POPOV E SADOVYI, LA “RIVOLUZIONE RUSSA” NELLO STILE LIBERO A BARCELLONA 1992

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Aleksandr Popov a Barcellona 1992 – da olimpiadas.uol.com.br

articolo di Giovanni Manenti

Dai primi Giochi del dopoguerra, a Londra 1948, la specialità dello stile libero, costituita, nelle prove individuali, dai 100, 400 e 1500 metri, cui si aggiungono i 200 metri a partire dalle Olimpiadi di Città del Messico 1968 e la più breve distanza dei 50 a far tempo da Seul 1988, è sempre stata, salvo rarissime eccezioni, territorio di conquista pressoché esclusivo dei nuotatori americani ed australiani, prova ne sia che, prima dei Giochi di Barcellona 1992, su 36 medaglie d’oro in palio su dette distanze – Mosca 1980 a parte, stante l’intervenuto boicottaggio – i nuotatori di detti due paesi ne avevano conquistate ben 32 (!!!), per una percentuale pari all’89%.

Gli unici “eroi” che si erano permessi di infrangere un tale predominio assoluto (che peraltro persiste sui 100 stile libero) risultano essere il tedesco occidentale Michael Gross sui 200 a Los Angeles 1984, il francese Jean Boiteux ad Helsinki 1952 ed il tedesco est Uwe Dassler a Seul 1988 sui 400 ed il sovietico Vladimir Salnikov sui 1500 a Seul 1988, ben poca cosa come vedete.

Fa quindi particolare sensazione l’esplosione dei velocisti russi – pur se a Barcellona ancora gareggiano sotto la bandiera della “Comunità degli Stati Indipendenti” – alla rassegna catalana, tanto più che l’anno prima, ai Mondiali di Perth 1991, oltre alla conferma degli americani Jager e Biondi sulle distanze brevi, se vi erano nuotatori che si erano messi in luce, questi erano l’azzurro Giorgio Lamberti, detentore del primato mondiale sui 200 stile libero ottenuto agli Europei di Bonn 1989, oro sulla distanza e bronzo sui 100, e la pattuglia tedesca degli eredi di Michael Gross, formata da Jorg Hoffmann, oro sui 400 e 1500 alla rassegna iridata, nonché da Steffen Zesner e Stefan Pfeiffer, questi ultimi oro nella staffetta 4×200 stile libero, ed, al limite, il pur sempre valido polacco Artur Wojdat, bronzo a Perth sia sui 200 che sui 400.

Ed invece, ecco che a Barcellona spuntano due giovani nuotatori russi di 21 e 19 anni rispettivamente, vale a dire Aleksandr Popov ed Yevgenyi Sadovyi che sbaragliano il campo, portando oltre cortina – 1500 a parte, a cui non sono iscritti – cinque medaglie d’oro ed una d’argento sulle sei gare a stile libero, staffette comprese, lasciando agli Stati Uniti la consolazione dell’oro nella staffetta 4×100 stile libero.

L’unico riscontro a livello internazionale dei due nuotatori prima di Barcellona lo si era avuto l’anno prima agli Europei di Atene, dove Popov conquista in 49″18 l’oro sui 100 stile libero e nelle staffette 4x100sl. e 4×100 mista, mentre Sadovyi, dopo aver sfiorato il podio sui 200, giungendo quarto nella gara vinta da Wojdat in 1’48″10 precedendo di soli 5/100 l’azzurro Lamberti, conquista l’oro sui 400 proprio a spese del polacco, nuotando la distanza in 3’49″02, appena 7/100 meglio del rivale, aggiungendovi il successo nella staffetta 4×200 stile libero.

Insomma, non proprio due sconosciuti, ma che si ritiene debbano “scontare la concorrenza del duo americano formato da Jager e Biondi sulle brevi distanze dei 50 e 100 stile libero (di cui detengono i rispettivi primati mondiali), per quanto attiene a Popov, e l’agguerrita schiera europea per quanto concerne Sadovyi, con l’aggiunta dell’australiano Kieren Perkins, che il 3 aprile 1992, agli “Olympic Trials”, ha migliorato in 3’46″67 il record mondiale sui 400.

