KRISTIN OTTO, L’ULTIMA WALCHIRIA E LA FINE DELL’ERA DDR

Schwimmen: Kristin Otto Europameisterin in Bonn
Kristin Otto – da christundwelt.de

articolo di Giovanni Manenti

Per 15 anni, dal 1973 – in cui datano i primi Campionati Mondiali di nuoto a Belgrado – e sino al 1988, le nuotatrici della Germania Est hanno esercitato un dominio assoluto a livello mondiale, facendo loro quasi per intero il relativo medagliere, con un solo “passaggio a vuoto” avvenuto stranamente proprio ai Mondiali 1978 ospitati a Berlino, in cui ottennero un solo oro grazie a Barbara Krause sui 100 stile libero.

Edizione di Berlino a parte – conclusa con un oro, 10 argenti e 4 bronzi – i dati delle altre rassegne mondiali sono impietosi, conquistando sia a Belgrado 1973 che a Calì 1975 così come a Guayaquil 1982 10 vittorie sulle 14 gare in programma, toccando poi addirittura quota 13 successi a Madrid 1986 con le specialità in calendario aumentate a 16 con l’inserimento dei 50 stile libero e della staffetta 4×200 stile libero.

Se questi sono stati gli esiti dei Mondiali, ancor più vistosa è stata la supremazia in chiave olimpica, dove a Montreal 1976, in un Programma natatorio ridotto a sole 13 specialità (ne erano esclusi i 200 misti), le ragazze tedesco-orientali si aggiudicano 11 ori, 6 argenti ed un bronzo, dominio ovviamente replicato a Mosca 1980 con addirittura 11 ori, 8 argenti e 7 bronzi, pur considerando l’assenza delle americane, che viceversa si erano aggiudicate il medagliere di due anni prima ai Mondiali di Berlino 1978 con 9 successi rispetto al citato unico oro della Krause.

Il “contro boicottaggio” del blocco orientale ai Giochi di Los Angeles 1984, fa sì che la successiva occasione di confronto in chiave olimpica delle walchirie con il resto del mondo abbia come palcoscenico la rassegna coreana di Seul 1988, per quella che poi si rivelerà, a causa del crollo del Muro di Berlino, come il “canto del cigno” della Germania Est – ancorché le sue esponenti abbiano poi avuto un’ultima occasione per ribadire la propria supremazia a livello continentale agli Europei di Bonn 1989 (ironicamente disputati nell’allora capitale della Germania Ovest), conclusi in bellezza con 14 vittorie su 16 gare in programma (dominio interrotto solo dalla francese Catherine Plewinski, oro sia sui 50 stile libero che sui 100 farfalla) – e per il quale si sono preparate a dovere, ad onor del vero non solo nel nuoto, dato che a Seul gli atleti dell’ex Ddr raggiungono il secondo posto assoluto nel medagliere, collezionando ben 102 allori, un risultato sensazionale se rapportato ai poco più di 16 milioni di abitanti.

Il “segreto“…??? Il citato crollo del muro ed il conseguente accesso agli archivi segreti portarono alla luce ciò che fino ad allora era solamente stato ipotizzato, vale a dire l’applicazione scientifica di un “programma statale di doping“, piano controllato dal Governo e coordinato dal massimo organismo sportivo, la Federazione Tedesca di Ginnastica, e dall’Istituto di Ricerca sulla Cultura e sullo Sport di Lipsia e che si basava, principalmente, sulla somministrazione agli atleti di steroidi anabolizzanti, in primis l’Oral-Turinabol.

Ultimo, eccellente, “prodotto di laboratorio” è la polivalente Kristin Otto, nata a Lipsia nel febbraio 1966 e capace di primeggiare sia a stile libero che a dorso e farfalla, anch’essa, al pari delle sue compagne, dotata di un fisico impressionante (185cm. di altezza per 70kg.) e che si presenta alla rassegna coreana con l’intenzione di emulare quanto fatto da Spitz in campo maschile sedici anni prima a Monaco di Baviera, vale a dire conquistare l’oro in quattro gare individuali, cui aggiungere i pressoché scontati successi nelle due staffette 4×100 stile e 4×100 mista.

