico di 2’07″06 (anche in questo caso non lontana dal proprio primato mondiale), infliggendo una dura lezione alla tedesca Hase, seconda ma con un distacco enorme di 2″40 e risultando così l’atleta più medagliata in campo femminile della rassegna catalana, ottenendo significativi riconoscimenti quale non solo “miglior nuotatrice“, ma anche “miglior atleta assoluta” di ogni disciplina per l’anno 1992.

Pur con un tale risultato, considerato che Krisztina è appena diciottenne, la sua fame di successi non è ancora esaurita, e agli Europei di Sheffield 1993 esagera conquistando quattro ori individuali sui 100 (1’00″83) e 200 dorso (2’09″12 davanti all’azzurra Lorenza Vigarani), 200 farfalla (2’10″71 con largo margine sulla seconda) e, ovviamente, i 400 misti (4’39″55, con un distacco sulla seconda di oltre 4″).

Dopo un leggero passaggio a vuoto ai Mondiali di Roma 1994 (solo quinta sui 100 dorso ed argento sui 200, gare entrambe vinte dalla cinese Cihong He, che poi sparirà velocemente dalle scene), la Egerszegi si ripresenta in buona forma agli Europei di Vienna 1995 dove, abbandonati i 100 dorso, conquista l’oro sulla doppia distanza in 2’07″24 (ancora nettamente staccata la Hase) e sui 400 misti in 4’40″33 precedendo l’emergente irlandese Michelle Smith, prove in cui si cimenta anche nella sua ultima uscita internazionale alle Olimpiadi di Atlanta 1996.

Stavolta, la gara d’esordio sui 400 misti al “Georgia Tech Aquatic Center” di Atlanta non è favorevole alla Egerszegi che, a dispetto del miglior tempo in qualifica di 4’43″09, deve arrendersi in finale allo strapotere della Smith (i cui successi olimpici sono però “velati” dall’ombra del doping stante la squalifica in cui incappa due anni dopo), prima in 4’39″18 davanti all’americana Allison Wagner ed all’ungherese, che si porta comunque a casa un’altra medaglia, ancorché di bronzo.

Ma una fuoriclasse di tal calibro non può concludere l’attività agonistica senza un ultimo acuto, che fa registrare nella finale dei 200 dorso del 25 luglio 1996, quando ottiene una storica vittoria per due motivi, il primo di aver eguagliato l’australiana Dawn Fraser nel vincere tre medaglie d’oro in tre edizioni consecutive dei Giochi (record che resta insuperato in campo femminile, mentre tra i maschi Michael Phelps ha conquistato quest’anno a Rio la sua quarta medaglia consecutiva sui 200 misti) ed il secondo per il più ampio margine di 4″15 (2’07″83 a 2’11″98 sull’americana Hedgepeth) mai registrato in una gara di nuoto per distanze sino ai 200 metri.

Ultima curiosità. Pur avendo rinunciato alla gara sui 100, la Egerszegi nuota la prima frazione a dorso nelle batterie della staffetta 4×100 facendo registrare il tempo di 1’00″93: inutile dire che la prova individuale viene vinta dall’americana Elizabeth Botsford in 1’01″19.

Si conclude così l’epoca della più grande dorsista di ogni tempo, capace in carriera di conquistare qualcosa come 23 medaglie (di cui ben 16 d’oro) tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, tracciando una strada che al giorno d’oggi la sola connazionale Katinka Hosszu è stata in grado di ripercorrere, essendo già giunta a 33 medaglie (di cui 21 d’oro), ma ancora indietro quanto ad ori olimpici, i quali rappresentano la vera incoronazione quale “regina delle piscine“.

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