Il primo a scendere in acqua, il 26 luglio, è proprio Sadovyi per le batterie al mattino dei 200, la cui finale è prevista al pomeriggio ed una prima mano gliela fornisce, purtroppo, l’assenza del primatista mondiale Giorgio Lamberti cui, dato lo scadente stato di forma del bresciano, sono stati preferiti Trevisan e Gleria, entrambi eliminati in batteria, dove Sadovyi ottiene il miglior tempo con il crono di 1’46″74, appena 2/100 meglio dello svedese Anders Holmertz ed a soli 5/100 dal limite mondiale di 1’46″69 di Lamberti, in una qualificazione che vede cadere anche Perkins, peraltro più a suo agio sulle lunghe distanze.

E, nella finale del pomeriggio, è proprio “l’eterno secondoHolmertz a contrastare il successo di Sadovyi, imponendo alla gara un ritmo folle che lo vede transitare in testa sia ai 50 (25″05, 9/100 sotto il primato mondiale) che ai 100 (51″77, vantaggio sul mondiale aumentato a 65/100), toccando per primo anche all’ultima virata dei 150 in 1’19″70 incrementando a 68/100 il vantaggio sul record, solo per vedersi rimontato nell’ultima vasca da Sadovyi che lo beffa andando a toccare nel nuovo record olimpico di 1’46″70 rispetto al’1’46″86 dello svedese, circostanza che salva per un solo 1/100 il primato di Lamberti che, con il russo ritiratosi prematuramente dalle scene, resiste per altri 7 anni.

Dopo aver trascinato, il giorno dopo, la staffetta 4×200 all’oro togliendo agli Usa il primato mondiale (7’11″95 contro i 7’12″51 del quartetto americano a Seul 1988), Sadovyi lascia la scena a Popov, impegnato il 28 luglio nelle batterie e finale dei 100 stile libero, mettendosi subito in evidenza nel vincere la decima serie con il miglior tempo di 49″29 e, ancor più importante, lasciandosi alle spalle due dei favoriti della vigilia, il brasiliano Gustavo Borges ed il primatista mondiale Matt Biondi, acquisendo un indubbio vantaggio psicologico.

Al pomeriggio, pur non riuscendo a scendere sotto “il muro dei 49″ netti“, il 49″02 ottenuto da Popov è più che sufficiente a garantirgli il successo, precedendo il brasiliano Borges, argento in 49″43, nel mentre l’accesa lotta per il bronzo, con tre nuotatori racchiusi nello spazio di 3/100, privilegia il francese Stephan Caron (49″50) davanti alla coppia americana formata da Jon Olsen e Biondi (49″51 e 49″53), il che significa che, per la prima volta dall’edizione di Melbourne 1956, quando l’intero podio fu appannaggio degli australiani, un rappresentante Usa non sale sul podio della specialità.

E mentre Biondi ed il “Team Usa” si prendono la loro platonica rivincita il giorno dopo, conquistando l’oro nella staffetta 4×100 davanti alla “Comunità Stati Indipendenti” nonostante una fantastica ultima frazione lanciata di Popov, cronometrata in 47″83, tocca a Sadovyi dare il cambio al compagno per batterie e finale dei 400 metri.

Nelle qualifiche, i posti per la finale si assegnano nelle ultime tre batterie, con il polacco Wojdat a prevalere nella quarta in 3’51″66 davanti al finlandese Kasvio (bronzo sui 200) che con 3’51″74 risulta il primo degli esclusi, Sadovyi fa sua la quinta nel già ragguardevole tempo di 3’49″37, trascinandosi dietro Holmertz, Pfeiffer, il neozelandese Loader e l’altro australiano Brown che, racchiusi nello spazio di appena 17/100 ottengono tutti il “pass” per la finale, così come Perkins che, nella sesta ed ultima serie, migliora con 3’49″24 il crono del giovane russo.