La Otto è reduce dall’aver conquistato 6 medaglie ai campionati Mondiali di Madrid 1986, in cui, oltre alle due staffette, si era messa al collo l’oro sui 100 stile libero ed i 200 misti, nonché l’argento sui 50 stile libero e 100 farfalla, ed ai successivi Campionati Europei di Strasburgo 1987 aveva fatto le prove generali di quello che è l’ambizioso programma olimpico rinunciando ai 200 misti per concentrarsi sulle distanze brevi, con ciò ottenendo la vittoria sui 100 stile libero, dorso e farfalla, oltre alle consuete staffette.

L’impresa di Strasburgo la convince circa le possibilità di primeggiare a Seul nelle riferite gare individuali, cui unisce anche la più breve distanza dei 50 stile libero, per la prima volta inserita nel programma olimpico, nonostante che la Otto si presenti ai Giochi coreani con un solo primato mondiale al suo attivo, il 54″73 sui 100 stile libero ottenuto nella finale mondiale di Madrid 1986.

Il calendario prevede il 18 settembre qualificazioni ed il 19 la finale dei 100 stile libero, il 22 batterie al mattino e finale al pomeriggio dei 100 dorso e della staffetta 4×100 stile libero, il 23 batterie al mattino e finale al pomeriggio dei 100 farfalla, il 24 batterie e finale della staffetta 4×100 mista ed il 25 batterie al mattino e fInale al pomeriggio dei 50 stile libero.

La possibilità per la Otto di inaugurare il programma olimpico con la gara di cui detiene il record mondiale è senza dubbio una iniezione di fiducia in vista del raggiungimento dell’ambizioso obiettivo che si è posto, e nonostante in batteria si faccia superare dalla francese Plewinski (55″53 a 55″80), realizzando comunque il secondo miglior tempo di qualificazione, dove si mette in luce anche la cinese Yong Zhuang, nella finale del 19 settembre il divario tra la tedesca ed il resto della concorrenza è abissale, essendo l’unica in grado di scendere sotto i 55″ netti, andando a vincere in 54″97 davanti alla cinese Zhuang ed alla Plewinski.

Archiviato l’oro più scontato, la Otto si prepara a cimentarsi sui 100 dorso, gara in cui aveva vinto l’oro ai Mondiali 1982 con il tempo di 1’01″30 ed agli Europei 1987 peggiorandosi in 1’01″86, ottenendo già in qualifica il miglior riscontro cronometrico in 1’01″45 rispetto all’1’01″63 ottenuto nella quinta batteria dalla connazionale Cornelia Sirch davanti ad una giovane e graziosa quattordicenne ungherese, Krisztina Egerszegi, che farà parlare di sé sia a Seul che, soprattutto, quattro anni dopo a Barcellona.

E mentre nella finale del pomeriggio del 22 settembre la Otto non ha alcuna difficoltà ad aggiungere un secondo oro al suo palmarès nuotando la distanza in 1’00″89 (a soli 30/100 dal primato della Kleber datato 1984), la spregiudicata ragazzina magiara beffa all’ultimo tocco di un solo 1/100 la Sirch per andarsi a prendere la sua prima medaglia olimpica.

Conclusa la serata con lo scontato oro nella staffetta 4×100 stile libero in cui nuota in 55″11 la prima frazione, per un tempo complessivo di 3’40″63 a soli 6/100 dal mondiale stabilito a Madrid due anni prima, il mattino dopo la Otto torna in vasca per le batterie dei 100 farfalla, gara in cui è iscritta anche la primatista mondiale, l’americana Mary T. Meagher, da lei battuta a Madrid nella lotta per l’argento nella prova vinta dall’altra tedesca est, Cornelia Gressler.

