A BARCELLONA 1992 IL SALTO NELL’OLIMPO DI SOTOMAYOR

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Sotomayor alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 – da gettyimages.com

Segnatevi data e luogo, perché alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 va in scena la gara di salto in alto più combattuta della storia a cinque cerchi.

Il cubano Javier Sotomayor è il favorito della vigilia in quanto detentore non solo del record del mondo, 2,44 metri saltati a San Juan di Portorico nel 1989, ma anche della miglior prestazione stagionale, 2,36 metri ottenuti qualche settimana prima della gara dei Giochi a Eberstadt, in Germania, stessa misura conseguita anche dal greco Lambros Papakostas.

Ma il ventaglio dei pretendenti ad un posto sul podio, come sempre per la prova di salto in alto che mai si sottrae ad esiti sorprendenti, è ampio. Ci sono i due americani Charles Austin e Hollis Conway, che ai Mondiali di Tokyo del 1991 si sono messi al collo medaglia d’oro e di bronzo, con lo stesso Sotomayor secondo; c’è lo jugoslavo Dragutin Topic che è campione d’Europa in carica, titolo ottenuto a Spalato nel 1990, con il bulgaro Georgi Dakov terzo e che pure lui è presente a Barcellona; tre “vecchi” marpioni come il tedesco Dietmar Mogenburg, l’ex-sovietico Igor Paklin e lo svedese Patrik Sjoberg che a cavallo tra il 1984 e il 1987 vinsero in successione Olimpiadi di Los Angeles, Europei di Stoccarda e Mondiali di Roma, con lo scandinavo che è pure primatista europeo con la misura di 2,42 metri, realizzata al meeting di Stoccolma del 1987. E poi ancora il polacco Partyka, campione europeo indoor a Glasgow nel 1990, il beniamino di casa Ortiz che proprio in Scozia fu medaglia d’argento, il rumeno Matei che alla rassegna indoor di Genova del 1992 ha chiuso al secondo posto, il promettente australiano Forsyth, non ancora diciannovenne, vicecampione del mondo juniores a Plovdiv nel 1990, l’altro teutonico Sonn, pure lui sul podio a Genova, terzo, i due inglesi Steve Smith e Dalton Grant.

Insomma, se Sotomayor vuole l’oro olimpico deve sbaragliare una concorrenza folta ed agguerrita.

Le qualificazioni del 31 luglio impongono a 2,29 metri la misura d’accesso alla finale, ma se la quota viene superata solo da due saltatori, il cubano Marino Drake e proprio il britannico Smith, altri dodici atleti sono ammessi alla sfida decisiva avendo scavalcato l’asticella posta a 2,26 metri. Tra questi ci sono tutti i migliori, ad eccezione di Papakostas e Paklin che si fermano a 2,20 metri e Mogenburg, Ortiz e Grant che non vanno oltre i 2,15 metri.

Il 2 agosto è il giorno della finale. Sotomayor e Partyka, forse accusando la tensione del grande evento, falliscono il primo salto a 2,24 metri riuscendo poi alla seconda prova. Lo stesso Sotomayor, così come Partyka, Sjoberg e Forsyth decidono di “passare” la quota successiva, 2,28 metri, superata invece al primo tentativo da Sonn, Drake, Topic, Austin e l’altro iberico Becquer, con Conway e il rappresentante delle Bahamas, Troy Kemp, che ci riescono al secondo salto. A 2,31 metri sono ancora in lizza dodici atleti, compreso Smith che fallisce però l’unico salto ancora a sua disposizione, mentre la misura è fatale a Drake e Becquer. Topic, Austin e Kemp si arrendono a 2,34 metri, che invece promuove Sotomayor al primo tentativo, Sjoberg, Forsyth, Partyka e Conway al secondo mentre Sonn, dopo due errori, tenta a 2,37 metri sbagliando e chiudendo così in sesta posizione.
La lotta per le medaglie si decide, così, proprio con l’asticella posta a 2,34 metri. Infatti nessuno dei contendenti rimasti in lizza riesce a migliorarsi a 2,37 metri e così per la compilazione della classifica si deve ricorrere al conteggio degli errori: Sotomayor è medaglia d’oro per esser riuscito a scavalcare 2,34 metri al primo tentativo, Sjoberg ci riesce alla seconda prova così come Partyka, Forsyth e Conway ma è medaglia d’argento perché non ha errori a misure inferiori e gli altri tre sono tutti premiati con la medaglia di bronzo, avendo commesso un errore a quote più basse.

Per Sotomayor è l’apoteosi olimpica; in seguito migliorerà ancora il primato del mondo fino a 2,45 metri – Salamanca, anno 1993 – e collezionerà medaglie mondiali in serie, oltre all’argento alle Olimpiadi di Sidney del 2ooo, ma la sua misura barcellonese rimane la più modesta, curiosamente, dai tempi di Montreal 1976 quando il polacco Jacek Wszola si impose con “soli” 2,25 metri. Quel che conta, nondimeno, è l’albo d’oro dei Giochi e in quello, Javier, trova infine posto.

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