Perkins è consapevole che per battere Sadovyi dovrà nuotare al limite ed anche meglio del proprio record mondiale e, in tale ottica, una mano gliela dà, al solito, Holmertz, il quale replica, nella finale del pomeriggio, la stessa “tattica suicida” messa in atto tre giorni prima sui 200, coprendo i primi 300 metri ben al di sotto del record dell’australiano, non riuscendo però a staccare oltre al massimo un metro i due avversari, i quali lo superano quasi pressoché contemporaneamente alla penultima virata per andarsi a disputare l’oro in un finale incandescente che vede entrambi demolire il vecchio primato, e Sadovyi mettersi al collo la sua terza medaglia pregiata nel sensazionale crono di 3’45″00 – migliorandosi di oltre 4″!!! – con Perkins argento in 3’45″16 ed Holmertz arricchire la propria collezione di piazzamenti salvando il bronzo dal ritorno di Wojdat.

E così, mentre Perkins si riscatta con l’oro sui 1500 abbassando il proprio limite mondiale sulla distanza, per completare il poker russo sullo stile libero non restano che i velocissimi 50, dove Popov deve cercare di resistere alla voglia di riscatto dei due americani Biondi ed Jager che da sei anni si alternano sul gradino più alto del podio sulla distanza tra Mondiali ed Olimpiadi.

Le batterie, nella mattinata del 30 luglio, confermano lo stato di grazia di Popov che realizza il miglior tempo di 22″21 nella ottava serie che registra l’eliminazione dell’argento ed il bronzo dei 100, il brasiliano Borges ed il francese Caron, mentre Jager si aggiudica la nona serie in 22″45 e Biondi l’ultima in 22″32, il che vuol dire che nella finale del pomeriggio, Popov partirà in quarta corsia con a fianco i due americani, Biondi in quinta ed Jager in terza.

Ma, nonostante Biondi si impegni al massimo per confermare l’oro di quattro anni prima, nuotando in 22″09, 5/100 in meno del risultato di Seul (all’epoca primato mondiale), nulla può contro lo strapotere di Popov che con 21″91 realizza il nuovo record olimpico, a soli 10/100 dal limite mondiale di Jager, che chiude terzo in 22″30.

Le fatiche olimpiche di Popov non sono ancora ultimate, essendo logicamente inserito nella quarta ed ultima frazione a stile libero della staffetta 4×100 mista, prevista per il 31 luglio, giorno di chiusura del programma natatorio, ma nonostante si dimostri non ancora appagato coprendo la distanza in un eccellente 47″91 (quasi 1″ inferiore al tempo dell’americano Olson), non può impedire al quartetto Usa, nettamente superiore nelle altre tre specialità (a partire da Jeff Rouse che, in prima frazione, stabilisce il record mondiale sui 100 dorso), di far sua la medaglia d’oro con tanto di nuovo record mondiale.

Terminate le Olimpiadi di Barcellona con il rispettivo bottino personale di 2 ori individuali e 2 argenti in staffetta per Popov e di 2 ori individuali ed uno in staffetta per Sadovyi, il resto delle loro carriere ha svolgimenti completamente opposti, con il primo che conferma la propria indiscussa superiorità sulle brevi distanze per oltre un decennio – tanto da assumere l’appellativo di “zar“, con tanto di conquista dei primati mondiali sia sui 50 stile libero (21″64 alle selezioni olimpiche per Sydney 2000) che sui 100 stile libero (48″21 al Meeting di Montecarlo nel 1994), togliendoli agli americani Jager e Biondi – sino addirittura agli Europei di Madrid 2004 dove conquista l’ultimo dei suoi 31 ori complessivi (tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei) vincendo i 50 stile libero, mentre Sadovyi, dopo un argento sui 200 ed un oro nella 4×200 agli Europei di Sheffield 1993, non ritrova più la forma dei giorni migliori, ritirandosi dalle scene già prima dei Giochi di Atlanta 1996.

E così, quella che all’epoca venne definita la “rivoluzione russa nello stile libero“, ritenendola come l’inizio di un dominio da prolungarsi nel tempo, rimarrà una bella incompiuta limitata a tale sola edizione, fatta eccezione per lo “zar Popov” che può essere, a nostro avviso, definito senza ombra di smentita, come il più grande stileliberista sulle distanze brevi della storia del nuoto.

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