La ragazza del Kentucky non è però più la dominatrice di inizio anni 1980, tant’è che riesce a qualificarsi per la finale per il classico “rotto della cuffia” con l’ottavo tempo utile, mentre il miglior risultato delle batterie lo ottiene ancora la francese Plewinski, unica a nuotare sotto il minuto, in 59″34, seguita dall’altra tedesca orientale Birte Weigang, giunta nella sua scia, mentre la Otto fa sua la quarta batteria in 1’00″40, terzo tempo di qualifica.

Nella finale del tardo pomeriggio del 23 settembre, mentre la Plewinski non conferma l’ottimo risultato del mattino, peggiorandolo con un 59″58 che la relega ai margini del podio dietro anche alla cinese Hong Qian, le due “amiche/rivalireplicano la sfida andata in scena l’anno prima agli Europei di Strasburgo – dove la Otto si era imposta per appena 7/100 (59″52 a 59″59) – con identico risultato, non essendo sufficiente per la Weigang coprire la distanza in 59″45 dato che la Otto va a toccare in 59″ netti.

Esplicata la formalità del quinto oro nella staffetta 4×100 mista dove la Otto nuota la prima frazione a dorso in un comodo 1’01″03 che risulterà però determinante per il mancato miglioramento del primato mondiale, dato che la formazione della Ddr conclude in 4’03″74, a soli 5/100 dal limite dalla medesima detenuto, per la Otto si avvicina l’ultima e più impegnativa delle gare a cui è iscritta, vale a dire i 50 stile libero, in cui deve cercare di respingere l’attacco della cinese Wenyi Yang, che in occasione dei Giochi Asiatici di Canton ha stabilito il primato mondiale nuotando in 24″98.

Che la concorrenza della Yang sia una cosa seria lo si intuisce sin dalle qualificazioni del mattino quando, dopo che la Otto ha nuotato la propria batteria in 25″85, nell’ultima serie la cinese abbassa tale crono coprendo la distanza in 25″67, trascinandosi l’altra tedesca est Katrin Meissner in 25″77.

Per una Otto sicuramente affaticata dalle 9 gare sinora sostenute, la finale del tardo pomeriggio del 25 settembre può rappresentare un ostacolo insormontabile, dato anche il livello delle avversarie, ed invece, come in tutte le altre circostanze, la sua superiorità è perfino imbarazzante, andando a completare un’impresa che non ha sinora eguali nella storia del nuoto olimpico, mettendosi al collo la sua sesta medaglia d’oro con il riscontro cronometrico di 25″49, lasciando alla Yang l’argento in 25″64 ed alla Meissner il bronzo che divide con l’americana Jill Sterkel, accreditate del medesimo tempo di 25″71.

Dopo aver conseguito tale exploit – che in pratica pareggia quello di Spitz in campo maschile, dato che all’epoca non era prevista per le donne la disputa della staffetta 4×200 stile libero – la carriera della Otto si conclude l’anno seguente agli Europei di Bonn dove, limitandosi alle gare a dorso, conquista l’oro sui 100 e l’argento sui 200, nonché il suo ultimo oro nella staffetta 4×100 mista, inserita nella prima frazione a dorso.

Con l’ultima gara del 20 agosto 1989 agli Europei di Bonn e la successiva caduta del Muro di Berlino del 9 novembre, cala definitivamente il sipario sull’epoca della Germania Est ed il suo “doping di Stato“, una indubbia ed indelebile macchia sui risultati sportivi di quegli anni, anche se va riconosciuto come l’uso di “additivi illecitinon fosse certo prerogativa esclusiva della ex Ddr, pur se in quel paese rappresentava un programma scientificamente e capillarmente studiato ed adottato, tale da metter a repentaglio la salute degli atleti, specie per quanto riguarda le ragazze, il cui stesso aspetto fisico era palesemente alterato rispetto a quello delle avversarie.

E di questo “periodo oscuro“, Kristin Otto potrà, non sappiano quanto legittimamente, “vantarsi” di aver rappresentato l’ultimo esemplare super vincente, “l’ultima walchiria“, appunto…

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